– I segnali sonori più interessanti della settimana. Esce il secondo capitolo dell’artista inglese indicato come il futuro del rock. Il melting pot dei Savana Funk. È un omaggio a Leonardo Sciascia “Pane, pacienza e tempo” di Francesco Di Cristofaro che vede Cesare Basile voce narrante. Il ritorno di Hilary Duff: da ragazza Disney a signora e mamma
– Il basso è protagonista in “Flow” di Gianfranco De Lisi. “MARIO III”è l’album della svolta di Low-Red. Il senso di malessere e la rabbia del rapper messinese Iastimo. L’EP d’esordio di Salomèe, cantautrice e voce afro-italiana che si ispira a De André. I nuovi singoli di Senza Coloranti Aggiunti, Iside, Dario Canal, Glixen, Foo Fighters e Peter Gabriel
“IDOLS I & II”, YUNGBLUD
Uscito lo scorso giugno, la prima metà di Idols ha segnato un cambiamento significativo nel suono di Dominic Harrison, ventottenne inglese indicato da Mick Jagger come suo erede. Dopo tre album che mescolavano principalmente punk colorato con pop e rap ad alto numero di ottani, Idols abbracciava il Britpop e il classic rock della sua adolescenza, abbandonando la ribellione di 21st Century Liability, il suo album debutto del 2018, e mostrando una grandezza, luminosità e una ritrovata maturità per il songwriting.
Chi avrebbe potuto immaginare l’artista di Machine Gun (F**k The NRA) che scrive un’epopea di nove minuti stile The Who alimentata da archi come Hello Heaven, Hello?Idols Pt. 1 e Ghosts canalizzano il lavoro di chitarra di The Edge degli U2, mentre Zombie – la traccia più grande dell’album – svetta come un grattacielo nella sua discografia. Per i fan del suo materiale iniziale più colloquiale, Lovesick Lullaby colma il divario con una versione Parklife del brillante rock britannico.
Esattamente dove la storia si era interrotta, riprende con l’esile e fragile apertura di I Need You (To Make The World Seen Fine): “Immagini di idoli / Si alzano e cadono / Vorrei che tu lo sapessi tutto”. In Idols II, due delle sette tracce rivisitano direttamente brani della prima parte, tra cui una rivisitazione anni ’90 di Zombie con gli Smashing Pumpkins e il loro colossale muro di suono. L’altra, War Pt. II, capovolge la crisi d’identità di Harrison in Warnello sbocciare di un nuovo fiore (“Ti senti ispirato? / Stai vivendo il momento migliore della tua vita?”) nello spirito degli Stereophonics dell’era di Dakota con l’aggiunta di potenza orchestrale. A parte Zombie, Idols II è guidato dal suono della chitarra acustica, tagliando anche i riff folk-rock rimbalzanti di The Postman. Blueberry Hill è un’opera rock e Change si immerge in un immenso climax teatrale di immortalità. È l’album della consacrazione da rockstar? È lui il futuro del rock? Come si suol dire, ai posteri l’ardua sentenza (comunque è sulla buona strada).
“BEHIND THE EYES”, SAVANA FUNK
Sesto album di inediti per i Savana Funk, quattro anni dopo il precedente, Un periodo nel quale la band ha suonato moltissimo in Italia, Europa, arrivando a portare la propria musica fino in Indonesia. Dieci tracce dove il sound dei Savana arriva diretto e inequivocabile, come il loro meltin’ pot fatto di afro, funk, blues, rock, spaghetti & western morriconiani. La band si apre per la prima volta anche a tre brani cantati, elemento inedito che conferma e rafforza la caratteristica immersiva e ipnotica della loro musica. La produzione artistica e il mixaggio del disco sono stati affidati ad uno dei produttori italiani più importanti, Tommaso Colliva.
«Behind The Eyes è la parte più autentica», affermano i Savana Funk. «Tutto parte dalla nostra testa: pensieri, sogni, aspirazioni, intuizioni, progetti, ansie. Abbiamo esplorato la nostra parte più recondita, per quello c’è voluto tempo per assemblare questo disco. Un lavoro più introspettivo, onirico, meditativo. Siamo sempre noi: tra groove e melodia, ma con un suono espanso, a sottolineare una nuova identità più matura».
“LUCK… OR SOMETHING”, HILARY DUFF

