– Sulle vie delle musiche possibili, la rassegna di Bari festeggia 40 anni di attività con sei concerti che tra il 24 ed il 26 ottobre proporranno nel teatro Kismet viaggi in territori sonori mai esplorati
– Dal progetto che unisce Colin Newman, fondatore degli Wire, e Malka Spiegel, l’ex Minimal Compact, al poeta e musicista Alabaster De Plume, dall’artista curda 𝗛𝗷𝗶𝗿𝗼𝗸 al nuovo lavoro di Pivio
Sulla via delle musiche possibili, Time Zones festeggia 40 anni portando sei concerti tra il 24 ed il 26 ottobre nel teatro Kismet di Bari che, come indica l’orientamento della rassegna, propone una immersione fra le sonorità contemporanee che attraversano tutti i generi.
E proprio Immersion s’intitola il progetto che venerdì 24 farà da apertura. Ideatori sono Colin Newman, il genialoide fondatore degli Wire, e Malka Spiegel, l’ex Minimal Compact, partner musicali e di vita dal 1985. Newman e Spigel propongono un mix di ambient-drone e post-rock a cui i due di recente hanno rimesso mano attualizzandolo e dandogli nuova linfa con una spolveratina di suoni country.

«Proveniamo da un background legato alle band, ed eravamo affascinati dalla techno e dal drum and bass, tutta questa musica che non si basava su personalità e immagine. Eravamo tipo, “Sì, ci piace”. E poi amiamo la musica, ovviamente. Quindi ci siamo un po’ entrati», ha spiegato Malka Spiegel in una intervista. «Amiamo le belle canzoni. È qualcosa che ci manca un po’ quando suoniamo molti strumenti. È fantastico portare anche delle canzoni».
«Immersion, in un certo senso, deriva dalla cultura dei DJ», spiega Colin Newman. «È qui che si trovano le nostre radici come partnership, ma anche nella nostra interazione insieme. Siamo una coppia. Lavoriamo insieme intensamente. Siamo partner su molti livelli diversi ed è molto organico. Non sono tutte canzoni, alcune sono strumentali. Penso che tutto stia in questo continuo stato di evoluzione ed è un po’ come dovrebbe essere».

Nella stessa serata di venerdì 24, l’esibizione del trascinatore Alabaster De Plume in quintetto alle prese con il suo ultimo lavoro A Blade Because a Blade Is Whole. Forse la vera punta di diamante della nuova musica “made in England”: ricerca e impegno politico, new jazz, poesia, spoken-word ed improvvisazione in perfetto equilibrio per un live elettrizzante.
Alabaster De Plume , strambo pseudonimo di Angus Fairbairn, sassofonista e poeta inglese, in A Blade Because a Blade Is Whole (il settimo in otto anni), declina il suo consueto spoken word in qualcosa di simile al canto: declamazioni che spaziano tra il rap, la performance poetry e un beatnik-jazz mischiato con i Faithless. Tuttavia, la voce è, come d’abitudine, presente solo in una parte ridotta dell’album e sempre incorniciata da un impianto strumentale che cattura l’attenzione.
La serata di sabato 25 naviga in un altro mare con l’elettronica sofisticata e visionaria di Forest Sword, ovvero Matthew Edward Barnes, raffinato autore per cinema, televisione, danza e videogiochi. Rappresenta un episodio singolare nell’affollata scena electro dei nostri tempi: impulsi che combinano sapientemente dub e trip hop, hip-hop, ambient elettronica e riff di chitarra in loop con un attento lavoro visuals.

Sempre in viaggio verso altri mari il live di 𝗛𝗷𝗶𝗿𝗼𝗸, la voce di 𝗛𝗮𝗻𝗶 𝗠𝗼𝗷𝘁𝗮𝗵𝗲𝗱𝘆, artista iraniana di origini curde, sulle basi di 𝗔𝗻𝗱𝗶 𝗧𝗼𝗺𝗮 dei leggendari Mouse On Mars. Insieme, intrecciano melodie tramandate per secoli con suoni manipolati, campioni di setar e ritmi sufi. Dalle memorie della casa del nonno in Kurdistan ai palchi di oggi, il canto di Mojtahedy apre portali tra culture con un racconto personale e politico, mentre l’elettronica di Toma genera intricati paesaggi elettronici, antichi e futuristici. Ogni suo concerto è un inno alla libertà e alla resistenza.
È totalmente italica la terza serata di questo trittico. Due punti di vista musicali molto particolari sul palco di domenica 26 ottobre. La poliedrica e mai doma arpa di Zitello, accompagnato dal violino di Fulvio Renzi, per quella che è una vita totalmente spesa a far diventare questo strumento (ispirato alla cultura gaelica) anche declinazione della musica contemporanea di casa nostra.
Il tassello finale del trittico è il funambolico progetto del genovese Pivio (Pischiutta): Questo è il concerto del mio ultimo album in italiano. Autore con Aldo De Scalzi di più di duecento colonne sonore per il nuovo cinema italiano, vincitore di David di Donatello (3), Nastri d’argento (2) e tanti altri e con un passato progressive, Pivio non ha mai smesso di suonare dal vivo in svariati progetti. Qui con un quartetto di base rock (tastiere, chitarra, basso e batteria) e un doppio quartetto d’archi lancerà la sua ultima sfida alla musica leggerissima italiana.
