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Skate sull’inferno, suoni dal futuro

Dall’underground elettronico del New Jersey a una delle colonne sonore più ipnotiche degli ultimi anni: i Blood Cultures firmano l’anima sonora del videogame “Skate Story”, dimostrando che nel videogioco contemporaneo la musica può essere narrazione, spazio e movimento
Il lavoro del collettivo musicale americano per questo gioco va oltre una semplice selezione di tracce ambient: il gruppo ha integrato suoni registrati nella vita reale — i “rumori” di New York, da quello della metropolitana alle voci urbane — trasformandoli in materiale musicale

Nell’ecosistema sempre più fluido tra videogiochi e musica contemporanea, pochi titoli hanno saputo creare un connubio così originale e immersivo come Skate Story, avventura indie che sta facendo parlare di sé non solo per la sua estetica surreale e la narrativa metafisica, ma anche — e forse soprattutto — per la sua colonna sonora firmata dai Blood Cultures.

Dall’underground del New Jersey alle vette del sound gaming

I Blood Cultures sono un collettivo musicale americano, nato nel 2013 nel New Jersey, noto per un sound ibrido che fonde indie pop sperimentale, elettropop psichedelico e chillwave. Il progetto ha mantenuto nel tempo un’aura di anonimato, con i membri spesso celati da cappucci o altri elementi visivi, per concentrarsi sulla pura esperienza sonora senza l’ingombro di identità personali troppo visibili. 

Dopo tre album acclamati dalla critica di nicchia — tra cui Happy Birthday (2017), Oh Uncertainty! A Universe Despairs (2019) e LUNO (2021) — il gruppo ha ampliato il proprio raggio d’azione entrando nel mondo dei videogiochi con Skate Story: Vol. 1, pubblicato lo scorso dicembre 2025 e concepito come colonna sonora ufficiale di Skate Story

Un suono che non è solo sottofondo

Skate Story, sviluppato da Sam Eng, è un titolo che rifiuta le convenzioni del genere sportivo per avventurarsi in territori più astratti: il giocatore controlla un demone fatto di vetro che pattina attraverso un mondo infernale verso la Luna, in una fusione di riflessione esistenziale e gameplay ritualistico. La colonna sonora non è un semplice accompagnamento: è parte integrante dell’esperienza, creando una sinergia tra ritmo, movimento e atmosfera. 

Il lavoro dei Blood Cultures per questo gioco va oltre una semplice selezione di tracce ambient: il gruppo ha integrato suoni registrati nella vita reale — dal rumore della metropolitana alle voci urbane — trasformandoli in materiale musicale. Secondo le interviste, queste registrazioni sono state campionate a New York e usate come elementi per costruire beat, texturing e paesaggi sonori che risuonano profondamente con l’estetica urbana e onirica del gioco. 

«La prima idea che abbiamo avuto è stata: possiamo fare un disco punk o un disco hip-hop. E ovviamente non abbiamo fatto nessuna di queste cose». Questa visione è cambiata quando Eng ha descritto la narrazione come il “personaggio più forte” in Skate Story. «Solo guardando [Skate Story, ndr], puoi dire che c’è qualcosa di etereo, quindi era quello che dovevamo creare nella musica, essendo un po’ spaziale e ultraterreno».

L’implementazione di suoni presi direttamente dalla città ha dato all’album questa qualità vissuta. «Siamo andati in giro per New York con un registratore e un microfono, e abbiamo registrato suoni diversi. A volte erano solo piccioni nel parco, o una persona a piedi nella Grand Central Station o un gruppo di persone, o i suoni della metropolitana. Abbiamo creato una libreria di campioni che assorbivano il suono di New York».

Da lì, la sfida è stata convertire questo catalogo di rumori in qualcosa che vorresti ascoltare. Si sono chiesti: «Dal punto di vista sonoro, come si integra questo?». Quello che alla fine si sono sforzati di catturare è stato un riflesso nebbioso della Grande Mela. «L’idea era di farlo sentire come un sogno, quindi non New York City, ma come un ricordo di New York City – come un sogno che una volta eri lì».

Un dualismo sonoro: energia e introspezione

La colonna sonora di Skate Story si compone di due anime: quella ad alta energia e impatto ritmico curata dai Blood Cultures, e quella più riflessiva e jazzata del compositore John Fio. Questa biforcazione sonora serve a sottolineare i diversi momenti del gioco: sequenze frenetiche di skating e combattimento si alternano a spazi di esplorazione meditativa e connessione emotiva con il mondo di gioco. 

Brani come Where The City Can’t See o Unarchiver non si limitano a scandire i momenti di azione, ma espandono l’identità visiva del titolo, dando al giocatore la sensazione di attraversare un paesaggio che è tanto mentale quanto fisico. 

La reazione di critica e pubblico ribadisce l’importanza di questa colonna sonora nell’economia complessiva di Skate Story. Recensioni e commenti sottolineano come la musica non sia un semplice “sfondo”, ma un elemento che trasforma l’esperienza in un flusso quasi ipnotico, fondendo visivo e uditivo in un’unica visione artistica. 

Per molti, l’album Skate Story: Vol. 1 è già entrato nella lista di colonne sonore di videogiochi più interessanti del 2025, capace di parlare non solo ai giocatori, ma anche a chi ascolta musica contemporanea con orecchio aperto e curioso. 

Un futuro tra videogiochi e musica?

L’esperienza di Skate Story suggerisce un percorso possibile per altri artisti indipendenti: quello di abbracciare l’universo videoludico non come semplice piattaforma promozionale, ma come spazio espressivo in cui suono, narrazione e interattività si influenzano reciprocamente. I Blood Cultures, con il loro approccio sperimentale e la predisposizione a contaminazioni sonore urbane, si sono rivelati partner ideali per un progetto che aspira a essere più di un gioco, ma anche una composizione audiovisiva totale.

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