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Sanremo 2027, più show oltre le canzoni

Ecco come sarà la prossima edizione del Festival. «È chiaro che Stefano De Martino ha un profilo diverso da quello di Carlo Conti, perché è un personaggio più legato al mondo dell’intrattenimento»
– Nel team di consulenti dell’“uomo dei pacchi” potrebbe entrare Fabrizio Ferraguzzo, ex direttore musicale del talent  “X Factor” e manager dei Måneskin. Ma si aprono problemi di conflitto d’interesse

Stefano De Martino non avrà alcun “tutor” – si era parlato di Antonella Clerici – e avrà mandato pieno come direttore artistico e conduttore di Sanremo 2027. A spiegarlo è il direttore dell’Intrattenimento Prime Time della Rai, William Di Liberatore, dopo il passaggio di consegne fra Carlo V e il padrone di casa di “Affari tuoi” avvenuto in diretta tv sabato sera durante la finale della edizione numero 76 del Festival. 

Di Liberatore rivendica questa scelta, «condivisa con l’a.d. Rossi». «Carlo Conti aveva dichiarato che non avrebbe rifatto il Festival, da allora mi sono mosso per trovare un’alternativa», racconta il direttore dell’Intrattenimento Prime Time della Rai. «Ne abbiamo parlato lungamente con Stefano proprio perché volevo fosse un percorso di avvicinamento e di convinzione vera. Da lì, mano a mano, sulla base di un progetto che abbiamo concertato insieme, c’è stata la sua convinzione. Poi abbiamo informato anche Carlo Conti, che ne è stato felicissimo».

Aldo Grasso lo definì «il re della paraculaggine»

La scelta del conduttore, ballerino e showman di Torre del Greco desta però molte perplessità. Negli ultimi anni Stefano De Martino è diventato uno dei volti più presenti della televisione italiana. Da ballerino lanciato da Amici a conduttore in prima serata, il suo percorso è stato rapido e mediaticamente efficace. Ma dietro l’ascesa c’è davvero una crescita artistica proporzionata alla visibilità?

È innegabile che la popolarità di De Martino sia esplosa anche grazie alla relazione — e alla successiva turbolenta storia — con Belén Rodriguez. Per anni, la sua figura pubblica è sembrata legata più alle copertine dei rotocalchi che a un’identità professionale autonoma.

Molti critici sostengono che la sua transizione da ballerino a conduttore non sia stata accompagnata da una formazione solida o da un percorso graduale, ma piuttosto da una spinta mediatica favorita dalla notorietà personale.

Sul palco, De Martino mostra disinvoltura e presenza scenica. Tuttavia, una parte del pubblico gli rimprovera una conduzione talvolta superficiale, basata più sull’improvvisazione e sul sorriso che su profondità e contenuto. In un panorama televisivo già accusato di privilegiare l’immagine rispetto alla sostanza, la sua figura viene vista da alcuni come simbolo di un sistema che premia la popolarità più della competenza.

La continua esposizione mediatica comporta un altro rischio: la saturazione. Quando un volto diventa onnipresente — tra programmi, ospitate e interviste — può perdere quell’aura di novità che inizialmente lo rendeva interessante. Nel caso di De Martino, qualcuno parla già di “stanchezza del personaggio”: un’identità pubblica ancora in cerca di una vera cifra distintiva.

Nei suoi confronti Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera, ha usato parole durissime: «sopravvalutato», «il re della paraculaggine». E quest’anno il suo dirimpettaio di Canale5, il “vecchio” Gerry Scotti con “La ruota della fortuna, più volte ha sorpassato negli ascolti “Affari tuoi”. Né abbiamo attestazioni di una sua preparazione musicale.

