– Nove nomination ai Grammy per Kendrick Lamar, ma secondo Billboard il genere hip-hop si trova per la prima volta in 35 anni senza hit nella Top 40 americana
– Secondo alcuni osservatori si tratterebbe di un momento di transizione. Segnali di stanchezza nei confronti del genere cominciano ad avvertirsi anche in Italia
C’è un paradosso evidente nello scenario musicale odierno: da una parte, un artista come Kendrick Lamar ottiene nove nomination ai prossimi Grammy Awards (tra cui Album of the Year, Record of the Year e Song of the Year), segnando una tappa importante nella sua carriera. Dall’altra, lo stesso genere al quale appartiene — il rap, o più in generale l’hip-hop — sembra attraversare una fase di contrazione: per la prima volta in più di 35 anni non c’è alcuna canzone rap nella Top 40 della classifica americana Billboard.
Il trionfo di Kendrick Lamar

Kendrick Lamar si presenta all’appuntamento con i Grammy 2026 con nove candidature, il numero più alto tra tutti gli artisti dell’ultima tornata. Il suo album GNX è nominato per Album of the Year, e la canzone luther (in collaborazione con SZA) è in corsa per Record e Song of the Year.
Questo non solo consolida la posizione dell’artista come figura centrale del panorama musicale contemporaneo, ma riflette anche che, seppure in un contesto difficoltoso, il rap può ancora possedere forza creativa e riconoscimento nell’industria. Anche se GNX segna un punto di svolta nella carriera dell’artista. È un’opera che alterna momenti di feroce intensità a riflessioni introspettive, dimostrando ancora una volta la maestria di Kendrick nel raccontare storie e dipingere immagini con le parole.
Il “buco” nei numeri
Il rovescio della medaglia è l’uscita dalla Top 40 della Hot 100 della canzone luther. La hit di Kendrick Lamar e SZA, dopo quasi un anno in classifica, è stata rimossa secondo le nuove regole Billboard che eliminano i brani considerati “recurrent”, cioè quelli che, pur avendo avuto un lungo successo, perdono slancio e restano fermi nelle posizioni basse. Una volta uscita quella canzone, non ce n’era nessun’altra pronta a prendere il suo posto. Il risultato? Nessun brano rap nella Top 40 per la prima volta in trentacinque anni.
Secondo Billboard, si tratta dell’«ultimo segnale di un recente calo della dominanza commerciale dell’hip-hop». Il mercato lo conferma: la quota del genere è scesa da quasi il 30% nel 2020 a circa il 24% nel 2025. Il genere resta ascoltatissimo, ma non sembra più produrre i mega hit capaci di competere con pop, country o R&B sulle grandi piattaforme. Questo non dipende soltanto dalla qualità o dalla popolarità degli artisti, ma anche da una trasformazione del modo in cui il pubblico scopre e consuma musica: oggi contano di più la viralità su TikTok, le playlist editoriali di Spotify e le collaborazioni cross-genere che sfumano i confini tra rap, pop e dance.
Un altro fattore è il ritmo delle uscite. Molti grandi nomi dell’hip hop hanno rallentato, pubblicando meno singoli da classifica e più progetti concettuali o indipendenti. Al tempo stesso, altri generi si sono reinventati: il country e il pop stanno vivendo una rinascita commerciale, e molti artisti “ibridi” — da Doja Cat a Post Malone — mischiano elementi rap pur venendo classificati in altri generi. In altre parole, l’hip hop non è sparito, si è solo disperso in nuove forme.
La doppia lettura
Questo contrasto — l’artista in ascesa e il genere che sembra vacillare — può essere interpretato in vari modi:
– Il rap mainstream ha forse bisogno di un nuovo “racconto” forte, di nuovi protagonisti che vadano oltre la ripetizione di schemi già visti.
– Le regole dei chart (ad esempio quelle modificate da Billboard che accelerano l’esclusione delle “vecchie” canzoni ancora in classifica) possono aver influito sulla visibilità del genere.

– È possibile che il rap si stia “spostando” non tanto nella marginalità, quanto in un ambito più diversificato, dove la sua influenza si esercita ma non più con la centralità assoluta di qualche anno fa.
– Il vuoto nella Top 40 può indicare che stanno emergendo altre strade, altri generi, o che il pubblico mainstream stia spostando l’attenzione altrove.
Un momento di transizione
Vedere come Kendrick Lamar si muove in questa fase può offrire indizi su come il rap possa reinventarsi. Il produttore The Alchemist ha spiegato che l’assenza del rap nelle classifiche «non ha nulla a che vedere con la qualità della musica», ma piuttosto con una fase di transizione naturale. Dopo decenni di dominio assoluto, è plausibile che il genere stia attraversando un momento di ridefinizione, cercando nuove vie per rimanere rilevante nel mainstream.
Più che un declino, quindi, sembra un cambio di ciclo. Le regole delle classifiche sono mutate, le dinamiche dell’ascolto si sono spostate verso il breve termine e i generi si mescolano sempre più. Ma la cultura hip hop continua a essere il cuore pulsante della musica americana, solo che, oggi, il suo battito si percepisce in modi diversi: in una base trap dentro un brano pop, in un verso rappato nascosto in una hit dance, o nei suoni urbani che influenzano quasi tutto ciò che entra nelle nostre cuffie.
La situazione in Italia
In Italia la situazione appare meno problematica… per ora. Il rap italiano sta molto bene commercialmente, con un grande successo di vendite, streaming e concerti sold out. Le classifiche FIMI sono sempre e comunque piene di album rap, facendo sperare di poter evitare di parlare di crisi. Eppure, serpeggia un vago sentore di stanchezza nei confronti del genere.
Secondo il report FIMI 2024, sono diversi i segnali d’allarme: la qualità può essere compromessa dall’eccessiva produzione e da una certa omogeneizzazione delle sonorità, con una minore personalità negli artisti più giovani, mentre altri generi come pop e rock continuano a dominare le classifiche generali, anche se la demografia sta riducendo il pubblico hip-hop.
