– Insieme con Luchè e Sayf è la sorpresa della terza tappa. Conferme per Arisa e Serena Brancale, entrambe nella cinquina della serata. Fugace apparizione di Belén Rodriguez nell’esibizione di Samurai Jay
– Inconveniente tecnico ritarda l’inizio del duetto fra Eros Ramazzotti e Alicia Keys. Premio alla carriera a Mogol. Pausini canta Michael Jackson con il Coro dell’Antoniano contro le guerre nel mondo
La terza tappa del brutto Festival di Sanremo annunciava la sfida tra la “Magica favola” di Arisa-Sirenetta, quella da matrimonio napulitano di Sal Da Vinci con “Per sempre sì” (il cui ritornello ricorda Massimo Ranieri) e la nostalgia della mamma di Serena Brancale in “Qui con me”, con il “maranza” Sayf a fare da outsider con “Tu mi piaci tanto”. Ebbene, il televoto e la giuria delle radio hanno rispettato i pronostici, aggiungendo Luchè al quartetto.
Restano nel gruppone tutti gli altri: il teatrale Michele Bravi con “Prima o poi”; Mara Sattei con “Le cose che non sai di me”; Samurai Jay e la sua “Ossessione” con una fugace e insignificante apparizione di Belén Rodriguez; il nostalgico Raf con “Ora e per sempre”; Malika Ayane e la sua splendida “Animali notturni”; Eddie Brock con “Avvoltoi”; Tredici Pietro con “Uomo che cade”; i “cuoricini” Maria Antonietta & Colombre con “La felicità e basta”; Leo Gassmann con la scialba “Naturale”; Francesco Renga che cerca di dare “Il meglio di me”, ma non ha la canzone. Tutti brani – fatte rare eccezioni – che, contrariamente alla tradizione, vanno a peggiorare di ascolto in ascolto.
«Qui non si parla di politica»

Il brutto Festival anestetizzato va avanti senza scossoni, nel mare piatto della normalità. Per comprendere il clima che si vive a Sanremo, e in genere in tutto il Paese, basta leggere le risposte che vengono date su questioni politiche. «Il referendum? Non so se voterò. Non sono cose che mi riguardano», risponde Carlo Conti. «La guerra in Ucraina? Non entro in questioni politiche. Non voglio dire niente di politico perché sono qui per celebrare l’amore, la musica e l’unità e sono qui per portare una grande energia positiva», replica invece la top model Irina Shayk, co-conduttrice della serata.
Dalle origini contadine in un villaggio sugli Urali, dove nasce in una famiglia con papà minatore, alle passerelle per brand come Intimissimi, Guess, Morellato e Victoria’s Secret, e alle copertine delle riviste più importanti al mondo. Gli amori con Cristiano Ronaldo e Bradley Cooper (da cui ha avuto una figlia), qualche comparsata televisiva e cinematografica, e adesso, sulla soglia dei 40 anni, il debutto sul palco più importante d’Italia che scambia per una passerella. Bella, quanto inutile presenza.

Per fortuna c’è Laura Pausini, che parla di pace. Accompagnata dal Piccolo Coro dell’Antoniano e da quello di Caivano canta Heal The World, la canzone di Michael Jackson che valica i confini e porta nel mondo un messaggio universale. Si dice che per rendere il mondo un posto migliore, basti a volte un piccolo gesto. Un semplice gesto che attiva un circolo virtuoso di generosità e gentilezza, in grado di disinnescare le bombe d’odio e intolleranza che colpiscono ogni giorno la nostra società. Oggi più che mai, mentre veniamo bombardati di messaggi che inneggiano all’odio, abbiamo bisogno di gentilezza. Grandi artisti hanno affidato alla musica il difficile compito di “essere gentile”, cioè di ingentilire con il suo messaggio di pace gli animi di chi ascolta. E la canzone Heal the world di Michael Jackson ne è un esempio. Standing ovation dell’Ariston.
In tema l’intervento di Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga, un paese in provincia di Savona, oggi venticinquenne: due anni fa, mentre stava tornando a casa con un amico, fuori da una discoteca, fu aggredito e picchiato da un gruppo di giovanissimi tra i 18 e i 20 anni e un minorenne con l’obiettivo di impossessarsi del suo monopattino. Paolo è sopravvissuto, ma rimasto in coma per tre mesi, al suo risveglio, l’uso di braccia e gambe è risultato gravemente compromesso. I quattro aggressori sono stati arrestati e condannati.
Lo spettacolo

E per fortuna c’è un Lapo Elkann in grande forma, alias Ubaldo Pantani, che Conti ha “rubato” a Fabio Fazio. E il comico cerca di dare una scossa a uno spettacolo ovattato, piatto, scambiando il palco dell’Ariston con lo studio di “Che tempo che fa”. Si ride con le sue imitazioni.
È un vecchio video di Pippo Baudo ad annunciare l’ingresso di Eros Ramazzotti sul palco dell’Ariston. Fu proprio il divo di Militello a lanciarlo nel 1984 con Terra promessa fra le “Nuove proposte”. Due anni dopo, il 26 febbraio 1986, esattamente quarant’anni fa la vittoria come Big con il brano “Adesso Tu”, che ripropone per scaldare il pubblico prima di duettare con Alicia Keys sulle note di “L’aurora”, partita in ritardo per un inconveniente tecnico. Bis a grande richiesta per l’artista americana dalle origini siculo-calabresi che canta e suona il piano in piedi “Empire State of Mind”. Immancabile standing ovation per l’unico ospite internazionale di Sanremo 2026.
Dopo quello a Fausto Leali, viene consegnato un premio alla carriera a Giulio “Mogol” Rapetti. Oltre 520 milioni di dischi venduti nel mondo, 1.776 canzoni depositate in Siae e quattro vittorie a Sanremo: nel 1961 con “Al di là” (Betty Curtis/Luciano Tajoli), 1963 con “Uno per tutte” (Tony Renis/Emilio Pericoli), 1965 con “Se piangi, se ridi” (Bobby Solo/The Minstrels) e 1991 con “Se stiamo insieme” (Riccardo Cocciante). Nel 1969 con “Un’avventura” con Battisti non vinse. «Arrivò sesta ma ebbe poi un successo enorme. Mi basta che quando qualcuno dice “non sarà…” un altro risponde “un’avventura”».
Da dimenticare il passaggio la marketta di Fabio De Luigi e Virginia Raffaele per presentare il film Un bel giorno, in uscita la prossima settimana. E il siparietto “Tale e quale show” con le due Pausini, quella vera e l’imitazione di Vincenzo De Lucia.
Il brutto Festival chiude, come al solito, oltre l’1:00 di notte.
