– Gli errori di Carlo Conti. Il Festival, pur perdendo tre milioni di spettatori, resta ancora l’evento televisivo più visto. Ha, tuttavia, bisogno di una rinfrescata importante. Fabrizio Ferraguzzo consulente musicale per Stefano De Martino
– Sal Da Vinci, che porterà CantaNapoli all’Eurovision, sostenuto dalle giurie delle radio e della sala stampa. Il televoto ha invece premiato Sayf, secondo con uno scarto dello 0,3%. La sorpresa DopoFestival
CARLO CONTI – 4

L’immagine che sintetizza questo brutto Festival è quella di Carlo Conti con il fiatone che legge i nomi dei trenta cantanti in gara e i titoli delle loro canzoni con i codici per il televoto. E che rincorre quei tre milioni di spettatori persi in questa edizione. È una sorta di contrappasso per il direttore artistico. Trenta cantanti, troppi. Soprattutto quando gran parte sono carneadi per il pubblico della televisione generalista (e non solo). E, ancor di più, perché la gran parte delle canzoni presentate mancano di melodia, ritornelli, emozione.
Trenta cantanti che costringono a ritmi forzati per accelerare i tempi, a ridurre le parentesi di spettacolo che potrebbero alleggerire la maratona musicale, far tirare il fiato agli spettatori e anche al conduttore. È stato un Sanremo da calma piatta, quando la polemica è il sale del Festival, come diceva Pippo Baudo. Che Carlo Conti indica come suo maestro (lo fa anche con Renzo Arbore, Maurizio Costanzo e altri), ma dal quale non sembra aver preso proprio niente. E, alla fine, resta il ragionier Carlo Conti che conduce come se stesse compilando un modulo bancario.
Il Festival, invece, avrebbe bisogno di un’opera di rinnovamento: da uno spazio diverso dall’Ariston a uno spettacolo più moderno. Non una mera gara di canzoni, ma una vera e propria rassegna sullo stato della musica nazionale. Sarà capace Stefano De Martino, incoronato erede di Carlo V in diretta tv sabato sera? Sarà un perfetto presentatore, un ottimo ballerino, anche un bravo showman, ma sulla sua preparazione musicale non ci sono informazioni. In suo soccorso dovrebbe arrivare Fabrizio Ferraguzzo, ex direttore musicale di XFactor, manager e discografico italiano dietro i successi internazionali dei Måneskin, ma anche uno dei quattro membri italiani a esser entrati nella giuria dei Grammy.
LE CANZONI – 4.5

Sarà che al Festival di Sanremo, come canta J-Ax, «serve una brutta canzone che fa / pappapparappà», sarà perché la discografia italiana non riesce a offrire di meglio, ma quest’anno soltanto mezza dozzina di brani riescono a strappare la sufficienza. Sal Da Vinci – sostenuto paradossalmente dalle giurie delle radio e della stampa – è riuscito a essere la sorpresa del festival con la canzone più tradizionalista che si potesse immaginare, esageratamente tradizionale, un inno al “sì” matrimoniale (nessuna allusione al prossimo referendum, per carità…) come garanzia di amore eterno e indissolubile e lei di bianco vestita, una roba sulla carta da festival anni Cinquanta. Ha vinto con una canzone alla Massimo Ranieri trentotto anni dopo la vittoria di Perdere l’amore. E adesso porterà CantaNapoli all’Eurovision.
Le nuove generazioni, rappresentate da Sayf (che ha sfiorato l’impresa di Olly sulla spinta del televoto) e Ditonellapiaga, si sono dovute accontentare delle piazze d’onore. Per il resto, una prevalenza di ballate, intimiste, autobiografiche, malinconiche, buie. Comprendiamo i tempi, però… Perché non aprire lo sguardo, vedere e raccontare quello che succede nel mondo reale e non nel proprio microcosmo?
Classifica voto totale
- Sal Da Vinci 22,2%
- Sayf 21,9%
- Ditonellapiaga 20,6%
- Arisa 18,9%
- Fedez e Marco Masini 16,5%
Classifica solo televoto

- Sayf 26,4%
- Sal Da Vinci 23,6%
- Arisa 19,2%
- Ditonellapiaga 18,9%
- Fedez e Marco Masini 11,9%
OSPITI E CO-CONDUTTORI – 4

Ad illuminare l’Ariston è stata Alicia Keys, l’unica stella internazionale che il direttore artistico sia riuscito a portare nei suoi festival. Per il resto, con la giustificazione dell’omaggio a Pippo Baudo, abbiamo assistito soltanto a ritorni: Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli. Come Antonello Siani, Nino Frassica.
Can Yaman, il nuovo Sandokan, Irina Shayk, Bianca Balti hanno fatto bella presenza e nient’altro. Unici a meritare una sufficienza abbondante sono stati Ubaldo Pantani, non a caso al debutto sanremese, e Achille Lauro, protagonista di due momenti molto emozionati: il duetto con Laura Pausini e la dedica alle vittime di Crans-Montana.
LAURA PAUSINI – 7

Carlo Conti l’ha tenuta al guinzaglio, frenando la sua esuberanza romagnola. Lei sul palco ha giovato, ha fatto qualche gaffe, si è mostrata spontanea. È stata l’unica a tentare di rompere il cerimoniale, di colorare un Festival ingessato. Con i suoi show ha portato un po’ di internazionalità in uno spettacolo provincialissimo. In conferenza stampa si è detta disponibile a ripetere l’esperienza, lasciando una porta aperta anche a un futuro di direttrice artistica.
DOPOFESTIVAL – 7

Il ritorno nel teatrino del Casinò ha fatto bene all’appuntamento notturno. Sono riapparsi i giornalisti e si sono rivisti i cantanti. Nicola Savino ha restituito al brand la sua identità, il suo motivo di esistere, rimettendo al centro il talk, la discussione e il confronto con la stampa, mettendo un argine alle divagazioni comiche. Ma, soprattutto, con l’aiuto del maestro Cremonesi ha trasformato il momento in uno spazio per elettrizzanti e divertenti jam improvvisate.
