– I tradizionali pre-ascolti dei trenta brani in gara. Nel segno della mediocrità. Emerge una tendenza verso l’introspezione e la nostalgia. Le sorprese: Malika Ayane e Serena Brancale. Gli outsider: Eddie Brock e Fulminacci. Le conferme: Ermal Meta e Fedez-Masini. Le delusioni: Patty Pravo e Francesco Renga
– Carlo Conti: tutto il festival sarà dedicato a Pippo Baudo. Una mostra e due ulteriori serate in marzo. «La selezione delle canzoni somiglia alla composizione di un bouquet al mercato dei fiori: l’obiettivo è renderlo il più possibile variegato». «Gli ospiti? Siamo ancora in alto mare ma per Madonna c’è sempre speranza»
Il Festival di Sanremo da tempo non è lo specchio dell’Italia. O, comunque, offre una visione deformata del Paese attraverso gli occhi, o meglio le orecchie di chi è alla guida della manifestazione canora. Da due anni sono tornate a essere quelle di Carlo Conti che – come Amadeus – ha una cultura musicale molto limitata rispetto a quella di Pippo Baudo che spaziava dalla lirica a Donna Rosa, frutto soprattutto delle esperienze giovanili nella radio commerciale.
Così le scelte della direzione artistica rispecchiano le scalette di quelle trasmissioni che devono compiacere i gusti di tutti. Come ammette lo stesso Carlo Conti: «La selezione delle canzoni somiglia alla composizione di un bouquet al mercato dei fiori: l’obiettivo è renderlo il più possibile variegato». E aggiunge: «Non siamo noi a cercare gli artisti, sono loro a proporsi. E come per i fiorai, bisogna vedere quali fiori sono disponibili». Affermazione che contrasta con il suo ruolo di direttore artistico.
D’altronde, Carlo Conti non conduce programmi: li smaltisce. Entra in studio come un funzionario diligente e ne esce lasciando tutto esattamente com’era prima, con la sola differenza che sono passate cinque ore. È la televisione ridotta a procedura, a rituale burocratico che certifica l’esistenza di uno spettacolo senza mai dargli un senso.
La sua presenza è così neutra da diventare ideologica. Conti incarna l’idea che la televisione non debba dire nulla, non debba rischiare nulla, non debba nemmeno sembrare viva. Deve solo funzionare. Come un elettrodomestico. Accendi, consuma, spegni.

Nessuna tensione, nessun rischio, nessuna memoria. È il trionfo della mediocrità. Il dramma vero è che questa mediocrità viene scambiata per affidabilità. Conti non è bravo perché interpreta la televisione: è bravo perché la anestetizza. È il volto di una tv che ha paura della personalità, che considera il carisma una forma di maleducazione e l’idea una potenziale fonte di polemiche. Ogni sua conduzione sembra pensata per non scontentare nessuno, e infatti non entusiasma nessuno.
E non scontenteranno nessuno, ma nemmeno entusiasmeranno, i brani dei 30 “big” in gara al Festival di Sanremo 2026 che si svolgerà dal 24 al 28 febbraio passate al primo vaglio della stampa nei tradizionali pre-ascolti. Non si tratta di giudizi definitivi, per i quali occorre valutare la resa con l’orchestra di Sanremo, che può migliorare o peggiorare il brano, e la prova dell’artista sul palco dell’Ariston.
In generale, prevale la mediocrità. Non ci sono picchi, ma neanche tragicomiche cadute di stile: si naviga a vista. Sono rappresentati quasi tutti i generi musicali, con una prevalenza delle ballate, e nei testi emerge una tendenza verso l’introspezione: meno amore in senso tradizionale, pochissima politica, e una maggiore attenzione agli stati d’animo. Gli autori hanno scelto di raccontare scavando dentro se stessi e nelle dinamiche delle relazioni, restituendo una mappa sentimentale frammentata, emozionale, uno smarrimento certamente figlio dei tempi. Ma analizziamole nel dettaglio:
Le pagelle: le sorprese Malika Ayane e Serena Brancale

- Tommaso Paradiso – “I Romantici” – VOTO 5
Il vociare di bambini e un pianoforte introducono una prevedibile ballata nello stile di Thegiornalisti. “Spero che mia figlia sia uguale a sua madre / Bellissima che non so come fa”, canta papà Tommaso. Neoromanticismo o mancanza di idee?