Hilary Duff torna a pretendere un ruolo di pop star. Dopo oltre 10 anni dal suo ultimo disco – Breathe In. Breathe Out del 2015 – la cantante e attrice è tornata con Luck… or Something, un set spiritoso e scintillante di 11 canzoni pop che tracciano gli anni che sono passati dalla sua celebrità adolescenziale. Ciò porta domande esistenziali, inquietanti e anche un po’ di riflessione autoironica e una sana dose di cringe e nostalgia.
Una volta “ragazza Disney”, meglio conosciuta per aver interpretato la studentessa delle medie Lizzie McGuire, Duff ora ha 38 anni ed è sposata con quattro figli. C’è stato un cambiamento di prospettiva da quando stava facendo melodie dance-pop luccicanti e angoscianti di rottura nei primi anni 2000 (si pensi a What Dreams Are Made Of, Come Clean, So Yesterday). Mature, il singolo principale dell’album, lo rende chiaro con testi taglienti che ricordano una dinamica purtroppo familiare, tra una giovane donna e un uomo più anziano: “Scommetto che ama quando ti sente dire / Sei così matura per la tua età, piccola”. Come ricorda la Duff di oggi, sta chiarendo all’ascoltatore che è più grande e più saggia, ma anche indulgente con se stessa più giovane.
“PACIENZA, PANE E TEMPO”, FRANCESCO DI CRISTOFARO

Un’opera sonora intensa e stratificata che nasce come omaggio a Leonardo Sciascia e alla sua rilettura di una delle vicende più oscure della storia siciliana: quella di Fra Diego La Matina, monaco agostiniano di Racalmuto che nel 1658 uccise il proprio inquisitore, Juan Lopez de Cisneros, dopo anni di persecuzioni, torture e processi.
Il progetto prende le mosse dalla lettura di Morte dell’inquisitore, testo fondamentale in cui Sciascia trasforma la cronaca storica in una profonda riflessione sul rapporto tra potere e libertà individuale, sulla violenza dell’Inquisizione e sulle radici di un sistema di oppressione che attraversa i secoli. Nella parabola di Fra Diego — prigioniero, fuggitivo, ribelle, infine condannato al rogo — Sciascia legge secoli di subordinazione siciliana e individua le premesse di quelle strutture di potere che nel Novecento si sarebbero manifestate come sistema mafioso.
È proprio questa attualità dello sguardo sciasciano a rendere l’opera ancora necessaria: un racconto del passato che parla al presente, a un mondo che, sotto forme diverse, continua a vivere sotto il cappio dell’inquisizione.
L’album si configura come un racconto sonoro che attraversa i momenti chiave della vicenda: la fuga di Fra Diego verso Racalmuto, l’incontro fatale con l’inquisitore, le carceri palermitane dello Steri, fino all’Auto da fé finale. Un percorso narrativo e musicale che si snoda tra storia, potere e violenza, interrogando il presente e lo stesso autore.
A guidare l’ascolto è la voce narrante di Cesare Basile, che accompagna l’ascoltatore attraverso tempi e luoghi lontani, restituendo parola e corpo a una figura marginale e cancellata dalla storia ufficiale. I testi utilizzati provengono dai graffiti di Palazzo Chiaramonte (Steri) — antico carcere dell’Inquisizione di Palermo — e da due poesie di Leonardo Sciascia (La notte e Insonnia), tratte dalla raccolta La Sicilia, il suo cuore. Il testo conclusivo è invece estratto dal diario dell’Atto di Fede dell’Auto da Fé, redatto da Vincenzo Auria il 17 marzo 1658.
Pane, pacienza e tempo è un lavoro di forte crossover di generi e timbri, in cui strumenti acustici, tradizionali ed elettronici convivono e si contaminano in una scrittura libera da confini stilistici. Un impianto sonoro denso e materico, costruito al servizio del racconto e della parola, capace di attraversare linguaggi differenti mantenendo una coerenza narrativa profonda.
“FLOW”, GIANFRANCO DE LISI

