– Gli ottuagenari Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood celebrano l’anniversario di “Black & Blue”, l’album della svolta soul che segnò l’ingresso del chitarrista ex Faces
– Una ristampa “Super Deluxe” con inediti di «uno dei dischi più sottovalutati». Si moltiplicano le voci di un nuovo lavoro della band, che avrebbe già completato tredici canzoni
Black & Blue non è solo un titolo. È un autoritratto. Nero come la notte che avvolge la band in quegli anni, blu come la malinconia di chi non vuole smettere di crederci. Un disco che parla di sopravvivenza, di mutazione, di resistenza. E che, a modo suo, suona ancora moderno, perché, come sempre, gli Stones non inseguivano il futuro. Lo stavano già vivendo.
Quando nel 1976 i Rolling Stones pubblicarono Black & Blue, si trovarono – come del resto spesso accade a una band che ha già alle spalle un decennio almeno di carriera e di turbolenze creative – in un punto di transizione: l’uscita di Mick Taylor, la ricerca di un nuovo chitarrista, la volontà di non ripetere se stessi, ma allo stesso tempo la pressione di restare “la band”, quella che saliva sul palco e cambiava il rock & roll.
Contesto e storia

Siamo tra il 1974 e il 1975. Gli Stones stanno vivendo un momento incerto. Mick Taylor, il chitarrista che aveva portato eleganza e lirismo dopo Brian Jones, lascia improvvisamente la band. Una ferita vera: Taylor era la linfa di Sticky Fingers e Exile on Main St., il loro periodo d’oro.
Keith Richards, intanto, combatteva con i propri fantasmi: l’eroina, i processi, l’ombra lunga dell’autodistruzione. Tocca a Jagger, come sempre, tenere la barra dritta, ma sa che il gruppo ha bisogno di reinventarsi.
Le session per Black & Blue diventano così una specie di audizione permanente. Jeff Beck arriva in studio a Rotterdam: un genio, ma troppo libero per essere “uno degli Stones”. Rory Gallagher fa un tentativo, ma il suo spirito irlandese è troppo solitario. Harvey Mandel e Wayne Perkins registrano alcune take memorabili — Perkins, in particolare, lascia un’impronta delicata e luminosa in Hand of Fate e Fool to Cry.
E poi c’è Ronnie Wood, amico, compagno di bevute, fratello di anima di Keith. Con lui non serve parlare troppo: basta un riff. Le prime jam tra loro due — specialmente Hey Negrita e Crazy Mama — sono pura chimica. Keith lo sa: «Ronnie non è solo un chitarrista. È uno di noi».
Billy Preston, il quinto Stone
C’è anche un altro protagonista nascosto in questo disco: Billy Preston, tastierista straordinario, già spalla dei Beatles e musicista gospel di razza. È lui che porta nei brani quel tocco di soul e di funk che rende Black & Blue un album così diverso.
In Melody, in particolare, il suo pianoforte e la sua voce diventano quasi un dialogo teatrale con Jagger: due frontman che si divertono a giocare con la musica nera come fosse un vecchio standard da club. Preston era una presenza spirituale, dicevano: «Riusciva a far sorridere anche Keith quando le cose si mettevano male».
Le registrazioni si svolsero tra il marzo e l’aprile del 1975 ai Dynamic Sound Studios di Kingston (Giamaica), ai Musicland Studios di Monaco, e soprattutto al Rotterdam Mobile Studio, il camion attrezzato che portava la musica in giro per l’Europa. L’atmosfera era a metà tra il caos e l’ispirazione pura: bottiglie, jam improvvisate, ore di attesa e poi improvvisamente — in un lampo — una canzone. «Gli Stones non scrivono canzoni», diceva Andy Johns, l’ingegnere del suono. «Le trovano, tra una risata e una rissa».
