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Playlist #140. Un fiore mediterraneo

– I segnali sonori più interessanti della settimana. Il sorprendente album di debutto di tabascomeno, cantautrice calabrese che si muove fra ricordi, suggestioni mitologiche e letterarie, richiami alle origini calabresi, elettronica e suoni ancestrali
– L’ art-pop eccentrico dei Dry Cleaning e l’effervescente indie pop dei Cribs. Ben 25 tracce in “With Heaven on Top” di Zach Bryan. Eric Mormile traghetta lo yacht rock nel cuore del Mediterraneo. Anna and Vulkan tra funk e intimismo
– Dopo 13 anni tornano i baresi Fabularasa. ’O Zulu racconta la sua storia con la complicità della producer e polistrumentista Caterina Bianco. Bruno Mars e Morrissey annunciano i nuovi album. I singoli di Birthh, Tutti Fenomeni, Katseye

“RICONDITO”, TABASCOMENO

Sorprendente album d’esordio della cantautrice calabrese di stanza a Bologna tabascomeno. Un’opera cantautorale intensa e viscerale che trova una sintesi efficace del suo significato e della sua origine proprio nel titolo Ricondito: «Deriva dal latino “recòndere”, che significa raccogliere e poi custodire o nascondere qualcosa in un luogo appartato», spiega l’artista. «Lavoro a questo album da due anni, ma la sua origine attraversa stagioni più antiche. Alcune canzoni sono nate otto anni fa, come creature timide che hanno preferito restare nei loro angoli. Non avevano fretta. Io le lasciavo lì, a maturare nel silenzio, come semi ostinati che scelgono la loro primavera. Si sono stiracchiate in spazi strani: nella mia cameretta che sapeva di notte, di fronte alle colleghe del Dams, in un Alimentari di via Centrotrecento quando si buttavano giù le serrande e restava solo l’eco del neon. Su un terrazzo di Reggio Calabria, ai giardini Margherita, sui gradini del 38». 

Tabascomeno è un fiore mediterraneo. È il progetto musicale di Chiara Furfari, cantautrice classe 1996 che intreccia nella propria scrittura riferimenti autobiografici, suggestioni mitologiche e letterarie, richiami alle origini calabresi, elettronica e suoni ancestrali. La sua musica si caratterizza per un uso centrale della parola, accompagnata da sonorità arpeggiate e malinconiche, in un percorso che rifugge schemi rigidi di genere e struttura. 

Le sue canzoni costruiscono un immaginario fatto di fragilità, paesaggi interiori e figure simboliche, dando forma a un racconto che si muove tra mito, memoria e quotidianità. 

Si destreggia tra l’incomunicabilità, la percezione mancata, la necessità di urlare in silenzio. Da qui nascono le note di Echo, un valzer che si ispira alla figura di Eco e alla profezia di Tiresia, o Tempo, un racconto dal tono emotivo, sostenuto da una componente percussiva marcata e incisiva, che evoca cavalieri e crociate. 

La musica prende ispirazione da un mondo onirico, fiabesco, nostalgico. L’organo che in Brughiera custodisce un ricordo dei Cranberries, un soffio di Alt-J che attraversa alcune vocalità e un vecchissimo clarinetto che intreccia melodie. In 17 maggio attinge dal dialetto calabrese. Tavolo tondo, che conclude il disco con un feat di Acqua Distillata, è un brano altamente evocativo che nasce dalla nostalgia di casa e dal ricordo vivido della nonna, dei suoi gesti, delle sue abitudini, della sua dolcezza e degli oggetti che diventano feticcio. È la storia di un disorientamento silenzioso, di chi si sente persa senza la persona che più credeva in lei ma trova conforto nel ricordo, che diventa un fragile punto di pace da cui ripartire.

“SECRET LOVE” – DRY CLEANING

È difficile cantare una canzone dei Dry Cleaning, e le ragioni vanno oltre il fatto che la loro cantante, Florence Shaw, non è una che canta. Pochi cantautori ti concedono un accesso così aperto ai meccanismi interni della loro mente come Shaw, i cui soliloqui liberi possono oscillare tra banalità quotidiana, critica sociale e farsa dadaista in un singolo verso, il tutto mantenendo la calma elocuzione di una conduttrice di podcast sul benessere. Quando la musica sembra un po’ come scoprire la riserva segreta di registrazioni private di “appunti per me”, provare a cantare sarebbe solo invadente.

