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RENATO ZERO: i governi ci vogliono ignoranti

Se Baglioni non prende posizione, il “l’idolo dei sorcini” ne ha per tutti e tutto, compresi il Ponte sullo Stretto di Messina e il Festival di Sanremo. Il 3 ottobre scatta “L’OraZero”, il suo nuovo album. Domani spegne 75 candeline. Tour in gennaio. «Sogno di fare un film e mi piacerebbe collaborare con Ultimo»
– «Come artista mi sento in diritto e dovere a esprimere il mio pensiero. Viviamo in tempi di guerra e in una situazione estremamente precaria. Penso che anche la musica si debba, in qualche modo, adeguare a questo clima». «Lasciamo in pace i siciliani, che si meritano questa autonomia celeste e paesaggistica»

C’è chi come Claudio Baglioni preferisce non prendere posizione, schierarsi fra i “non so, non ho visto, se c’ero dormivo”, ci sono quelli che scelgono da quale parte stare. Come Renato Zero: «Come artista mi sento in diritto e dovere a esprimere il mio pensiero», commenta. «C’è la latitanza dell’accarezzare le ideologie. In tutto ci sono 54 guerre dichiarate e ognuno di noi ha il tumulto di sistemare le cose. Come ho scritto nella prefazione del nuovo disco, “ognuno deve combattere la sua guerra” e spesso ci si rende conto che il nemico siamo noi stessi». 

Il nuovo album L’OraZero, in uscita il 3 ottobre, è un racconto urgente in tempi difficili, non a caso si parla molto di pace in quasi tutto il disco. Sono 19 brani che rappresentano gli umori di un mondo inquieto e la voglia di cambiamento. «Mi preoccupa l’abituarsi e al dolore, l’abituarsi al regime terroristico».

La copertina dell’album

«Siamo prigionieri di forze al di fuori di noi, non possiamo controllare assolutamente nemmeno il nostro futuro», continua il re dei sorcini. «Già il futuro di per sé è una cosa seria, ma in più vieni bendato. Il futuro è così poco chiarificatore. Ci sono atteggiamenti che arrivano da certe amministrazioni con scelte politiche che indeboliscono una certa autonomia. Mi spaventa il fatto che non ci sia più una autonomia. Non parlo solo della nostra, ma anche di quella tutti gli altri e soprattutto dei i bambini. I governi ci tengono ignoranti a tutti i costi».

E aggiunge: «Dobbiamo usare un linguaggio temperato e morbido anche nella contestazione. C’è bisogno di affrontare certe problematiche, certi risvolti che poi finiscono sempre nelle canzoni. Viviamo in tempi di guerra e in una situazione estremamente precaria. Penso che anche la musica si debba, in qualche modo, adeguare a questo clima. Dobbiamo fare in modo, se possibile, anche senza spingerci troppo, a tener conto della spiritualità, che gioca un ruolo importante».

Il ponte sullo Stretto e Sanremo

E prende posizione anche sul Ponte sullo Stretto di Messina. «Che senso ha questo ponte quando le isole hanno una loro vita e una loro magia? Il traghetto è parte della bellezza del viaggio. Speriamo che non avvenga, anche per amore dei siciliani, che si meritano questa autonomia celeste e paesaggistica». 

Tra gli argomenti affrontati, anche il futuro artistico. E qui è spuntato un sogno: «Mi piacerebbe girare un film, raccontare quello che non riesco a dire in musica e portarlo sullo schermo. Siamo orfani dei grandi cinematografi con schermi enormi, dove non si perdeva un dettaglio. Se riuscissi a raccontare una storia al cinema, non mi dispiacerebbe». Così come non gli dispiacerebbe cantare una canzone di Ultimo: «La mamma di Nicolò è una mia amica dai tempi. Lui è cresciuto a pane e Renato. Magari scrivesse una cosa per me, figuriamoci. La canterei volentieri. Forse però lui ha un po’ di soggezione».

E non lesina una frecciatina al Festival di Sanremo: «Ho la sensazione che gli artisti siano scelti in base al quorum dei sostenitori sui social, bisogna avere coraggio di prendersi responsabilità, all’Ariston deve esserci spazio per tutti,. Sanremo deve accogliere tutti i generi così possiamo sperare in altri Umberto Bindi, Gino Paoli, Luigi Tenco e Sergio Endrigo che hanno portato all’estero questo paese meraviglioso, non c’è solo Domenico Modugno».

Sulla torta 75 candeline

Renato Zero (foto Roberto Roco)

Non poteva che essere la musica il miglior modo per celebrare un compleanno speciale. Quello di Renato Zero, che cade domani, 30 settembre: 75 candeline da spegnere sulla torta. E, a poco più di un anno dalla sua ultima avventura live, si appresta a riabbracciare il suo pubblico dal vivo con L’oraZero in tour, che lo porterà sui palchi delle principali città italiane, a partire da gennaio 2026 con 23 date annunciate in giro per il Paese, fino al mese di aprile. Si parte il 24 gennaio da Roma, la sua città, con una catena di sei appuntamenti che lo vedrà live sul palco del Palazzo dello Sport, per proseguire poi a Firenze (Nelson Mandela Forum), Torino (Inalpi Arena), Mantova (Palaunical), Conegliano (Prealpi San Biagio Arena), Bologna (Unipol Arena), Pesaro (Vitrifrigo Arena), Eboli (Palasele), Bari (Palaflorio) e Messina (Palarescifina).

«Quando sono sul palco, le canzoni sono la medicina migliore per me per affrontare il pubblico, commenta. «Si fa fatica alzarsi la mattina e raccontarci che “la vita è bella”. Dobbiamo trovarci alleati e spingere l’acceleratore perché il nostro intervento possa seguire una contaminazione importante sotto sotto, quasi segretamente. Ogni artista involontariamente faccia un lavoro di ripristino e di riappacificazione. Guardo i miei colleghi rapper che si esibiscono in un genere particolare. Li osservo e mi rendo conto anche che ci può essere una capacità di non creare compartimenti stagni. Siamo una famiglia meravigliosa proprio per la diversa maniera di intraprendere un viaggio. Uniamoci».

La riappacificazione con Loredana

Infine, la rappacificazione con Loredana Bertè, avvenuta questa estate: «Io e Loredana abbiamo collaborato talmente tanto che abbiamo finito per litigare. Succede anche in una coppia di innamorati che la troppa frequentazione crei grandi malintesi e delle stanchezze. Considerate che non eravamo solo io e Loredana, ma c’era anche Mimì. Un triangolo più eclatante di questo non esiste. Eravamo un ente assistenziale. Ognuno di noi faceva marchetta per l’altro per un piatto di minestra».

«L’abbraccio con Loredana era definitivo e anche urgente», sottolinea. «Passano gli anni e il tempo si stringe. Loredana l’ho trovata meravigliosamente calma e riflessiva, anche grazie a me perché quando mandava a quel Paese qualcuno, accorrevo io per appianare le tensioni. Senza il mio sostegno si è ritrovata isolata e ha fatto ammenda alla propria bontà e sensibilità, credo di essere artefice per la riconversione. Oggi averla vicina a me vuol dire molto».

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