Nuovo capitolo discografico (il primo da solista) dell’ardimentoso bassista e compositore Gianfranco De Lisi. Sette i brani, tutte composizioni originali, Flow dà l’idea di un viaggio in cui il basso si trasforma in un mezzo di narrazione, arricchito dall’utilizzo dell’elettronica per creare paesaggi sonori immersivi. Il concept del disco è improntato sul concetto di “flow” come stato mentale di totale immersione e libertà creativa. Tutti i brani nascono da un’intensa pratica quotidiana dedicata all’improvvisazione, attraverso cui si catturano momenti di grande concentrazione per poi trasformarli in composizione evocative, dense di pathos. La scelta degli stessi brani è figlia dell’istinto e della necessità di descrivere un’esperienza sonora intima e senza filtri.
«È un progetto nato da lunghe sessioni di improvvisazione che porto avanti nel mio studio da qualche tempo», racconta De Lisi. «Lavorare esclusivamente con il basso elettrico e l’elettronica mi ha dato la libertà di spingermi oltre i miei confini abituali e di scoprire nuovi linguaggi sonori. Ogni traccia è il risultato di un momento autentico, catturato senza filtri, che per me rappresenta un’esplorazione continua tra suono, emozione e istinto. L’album è un percorso di ricerca e crescita personale, spontaneo, libero. Spero riesca a trasmettere la stessa intensità e curiosità che mi hanno accompagnato durante la sua creazione».
“MARIO III”, LOW-RED

«Prima c’è sempre Mario, poi c’è Low-Red». Una dichiarazione essenziale, quasi definitiva, che introduce il nuovo lavoro di Low-Red. La frase, pronunciata dalla madre dell’artista e diffusa sui social tramite un messaggio vocale, apre anche il disco e ne chiarisce subito il senso più profondo: l’essere umano precede l’artista, l’identità viene prima della costruzione del personaggio.
È proprio in questa tensione che si muove l’intero progetto: un racconto di cambiamento, personale prima ancora che artistico, nato da una rottura e trasformato in percorso. Un disco che sceglie la lucidità al posto dell’eccesso, l’onestà al posto delle maschere, e che mette al centro una nuova consapevolezza, raccontata senza filtri.
L’album nasce attorno a un’estetica precisa e riconoscibile, quella del ghiaccio. Un elemento che domina l’immaginario visivo e la copertina, simbolo di una fase di controllo, consapevolezza e distacco. Non si tratta di freddezza emotiva, ma di chiarezza: il ghiaccio è solido, limpido, capace di mostrare senza rompersi. Divide, ma non esclude. Protegge, lasciando spazio all’osservazione.
“LORD GRAVEDIGGER”, IASTIMO

