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Sanremo, Pucci rinuncia: ora è un caso politico

– «Insulti inaccettabili, il termine fascista non dovrebbe più esistere». Meloni: «Spaventosa deriva illiberale della sinistra». Il PD: la premier pensi ai problemi reali del Paese
– Il presunto comico: «Omofobia e razzismo sono odio, e io non ho mai odiato nessuno». Offeso sì. Alcuni esempi delle sue battute volgari in uno stile anni Novanta

La Rai corre ai ripari. Dopo la catastrofica telecronaca della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali e la sollevazione popolare contro il presunto comico Andrea Pucci, la tv di Stato cerca di porre una pezza. Il presunto comico non sarà co-conduttore della serata di giovedì del Festival di Sanremo. Una rinuncia forzata, in seguito alla valanga di insulti contro la sua comicità, anche se Pucci inizialmente aveva reagito sfidando i suoi denigratori. Si potrebbero, quindi, ipotizzare pressioni della stessa Rai nel tentativo di evitare altre figuracce. 

Pucci ha anche rimosso da Instagram il post con cui ringraziava Conti per l’invito. Nella foto che accompagnava il messaggio il comico appariva di schiena completamente nudo: «Sanremo, sto arrivando», aveva scritto. E Carlo Conti, rispondendo al post, aveva replicato ironico: «Però sul palco dell’Ariston mettiti almeno un costumino».

Il passo indietro consente al presunto comico di mostrarsi come un martire, una vittima della sinistra. Quando, invece, le critiche riguardavano il fatto che le sue battute non fanno ridere e sono semplicemente volgari. Solo pochi giorni fa, a Zelig, l’incipit del suo monologo è diventato un manifesto della sua ironia: «Le donne nascono stitiche, ma quando devono cagare il cazzo sono bravissime». Uno stile da “maschio alfa” del secolo scorso che oggi però si è scontrato con una sensibilità collettiva molto diversa.

I tormentoni della discordia

I post di Andrea Pucci contro la segretaria del PD Elly Schlein

Pucci si definisce l’unico comico di destra e non lo nasconde, festeggiando le vittorie di Fratelli d’Italia con la frase: «Spiace zecche», rivolto alla Sinistra. Ma, come riporta anche il Corriere della Sera, sono le battute personali ad aver pesato di più. Dalle foto senza veli al mare – non paparazzate, ma volutamente provocatorie – sino alle battute sessiste condite da body shaming su Elly Schlein e Rosy Bindi: la prima paragonata a un mix fra Alvaro Vitali e Pippo Franco e la seconda definita «più bella che intelligente».  

«Già che ci sei, dentista e orecchie no? Ridicola», posta sui social rivolto a Elly Schlein, derisa per l’aspetto fisico. Un attacco di cui si è pentito solo a metà: «In un momento di follia l’ho fatto, non la reggo. La rifarei». «In un momento di follia ho fatto una battuta sull’aspetto di Elly Schlein. Non mi sono trattenuto perché non mi è simpatica e l’ipocrisia di certa sinistra non la reggo». 

Inoltre, durante uno spettacolo, parlando dei tamponi Covid, si chiese se a Tommaso Zorzi il test lo facessero «nel culo». Una battuta bollata come un «tripudio di volgarità e razzismo».

La difesa e la solidarietà della Meloni

«Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!», si è difeso Andrea Pucci in una nota inviata all’agenzia Ansa. «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più, esiste l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese!». Aggiungendo: «Omofobia e razzismo sono odio, e io non ho mai odiato nessuno». Offeso sì. il problema non è che sia di destra. Il problema è che fa una comicità triste, stanca, incastrata in cliché che sembrano usciti da una videocassetta dimenticata nel 1997.

La rinuncia forzata di Pucci ha trasformato l’Ariston in un campo di battaglia istituzionale. Panico a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni lancia l’allarme rosso parlando di intimidazione, odio e addirittura di spaventosa deriva illiberale. Alle parole della premier si è unito il coro del centrodestra, denunciando un clima inquisitorio che avrebbe impedito a un artista di salire sul palco per le proprie idee politiche. Ignazio La Russa, presidente del Senato, si spinge oltre: «Ho telefonato all’amico Andrea Pucci per esprimergli la mia vicinanza e per invitarlo a ripensarci».

Immediata la replica del PD. «Mentre in Sicilia si contano migliaia di sfollati e gli italiani stanno affrontando gravi emergenze sociali, Meloni e lo stato maggiore del governo sono preoccupati della scaletta del Festival di Sanremo»: Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione vigilanza Rai, è la prima voce del Pd a replicare alle parole di Giorgia Merloni sul caso Pucci. 

«Prendiamo atto della rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione di una delle serate del Festival», prosegue. «Una scelta di buonsenso che evidentemente non appartiene a tutti. Di certo non appartiene al direttore di RaiSport, Paolo Petrecca, che, dopo una vergognosa e imbarazzante telecronaca in occasione dell’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, continua imperterrito a rimanere al suo posto solo perché si sente difeso da chi attacca sulla presunta illiberalità».

«Rassicuriamo la Presidente Meloni e il vicepresidente Salvini: in Italia non c’è alcuna deriva illiberale della sinistra, c’è piuttosto una evidente inadeguatezza culturale della destra al governo», conclude Graziano. 

Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva non si fa sfuggire l’occasione per attaccare la premier: «Giorgia Meloni non viene mai in Parlamento per parlare di pressione fiscale e di sicurezza. E però oggi interviene sul Festival di Sanremo dando la colpa all’opposizione per il forfait del comico Pucci. Non so quanto faccia ridere Pucci, so però quanto fa ridere un Governo in cui premier e vicepremier danno la solidarietà a un comico e non parlano di tasse e coltelli. Abbiamo un mondo impazzito e l’Italia in mano a due influencer che prendono like pensando a Sanremo. Nel frattempo, secondo l’Istat aumenta la povertà delle famiglie e crolla la produzione industriale ma la nostra Premier ci parla di Sanremo».

«Per sostituire Pucci si potrebbe chiamare direttamente il direttore di Rai Sport Petrecca. Considerando la collezione di gaffe, lapsus e momenti surreali, rischierebbe seriamente di risultare il segmento più comico dell’intero Festival, senza nemmeno provarci», scrivono gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato. «O potrebbero mandarci Beatrice Venezi, che alla Fenice non vuole nessuno e che magari potrebbe dilettarsi all’Ariston. Ma forse a Sanremo a fare la comica dovrebbe andare proprio Giorgia Meloni: gridare alla “deriva illiberale” fa veramente sghignazzare. Peccato che siano risate amare».

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