– Il cantante napoletano con “Per sempre sì” ha sconfitto nella corsa finale a cinque il giovane Sayf, la trasgressiva Ditonellapiaga e i favoriti Arisa e Fedez & Masini. Premi della critica a Fulminacci e Serena Brancale
– Per la prima volta nella storia del Festival in diretta dal Teatro Ariston c’è stato il passaggio di consegne tra Conti e Stefano De Martino, che sarà il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027
– La guerra in Iran convitato di pietra della serata che ha visto Andrea Bocelli arrivare in sella a un cavallo bianco, le gag di Nino Frassica e l’inizio della festa dei Pooh per i sessant’anni di carriera
Sal Da Vinci con “Per sempre sì” è il vincitore della edizione numero 76 del Festival di Sanremo. Il cantante napoletano è riuscito a essere la sorpresa con la canzone più tradizionalista che si potesse immaginare, esageratamente tradizionale, un inno al “sì” matrimoniale (nessuna allusione al prossimo referendum, per carità…) come garanzia di amore eterno e indissolubile e lei di bianco vestita, una roba sulla carta da festival anni Cinquanta.
E invece in una irresistibile ascesa, con standing ovation e cori di “rossetto e caffè”, operazione simpatia e tutto quello che vorrete aggiungere, ha fatto il giro completo, piace più o meno a tutti, e molti fanno finta di non capire che cos’è che sta cantando esattamente, perché alla fine non importa, e ha convinto pure i bookmakers, che non sbagliano mai, e la sua quota l’hanno portata gradualmente sempre più in alto, a sfidare i favoriti della prima ora. Per lui è il successo di una vita, come mostrano le lacrime di felicità con cui ha accolto il verdetto finale delle tre giurie: il telefoto, quella delle radio e la sala stampa, tv e web.

Per l’artista napoletano è una rivincita contro i detrattori. «Io sono un cantante de popolo. Sono venuto dal basso, dai gironi infernali dove gli intellettuali non scendono, se non quando devono sdoganare qualcuno per moda», adesso rivendica. «C’è un pregiudizio sulla melodia popolare partenopea e questo non lo posso accettare. In passato l’hanno pagato Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio, un paio di anni fa Sanremo è stata ingiusta con Geolier, che fa rap, ma fa parte anche lui, con orgoglio confesso, della categoria dei cantanti napoletani venuti dal basso». La sua vittoria è un po’ anche un riscatto per quella “rubata” a Geolier due anni fa. Il nuovo meccanismo ha favorito chi ha raccolto voti costantemente durante tutte le serate. In particolare attraverso quelli provenienti dalle case. E non a caso Sal Da Vinci ha dedicato la vittoria alla sua città.
Al secondo posto Sayf, proprio l’opposto del vincitore, rappresentante della nuova scena urban. Grandi sconfitti i favoriti Fedez & Masini che, pur entrando nella cinquina finale, si sono fermati in quinta posizione. Arisa si è dovuta accontentare del quarto posto, mentre la medaglia di bronzo è andata alla trasgressiva, sofisticata, imprevedibile Ditonellapiaga che aveva già sorpreso tutti vincendo la serata delle cover con la complicità di Tonypitony.
Tutti gli altri premi. Il premio “Mia Martini” della sala stampa è andato a “Stupida fortuna” di Fulminacci, mentre quello delle radio “Lucio Dalla” a Serena Brancale per la sua “Qui con me”. Il premio per il miglior testo “Sergio Bardotti” al brano “Male necessario” di Fedez & Masini, Migliore Composizione Musicale “Giancarlo Bigazzi” a “Che fastidio!” di Ditonellapiaga. Premio Tim a Serena Brancale.
La classifica finale
- 1. Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
- 2. Sayf – “Tu mi piaci tanto”
- 3. Ditonellapiaga – “Che fastidio!”
- 4. Arisa – “Magica favola”
- 5. Fedez & Masini – “Male necessario”
- 6. Nayt – “Prima che”
- 7. Fulminacci – “Stupida sfortuna”
- 8. Ermal Meta – “Stella stellina”
- 9. Serena Brancale – “Qui con me”
- 10. Tommaso Paradiso – “I romantici”
- 11. LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine”
- 12. Luchè – “Labirinto”
- 13. Bambole di pezza – “Resta Con Me”
- 14. Levante – “Sei tu”
- 15. J-AX – “Italia Starter Pack”
- 16. Tredici Pietro – “Uomo che cade”
- 17. Samurai Jay – “Ossessione”
- 18. Raf – “Ora e per sempre”
- 19. Malika Ayane – “Animali notturni”
- 20. Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
- 21. Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta”
- 22. Michele Bravi – “Prima o poi”
- 23. Francesco Renga – “Il meglio di me”
- 24. Patty Pravo – “Opera”
- 25. Chiello – “Ti penso sempre”
- 26. Elettra Lamborghini – “Voilà”
- 27. Dargen D’Amico – “AI AI”
- 28. Leo Gassmann – “Naturale”
- 29. Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
- 30. Eddie Brock – “Avvoltoi”
L’ultima pagella
I voti, che nelle scorse edizioni andavano salendo di serata in serata, questa volta si sono abbassati ad ogni ascolto. Ecco le pagelle definitive delle trenta canzoni in gara:
- “Il meglio di me” Francesco Renga – 3
Cerca di dare il meglio di sé, ma la canzone non c’è.
- “Ti penso sempre” Chiello – 3
Dietro c’è Tommaso Ottomano, braccio destro di Lucio Corsi. Guarda all’Achille Lauro di “Rolls Royce”. Alla fine, risulta un clone imperfetto.
- “Ora e per sempre” Raf – 5
Sembra Michele Zarrillo. Ballata dedicata alla moglie scritta insieme al figlio Samuele. Nostalgie anni Ottanta.