Lord Gravedigger (becchino) è il nuovo album di Iastimo. A quasi due anni dall’ultimo lavoro, Tutto Normale, il rapper siciliano torna curando in prima persona sia le rime sia le produzioni. Lord Gravedigger è un progetto che cristallizza un rap classico e senza compromessi, lontano da mode e concessioni.
Il concept dell’album ruota attorno al tema della morte, intesa non come fine assoluta ma come trasformazione. Iastimo ne esplora le molteplici declinazioni — sociali, politiche, di pensiero e musicali — collegandole spesso al tema della disabilità, centrale nella title track. Le tracce si susseguono creando un filo narrativo diretto e coerente, che culmina in un brano dedicato alla malattia.
Le sonorità affondano le radici nell’underground: beat cupi e lineari si mescolano con un flow serrato e claustrofobico, creando così un’atmosfera scura e permeata di cinismo. Lo storytelling filtrato da Iastimo riflette così quel profondo senso di malessere umano e artistico riflesso del nostro tempo. In questo immaginario, Iastimo indossa i panni dello scavafosse — da qui il titolo Lord Gravedigger — per seppellire metaforicamente parole, idee e sistemi ormai logori. La title track torna sul tema della disabilità, sottolineando come spesso ci si dimentichi che anche una persona disabile invecchia, e che il tempo aggrava una condizione fisica già compromessa. Sottosopra si inserisce nel contesto del cosiddetto “nuovo ventennio”, offrendo una critica feroce ai nuovi fascismi, spesso mascherati da liberalismo e patriottismo nella narrazione politica dell’Italia contemporanea. Con Mi vendo tutto, su una base minimale, Iastimo ricorda che basta poco per restare umani: un vero e proprio inno contro il capitalismo e il consumismo globali. Il progetto si chiude con Piccole dimenticanze, una traccia dedicata all’Alzheimer, che affronta il tema della malattia degenerativa con sincerità e una sottile vena di ironia, senza mai perdere rispetto e profondità.
“BRUTTO SHOW”, SALOMÉE

Penna cantautorale e voce afro-italiana, Salomée è un’artista emergente italo-camerunense, classe 2005, che si muove su strumentali ibride, figlie del crossover culturale e artistico tra Africa ed Europa. Da questo intreccio nasce questo EP d’esordio per Carosello Records. Il disco è un dialogo immaginario tra la Salomèe adulta e la sua versione bambina, da cui tutto prende vita. Un progetto di 6 canzoni, scritte dalla giovane cantautrice, che si apre proprio con la title track Brutto Show.
Da Kirikù, che affronta il tema del colonialismo e della sofferenza causata dallo sfruttamento di terre e popoli, si passa ad Altomare, un brano potente e ipnotico che racconta le sensazioni di chi si trova intrappolato in un amore tossico. Segue Anna nelle banlieue dedicata alle vite di periferia: una storia di fuga e resistenza, ambientata in un contesto ostile nel quale è possibile coltivare nuova speranza verso il futuro. Narcisoracconta la storia di un uomo vittima del proprio ego, testimone di come il bisogno di essere amati possa trasformarsi in una prigione emotiva. Infine, a chiudere l’EP, Infernoconfessa le difficoltà di chi si sente cedere sotto al peso della solitudine e dei sensi di colpa.
Salomèe racconta storie di vita quotidiana vissute dai ragazzi di seconda generazione nelle periferie della città. Il suo è uno sguardo nuovo, più innocente rispetto allo storytelling tradizionale di rap e trap. Racconta storie che spesso restano ai margini: verità scomode ed emozioni represse, vissute in prima persona o osservate da vicino. Proprio per questo l’EP trae ispirazione da Tutti morimmo a stento di Fabrizio De André. In questa cornice socio-culturale, afrobeat e influenze urban di matrice francese e belga si intrecciano a una scrittura intima e cinematografica, trasformando la musica in uno spazio di affermazione identitaria.
«BRUTTO SHOW non vuole essere solo una descrizione delle disgrazie o delle difficoltà della vita, ma anche un messaggio di speranza», spiega Salomèe. «È il tentativo di offrire a me stessa e a chi ascolta quegli strumenti emotivi con cui affrontare il mondo. Accettare la realtà per quella che è, senza smettere di credere nella propria sensibilità, è il vero atto di resistenza che questo EP vuole raccontare».
“REGIONALE VELOCE 26354”, SENZA COLORANTI AGGIUNTI

