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SIENNA ROSE: la “voce” che non esiste ma è ovunque

– Nel crepuscolare confine tra sogno e algoritmo, emergono misteriosi personaggi che conquistano milioni di ascolti sulle piattaforme streaming ma dei quali non esiste alcuna testimonianza concreta che siano umani o prodotti dell’AI
– Un affare per l’industria discografica: costi di produzione sono quasi nulli, mentre – secondo le stime – la musica della fantomatica soul-singer genererebbe circa 2mila sterline a settimana in royalties. Un altro caso smascherato in Svezia

Chi è Sienna Rose? Chi è la cantante che è nelle cuffiette degli ascoltatori da New York a Milano, da Londra a Palermo? È la star del futuro? 

Nel crepuscolare confine tra sogno e algoritmo, tra note e codice binario, sta emergendo una figura che ha già conquistato milioni di orecchie senza lasciare impronte digitali tradizionali: Sienna Rose, presentata sulle piattaforme di streaming come una neo-soul singer dalla voce ammaliante e con ballate avvolgenti. 

I suoi brani appaiono nella Spotify Viral Top 50 e accumulano milioni di ascoltatori mensili — la più popolare, una ballata sognante chiamata Into the Blue, è stata suonata più di sette milioni di volte — con un ritmo “disumano” di pubblicazioni — oltre quaranta tracce in pochi mesi — che farebbe arrossire persino i più prolifici cantautori umani. 

Eppure, proprio questa presenza ubiqua cozza con un’evidenza sconcertante: non esiste alcuna testimonianza concreta di una persona dietro quel nome. Nessuna intervista, nessun concerto, nessun backstage, nessun videoclip, nessuna apparizione in tv, né fondamentali profili social con una biografia coerente. Un profilo Instagram, ora quasi vuoto o disattivato, mostrava immagini sfocate e uniformi, più vicine a un rendering generato da software che a fotografie di scena. 

La piattaforma francese Deezer, che ha sviluppato strumenti per riconoscere l’origine dei brani, ha dichiarato ufficialmente alla BBC che molti dei brani attribuiti a Sienna Rose risultano «segnalati come generati da intelligenza artificiale», un verdetto che scuote il terreno su cui poggia la fiducia degli ascoltatori. 

La presunta Sienna Rose

È un paradosso da romanzo: la voce che “sente reale” potrebbe essere la più sofisticata simulazione di emozione mai riversata in una playlist. Alcuni critici sottolineano segni tipici del processo generativo: un lieve sibilo nei suoni, testi dal sapore generico e armonie che sembrano derivate da modelli di apprendimento, piuttosto che da un vissuto personale. «Quando il software aggiunge strati e strumenti, introduce errori non percepibili all’orecchio umano ma facilmente individuabili con operazioni matematiche», spiega Gabriel Meseguer-Brocal, ricercatore senior di Deezer. Questi errori funzionano come una sorta di impronta digitale, utile a identificare il software utilizzato.

Eppure c’è di più: persino quando sembrava che una voce “umana” avesse deciso di parlare — tramite un account social che mostra Sienna Rose che canta dal vivo — la reazione è stata quella tipica del grande inganno digitale: confusione, diffidenza, sospetto. Perché in un’epoca in cui la tecnologia riproduce timbri, artifici e perfino imperfezioni, l’autenticità non è più un dato di fatto ma una sensazione soggettiva.

Il presunto Jacub

Resta teoricamente possibile che Sienna Rose esista davvero: una cantante riservata, una persona sotto protezione testimone o costretta a usare uno pseudonimo per motivi contrattuali. Ma il caso, osserva la BBC, è emblematico del momento che sta vivendo l’industria musicale, dove artisti generati dall’intelligenza artificiale iniziano a competere con musicisti reali.

In Svezia, la scorsa settimana, una canzone in vetta alle classifiche è stata rimossa dalle hit parade dopo che i giornalisti hanno scoperto che l’artista, Jacub, non esisteva. Il contraltare è che per molte aziende tech e per parte dell’industria discografica, l’AI rappresenta un’opportunità economica irresistibile: i costi di produzione sono quasi nulli, mentre – secondo le stime – la musica di Sienna Rose genererebbe circa 2mila sterline a settimana in royalties. Per capire di cosa si parli, basti pensare che nell’industria K-pop, le etichette investono in media 1 milione di dollari l’anno per ogni membro di un gruppo. Un divario che spiega perché, per alcuni, il futuro della musica potrebbe essere popolato da artisti che non esistono.

Il poeta T. S. Eliot scriveva che «l’arte non è mai completa, solo abbandonata». Forse Sienna Rose è l’arte abbandonata alla tecnologia, o forse è una maschera perfetta che riflette ciò che vogliamo sentire: una voce senza volto che canta per noi, priva di storia, di carne e di sforzo umano. In entrambi i casi, la sua esistenza — o la sua illusione — costringe a una domanda cruciale: se non sappiamo più distinguere chi crea da cosa crea, che ne sarà della nostra idea di creatività stessa?

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