«Evolvere il concetto di canzone»

La svolta che la Rai voglia dare alla manifestazione regina della stagione tv sembra orientata verso un rafforzamento dello spettacolo sulla gara canora.  «C’è un nuovo direttore artistico, è fisiologico», sottolinea Di Liberatore. «Siamo in presenza di caratteristiche diverse e attraverso di esse opereremo per un Festival cucito su di lui e sul cambiamento di “percepito” con le nuove generazioni. Bisogna aggiornarsi sulla base dell’evoluzione dei nuovi device e dei nuovi linguaggi. I Festival di Carlo restano nella storia, così come il passaggio di consegne avvenuto in diretta, è stata un’idea di Carlo, la trovo fantastica ed esprime il valore dell’artista e dell’uomo».

«È chiaro che Stefano De Martino ha un profilo diverso da quello di Carlo Conti, perché è un personaggio più legato al mondo dello show e dell’intrattenimento», gli fa eco Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai. «Bisognerà ridisegnare anche il Festival di Sanremo a seconda delle caratteristiche dei direttori artistici». Per Rossi, «Carlo ha riportato il Festival su una dimensione di festival della canzone. Ma Sanremo è anche tante altre cose, è anche una capacità narrativa, è anche una capacità di racconto complessivo, artistico e comunicativo. Non è detto che il format Sanremo di domani non possa avere anche delle sfaccettature che vanno oltre la semplice e complessa elaborazione di contenuti musicali».

L’obiettivo è di perfezionare e ottimizzare quegli spunti che sono stati abbozzati in questa ultima edizione di Sanremo. «Abbiamo fatto evolvere il concetto di canzone: da semplice canzone che si ascolta a canzone che si guarda», spiega il dirigente Rai. «L’impianto scenografico e coreografico è stato un salto di evoluzione rispetto agli anni precedenti, rafforzato dalla scena della serata cover, nella quale c’erano dei pezzi che erano da musical. Non c’erano 30 canzoni, c’erano 30 momenti, volutamente curati con luci, regia, balli e atmosfere ai quali hanno contribuito anche Laura Pausini e Achille Lauro. Sanremo oggi rappresenta uno spettacolo a 360 gradi, dove non si parla soltanto di canzoni ma di momenti. Ridurre il festival solo a musica e canzoni sarebbe diminutivo».

Quindi, Stefano De Martino dovrebbe sviluppare questo momento spettacolare, magari con una riduzione del numero delle canzoni in gara e trasformare il Festival «nel punto di riferimento per il coinvolgimento della nazione intera», aggiunge Di Liberatore. «Tenderemo a connetterlo con tutta l’Italia».

Il supermanager della musica

Fabrizio Ferraguzzo

Al suo fianco l’ex fidanzato di Belén Rodriguez avrà un team di consulenti, fra cui spicca il nome di Fabrizio Ferraguzzo, inzialmente indicato come direttore artistico. Ferraguzzo è uno dei manager musicali più importanti dell’industria discografica italiana: da A&R per Sony Music Italy a direttore musicale per il talent show X Factor Italia, per conto di Fremantle Italia. Nell’arco di pochi anni ha lavorato ai progetti di alcuni dei più grandi fenomeni della musica italiana di questi anni, da Fedez ad Achille Lauro e Pinguini Tattici Nucleari. Ma il successo, anche quello mediatico, è arrivato tra il 2020 e il 2021, quando è diventato una figura centrale per la crescita artistica dei Måneskin. È anche uno dei quattro membri italiani a esser entrati nella giuria dei Grammy.

Sulla strada che lo dovrebbe portare a Sanremo, però, esistono ancora alcuni importanti ostacoli. Le sue attività aprono un conflitto d’interesse con il Festival. «Stiamo ragionando sul tipo di apporto che può dare al Festival. Intorno a Stefano ci sarà una squadra vera e propria», fa sapere Di Liberatore.

Intanto, Stefano De Martino manterrà il timone di “Affari tuoi” con uno studio più grande «perché diventi ancora più show oltre il quiz». E più show oltre alle canzoni sembra la strada che imboccherà il carrozzone sanremese.

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