– I segnali sonori più interessanti della settimana. Sesso ed eros nei lavori delle quattro artiste. Nuovo album per i Mogwai, più melodici e meno dinamici. Il bizzarro “Friar Tuck” di Julian Cope e altre uscite
“ANKLES”, LUCY DACUS
Lucy Dacus ha annunciato il suo attesissimo quarto album in studio, Forever Is A Feeling,in uscita il 28 marzo via Geffen Records. La copertina è un dipinto della Dacus realizzato dall’acclamato artista Will St. John e i collaboratori dell’album includono Hozier, Phoebe Bridgers, Julien Baker, Blake Mills, Bartees Strange, Madison Cunningham, Collin Pastore, Jake Finch e Melina Duterte. Insieme all’annuncio, Dacus ha presentato due nuovi brani, Limerence e Ankles, accompagnati da un video musicale del secondo, girato a Parigi e con la partecipazione speciale di Havana Rose Liu.

Mentre l’ultimo album della Dacus, Home Video, esplorava il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, Forever Is A Feeling affronta temi decisamente più adulti. La rigogliosità del suono dell’album è accompagnata da una nuova onestà nell’approccio della Dacus alla sessualità e al romanticismo. “Allora mordimi sulla spalla, tirami i capelli”, canta Lucy inAnkles. “Tirami per le caviglie fino al bordo del letto e prendimi come fai nei tuoi sogni”. Il sesso in Ankles rimane una fantasia, come in molte canzoni, l’amore non arriva facilmente, il desiderio deve essere contrastato, ma la volontà di parlarne mostra una nuova schiettezza, una nuova e coraggiosa volontà di esprimere la sensualità. «La canzone era stata originariamente scritta come una ballad», racconta Lucy. «Ma nell’album la malinconia è stata trasfigurata. Gli archi pulsanti si accumulano in una fitta trama di batteria, chitarre, una linea di basso esuberante, suoni dance ed elettronici. La frustrazione diventa provocante, giocosa, piena dell’eccitazione di un’attrazione reciproca».
La maggior parte delle canzoni di Forever Is A Feeling è stata scritta tra l’autunno 2022 e l’estate 2024. «Sono stata presa a calci in testa dalle emozioni», dice la Dacus. «Mi sono innamorata, mi sono disinnamorata». Ha dovuto fare pace con il prezzo da pagare in amore. «Bisogna distruggere le cose per poterle creare. E io ho distrutto una vita davvero bella». Forever is a feeling (in italiano l’eternità è una sensazione) è forse solo una sensazione, ma questo non vuol dire che non sia nulla. Torniamo al quadro di Will St. John, dove il titolo dell’album appare tatuato sul petto di Dacus. I tatuaggi sono segni permanenti, pensiamo, ma possono durare solo quanto la carne su cui sono scritti. «In realtà non si può catturare l’eternità», afferma Lucy. «Ma credo che sentiamo l’eternità nei momenti. Non so quanto tempo vi ho trascorso, ma so che ci sono stata». L’amore finisce, i tatuaggi svaniscono, la carne vacilla; anche i dipinti e le canzoni non sono per sempre, non proprio, anche se queste canzoni dureranno a lungo. Amare un altro essere mortale significa tentare la propria sorte con ciò che è temporaneo.
“EROTICA”, MIYA FOLICK
Miya Folick ha annunciato il nuovo album Erotica Veronica, il terzo in studio della musicista di Los Angeles e il primo ad essere autoprodotto. È in uscita il 28 febbraio e presenta le canzoni precedentemente pubblicate La Da Da e Alaska. Folick ha anche condiviso un video musicale per la nuova canzone Erotica.
«Penso che siamo alimentati da regole su come appare una fantasia appropriata, specialmente quando sei accoppiato», ha detto in un comunicato stampa. «La nostra cultura è così puritana in questo modo. Ma penso che sia importante per me mantenere la mia autonomia di pensiero, e condividere sinceramente le mie fantasie è un atto di tenerezza e intimità».
“LOUDER, PLEASE”, ROSE GRAY
Nata alla vigilia di Capodanno, c’è un tocco di destino nel modo in cui Rose Gray ha abbracciato la cultura del club. La cantante, produttrice e DJ, che proviene da Walthamstow, Londra, ha trascorso la sua adolescenza inseguendo un sogno di pop star imperfetto, prima di rendersi conto che l’immagine in cui veniva modellata – e la musica che l’accompagnava – non rappresentava il suo vero sé. Ma quando la ricca scena elettronica di Londra è arrivata a chiamare a inizio dei suoi vent’anni, ha compreso qual era la sua strada.
