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SMASHING PUMPKINS: “Mellon Collie…”

– Ogni domenica, segnalisonori dà uno sguardo approfondito a un album significativo del passato. Oggi rivisitiamo un’opera specchio emotivo della generazione anni Novanta

Nel tardo autunno del 1995, i Smashing Pumpkins pubblicarono quella che avrebbe definito il proprio punto più alto di creatività e ambizione: Mellon Collie and the Infinite Sadness(d’ora in avanti MC\&IS). Un’opera doppia, raffinata e meravigliosamente caotica, che ha segnato un’epoca e consolidato la band di Billy Corgan, James Iha, D’Arcy Wretzky e Jimmy Chamberlin fra i nomi fondamentali dell’alternative rock americano.

Con oltre venti tracce che spaziano dalla ballad intimista al rock orchestrale, dal pop contaminato di sintetizzatori al metal affilato, MC\&IS è una sinfonia delle contraddizioni: malinconia e speranza, luminosità e oscurità, introspezione e grandiosità. Il titolo stesso evoca il dualismo più profondo: la crescita (mellon – mallo/mandorla) e il dolore (collie – tristezza infinita), a riprova di un’opera che vive di tensioni emotive e musicali. Ma il gioco di parole nascosto nel titolo – “mallo” (chiuso) contro “collie” (collina?), oppure dissociazione tra crescita e caduta – suggerisce una riflessione esistenziale: la giovinezza sogna l’infinito mentre, nel contempo, sente l’imminenza della fine. I due dischi incarnano pienamente questo, uno più etereo e uno più terreno e tenebroso

Contesto storico e artistico

Nel 1994, i Pumpkins erano già una realtà consolidata con Siamese Dream (1993), capace di surfare l’onda grunge pur mantenendo una cifra originale. Nonostante l’entusiasmo della critica, la band visse momenti bui: la dipendenza di Chamberlin, la depressione di Corgan e la crescente pressione delle tournée generarono tensioni. Ma da queste crepe nacque la spinta creativa verso un disco più ambizioso, lontano dai limiti della scena alternativa.

Corgan pensò a MC\&IS come a un’opera strutturata in “bellum in musica”, un viaggio sonoro attraverso la giovinezza, l’amore, la solitudine e – ancora – la perdita. La volontà era quella di superare le barriere stilistiche: musica orchestrale, elettronica, rock duro, folk e country avrebbero dovuto convivere in un unico, vasto paesaggio emotivo.

L’idea di un doppio album fu subito accolta per la sua maestosità, e anche criticata per i possibili eccessi. Ma la band non arretrò, impegnando mesi di sessioni estese con il produttore Flood e affiancando collaborazioni orchestrali, come il contributo dei Fiona Simpson Orchestra e l’apporto solista di musicisti come il chitarrista Shawn Smith.

Struttura e analisi delle tracce

L’album è suddiviso in due CD: Dawn To Dusk (luminoso, introspettivo) e Twilight To Starlight (tenebroso, sperimentale). Qui un excursus selettivo:

CD1 – Dawn To Dusk

Mellon Collie and the Infinite Sadness: prologo orchestrale tutto sospensioni, delicata e circolare, quasi un preludio teatrale.

Tonight, Tonight: scritta con archi e fiati, evocativa di un sogno vittoriano, celebra l’innocenza e la meraviglia. Il videoclip, diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, è un omaggio ai primi film di Méliès.

Jellybelly: rock accelerato, riff martellanti, voce graffiante; è lo scossone che risveglia dopo la calma introspettiva.

Zero: borderline anthem, cupo, aggressivo, con un ritornello deflagrante (“Emptiness is loneliness…”). Il tormentone “Despite all my rage…” è una frase di rottura, un grido di disillusione e alienazione che ha segnato intere generazioni.

Bullet with Butterfly Wings: grintosissimo, esplosivo, cappotto sonoro da arena. Ritornello mozzafiato: “Despite all my rage, I am still just a rat in a cage.”. Il video è trash post-industriale, ambientazioni sottoterra, statue rotte, latta e metallo.

To Forgive: piano arpeggiato quasi cameristico, voce sospesa, un momento di tregua.

Galapogos: ballata acustica riflessiva, quasi folk, con un senso di pacata rassegnazione.

CD2 – Twilight To Starlight

Thirty-Three: ballata in stile Smiths, malinconica e pop, con arrangiamenti minimi.

1979: ricordi adolescenziali, ritratto di una generazione.

X.Y.U.: noise urbano al limite del caos sonoro; la chitarra di Iha dissonante e psichedelica.

Thru the Eyes of Ruby: arpeggiate e strumenti orchestrali dialogano con la voce, per una traccia tra neoclassica e dream pop.

La produzione è monumentale. Flood e Butch Vig (che aveva partecipato) manipolano riverberi, saturazioni, orchestrazioni: il risultato è un suono stratificato e massivo, capace di equilibrare delicatezza e ruvidezza. Si percepiscono le chitarre di Corgan alle volte quasi orchestrali, le basse e le batterie rilanciate con precisione chirurgica, e synth usati con discrezione.

La “sindrome del doppio disco” viene trasformata in sintesi musicale di un’epoca, un mosaico sonoro.

Accoglienza critica e commerciale

L’album debuttò al #1 della Billboard 200, vendendo 246.500 copie nella prima settimana e ponendo stabilmente i Pumpkins sulla scena mainstream. Le reazioni furono entusiastiche: Rolling Stone lo definì «l’album che ridefinisce l’alt-rock», Q Magazine lo scelse tra i Top 50 Albums del ’95. Alcuni critici sottolinearono l’eccessiva lunghezza, ma in generale si parlò di coraggio e ripresa creativa per la band.

Ottenne anche la nomination ai Grammy Awards 1997 per Best Alternative Music Performance e Best Hard Rock Performance per Bullet with Butterfly Wings; il primo fu vinto, consolidando il prestigio della band.

La tournée di supporto durò fino al 1997, con spettacoli mastodontici, set list di 25–30 brani, scenografie cupe e penetranti e performance di alta intensità.

Mellon Collie and the Infinite Sadness ha infranto le gabbie del “grunge” riducendo la dicotomia tra rock alternativo e rock pesante. La fusione di elementi orchestrali, synth e ballate lo avvicinò a un progetto da concept album moderno, di ampio respiro. Band come Radiohead, Muse, My Chemical Romance – pur con stili diversi – hanno dichiarato l’influenza di MC\&IS sull’idea di album multidimensionale e narrativo. È probabile che molte sonorità mainstream-rock degli anni 2000 derivino da quell’approccio grandioso e introspettivo.

A trent’anni dall’uscita, l’album resta tra i più venduti e influenti del rock americano. Non c’è festival rock che non ricordi la sua forza visionaria. Tutti i singoli girano ancora su playlist alternative, rock e pop nostalgiche. Mellon Collie and the Infinite Sadness resta un monumento emotivo, sonoro ed estetico: un doppio album che ha osato, che ha affrontato la sfida del grandioso, dell’epico, senza cadere nel manierismo. Un’opera in cui Billy Corgan ha lasciato la sua firma più profonda, tanto bruciante quanto meravigliosa.

Le canzoni, dentro la loro dualità, mostrano un’identità che è pura Smashing Pumpkins: chitarre taglienti, melodie che entrano dentro, arrangiamenti ricchi, testi intensi e mai banali. Oggi, ascoltare MC\&IS è ritrovarsi dentro uno specchio emotivo di metà anni Novanta, ma anche varcare una soglia verso l’universale: il piacere e il dolore sono ugualmente parte della vita.

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