C’è un treno che parte all’alba e sei fermate per capire se quello che provi è abbastanza. Per guardare scorrere il paesaggio e chiederti se dall’altra parte del finestrino c’è ancora qualcuno che ti aspetta, o se quel capolinea nel cuore è ormai solo tuo. Regionale Veloce 26354 dei Senza Coloranti Aggiunti è una versione alternative rock di quella scena in Before Sunrise di Richard Linklater: Jesse e Céline su un treno, una notte sola per raccontarsi tutto. Solo che qui il viaggio non va verso Vienna ma attraversa la provincia di Torino, le parole non bastano mai davvero, e le chitarre distorte graffiano dove il dialogo si spezza.
Il brano racconta quella verità scomoda: a volte devi perderti per ritrovare qualcuno, a volte devi cadere per imparare a brillare insieme. Un ritorno, la scoperta che nel passato c’è già il futuro, che gli errori sono trampolini, che l’amore è quel viaggio dove la meta vale quanto la strada. E quando il treno si ferma e corri giù verso le porte, lo fai per raggiungere chi ti ha insegnato che cadere non è mai definitivo. Un abbraccio sonoro per chi crede ancora che tutto possa cambiare. Quello dei Senza Coloranti Aggiunti è un treno che può percorrere una lunga strada. Da seguire.
“BLUESMAN”, ISIDE

Un musicista senza musica, un interprete che ha sostituito il talento con la messa in scena, con l’abitudine a sembrare. A sembrare altro da sé. Poi, tra le valigie svuotate sui letti di un monolocale e i racconti filtrati dal vetro di un taxi, una chitarra resta muta tra le mani di chi la possiede. Da questo fermo immagine affiora Bluesman, sensuale proposta musicale della cantautrice olbiese Iside.
Un diario livido, un racconto tagliente che utilizza il blues non come genere musicale, ma come travestimento identitario. Il bluesman di Iside non è un archetipo romantico né un antieroe gentile o un’icona d’altri tempi; è una figura contemporanea e spaesata che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Racconta la propria vita a un taxi driver «sperando capisca», svuota bagagli in dimore che non sono mai casa, su letti che non riconosce, e confonde sistematicamente il sesso con l’intimità. Ha «le mani di un bluesman», ma le usa per stringere il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la rassicurante piattezza dell’abitudine, consumandole in un quotidiano che non ammette deviazioni, incastrato in un loop svuotato di senso.
Nel brano si consuma una relazione osservata con distacco: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba suonando musica jazz e finiscono senza identità, mentre persino le radici familiari diventano estranee. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal mero rapporto amoroso a una deriva esistenziale più ampia: la perdita di una forma e di una direzione. Musicalmente, il pezzo abita la linea di confine tra R&B e afrobeat, mantenendo un respiro radiofonico ma lasciando alla parola il compito di scuotere, colpire, ferire.
“RIVELINHO”, DARIO CANAL
Nuovo singolo di Dario Canal, accompagnato dal videoclip ufficiale. Il brano è estratto dall’album di prossima pubblicazione, in uscita il 13 marzo, e ne anticipa i temi centrali: memoria, identità, politica del corpo e responsabilità individuale. Rivelinho prende spunto da una vicenda storica avvenuta durante i Mondiali di calcio del 1974, nella partita Zaire vs Brasile. Poco prima della battuta di un fallo fuori area, un giocatore dello Zaire uscì improvvisamente dalla barriera e calciò via il pallone: un gesto che gli costò un cartellino giallo e l’umiliazione pubblica, passato alla storia come “la punizione al contrario”. Solo molti anni dopo si scoprì che quell’atto apparentemente insensato era in realtà una scelta di sopravvivenza: un modo per proteggere la squadra e le famiglie dei giocatori dalle violente ritorsioni del regime.
Attorno a questo episodio, il brano apre una riflessione più ampia sull’omosessualità, sul diritto di esporsi e sulla possibilità di trasformare un gesto marginale in un atto di dignità. Sullo sfondo, la figura di Rivelinho – evocata, storpiata, reinventata – diventa simbolo di libertà e disobbedienza: «Mi ha sempre colpito questa storia, perché è l’esempio perfetto di come un gesto possa essere giudicato ridicolo e invece contenere un atto d’amore enorme», racconta Dario Canal. «Quel calciatore si è preso un cartellino per salvare delle vite. DentroRivelinho convivono il calcio, l’omosessualità, il corpo che si espone e la necessità di scegliere da che parte stare. Per me la musica, come lo sport, può essere un atto politico: uno spazio in cui anche la disobbedienza diventa dignità».
Il brano ha visto il feat con Stefano Borrkia Toncelli (chitarra e cori): «Un’amicizia nata con la musica e l’attitudine rock’n’roll», prosegue Canal. «Borrkia è stato d’ispirazione, ed ogni volta che gli ho chiesto del rock, lui ha sempre risposto a suon di chitarre elettriche ad alti volumi».
“UNWIND”, GLIXEN

