Storia

Sanremo 2026, al via i duelli fra i giovani

– Nicolò Filippucci vs Blind, El Ma & Soniko e Angelica Bove contro Mazzariello sono le semifinali, i due vincenti si sfideranno giovedì
– Per tutti è già una vittoria potersi esibire all’Ariston. Se il trio punta al ritmo e alla spensieratezza, gli altri tre raccontano storie personali

Mercoledì 25 febbraio, semifinali fra i quattro giovani entrati nella categoria “Nuove proposte” sulla scia delle vittorie a Sanremo Giovani e Area Sanremo. I vincitori si sfideranno il giorno successivo, giovedì 26, nella finale. I duelli vedono Nicolò Filippucci (da Sanremo Giovani) contro il trio formato da Blind, El Ma & Soniko, usciti da Area Sanremo; Angelica Bove (Sanremo Giovani) vs Mazzariello (Area Sanremo).

Filippucci: «Mi metto in gioco dopo l’incubo Covid»

«Sicuramente sono un po’ agitato, ma penso sia normale, però non lo vivo come uno scoglio, anzi, più come un’opportunità di cui sono molto grato e una bellissima esperienza», commenta il diciannovenne Nicolò Filippucci. «Quindi non vedo l’ora, perché mai avrei pensato di calcare un palco come quello dell’Ariston alla mia età». 

Il brano che porterà, Laguna, è una power ballad intensa e viscerale che fa da apripista al prossimo progetto discografico, in uscita in primavera, e sta già macinando record. Il singolo a Natale ha superato il milione di streaming su Spotify, rendendolo il primo tra i partecipanti di Sanremo Giovani a raggiungere questo traguardo. «È un pezzo a cui tengo, che mi piace tanto, è anche molto riflessivo, molto introverso e racconta anche un po’ una parte di me», sottolinea. «Penso che sia giusto per Sanremo perché è un pezzo vero, sincero, credo che sia un po’ la chiave in generale della mia musica. Cerco sempre di esprimermi per quello che sono, per il mio vissuto, così ho deciso di portarlo a Sanremo Giovani».

Originario di Corciano, a 15 km da Perugia, Nicolò Filippucci la musica ce l’ha nel sangue dalla più tenera età, ispirato dalla mamma appassionata di canto, dal nonno (che non ha conosciuto) che ha scritto canzoni per lo Zecchino d’Oro e dal fratello Jacopo che si occupa di musica elettronica. Ma quali sono i suoi miti? «Sono cresciuto con veramente tanta musica diversa, i miei genitori sono grandi appassionati. I miei idoli sono Michael Jackson, Stevie Wonder e i Queen, ho sempre ascoltato anche tanta musica italiana, ma loro li metto nell’Olimpo. Tra gli italiani Giorgia, Tiziano Ferro, Marco Mengoni, il cantautorato di cui era appassionata mia madre, anche Francesco Guccini». Anche tra i Big di quest’anno ce ne sono molti che stima: «Ad esempio Michele Bravi, Serena Brancale, Arisa… Ne  stimo e apprezzo molti, ci sono tanti artisti molto forti, sono molto emozionato anche per quello».

Nella sua generazione colpita dalle chiusure del Covid vede molta forza: «Quel periodo ci ha un po’ “ribaltato”, l’ho visto anche molto su mio fratello che è un po’ più grande di me. Essere costretti a stare a casa sicuramente non è stato facile a livello psicologico. Ma in generale devo dire che vedo in molti ragazzi tanta voglia di fare e magari di cercare di migliorare le cose. Questo mi mette un pochino di tranquillità, perché vedo molti ragazzi desiderosi di mettersi in gioco».

Blind, El Ma & Soniko: «Tre mondi diversi in un brano»

Filippucci sarà colo contro tre: Blind, El Ma & Soniko. «Tre mondi diversi in un brano». Il rapper Blind – che già si è fatto valere a X Factor 2020, all’Isola dei Famosi 2022 – El Ma – la più giovane artista di questa edizione – e il dj e produttore Soniko. Insieme propongono Nei miei DM

«Ci stiamo godendo tutto e siamo felicissimi, c’è un’aria molto positiva che ci fa stare bene», dice Blind, al secolo Franco Popi Rujan, classe 2000, cresciuto nel quartiere di Ponte San Giovanni nel Perugino. Quanto ai compagni di avventura dice: «Ci siamo trovati, siamo tre persone diverse, cioè tre ragazzi diversi tra di loro a livello di stile e anche caratterialmente.  Però ci siamo trovati bene e secondo me questa è stata la nostra forza, unire tre anime». 

La cantautrice bulgara El Ma sta vivendo questo momento «con grande gioia, soddisfazione e un po’ di ansia», mentre Soniko è netto: «Stress, lo stress della preparazione». Spiegano che a legarli sono una bellissima amicizia e un rapporto meraviglioso. Per Blind «la musica è stata il mezzo per uscire dalla strada e raccontarmi. Quindi ci ho sempre creduto. Vengo da un periodo difficile, non lo nego: dopo X Factor ho avuto un calo, per scelte sbagliate manageriali, però essere tornato qui con un brano e andare a Sanremo per me è una rivincita. E più che altro è una conferma di quello che dico, credere sempre in se stessi». Blind spiega di aver già vinto: «Vivere il festival da protagonista, perché alla fine sei uno dei protagonisti. È una roba incredibile».

Nella canzone si parla di contatto fisico in un’epoca in cui si dice che i giovani vivono solo sui social. «Non è un brano “classico sarremese”. È una ballad. Non puntiamo a vincere il premio della critica. Però è un brano che trasmette energia positiva, anche perché noi siamo tre ragazzi giovani, tre ragazzi solari. È questo il messaggio che vogliamo dare, no? A un ragazzo che forse viene da un momento difficile, diciamo di “spensierarsi”. Però sempre tenendo un po’ la nostra generazione per mano. Carlo Conti mi ha chiesto cosa vuol dire nei miei DM… ma i ragazzi e ragazzini lo sanno benissimo» (messaggio privato, ndr).

