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Sanremo 2026: cinque in fuga, le pagelle

– La classifica della prima serata, sulla base del voto della sala stampa, vede nelle prime posizioni Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini. Nel complesso brutte le canzoni in gara: su 30 si salvano solo in 8. Le nostre pagelle
Si salvano le Bambole di pezza, Levante, Fedez & Masini, Malika Ayane, Michele Bravi, Fulminacci, Patty Pravo, Maria Antonietta & Colombre. La commozione di Serena Brancale e il matrimonio napulitano di Sal Da Vinci. Inconveniente tecnico per Tredici Pietro
– La gaffe dell’esuberante Laura Pausini con un doppio senso e lo strafalcione della grafica durante l’intervento della signora di 105 anni per celebrare gli 80 anni della Repubblica. Gli omaggi a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio, il mini-show di Tiziano Ferro

Cinque in fuga dopo la prima serata del Festival di Sanremo 2026. Sono Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Fedez & Masini e Ditonellapiaga ad occupare le prime posizioni, senza però indicare l’ordine di piazzamento, della classifica determinata dai voti della giuria composta dalla Sala Stampa, Tv e Web. In complesso, però, le trenta canzoni dei Big hanno deluso.

Sarà che al Festival di Sanremo, come canta J-Ax, «serve una brutta canzone che fa / pappapparappà». Sarà che non si è trovato di meglio sul mercato, ma anche al secondo ascolto i trenta brani in gara ieri sera al debutto non brillano. In compenso, quest’anno non è apparso l’autotune e molti cantanti sono gli autori dei brani con i quali sono in gara.

La mancanza di materia prima si riflette su tutto lo spettacolo. A emozionare gli omaggi a chi non c’è più – Pippo Baudo e Peppe Vessicchio – e agli 80 anni della Repubblica con la signora Gianna Pratesi che il prossimo 16 marzo compirà 106 anni e lo strafalcione nella grafica: “Repupplica” e non “Repubblica”. E, soprattutto, l’esibizione di Tiziano Ferro, sul palco del Teatro Ariston nelle vesti di super-ospite per festeggiare venticinque anni di carriera. Gaffe dell’esuberante Laura Pausini per una battuta con doppio senso. Infine, l’incontro fra i due Sandokan, il vecchio Khabir Bedi e il nuovo Can Yaman che è stato un onesto e palesato co-conduttore.

Ecco le pagelle delle trenta canzoni in gara:

Ditonellapiaga
  • “Che fastidio!” Ditonellapiaga – 4

Oltre le gambe non c’è di più. Ballerine e house music da discoteca che scopiazza qualcos’altro. Fastidiosa.

  • “Prima o poi” Michele Bravi – 6.5

Ballad intensa e malinconica, un po’ retrò. Una vocalità fragile e intensa, un amore disperato. C’è una melodia. Fra i più originali della media dei trenta campioni, veri e presunti. 

  • “Tu mi piaci tanto” Sayf – 5

Ricorda un po’ Max Gazzè. Citazioni politiche, come quella di Berlusconi (“E come ha detto l’imprenditore/ ‘L’Italia è il paese che amo’”), mescolate con una dichiarazione d’amore semplice e molto orecchiabile.

Mara Sattei
  • Le cose che non sai di me” Mara Sattei – 4.5

Elegante per immagine. Una classica canzone “sanremese” con echi anni Novanta. Una mielosa dedica d’amore «per il mio futuro marito». Non convince vocalmente. Piatta.

  • “AI AI” Dargen D’Amico – 4

Vestito da parquet, scherza, è simpatico, cerca anche di essere ironico nel testo, ma la canzone è sempre la stessa: la solita cassa dritta, una spruzzata di rap, un ritornello pop. Ahi, ahi.  

Arisa
  • “Magica favola” Arisa – 5

La voce si inerpica su un’aria alla Disney. Una ballata autobiografica, scritta insieme al suo ex Giuseppe Anastasi, che ben la conosce. “A 30 anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / A 40 voglio ritrovare un po’ di pace”, canta. Da operetta.

  • “Labirinto” Luchè – 3

Un brano urban-rap, un “labirinto” di parole dal quale non trova un’uscita. Sperduto.

  • “I romantici” Tommaso Paradiso – 5 

Il vociare di bambini e un pianoforte introducono una prevedibile ballata nello stile di Thegiornalisti. “Spero che mia figlia sia uguale a sua madre / Bellissima che non so come fa”, canta papà Tommaso in doppiopetto. Neoromanticismo o mancanza di idee?

  • “Voilà” Elettra Lamborghini – 3

Ballerini e cassa dritta. Omaggio alla Carrà che sembra un oltraggio. Maronna mia!

Patty Pravo
  • “Opera” Patty Pravo – 6

Fra tanti carneadi, una Big vera. Anzi, una regina. A 77 anni la voce regge, anche se non è più quella di una volta. Canta una romanza pop, con richiami a Battiato, firmata da Giovanni Caccamo che non cattura. Elegante.

  • “Ossessione” Samurai Jay – 4

Percussioni, fiati squillanti, ballerini, echi latini e citazione di “Andamento lento” di Tullio De Piscopo, con il quale duetterà nella serata delle cover. Baila, baila.