Con Secret Love, i Dry Cleaning trovano una perfetta complice del gioco-riconoscimento-gioco nell’autrice indie gallese Cate Le Bon, che è diventata non solo una produttrice molto richiesta, ma praticamente un sottogenere a sé stante, attraendo nella sua orbita appassionati di art-pop eccentrico e osservativo che la pensano allo stesso modo. In tutta la sua discografia, sia personale che di produzione, Le Bon dimostra un dono nel trasformare la freddezza in brivido, e opera una magia simile in Secret Love. Se i Gless portano all’attacco di panico di There’s a bomb in my car, i Dry Cleaning sono più inclini a dirigere la paura verso l’interno. Il singolo principale dell’album, Hit My Head All Day descrive il malessere intorpidente di arrancare in un mondo soffocato da disinformazione che incita alla rabbia, come un carosello al rallentatore in stile Scary Monsters di funk sconnesso, strangolamenti alla tastiera di Frippian e cori da scagnozzi. Eppure, a due terzi dei sei minuti di slancio del brano, una linea di synth radiosa appare come un’esplosione di luce biblica, una richiesta di rifugio dal caos perpetuo.

“SELLING A VIBE” – THE CRIBS

Nonostante siano in circolazione da 25 anni, annoverando Johnny Marr tra gli ex componenti, i Cribs restano una band di culto che non ha mai raggiunto lo status di main stage dei festival. Forse è merito della magia alchemica racchiusa nel loro indie pop vivace e deja vu. Il trio scrive melodie contagiose senza sforzo, eseguendole con un’energia deliziosamente ruvida e grezza, come se stessero cercando di sviscerare la loro apparentemente infinita scorta di splendide gemme musicali.

La band nata nel Regno Unito, ora residente oltreoceano è formata dai fratelli Gary (basso/voce), Ryan (chitarra/voce) e Ross Jarman (batteria). «All’inizio eravamo fratelli che avevano una band. E credo che ci siamo resi conto che eravamo diventati una band che, per caso, era composta da fratelli», dicono.

I Cribs hanno raggiunto quel punto della loro carriera – chiamiamola la fase Dinosaur Jr. – in cui essenzialmente riproducono lo stesso album più e più volte. Ma non importa, perché è un album fantastico. Ci sono un paio di piccole modifiche e spunti tematici specifici, di cui i fan più accaniti prenderanno nota, in particolare per quanto riguarda la contemplativa traccia conclusiva. Tuttavia, nel suo complesso, Selling A Vibe offre una prova più coinvolgente ed effervescente dell’eterna maestria dei Cribs nell’arte indie pop.

“WITH HEAVEN ON TOP” – ZACH BRYAN

L’anno scorso, Zach Bryan ha pubblicato una serie di singoli unici, tra cui Bowery con i Kings of Leon; ha suonato dal vivo una cover di Atlantic City insieme al Boss in persona e, di nuovo, ai Kings of Leon; è diventato un improbabile eroe della sinistra online dopo aver fatto trapelare un frammento di una canzone di protesta presumibilmente anti-ICE (le squadre anti-immigrazione di Trump). All’inizio di questa settimana ha annunciato il suo sesto album in studio, With Heaven on Top, scrivendo: «Spero che non lo odiate». Ora che è uscito il seguito di The Great American Bar Scene del 2024, potete decidere voi stessi.

With Heaven on Top contiene 25 tracce. Bryan tende a preferire un album sovraccarico, come dimostrano la tracklist di 19 brani di The Great American Bar Scene e quella di 16 brani di Zach Bryan (2023) – e soprattutto le 34 tracce di American Heartbreak del 2022. Dopo la rapida pubblicazione di tre album in studio nell’arco di tre anni, senza contare una raffica di EP e registrazioni dal vivo, Bryan si è preso per lo più l’anno scorso una pausa per ricalibrarsi. A novembre, il musicista ha raccontato di aver iniziato a sperimentare «attacchi di panico devastanti» in mezzo alle polemiche online. «Essere stato nell’esercito per un decennio e poi essere stato catapultato sotto i riflettori di cui non avevo pienamente compreso la portata, ha avuto degli effetti inconsci su di me come persona», ha detto Bryan all’epoca. «Non ero contento, ma temevo anche di mostrare debolezza perché non ero quello o come ero stato cresciuto. Andare avanti e non accontentarsi mai era il mio motto». Ha trovato stabilità nel matrimonio con Samantha Leonard alla fine del 2025.