- Malika Ayane – “Animali notturni” – VOTO 7
E qui arriva la prima sorpresa, scoprendo la Malika che non ti aspetti, che balla nella giungla, puntando alla luna «come animali notturni». Funky, tribale, ballabile.
- Sayf – “Tu mi piaci tanto” – VOTO 5
Ricorda un po’ Max Gazzè. Citazioni politiche, come quella di Berlusconi (“E come ha detto l’imprenditore/ ‘L’Italia è il paese che amo’”), mescolate con una dichiarazione d’amore semplice e molto orecchiabile.
- Patty Pravo – “Opera” – VOTO 5.5
Il modicano Giovanni Caccamo scrive una sorta di romanza per la “Musa” Patty Pravo. L’impianto però è un po’ troppo accademico. “Siamo santi e peccatori, naviganti e sognatori, un po’ satelliti, fiolosofi di niente”, canta l’ex ragazza del Piper senza coinvolgere.
- Luchè – “Labirinto” – VOTO 3
Un brano urban-rap, un “labirinto” di parole dal quale non trova un’uscita.
- Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” – VOTO 5
Una classica canzone “sanremese” con echi anni Novanta. Una mielosa dedica d’amore «per il mio futuro marito». L’orchestra potrà valorizzarla.
- Francesco Renga – “Il meglio di me” – VOTO 4
Ben sei autori per partorire un topolino, un brano di una banalità spiazzante, privo di mordente.
- Ditonellapiaga – “Che Fastidio!” – VOTO 7
Come quando si presentò con Donatella Rettore, è la scheggia impazzita del Festival. “La moda di Milano che fastidio, lo snob romano che fastidio, il sogno americano che fastidio e il politico italiano che fastidio”. Martellante e lisergica. Se la prende anche con i “giornalisti perbenisti”. Travolgente.
- Leo Gassmann – ‘Naturale’ – VOTO 4.5
Uno scontato inno all’amore, ma non ha né la forza lirica né la spinta musicale.
- Sal Da Vinci – “Sempre sì” – VOTO 3
Matrimonio napulitano in clima “Castello delle cerimonie”: “Con la mano sul petto/ io te lo prometto/ davanti a Dio/ saremo io e te/ da qui sarà per sempre sì”.
- Levante – “Sei tu” – VOTO 6
Una ballad romantica e profonda, che non entra subito a primo ascolto, ma potrebbe crescere nel corso delle serate. La prova vocale è elegante, la costruzione melodica un po’ retrò.
- Tredici Pietro – “Uomo che cade” – VOTO 4.5
Fra cantautorato e hip hop con un “botto” finale, che simula la caduta, unico elemento curioso di un brano anonimo.
- Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” – VOTO 5
Brano ruffiano, scritto da Pacifico, senza scatti, che potrebbe decollare quando sarà sostenuto dall’orchestra. Descrive la frustrazione di un tempo che “corre, quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto”.
- Samurai Jay – “Ossessione” – VOTO 4
Reggaeton da tormentone estivo. Nel finale c’è la voce di Belén Rodriguez: “Stai correndo un po’ troppo, facciamolo lento”, dice la showgirl.
- Serena Brancale – “Qui con me” – VOTO 7.5
Le mamme hanno sempre commosso la platea sanremese. D’altronde, siamo un popolo di mammoni, si dice. Questo brano è dedicato alla madre scomparsa nel 2020. Serena Brancale riscopre il suo passato jazz e blues per una ballad raffinata ed emozionante.

- Arisa – “Magica favola” – VOTO 5.5
Ballad disneyana, autobiografica, scritta insieme al suo ex Giuseppe Anastasi, che ben la conosce. “A 30 anni tutti mi dicevano che bella la tua voce / A 40 voglio ritrovare un po’ di pace”, canta.
- Nayt – “Prima che” – VOTO 4.5
William Mezzanotte, in arte Nayt, porta sul palco un rap crudo e sincero. Anche lui, come Luchè, si perde in una cascata di parole.
- Dargen D’Amico – “AI AI” – VOTO 6
Divertente e scombinato nel testo: passa dall’inquinamento all’AI, da internet alla fuga in Albania. Cita Nureyev e Carlos Raposo, il giocatore-impostore che negli anni ’80 riuscì a ottenere una serie di contratti con le più importanti squadre brasiliane, senza però scendere mai in campo. Discorevival.
- Raf – “Ora e per sempre” – VOTO 5.5
Ballata dedicata alla moglie scritta insieme al figlio Samuele. Nostalgie anni Novanta.
