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ROBERT PLANT: i Saving Grace mi hanno salvato

 L’ex voce dei Led Zeppelin pubblica il primo album con la nuova band. Un lavoro incentrato sul piacere di suonare e sull’amicizia piuttosto che sulle convenzioni dello show business. Blues, folk, sapori etnici
– «È un modo per tornare indietro: vorrei ritrovare quel contatto più intimo che c’era agli inizi con le persone». «Sono stati anni meravigliosi quelli con i Led Zeppelin, ma è un abito che non mi sta più addosso»

I Saving Grace, la nuova band di Robert Plant, il leggendario cantante dei Led Zeppelin, non seguono la solita prassi, dato che da anni registrano e testano dal vivo i brani inclusi nel loro album di debutto pubblicato oggi, venerdì 26 settembre. Il loro approccio è più incentrato sul piacere di suonare e sull’amicizia piuttosto che sulle convenzioni dello show business. E lo hanno ampiamente dimostrato nei concerti del loro tour europeo in cui si sono dedicati a portare canzoni altrui nel loro territorio, senza dimenticare, naturalmente, di far rivivere alcune gemme del repertorio di un gruppo che è stato uno dei grandi emblemi dell’hard rock, ma servite con arrangiamenti molto diversi che ne esaltano il lato acustico e intimo.

Il fatto che non compongano materiale proprio non è un ostacolo, poiché trasformano brani originali di altri in qualcosa di fresco e dall’aspetto scintillante e nuovo, integrando blues, bluegrass, musica americana, folk, sapori etnici e qualche tocco rock con sorprendente facilità. Come nel caso di Everybody’s Song, una cover del duo Low, singolo dell’album intitolato come il progetto, ovvero Saving Grace, già eseguita dal vivo.

Tutto questo è stato possibile grazie a una band ben rodata composta da Robert Plant alla voce e alle maracas; Suzi Dian alla voce e alla fisarmonica; Oli Jefferson alla batteria; Tony Kelsey alle chitarre e al mandolino; Matt Worley al banjo e alle chitarre; e Barney Morse-Brown al violoncello. Il cantante, che ha compiuto 77 anni lo scorso 20 agosto, sfoggia ancora una voce impeccabile.

Robert Plant, il secondo da sinistra, con i Saving Grace

La genesi di Saving Grace è cominciata durante il lockdown nella “Contea”, quando il consueto vagabondaggio di Plant era praticamente proibito. Mentre le sue recenti avventure si sono concentrate a Nashville, dopo essersi riunito con Alison Krauss per Raise The Roof, album del 2021 in vetta alle classifiche e plurinominato ai Grammy, è stato nella campagna inglese che Robert Plant ha stretto un legame stretto con questo eterogeneo gruppo di musicisti, che attraverso le loro esperienze condividevano una propensione verso le sue amate canzoni evocative.

Insieme, Plant e Saving Grace, hanno trascorso gli ultimi sei anni trasformandosi in un laboratorio di stili e personalità di ampio respiro, attraversando il tempo e le circostanze con gioia e abbandono. «Ridiamo molto, davvero. Credo che mi si addica. Mi piace ridere», dice Plant. «Sai, non riesco a trovare un motivo per essere troppo serio su nulla. Non sono annoiato… Sono persone dolci e stanno tirando fuori tutto ciò che prima non riuscivano a esprimere. Sono diventati stilisti unici e insieme sembrano essere approdati in un posto davvero interessante. Davvero considero questa band come la mia “saving grace”, la mia grazia salvifica. Mi ha salvato la sanità mentale, dico sul serio».

  • Negli ultimi anni lei ha lavorato con Alison Krauss e Patty Griffin. Come si trova assieme a Suzi Dian?

«È stato un bel cambiamento rispetto alla mia band, gli Strange Sensation, mi ha fatto entrare in una dimensione fatta di parti vocali condivise in cui si lavora con un’altra cantante e ci si adatta al suo stile vocale. Volevo vedere se c’era un’altra voce con cui lavorare e mi hanno presentato Suzi e il marito, il batterista Oli Jefferson. Mi è piaciuto subito il suo stile dolente, il suo approccio fresco ed entusiasta ai pezzi che le proponevo. Erano anni che non sperimentavo una cosa del genere, e invece eccola qua. Sarà banale, ma il fatto che portava un’altra prospettiva mi ha reso felice. È una cantante contemporanea che viene da un mondo musicale che non ho mai esplorato. Ha dovuto modificare un po’ il suo modo di cantare e io mi sono adattato alle sue sfumature. E ha funzionato, è una di quelle combinazioni che sembrano naturali».

Oltre alla cover dei Low, l’album comprende la collaudata canzone irlandese As I Roved Out, che riflette con drammatico realismo il tradimento narrato nel testo, in cui una giovane donna viene abbandonata dal suo amante per sposare una donna più ricca, passando dall’intimità a un grandioso climax degno di una murder ballad. Nella ballata Too Far From You, della poco conosciuta Sarah Siskind, il contrasto tra i trilli di Plant e il languore lamentoso di Dian conferisce grande drammaticità a una melodia impreziosita da arrangiamenti folk-rock. La loro rivisitazione del gioiello dark della cantautrice Martha Scanlan, Higher Rock, combina un’atmosfera country con un’armonica che ricorda John Mayall.

«È un modo per tornare indietro», spiega Plant. «Vorrei ricreare l’intimità dei posti che ho frequentato e in cui mi sono esibito durante la mia giovinezza. Quando ero bambino andavo al Dudley Town Hall, Stourbridge Town Hall o Coventry Town Hall, e potevi vedere i Rolling Stones e tutte le altre band di quel livello. Oggi, se sei una grande band come gli Stones, suoni a Wembley, è tutto molto diverso. Sarà molto ben organizzato, molto professionale, ma non c’è quell’interazione con il pubblico. Ecco vorrei trovare questo contatto più intimo con le persone».

Dell’album dei ricordi non fanno parte i Led Zeppelin, ormai una leggenda sbiadita dalle liti, dal tempo e dall’età. «È un abito che non mi sta più addosso, gli “uh uh ah ah” con una grande rockband non sono più cosa mia, mi sembrerebbe di essere uno stripper in un club», spiega. «Sono stati anni meravigliosi quelli trascorsi con la band, ma anche drammatici. Ho avuto un gravissimo incidente stradale, ho perso un figlio di cinque anni… non vivo nel Paese delle Meraviglie. Poi si è più consapevoli del proprio talento. Ho capito che non potevo essere solo un cantante, dovevo essere qualcosa di diverso. È cominciata una sfida con me stesso». Un sfida che continua a 77 anni.

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