- “Resta con me” Bambole di Pezza- 8
Non saranno riot girl, sarà un rocketto, ma finalmente il brivido di una chitarra rock. Testo impegnato, tra empowerment femminile e coscienza sociale, che sfocia in un appello a restare insieme “in questi tempi di odio”.
- “Naturale” Leo Gassmann – 4
Uno scontato inno all’amore, ma non ha né la forza lirica né la spinta musicale. E, soprattutto, non ha originalità, nonostante una folta schiera di autori.
- “Animali notturni” Malika Ayane 7.5
È la Malika Ayane che non ti aspetti, che balla nella giungla, puntando alla luna «come animali notturni». Funky, tribale, un basso pulsante, sound internazionale. Con la solita classe e la solita splendida voce. Il miglior omaggio alla Ornella Vanoni di “La voglia, la pazzia”.
- “I romantici” Tommaso Paradiso – 4.5
Il vociare di bambini e un pianoforte introducono una prevedibile ballata nello stile di Thegiornalisti. “Spero che mia figlia sia uguale a sua madre / Bellissima che non so come fa”, canta papà Tommaso. Neoromanticismo o mancanza di idee?
- “Italia Starter Pack” J-Ax – 3
Mette su un teatrino con cheerleaders, acrobazie, allusioni e finzioni al ritmo di un country-folk con tanto di banjo e violino. Siamo alla canna del gas.
- “Poesie clandestine” LDA & Aka7even – 3
Ballerini, musica latina e «‘na tarantella si nun ce putimm verè», canta Luca D’Alessio, omaggiando papà Gigi D’Alessio. Fanno danzare la galleria dell’Ariston.