  • “Ora e per sempre” Raf – 5

Sembra Michele Zarrillo. Ballata dedicata alla moglie scritta insieme al figlio Samuele. Nostalgie anni Ottanta. 

  • “Italia Starter Pack” J-Ax – 4

Mette su un teatrino con cheerleaders, acrobazie, allusioni e finzioni al ritmo di un country-folk con tanto di banjo. Siamo alla canna del gas.

  • “Stupida sfortuna” Fulminacci – 6.5

Nostalgia d’indie-pop con echi di Lucio Dalla in una passeggiata tra “il vento della metro” di Roma, “classifiche e Sanremi”. Ritornello ruffiano. Tenero.

Levante
  • “Sei tu” Levante – 7.5

Una ballad romantica, intensa e profonda, che cresce a ogni ascolto. La prova vocale è da brividi, la costruzione melodica un po’ retrò. Emozionante.

  • “Male necessario” Fedez & Marco Masini – 7.5

«La gente pudica giudica / Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / Se la faceva con gente per bene». È una fiaba dark quella che raccontano i due “man in black”: un cazzotto in faccia che non lascia indifferenti.

  • “Stella stellina” Ermal Meta – 5.5

Una ballata delicata e potente, che comincia come una ninna nanna per le piccole vittime di Gaza. La produzione di Dardust, con le sue sonorità mediorientali guidate dall’oud, una sorta di mandola, crea un’atmosfera struggente.

  • “Qui con me” Serena Brancale – 5.5

Le mamme hanno sempre commosso la platea sanremese. D’altronde, siamo un popolo di mammoni, si dice. Questo brano è dedicato alla madre scomparsa nel 2020. Serena Brancale, in lungo bianco, riscopre il suo passato jazz e blues per una ballad raffinata che però non decolla. Commozione finale.  

  • “Prima che” Nayt – 4.5 

William Mezzanotte, in arte Nayt, porta sul palco un rap crudo e sincero. Anche lui, come Luchè, si perde in una cascata di parole.

Malika Ayane
  • “Animali notturni” Malika Ayane 7.5

È la Malika Ayane che non ti aspetti, che balla nella giungla, puntando alla luna «come animali notturni». Funky, tribale, un basso pulsante, ballabile. Con la solita classe e la solita splendida voce. Il miglior omaggio alla Ornella Vanoni di “La voglia, la pazzia”. Una sorpresa.

  • “Avvoltoi” Eddie Brock – 5

Sulla scia di Olly e di Ultimo, interpreta una ballata romantica ed evocativa, la confessione di un amore trattenuto per paura di distruggere un’amicizia. Il ritornello esplode facendo gonfiare le vene del collo.

  • “Per sempre sì” Sal Da Vinci – 3

Matrimonio napulitano in clima “Castello delle cerimonie”: “Con la mano sul petto/ io te lo prometto/ davanti a Dio/ saremo io e te/ da qui sarà per sempre sì”. Inno neoromantico, tormentone garantito.

  • “Ogni volta che non so volare” Enrico Nigiotti – 4

Brano ruffiano, scritto da Pacifico, senza scatti, che non riesce a decollare neppure con l’orchestra. Descrive la frustrazione di un tempo che “corre, quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto”. Ci si chiede ancora una volta perché si trovi qui.

Tredici Pietro
  • “Uomo che cade” Tredici Pietro – 4

La partenza falsa a causa di un microfono muto non ha influenzato l’esibizione del figlio di Gianni Morandi. Fra cantautorato e hip hop con un “botto” finale, che simula la caduta, unico elemento curioso di un brano anonimo.

  • “Ti penso sempre” Chiello – 4

C’è Tommaso Ottomano, braccio destro di Lucio Corsi, e lui vorrebbe imitarlo con la capigliatura a elfo. Guarda all’Achille Lauro di “Rolls Royce”. Alla fine, risulta un clone imperfetto.

Le Bambole di pezza
  • “Resta con me” Bambole di Pezza – 8

Non saranno riot girl, sarà un rocketto, ma finalmente il brivido di una chitarra rock. Testo impegnato, tra empowerment femminile e coscienza sociale, che sfocia in appello a restare insieme “in questi tempi di odio”. It’s only rock’n’roll, but I like it.

  • “La felicità e basta” Maria Antonietta & Colombre – 6

Revival indie-pop e richiami agli Abba o, forse meglio, ai Ricchi e Poveri per un brano piacevole che porta il buonumore, rivendicando il diritto alla felicità. Colorata e leggera. Divertenti.

  • “Naturale” Leo Gassmann – 4

Uno scontato inno all’amore, ma non ha né la forza lirica né la spinta musicale. Buona l’interpretazione, ma resta nell’anonimato.

  • “Il meglio di me” Francesco Renga – 4

Dà il meglio di sé nella prorompente prova vocale. Solo che la canzone non c’è.

  • “Poesie clandestine” LDA & Aka7even – 3

Ballerini, musica latina e «‘na tarantella si nun ce putimm verè», canta Luca D’Alessio, omaggiando papà Gigi D’Alessio.

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