Da allora è cresciuta fino a vivere e respirare quello stile di vita, che ha plasmato senza sforzo, rendendo appetibile e sensualeil rave-pop nei suoi ultimi EP Synchronicity (2022) e Higher Than The Sun (2023). Queste tavolozze sonore penetrano ancora più a fondo nell’underground nell’album di debutto di Rose Gray, intitolato Louder, Please, che atterra mentre il suo trend continua a salire, a seguito di collaborazioni con TSHA, Ben Helmsley e un invito personale di Mel C a esibirsi alla festa per il cinquantesimo compleanno di Sporty Spice.
“MEDUSA”, FEDERICA MARINARI
“Vorrei essere una medusa, simbolo di bellezza, mistero, energia e libertà, per farmi trasportare dalle correnti di Mari e oceani e viaggiare senza tempo”. Federica Marinari con Medusa (etichetta Apollo Records) inizia un progetto musicale completamente nuovo, in cui mescola attivismo e musica nella maniera più pura possibile, raccontando quanto è cambiato il suo modo di percepire la vita da quando il rapporto con la natura e tutti gli esseri viventi le ha mostrato la sua vera essenza. Il brano, accompagnato dal videoclip, è il primo estratto dell’EP Pace Vegetale: «È una preghiera, è un ringraziamento, è il desiderio di prestare la propria voce e attenzione a qualunque essere vivente che subisce attivamente o passivamente violenze o pressioni», spiega Federica.
«La musa ispiratrice di questo nuovo viaggio è Madre Natura e Medusa è il primo approdo e l’idea che prende vita è quella di trasformare l’emozioni in suoni, creare una comunicazione sinestetica priva di troppe regole», prosegue. «I brani dell’album sono flussi che mutano dall’inizio alla fine con orchestre Gamelan, cordofoni orientali, suoni di Madre Natura, vocoder e una scrittura semplice e diretta. L’analogico si mescola piacevolmente con l’elettronico portandosi rispetto l’uno all’altro, non si parla di pop, soul, ambient ma di musica fluida unita da un concept, creata per essere suonata, ascoltata e cantata in posti unici, particolari, nella natura, tra le rocce e in spazi dove farsi troppe domande sarebbe un limite».
“IT’S A MIRROR”, PERFUME GENIUS
Perfume Genius ha annunciato un nuovo album, The Glory, prodotto da Blake Mills. È il seguito di Ugly Season del 2022 e uscirà il 28 marzo su Matador. Il disco presenta il singolo principale It’s a Mirror, con un video diretto dal collaboratore Cody Critchloe.
«Mi sveglio sopraffatto anche quando non succede nulla. Passo il resto della giornata a cercare di regolare, cosa che preferisco fare a casa da solo con i miei pensieri. Ma perché? Sono per lo più cattivi. Inoltre, non sono davvero cambiati per decenni», ha detto di Mike Hadreas, aka Perfime Genius, in un comunicato stampa. «Ho scritto It’s a Mirror mentre ero bloccato in uno di questi loop isolanti, vedendo che qualcosa di diverso e forse anche bello è là fuori, ma non sapendo bene come avventurarsi. Ho molta più pratica nel tenere la porta chiusa».
“THE BAD FIRE”, MOGWAI
L’undicesimo album di Mogwai inizia con un arpeggio elettronico ghiacciato avvolto nel riverbero. Sotto, altri toni del sintetizzatore più profondi e più scuri si costruiscono e scivolano. L’effetto è minaccioso e cinematografico, forse perché il suono assomiglia alle partiture elettroniche che il regista John Carpenter ha ideato per i suoi film a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. È la portentosa apertura di The Bad Fire, un album che coincide con il trentennale dei Mogwai.