Il nuovo singolo dei Glixen incanala il tipo di angoscia cupa che ha definito un’intera generazione di superstar dell’alt-rock. Chitarre fangose invadono l’ascoltatore prima che un terrore incombente tagli la voce spettrale di Aislinn Ritchie mentre canta: “Sparirò domani / Senti la tua corsa”. È un cambiamento sismico rispetto alle tranquille uscite precedenti della band, che brillavano di spensierato ottimismo.
Da quando si è formato nel 2020, Glixen ha fatto tanta strada. Hanno aperto i concerti degli idoli indie-rock statunitensi come Interpol e Diiv e hanno fatto apparizioni su prestigiosi palcoscenici di festival come Coachella. Prendendo spunto da giganti del genere come My Bloody Valentine e Nothing, la band dell’Arizona sta creando un suono che è un tonico perfetto attraverso tempi difficili.
“YOUR FAVORITE TOY”, FOO FIGHTERS

Nuovo singolo estratto dall’omonimo nuovo album, in uscita il 24 aprile. In Your favorite toy chitarre taglienti e sinistri affondi di tastiera si intrecciano su un ritmo incalzante, mentre Dave Grohl nel ritornello dà sfogo a un nuovo timbro vocale, più graffiante e sarcastico.
«Your Favorite Toy è stata davvero la chiave per definire il suono del nuovo album», ha commentato Grohl. «È nata quasi per caso, dopo oltre un anno passato a sperimentare con sonorità diverse, e il giorno in cui ha preso forma ho capito che dovevamo seguire quella direzione. È stata la scintilla che ha dato vita all’insieme di canzoni che abbiamo registrato per questo disco. Ha un’energia nuova».
Il brano offre un primo assaggio del nuovo album della band, e ne riflette appieno lo spirito. Your favorite toy è stato registrato interamente in casa. ‘’album è co-prodotto dai Foo Fighters insieme a Oliver Roman, con l’ingegneria del suono curata da Oliver Roman e il mixaggio affidato a Mark “Spike” Stent. L’uscita del nuovo brano segna anche l’inizio del Take Cover World Tour della band, che prenderà il via il 10 giugno all’Unity Arena di Oslo, dopo due date da headliner nei festival statunitensi Welcome to Rockville e Bottlerock. In Italia i Foo Fighters arriveranno per un’unica tappa agli I-Days Milano Coca-Cola il 5 luglio all’Ippodromo Snai La Maura.
“PUT THE BUCKET DOWN”, PETER GABRIEL

Pubblicato a febbraio 2026 in occasione della “luna della neve”, è il secondo estratto dal prossimo album. Gabriel descrive il “secchio” (bucket) come l’insieme delle preoccupazioni e dei pensieri superflui che affollano la nostra mente; “posare il secchio” significa liberarsi del peso per riuscire a guardare avanti. Il brano è costruito su loop ritmici e atmosfere psichedeliche che esplorano l’identità e la percezione. Come da tradizione, è disponibile nel Bright-Side Mix (curato da Mark “Spike” Stent) e nel Dark-Side Mix (di Tchad Blake).
Il sipario su questo nuovo ciclo si è aperto a gennaio 2026 con Been Undone., brano che riflette sulla vulnerabilità umana e sui cambiamenti profondi che stiamo vivendo come specie, citando esplicitamente le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie. La traccia è accompagnata dall’opera Ciclotrama 156 (Palindrome) dell’artista brasiliana Janaina Mello Landini, che utilizza intrecci di corde per evocare strutture cerebrali e naturali.
