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 RUFUS WAINWRIGHT: il mio Adriano 2.0

 – Il cantautore canadese inaugura a Spoleto il sessantottesimo Festival dei Due Mondi mettendo in scena l’opera “Hadrian”: «A 13 anni ascoltai il Requiem di Verdi e pensai che avrei scritto un’opera»
– «Ci sono riferimenti storici, religiosi, l’Impero Romano, la guerra, il fanatismo. Medio Oriente e Palestina, il che la rende davvero di attualità. Ma, soprattutto, è la storia d’amore fra due uomini»

Travestito da Judy Garland, con tanto di tacchi a spillo, accompagnato da sette orchestrali in gessato rosa, barocco, eccessivo, sempre sopra le righe. Con questa mise il canadese Rufus Wainwright, uno dei più talentuosi artisti di questo XXI secolo, anzi «il più talentuoso del mondo» secondo Elton John e molti altri celebri ammiratori (da Alanis Morrissette a Sting), si presentò in una celebre apparizione milanese nel 2007. 

Il Rufus che si vedrà venerdì 27 giugno al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto è un altro. Via tutte le sovrastrutture, il cantante da tre ottave è oggi cambiato profondamente, alla trasgressione e alla provocazione preferisce il classico: l’opera. Ovvero, Hadrian, con cui inaugurerà il sessantottesimo Festival dei Due Mondi.

Hadrian, incentrata sulla storia d’amore fra l’imperatore romano Adriano del primo secolo con Antinoo, un bellissimo giovane greco, è un’opera esasperante, tanto più perché interi tratti della musica di Wainwright sono seducenti, inventivi e sfacciatamente romantici. È un’opera più forte, più oscura e certamente più ambiziosa del suo timido e impacciato esordio con Prima Donna. Questa volta ha collaborato con Daniel MacIvor, un premiato drammaturgo canadese, che ha scritto un libretto che, seppur un po’ poeticamente rigido, fonde audacemente la storia di Adriano, così come la conosciamo, con la costruzione drammatica per creare una storia d’amore gay che parla dei nostri tempi.

I cantanti e il coro si muovono all’interno di un mondo scenico essenziale, specchio delle tensioni interiori dei personaggi, dominato dalle potenti immagini del fotografo Robert Mapplethorpe. Johannes Debus dirige la Malta Philharmonic Orchestra e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Il cast di voci è di livello internazionale, con Germán Enrique Alcántara nei panni di Adriano, Santiago Ballerini in quelli di Antinoo, Sonia Ganassi (Plotina), Christian Federici (Turbo) e Ambur Braid (Sabina). L’ideazione, la regia e il design sono di Jörn Weisbrodt, il maestro del coro è Mauro Presazzi.

Rufus Wainwright, sensazionale cantante e compositore dalla tenorile voce d’angelo, porta un profondo amore per l’opera, che per lui «è una forma d’arte emotiva e travolgente, qualcosa che non si fa mai dimenticare». La sua vita, dice, è stata rivoluzionata quando a 13 anni qualcuno gli fece ascoltare il Requiem di Verdi, «un’edizione pazzesca, con Jussi Björling e Leontyne Price. È stata una specie di conversione religiosa». Fu in quel momento, probabilmente, che decise che, prima o poi, un’opera l’avrebbe composta. E, in effetti, ne ha scritte già due. Questa, Hadrian, la definisce però «grand opera».

«Arriva da lontano, sarebbe stata la mia prima scelta per un soggetto d’opera perché da ragazzo le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar mi avevano affascinato. Ma ero consapevole dei miei limiti, avevo abbandonato la scuola di musica, ero passato al pop e non ero pronto ad affrontare la complessità di una storia ambientata nell’Impero Romano. Prima Donna, con quattro personaggi soltanto e un impianto più semplice, mi è servita da esercizio. Chi mi ha incoraggiato ad andare avanti è stato Alexander Neef, oggi direttore generale dell’Opéra di Parigi: con lui ho capito che potevo farcela, e abbiamo debuttato a Toronto nel 2018. Hadrian contiene molte cose: riferimenti storici, religiosi, l’Impero Romano, la guerra, il fanatismo. Medio Oriente e Palestina, il che la rende davvero di attualità. Soprattutto, è la storia di due uomini, Adriano e Antinoo, che potrebbero essere divisi dalla loro diversissima posizione sociale ma che si amano contro ogni pregiudizio. Sì, l’amore è sempre l’elemento che racchiude tutti gli altri».

A Spoleto, Rufus torna dopo quindici anni. La prima volta venne con uno spettacolo creato con Bob Wilson e basato sui sonetti di Shakespeare. «Molto romantici, perché io e Jörn (Weisbrodt, il marito di Wainwright, ndr) stavamo insieme da pochissimo. Abbiamo saccheggiato gli antiquari e speso una fortuna».

Hadrian andrà inscena il 27 e il 29 giugno. Sabato 28 giugno Rufus Wainwright sarà protagonista di un concerto da solista in Piazza Duomo che abbraccia la sua carriera trentennale da autore e interprete di canzoni, da Leonard Cohen e Judy Garland fino a Mina.

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