In questi trent’anni i Mogwai sono diventati una istituzione con i loro album strumentali che entrano regolarmente nella Top 10, accompagnano documentari. Li potremmo definire post-rock. nonostante l’avversione della band per il termine.E quindi ci sono cose che ci si aspetta da Mogwai: strumentali che vanno in crescendo, raggiungendo un’intensità vasta e distorta, che troviamo in questo album, in particolare in If You Find This World Bad e You Should See Some of the Others. E ci si aspetta anche fantastici titoli di canzoni: oltre ai suddetti, Pale Vegan Hip Pain, Fanzine Made of Flesh , Lion Rumpus e You’re Lionel Richie, It’s What I Want to Do Mum, Simon Ferocious e l’impareggiabile Stupid Prick Gets Chased By the Police and Loses His Slut Girlfriend. Titoli che ramente una relazione con le canzoni.
The Bad Fire – un termine popolare scozzese per indicare l’inferno – sembra legato alla figlia di Barry Burns che soffriva di una malattia pericolosa per la vita (da allora si è ripresa). Ma, quello dei Mogwai, è un inferno misurato e composto, che si appoggia più sulla melodia che sulla dinamica.
“FRIAR TUCK”, JULIAN COPE
Julian Cope ha probabilmente avuto una delle carriere più strane e altalenanti nel rock’n’roll, e dopo la sua produzione sperimentale degli ultimi anni, con Friar Tuck trova il pendolo che torna non solo ascoltabile ma davvero molto divertente. Solo nei titoli delle canzoni c’è un allegro senso di malizia, giochi di parole sarcastici e immagini sciocche ma vivide: Too Freud To Rock’n’Roll, Too Jung To Die; You Gotta Keep Your Halfwits About You; Four Jehovahs In A Volvo Estate.
Il fatto che abbia riscoperto l’arte della melodia, anche se mantenendo alto il fattore stranezza, non fa che aumentare il fascino. Friar Tuck è uno sguardo umoristico e sconcertato sul mondo moderno di un uomo che non è mai sembrato parte di esso.
“LIKE A ROLLING STONE”, TIMOTHÉE CHALAMET
È in radio il singolo Like a rolling stone, leggendario brano di Bob Dylan e interpretato da Timothée Chalamet ed estratto da A Complete Unknown (Original Motion Picture Soundtrack), la soundtrack ufficiale (Columbia Record/Sony Music/Searchlight Pictures) dell’omonimo film dedicato a Bob Dylan che arriverà nelle sale italiane dal 23 gennaio. La colonna sonora, interamente interpretata da Timothée Chalamet, uscirà in versione vinile il 24 gennaio e cd il 28 febbraio. Impressionante la somiglianza della voce di Chalamet con quella di Dylan.
«Per me c’era un solo modo per realizzare questo film: avere attori che fossero profondamente talentuosi, ambiziosi e abbastanza coraggiosi da poter incarnare le personalità degli artisti che avrebbero dovuto interpretare. E per fare questo, dovevano essere in grado di cantare le canzoni… Non volevamo sostituire la potenza, la bellezza e la meraviglia di quello che già esiste, ma piuttosto celebrarla», ha commentato il regista, sceneggiatore e produttore del film James Mangold.
“RAID” KILO KG
S’intitola La K La G 2 il nuovo EP del rapper palermitano Kilo KG. Distribuito da Believe e anticipato dai singoli Gremlin e Raid, il lavoro è composto da 7 brani e ha 5 ospiti: il berlinese CIIIO, l’italo-senegalese Yank, il milanese di origine albanese 3Vis, il monzese Mr Rizzus e il palermitano Dableh. Con questo EP, Kilo KG dimostra di avere la capacità di raccontare il suo vissuto più “street” tramite una serie di dualismi di cui ha preso consapevolezza e che hanno segnato il suo percorso: nei brani, infatti, emerge il contrasto tra cruda realtà e voglia di rivalsa, tra odio e amore, tra un futuro da scoprire e un passato che pesa ancora sul presente.
«Certe cose mi hanno ucciso dentro però mi hanno fatto forte fuori» dice il rapper classe 1991 in uno dei suoi versi, tessendo una trama che permette all’ascoltatore di immergersi in un viaggio che parte da Palermo e atterra a Milano – dove ora vive -, e in cui sullo sfondo di uno spaccato popolare del sud, per lo più ignorato, affiora la realtà per molti versi opposta del capoluogo lombardo. I sette brani sono banger trap caratterizzati da strofe crude, versi profondi e punchline taglienti, accompagnati da melodie innescate dalle produzioni musicali del romano Otalay e del siciliano (originario di Castelvetrano) Loone.