La copertina e il messaggio

Sulla copertina, fotografata da Hiro, ci sono i volti in primissimo piano: Jagger, Richards, Wood, Wyman, Watts. Volti lucidi, metallici, quasi androgini. È un’immagine che sembra dire: «Stiamo cambiando pelle, ma siamo ancora qui». Non più i ragazzi sporchi di Exile, non ancora i gentlemen globali degli anni Ottanta. Un punto di mezzo. Un “blu” e un “nero”, le due anime di sempre: la malinconia e il groove.
Le tracce
Ciò che colpisce in Black & Blue è la volontà di sperimentare: lontano dall’affondo esclusivo nel rock & roll grezzo, si respira funk (Hot Stuff), reggae (Cherry Oh Baby), ballata soul (Fool to Cry), rock solido (Hand of Fate) e riflessione strumentale alla fine.
- 1. Hot Stuff
Un’apertura che spiazza. Funk, groove, e una sensualità che sconfina nel territorio di Sly Stone o dei Parliament, più che nel rock inglese. Jagger canta come se fosse entrato in un club di Harlem, mentre Keith e Billy Preston tessono una trama di chitarra e clavinet che ti trascina per forza di ritmo. È il brano che dichiara subito: gli Stones non vogliono rifare Brown Sugar, ma esplorare. Un funk sudato, carnale, irresistibile.
- 2. Hand of Fate
Qui tornano gli Stones che conosciamo: riff di chitarra tagliente, ritmo asciutto, voce che racconta una piccola tragedia americana. È una canzone di strada, con quella miscela di fatalismo e adrenalina che è il marchio dei Glimmer Twins. Ronnie Wood entra di diritto nel suono Stones: il dialogo chitarristico con Richards è già perfetto, naturale.
- 3. Cherry Oh Baby
Un piccolo shock per chi li seguiva dagli anni Sessanta: un reggae vero, non una parodia. Eppure, come sempre, gli Stones prendono il ritmo giamaicano e lo fanno loro, con ironia e distacco. Jagger gioca, strizza l’occhio, ma dietro c’è una curiosità sincera. È il 1976, e il reggae sta arrivando ovunque: gli Stones lo sentono, lo respirano e lo portano in studio.
- 4. Memory Motel
Uno dei momenti più intensi di tutto l’album. Sette minuti di malinconia, di vita in viaggio, di stanze d’albergo e amori che si sfilano via come fumo dalla finestra. Jagger canta in modo intimo, quasi narrativo; Richards lo accompagna, e la sua voce che entra a metà è come un colpo al cuore. È una ballata epica ma fragile, piena di immagini da on the road. Una delle canzoni più “vere” della loro maturità.
- 5. Hey Negrita
Il brano che fa entrare ufficialmente Ronnie Wood nel mito. Un riff ruvido, tribale, e una pulsazione funk-rock che suona come una jam sudamericana. È un brano sporco, fisico, pieno di vita. C’è un’ironia sottile nel testo, ma soprattutto una libertà che in quegli anni pochi si concedevano. Gli Stones che danzano nel caos.
- 6. Melody
Un divertissement elegante. Jagger e Billy Preston si scambiano sguardi musicali in un’atmosfera da club jazz, con tanto di fiati e pianoforte swingante. Non è un brano “necessario”, ma racconta una cosa importante: la voglia degli Stones di giocare, di non prendersi troppo sul serio. Una pausa tra due tensioni, quasi un cocktail dopo la tempesta.
- 7. Fool to Cry
Forse l’unico vero singolo “classico” del disco, e infatti fu anche il più radiofonico. Una ballata soul, dolce e malinconica, con un Jagger sorprendentemente vulnerabile. È un pezzo che guarda a Curtis Mayfield, ai falsetti del soul urbano. Alcuni la giudicarono sdolcinata; col tempo, è diventata una delle prove vocali più sincere di Mick.