- “Qui con me” Serena Brancale – 5.5
Le mamme hanno sempre commosso la platea sanremese. D’altronde, siamo un popolo di mammoni, si dice. Questo brano è dedicato alla madre scomparsa nel 2020. Serena Brancale riscopre il suo passato jazz e blues per una ballad raffinata.
- “Opera” Patty Pravo – 5.5
Evita le scale. Va meglio con la voce, anche se non è più quella di una volta. Canta una romanza pop, con richiami a Battiato, firmata da Giovanni Caccamo. Non emoziona.
- “Per sempre sì” Sal Da Vinci – 3
In abito da sposo per un matrimonio napulitano in clima “Castello delle cerimonie”: “Con la mano sul petto/ io te lo prometto/ davanti a Dio/ saremo io e te/ da qui sarà per sempre sì”. Coinvolge Mara Venier in un accenno di danza. Il ritornello riecheggia Massimo Ranieri. Inno neomelò, tormentone garantito. Standing ovation dell’Ariston invaso da napoletani.
- “Voilà” Elettra Lamborghini – 3
Ballerini e cassa dritta. Omaggio alla Carrà che sembra un oltraggio. E lei stessa ne è consapevole.
- “Stella stellina” Ermal Meta – 5.5
Una ballata delicata e potente, che comincia come una ninna nanna per le piccole vittime di Gaza. La produzione di Dardust, con le sue sonorità mediorientali guidate dall’oud, una sorta di mandola, crea un’atmosfera struggente.

- “Che fastidio!” Ditonellapiaga – 5
Oltre le gambe non c’è di più. Ballerine e house music da discoteca che scopiazza qualcos’altro. Meglio simil Lady Gaga con Tonypitony.
- “Prima che” Nayt – 4.5
William Mezzanotte, in arte Nayt, porta sul palco un rap crudo e sincero. Si perde in una cascata di parole.
- “Magica favola” Arisa – 5
La voce si inerpica su un’aria alla Disney. Una ballata autobiografica, scritta insieme al suo ex Giuseppe Anastasi, che ben la conosce. “A 30 anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / A 40 voglio ritrovare un po’ di pace”, canta. Da operetta.
- “Tu mi piaci tanto” Sayf – 5
Ricorda un po’ Max Gazzè. Citazioni politiche, come quella di Berlusconi (“E come ha detto l’imprenditore/ ‘L’Italia è il paese che amo’”), mescolate con una dichiarazione d’amore semplice e molto orecchiabile.

- “Sei tu” Levante – 9
Una ballad romantica, intensa e profonda, che cresce a ogni ascolto. La prova vocale è da brividi, la costruzione melodica un po’ retrò. Elegante ed emozionante. Alla fine, risulta la migliore.
- “Male necessario” Fedez & Marco Masini – 7.5
«La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene». È una fiaba dark quella che raccontano i due “man in black”: un cazzotto in faccia che non lascia indifferenti.

- “Ossessione” Samurai Jay – 4
Percussioni, fiati squillanti, ballerini, echi latini e citazione di “Andamento lento” di Tullio De Piscopo, con il quale duetterà nella serata delle cover. Baila, baila.
- “Prima o poi” Michele Bravi – 7
Ballad intensa e malinconica, un po’ retrò. Una vocalità fragile e intensa, un amore disperato. C’è una melodia. Fra i più originali della media dei trenta campioni, veri e presunti.

- “Stupida sfortuna” Fulminacci – 8
Smoking e farfallino vintage, nostalgia d’indie-pop con echi di Lucio Dalla in una passeggiata tra “il vento della metro” di Roma, “classifiche e Sanremi”. Ritornello ruffiano. Tenero e ironico. Conquista il premio della critica della Sala stampa.
- “Labirinto” Luchè – 3
Un brano urban-rap, un “labirinto” di parole dal quale non trova un’uscita. Sperduto.
- “Uomo che cade” Tredici Pietro – 4.5
Fra cantautorato e hip hop con un “botto” finale, che simula la caduta, unico elemento curioso di un brano anonimo.