“ÆSTHETICA PT. I” – ERIC MORMILE

Cosa succede se il baricentro di Napoli si sposta verso i tramonti di Santa Monica? Eric Mormile risponde con questo primo concept album che traghetta lo yacht rock nel cuore del Mediterraneo.

Dopo una serie di fortunati lavori dedicati all’impegno sociale, il cantautore partenopeo cambia rotta e approda su lidi più solari e distesi con un progetto che celebra i piaceri umani. Il disco, anticipato dal singolo Animale ‘e Città, si completa con l’uscita dell’ultimo estratto Te Pigliasse a Muorze, brano che declina con carnalità e groove il tema del desiderio, sigillando un capitolo che consacra la maturità espressiva e l’unicità stilistica di Mormile.

L’album viene presentato dall’artista con un’immagine suggestiva che ne racchiude l’essenza e i titoli delle tracce: «Æsthetica è nu regno ‘e fantasia, nu viaggio ca parte d’ ‘a stanza mia e va ‘ngiro p’ ‘o munno. ‘O posto iusto pe n’animale ‘e città, e pe fa pure vita ‘e mare. Nu paese addò vulà ncopp’ ‘a na nuvola rosa, accussì soffice ca ‘a pigliasse a muorze, o addò fa nu tuffo futo int’ ‘o blu”».

“NUOVO AMORE PASSATO PT.1” – ANNA AND VULKAN

Anna Scassillo – così all’anagrafe Anna and Vulkan, classe 1996 – è partita da Torre Annunziata per Trieste e poi per Vienna. Svezzata dal padre musicista a suon di Dalla, Daniele e Petrucciani, canta, suona (non solo la batteria), scrive, si autoproduce ed alterna l’italiano al napoletano con leggerezza non modaiola. Il suo pop è fragile come la sua generazione, con la crisi dei trent’anni e la voglia di fare musica e il bisogno di pagarsi fitto di casa e cocktail. Nuovo amore passato pt. 1 potrebbe trasformarla da promessa a realtà: è una breve raccolta di canzoni che alterna intimismo e funk, cantautorato e indie-urban. 

“ATLANTE” – FABULARASA

Dopo tredici da quel D’amore e di marea che nel 2012 li ha portati a un soffio dalla vittoria della Targa Tenco per il miglior album assoluto, torna il quartetto barese dei Fabularasa. Un lavoro che conferma la propensione per la “musica suonata”, la commistione di stili e di influenze, la perizia esecutiva, la cura nei testi e la vocazione internazionale: tratti distintivi di un progetto che questa volta si arricchisce di inedite scelte sonore anche grazie alla collaborazione con una grande firma del jazz europeo, il pianista portoghese Màrio Laginha, considerato in patria il punto di congiunzione tra Chopin e Keith Jarrett e noto anche per la sua lunghissima collaborazione con la cantante Maria João. Laginha, alla sua prima produzione italiana, suona e partecipa agli arrangiamenti di sette tracce di questo corposo lavoro in studio. Atlante vanta anche altre preziose partecipazioni, come la voce di Patrizia Laquidara, che duetta con Luca Basso nel brano di apertura che dà il titolo all’album, e il sassofonista Roberto Ottaviano, che interviene in Radio Bari 44.

“VIOLENTI” – LUCA ‘O ZULÙ PERSICO CON CATERINA BIANCO

Violenti è il concept album dell’omonimo spettacolo che raccoglie le molteplici evoluzioni del progetto solista di ’O Zulu, nato dal suo incontro con la producer e polistrumentista Caterina Bianco.  Pensato inizialmente per il teatro e legato a doppio filo a Vocazione Rivoluzionaria – L’autobiografia mai autorizzata di Luca Persico (Edizioni Il Castello, 2024), Violenti si trasforma oggi in un disco articolato in tre atti, ognuno dedicato a un decennio del percorso umano e musicale dell’artista: il primo attraversa gli anni con la 99 Posse fino agli eventi di Genova 2001, il secondo racconta la crisi, la rinascita e il ritorno sul palco, il terzo si apre con la nascita del figlio, momento in cui ’O Zulu ritrova libertà e leggerezza, lasciandosi guidare dal puro piacere di fare musica.  