- LDA e AKA 7even – “Poesie clandestine” – VOTO: 3
Musica latina e «‘na tarantella si nun ce putimm verè», canta Luca D’Alessio, omaggiando papà Gigi.
- Bambole di pezza – “Resta con me” – VOTO 5
Un pop-rock onesto, adatto alle radio, ma nulla a che vedere con il rock delle riot girl. Testo impegnato, tra empowerment femminile e coscienza sociale, che sfocia in appello a restare insieme “in questi tempi di odio”. Una occasione mancata.
- Fulminacci – “Stupida Fortuna” – VOTO 6.5
Nostalgia d’indie-pop con echi di Lucio Dalla in una passeggiata tra “il vento della metro” di Roma, “classifiche e Sanremi”.
- Ermal Meta – “Stella Stellina” – VOTO 7
Una ballata delicata e potente, che comincia come una ninna nanna per le piccole vittime di Gaza. La produzione di Dardust, con le sue sonorità mediorientali guidate dall’oud, una sorta di mandola, crea un’atmosfera struggente e coinvolgente.
- Elettra Lamborghini – “Voilà” – VOTO 3
Cita Raffaella Carrà – “Sai già cosa fare / dai comincia tu” – poi è la stessa di sempre.
- Chiello – “Ti penso sempre” – VOTO 5.5
C’è Tommaso Ottomano, braccio destro di Lucio Corsi. Guarda all’Achille Lauro di “Rolls Royce”. Alla fine, risulta un clone imperfetto.
- Eddie Brock – “Avvoltoi” – VOTO 6
Sulla scia di Olly e di Ultimo, potrebbe essere un temibile outsider. Interpreta una ballata romantica ed evocativa, la confessione di un amore trattenuto per paura di distruggere un’amicizia. Il ritornello esplode facendo gonfiare le vene del collo.
- Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta” – VOTO 6
Revival indie-pop e richiami a “Video killed the radio star” per un brano piacevole che porta il buonumore, rivendicando il diritto alla felicità.
- Fedez e Marco Masini – “Male necessario” – VOTO 6.5
Il protagonista è Fedez, che si sente “come un latitante a un passo dall’arresto”: “Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda / se la faceva con gente per bene”. Masini interviene per urlare a squarciagola il ritornello.
- Michele Bravi – “Prima o poi” – VOTO 5.5
Ballad intensa e malinconica, un po’ confusa però. Incompiuta.
- J-Ax – “Italia Starter Pack” – VOTO 5.5
Il brano usa ironia e immaginario pop per raccontare ciò che, secondo l’artista, serve per vivere in Italia oggi. È un elenco dei difetti tipici del Paese in salsa country&western. Un po’ qualunquista e ruffiano.
Dedica a Baudo. Ospiti, si punta su Madonna

Carlo Conti ha spiegato che tutto il festival sarà dedicato allo scomparso Pippo Baudo. L’ufficio stampa Rai ha sottolineato che nella città di Sanremo, durante il festival, ci sarà una mostra dedicata interamente a “Pippo Baudo e Sanremo”, sodalizio storico e imprescindibile nella storia della rassegna canora italiana.
Proprio dall’idea che fu di Baudo, la Rai, nei due sabati successivi al festival, trasmetterà due serate sabato 7 e sabato 14 marzo dal titolo “Sanremo TOP”, che ospiterà nuovamente gli artisti in gara e che darà vista alle classifiche discografiche. Come noto, il potere del Festival di Sanremo è quello di far schizzare le canzoni italiane partecipanti in vetta alle classifiche mondiali di streaming.
«Gli ospiti? Siamo ancora in alto mare ma per Madonna c’è sempre speranza», commenta Conti, dicendosi possibilista. L’ex “Material girl” potrebbe essere a Sanremo, forse proprio in memoria di Pippo Baudo che l’aveva portata al festival. La presenza di Madonna come super-ospite sarebbe legata alla canzone “Bambola” di Patty Pravo che la star italo-americana ha cantato per lo spot di un profumo di un noto brand di moda italiano.
Si è accennato, infine, al problema dell’Eurovision, dopo le affermazioni di Levante, che ha detto che nel caso di vittoria non parteciperebbe ad Eurovision se fosse presente Israele. L’ufficio stampa Rai ha confermato che è un diritto di Levante e di tutti gli artisti esprimere questa posizione. Probabilmente proprio durante la settimana del Festival la Rai metterà a punto un regolamento idoneo alla situazione.