Mazzariello: «Importante oggi parlare di amorei»

Lucido e maturo nonostante i 24 anni Antonio Mazzariello, che dopo aver sfiorato il palco dell’Ariston l’anno scorso, quest’anno ha vinto Area Sanremo. «Mi sento sballottolato avanti e indietro e la mia faccia tradisce tutte le mie emozioni e paure», ammette. «Ma sono molto contento e soprattutto non vedo l’ora di suonare». Per il cantautore salernitano c’è poi la piena consapevolezza che Sanremo sia un «passo importantissimo che però comunque fa parte di un percorso che sto portando avanti. È un’esperienza che mi aiuta a mettere a fuoco tutte le varie emozioni e preparare anche un dopo».    

Mazzariello porterà all’Ariston Manifestazione d’amore, una canzone che parla di sentimenti con profondità ma anche con leggerezza e spera che «si riveli importante per i miei coetanei, perché penso che ricominciare a parlare d’amore in generale, che non deve essere per forza visto come una relazione sentimentale, è una cosa che in questo periodo storico è necessaria. Diciamo che più che un diritto, è un dovere». Non ha la presunzione di veicolare un messaggio «che salvi vite: voglio dire che per la maggior parte della nostra vita lavoriamo e siamo presi da flow e troppo spesso ci dimentichiamo delle persone che ci stanno accanto. Io, ad esempio, da quando mi sono trasferito e vivo da solo, mi sono accorto ad un certo punto che avrei dovuto chiamare mio padre, dirgli ti voglio bene una volta di più. Quindi con questa canzone invito anche a ricordarsi delle radici».     

Le sue radici sono a Siano, in Campania, ma da un anno circa il giovane cantautore si è spostato a Milano per la musica, rendendosi conto che «lo stacco è enorme e non è sempre positivo e ogni volta che torno a casa mi ricordo quanto poi sia importante avere un ritmo più umano, meno stressante. Inoltre, nella mia musica credo di portare tanto della mia terra, la provincia di Salerno che mi ha cresciuto e mi ha fatto diventare quello che sono. In Manifestazione d’amore non c’è nessun dialetto, ma sento che comunque esprime le mie radici e soprattutto il modo in cui riesco ad attraversare certe cose, con la leggerezza».

Tra i suoi miti musicali ci sono due giganti, come Bob Dylan, «pensare che l’ho conosciuto grazie al programma al liceo scientifico che ho frequentato», e Francesco De Gregori. «Sono fan di quel tipo di scrittura un po’ onirica se vogliamo, specialmente dei primi album, che poi non per forza si riflette nei miei pezzi, ma quando ascolto loro – ammette – non penso a prendere qualcosa, a come cambiare qualcosa, sono totalmente avvinto”. E poi c’è Fulminacci che troverà a Sanremo: «Grande, grande Filippo! Ci assomigliamo tantissimo fisicamente, e poi ho scoperto che siamo nati lo stesso giorno. Spero di reincontrarlo lì così possiamo farci un bel selfie». 

Angelica Bove: «Porto la mia storia sul palco dell’Ariston»

Mazzariello dovrà superare Angelica Bove per andare in finale. Dopo aver brillato tra le stelle di X Factor poco più che maggiorenne e aver agguantato il trofeo di Sanremo Giovani con la canzone Mattone, Angelica Bove ha pubblicato Tana, il suo primo album. E racconta la sua «esigenza forse inconscia» ma impellente di raccontare la sua storia, anche con i traumi come la perdita dei genitori che hanno segnato la sua giovane vita.  

Classe 2003, romana, legatissima ai suoi cinque fratelli, verace ed eclettica («ascolto di tutto, dalle frequenze meditative alla  techno, dal rock a Lucio Dalla, una follia» dice ridendo), ha colpito da subito per la profondità e l’intensità della sua voce e anche la graffiante emozione che pervade i suoi testi. 

Angelica Bove spiega che le piaceva l’idea di partire con Mattone perché un mattone serve a costruire, come dice nel finale della canzone: «È il primo mattone di questo mio progetto ma anche della mia vita. Non vorrei parlare di progetto, mi sembra anche, non lo so, poco informale, troppo formale. Ma definirla la mia opera?». I pezzi non sono altro che frutto di suoi sfoghi: «È un album totalmente autobiografico, ci tengo a dirlo». 

Angelica Bove parla poi della solitudine che nel suo caso: «È una cosa molto ricorrente, la mia è cercata ma anche spesso sofferta, ho un po’ un conflitto con la solitudine, ancora devo capirla tra me e me e devo risolverla. E nella solitudine c’è il mio vizio di cercare una figura che possa colmare vuoti e quasi sempre questa figura si trasforma in un uomo, nell’amore, l’amante che poi alla fine sempre inconsciamente non sono nient’altro che lo specchio  di cosa ho bisogno». E poi aggiunge: «È l’unico strumento che conosco di autodifesa dal mondo esterno, dalle cose che non  capisco, dalla mia confusione, già sono tanto confusa dentro, ma  fuori ce ne è altrettanta di confusione, quindi spesso è una mia  difesa l’isolamento». Poter portare la mia storia sul palco dell’Ariston  e farla sentire a così tante persone è un privilegio grandissimo. È stata tutta una cosa organizzata all’ultimo minuto ed è stato divertente, la vivo come un gioco molto fico che prendo con le giuste misure, non troppo sul serio e me la godo».

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