I testi di ‘O Zulù, qui liberi dagli schemi della forma canzone, si vestono di nuova forza accompagnati da scenari sonori a volte sinfonici, a volte elettronici, dipinti dal vivo strato dopo strato dal violino e dai synth di Caterina Bianco. Attorno alle parole, la raffinata produzione artistica della stessa Caterina, con Michele De Finis e Antonio Dafe, intesse atmosfere ora più minimali e crepuscolari, ora più articolate, rispettando quelle parole e cercando di estenderne il senso.

“I JUST MIGHT”, BRUNO MARS

Bruno Mars è una superstar globale, cantante, compositore, polistrumentista, produttore, vincitore di 16 Grammy®, e uno degli artisti più riprodotti in streaming al mondo. Noto per il suo showmanship e i suoi successi in classifica, Bruno ha stabilito numerosi record nel corso della sua carriera, tra cui essere diventato il primo artista in assoluto a raggiungere 150 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, apparire su due delle canzoni più veloci a raggiungere un miliardo di stream (per Die with a Smile con Lady Gaga e APT. con ROSÉ, e ottenere la canzone più certificata nella storia della RIAA con Just the Way You Are del 2010). Dal lancio di una serie di successi a partire dal 2009, Bruno ha venduto oltre 150 milioni di dischi in tutto il mondo, rendendolo uno degli artisti più venduti di tutti i tempi.

Eppure qualche critico un po’ distratto all’esordio nel 2010 di questo genietto del pop soul nato e cresciuto a Honolulu, nelle Hawaii vaticinava una «carriera usa e getta». Peter Genez Hernandez alias Bruno Mars, ha invece dimostrato un’attitudine musicale non comune. Un gioco di rimandi e contaminazioni, mescolando generi, intuizioni melodiche e un approccio vocale che rimanda spesso a Michael Jackson, lo ha portato nel tempo a costruirsi invece una carriera fitta di successo e collaborazioni di prestigio. A dieci anni dal suo ultimo progetto solista, 24k magic (2016) la superstar ha annunciato ufficialmente il suo quarto album, The Romantic, in uscita il 27 febbraio su etichetta Atlantic Records, anticipato dal singolo I Just Might.

La campagna promozionale del nuovo disco è ovviamente associata anche a un tour mondiale che sarà il suo primo da headliner – e che lo porterà negli stadi in quasi 40 date fra Nord America, Europa e Regno unito. Farà tappa anche in Italia, il 14 luglio 2026 allo stadio San Siro di Milano. Ad accompagnare Mars in tutte le date ci sarà proprio Anderson. Paak in veste di dj Pee Wee. Gli opening act includeranno anche Victoria Monét, Raye e Leon Thomas in alcune tappe selezionate.

“MAKE-UP IS A LIE” – MORRISSEY

Morrissey, uno degli artisti più amati e influenti di tutti i tempi, annuncia l’imminente uscita del suo quattordicesimo album da solista, Make-Up Is A Lie, prevista per il 6 marzo, con l’immediata pubblicazione del singolo omonimo. La nuova canzone, emozionante e dinamica dal punto di vista sonoro, arriva insieme alla tracklist tanto chiacchierata del progetto tanto atteso: il nuovo album dell’ex frontman degli Smiths in oltre cinque anni segna inoltre il suo gradito ritorno alla Sire Records.

Make-Up Is a Lie si sviluppa su un groove simile al trip-hop – tamburi echeggianti, riff di basso propulsivi e un’atmosfera misteriosa – che esplode in un vorticoso dream-pop nel ritornello. La voce di Morrissey fluttua attraverso il brano, intessendo la curiosa storia di una donna che continua a cercare disperatamente di consegnargli un messaggio, anche dopo la morte.