- 8. Crazy Mama
Finale perfetto: un ritorno al rock’n’roll puro, ma con una ruvidità che sa già di anni Settanta. Chitarre che corrono, batteria serrata, e una voglia di chiudere in bellezza, con il sorriso storto di chi sa di essere ancora “la più grande rock’n’roll band del mondo”. Una scarica d’energia, un saluto sporco e irresistibile.
Le reazioni
Forse non si può definirlo un capolavoro come Exile on Main St. o Sticky Fingers, ma Black & Blue ha in sé qualcosa di importante: l’assunzione del rischio, la volontà di non restare immobili, e l’aprirsi a sonorità “altre”. Come qualcuno ha scritto: «Uno dei dischi più sottovalutati nella discografia della band». Inoltre, quel periodo – seconda metà anni ’70 – imponeva ai grandi gruppi una riflessione: disco, funk, reggae entravano nell’orizzonte rock e i Stones provarono a farci i conti. Black & Blue ne è testimonianza.
Black & Blue non è un’opera “magna” della band, ma è un documento prezioso: un gruppo che si interroga, che cambia pelle senza perdere del tutto il Dna originale. È un album che invita l’ascolto più attento, che richiama la strada, la Giamaica, il funk, il soul e sì – anche la New York delle luci e dei motel – ma porta tutto dentro il “mucchio” degli Stones con eleganza. Se volete avvicinarvi a un lato meno celebrato, magari più “laterale” della band, questo è il disco giusto.
La ristampa con inediti
L’occasione viene offerta dagli stessi Rolling Stones, pronti a celebrare il loro rivoluzionario album del 1976 con un cofanetto “Super Deluxe”, in arrivo in tutto il mondo il 14 novembre, pubblicato da Universal Music. Il cofanetto in vinile da 5 LP e quello da 4 CD includono anche un disco Blu-ray, un libro con copertina rigida di cento pagine ed una replica del poster del tour. La versione in edizione limitata di 5 LP in vinile marmorizzato nero e blu sarà disponibile solo sullo shop online di Universal Music. Ma ci sono anche i formati in Vinile (nero e zootropio), doppio vinile (nero e colorato), CD e doppio CD. La ristampa Black and Blue 2025 include un disco con sei registrazioni inedite, tra cui la composizione di Jagger/Richards I Love Ladies, un’altra ballata soul, oltre a una energica versione di Shame, Shame, Shame di Shirley & Company. Sono incluse anche quattro incredibili jam strumentali degli Stones, tratte dalle session del 1975, con chitarristi ospiti.
E un nuovo album in arrivo
Nel frattempo, Keith Richards, 81 anni, Mick Jagger, 82 (in giro fra Sicilia e Grecia), Ronnie Wood, 78, ovvero i “nonnetti” del rock stanno per tornare con un nuovo album. Le conferme arrivano da più fonti: il figlio di Keith Richards, Marlon, ha recentemente rivelato che il padre sta lavorando a un nuovo album e anche Andrew Watt, che ha prodotto l’ultimo album Hackney Diamonds, ha parlato nel podcast della rivista americana Rolling Stone di ciò che sta facendo attualmente con Mick, Keith e co. «L’ho già detto: lavorare per gli Stones è come lavorare per Batman», ha detto Watt. «Non appena la lingua si accende sulla città, molli tutto e sali a bordo. Posso confermare che abbiamo registrato della musica insieme, ma questo è tutto ciò che posso dire in questa fase».
Lo scorso anno, Mick Jagger e soci hanno tenuto 20 concerti in Nord America, incassando circa 235 milioni di dollari e piazzandosi al sesto posto nella classifica dei tour musicali mondiali con il maggior incasso del 2024, mentre quest’anno la band ha deciso di non andare in tour proprio per lavorare al nuovo disco. Già a maggio era uscita la notizia che la band avrebbero completato 13 canzoni ai Metropolis Studios di Londra Ovest. La band sarebbe in trattative per stabilire la data di uscita del disco.