- “Le cose che non sai di me” Mara Sattei – 4.5
Elegante per immagine. Una classica canzone “sanremese” con echi anni Novanta. Una mielosa dedica d’amore «per il mio futuro marito». Non convince vocalmente. Piatta.
- “AI AI” Dargen D’Amico – 4
Scalzo per raccogliere punti al FantaSanremo, scherza, è simpatico, cerca anche di essere ironico nel testo, ma la canzone è sempre la stessa: la solita cassa dritta, una spruzzata di rap, un ritornello pop. Ahi, ahi.
- “Ogni volta che non so volare” Enrico Nigiotti – 3
Brano scritto da Pacifico, senza scatti. Descrive la frustrazione di un tempo che “corre, quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto”. Ci si chiede ancora una volta perché si trovi qui.

- “La felicità e basta” Maria Antonietta & Colombre – 6
Revival indie-pop e richiami agli Abba o, forse meglio, ai Ricchi e Poveri ed ai Baustelle per un brano piacevole che porta il buonumore, rivendicando il diritto alla felicità. Colorata e leggera. Divertenti.
- “Avvoltoi” Eddie Brock – 5
Sulla scia di Olly e di Ultimo, interpreta una ballata romantica ed evocativa, la confessione di un amore trattenuto per paura di distruggere un’amicizia. Il ritornello esplode facendo gonfiare le vene del collo.
LO SPETTACOLO

Il Medioriente è in fiamme, attraversato da missili e proclami minacciosi, il mondo trema per la guerra scatenata da chi avrebbe preteso il Nobel per la pace, ma the show must go on. Anche perché, può crollare il mondo, ma ci sono milioni di italiani curiosi di conoscere il nome del vincitore del Festival di Sanremo numero 76, dall’esito mai così incerto come quest’anno. Un verdetto che arriva quando è quasi l’ora del cornetto con il cappuccino.
È stato tuttavia strano ieri sera seguire Sanremo, con i venti di guerra che soffiavano su Teheran. Inevitabilmente, grazie anche alla presenza di Giorgia Cardinaletti accanto al moro di Firenze ed alla co-co Laura Pausini, l’inizio della finalissima ha richiesto un’introduzione di cronaca. E la guerra è diventato il tema silenzioso, il convitato di pietra della serata, tra l’appello di Leo Gassmann e delle Bambole di Pezza (sull’abito di Cleo la scritta lennoniana “Give peace a chance”) a quello di Ermal Meta per i bambini vittime della guerra fino a Michele Bravi.
Un focus anche sulle oltre trecento vittime di femmicidi, ricordate con la storia di Giulia Cecchettin attraverso il racconto del padre Gino. A cercare di sfuggire dalla cappa di piombo le gag di Nino Frassica con parrucca bicolore alla Cristiano Malgioglio.

Per la prima volta nella storia del Festival in diretta dal Teatro Ariston c’è stato il passaggio di consegne tra Conti e Stefano De Martino, perché sarà proprio il volto di “Affari Tuoi” il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027. «Stasera ho un grande onore, vi posso ufficialmente annunciare che Stefano sarà il conduttore e direttore artistico della prossima edizione del festival», dice Carlo Conti abbracciando Stefano De Martino, seduto in prima fila. «Ricevere questo testimone da te è un onore grandissimo. Testa bassa e pedalare», dice il futuro conduttore di Sanremo, commosso. «Te lo meriti», ribadisce Conti.
Andrea Bocelli è stato il superospite della finale. È arrivato in groppa a un bianco cavallo sulle note de Il gladiatore, per essere poi annunciato da un video di Pippo Baudo che lo lanciò proprio dal palco dell’Ariston. Intonato al piano Il mare calmo della sera e poi canta Con te partirò, i suoi due brani sanremesi (con il primo vinse tra i giovani nel 1994). Dal palco in piazza Colombo i Pooh annunciano un anno di festeggiamenti per i sessant’anni di carriera.
Si chiude un brutto Festival. Adesso sono affari suoi, di Stefano De Martino. Che già domani può cominciare a pensare di dare una svolta e dare una rinfrescata a una carrozzone che comincia a mostrare i segni dell’età.