“TRUMAN” – BIRTHH

Nuovo singolo della cantautrice e produttrice toscana Birthh, divisa ormai stabilmente tra l’Italia e New York, che aggiunge così un nuovo delicatissimo brano al suo primo album in italiano, atteso in primavera. Una canzone che riflette con grazia sul valore del tempo che dedichiamo a noi stessi, affinché non si finisca per vivere come pedine in una società di automi.

«Ho sempre avuto molta difficoltà a capire chi io sia senza misurarmi con ciò che gli altri vedessero in me o in loro stessi. Mi è capitato spesso di finire in relazioni disfunzionali in cui ho messo da parte i miei bisogni e i miei sogni per compiacere qualcun altro e cercare nel mondo esterno risposte che posso trovare solamente dentro di me», racconta Birthh. «In Truman volevo mettere in primo piano le piccole gioie della mia esistenza per ricordarmi che posso stare bene, e che posso farlo anche da sola. La collettività è importante, ma solo se non abbandoniamo noi stessi».

Dopo le tensioni emotive legate a quella lucente metropoli newyorkese che fa grandi promesse ma ti lascia ai margini della strada, raccontate nel precedente singolo Little Rat, in Truman prende voce l’esplorazione della propria individualità. Scrutando tra quei piccoli momenti che ci fanno stare bene – «prendo un incenso e guardo un porno, così mi sfogo / riempio la vasca fino all’orlo, Mina in sottofondo (…) giro la pasta, ho il pane in forno / meglio di Gordon» – Birthh celebra le gioie quotidiane, i gesti di cura e le prese di consapevolezza, delineando il confine tra sé e gli altri. Non una cavalcata dell’ego in favore di un individualismo sfrenato, ma il tentativo di ascoltare e definire le proprie esigenze per coesistere in armonia con il mondo circostante.

A partire dalla struttura di un piano e voce intimo e malinconico, Truman ha una produzione volutamente scarna ed essenziale che mette in risalto la timbrica calda di Birthh e il lirismo intimo e confidenziale del suo testo. Una scelta che rivela con naturalezza la parte più fragile e sincera di Birthh.

“VANAGLORIA” – TUTTI FENOMENI

Un flusso di pensieri liberi, dove il linguaggio si fa corporeo, politico, grottesco, tra immagini spiazzanti, frasi che sembrano aforismi storti e un’ironia che scivola spesso nel disincanto. Un nuovo, potente brano, prodotto da Giorgio Poi (come tutto il resto del disco) con cui Tutti Fenomeni si fa ancora una volta lucido interprete del nostro tempo, delle nostre debolezze e contraddizioni, muovendosi su un terreno fatto di contrasti: un sound arioso e luminoso e un arrangiamento quasi orchestrale sostiene parole affilate, dirette, esplicite. Tra provocazione e tenerezza, riferimenti pop “Liberté Egalitè Lorendana Bertè,” il Milan di Inzaghi, la coppia Berlusconi-Galliani, sarcasmo e vulnerabilità, Vanagloriadiventa un’invettiva generazionale dove tutto viene smontato e rimesso insieme alla ricerca una verità emotiva più profonda.

“INTERNET GIRL” – KATSEYE

Dopo un’annata spettacolare che le ha viste protagoniste assolute della scena musicale mondiale e un tour in Nord America completamente sold-out, le Katseye sono pronte ad un 2026 da record: il supergruppo tutto al femminile festeggia infatti ben due nomination ai Grammy Awards 2026, il debutto su uno dei palchi più prestigiosi in assoluto, quello del festival Coachella ad aprile, dove non si erano mai esibite prima d’ora e l’uscita del nuovo brano Internet Girl che è già virale sul web ed è rapidamente diventata una delle canzoni preferite dai fan. La canzone esplora il caos di essere online, puntando sull’ironia, l’iper-visibilità e sulla performance dell’identità digitale. Tematiche del tutto naturali per le Katseye che sono state recentemente incoronate “Artiste Globali dell’Anno” da TikTok. Nel brano, prodotto da Mattman & Robin (Taylor Swift, Imagine Dragons), il gruppo si muove con fluidità tra espressione di sé e satira. È un pop consapevole di sé e dotato di senso dell’umorismo.

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