– I segnali sonori più interessanti della settimana. Il singolo di beneficenza dell’ensemble Together for Palestine, con Brian Eno, Neneh Cherry, Nadine Shah, Mabel, Celeste e altri
– Lo straordinario “live” dei Depeche Mode a Mexico City. Marco Castello guarda a Ortigia in “Quaglia sovversiva”, mentre Adriana Spuria allarga lo sguardo oltr’Alpe con “Morning”
– Ossessione sesso per Tutti Fenomeni. Il ritorno di Joe Jackson e di Mumford & Sons. I Rolling Stones dopo 25 anni tolgono il veto a “Satisfaction Skank” di Fatboy Slim
– “80 Buon compleanno Ivan – Live in Teramo”, l’album che celebra la grande festa per Ivan Graziani. “Wish You Were Here” compie 50 anni. La storia dei T. Rex in 8 album
“LULLABY”, TOGETHER FOR PALESTINE
Un singolo di beneficenza per la Palestina realizzato da un ensemble che mette insieme Brian Eno, Neneh Cherry, Celeste, Mabel e Nadine Shah. Accreditato a Together for Palestine – l’operazione britannica che ha organizzato un importante concerto di beneficenza a settembre – Lullaby è una cover della canzone tradizionale palestinese Yamma Mweel El Hawa, che Peter Gabriel ha adattato da una traduzione inglese. Il musicista palestinese Nai Barghouti ha arrangiato e ricomposto la canzone con Kieran Brunt di Shards. Guarda il video di accompagnamento qui sotto.
Dopo l’annuncio della canzone, Brian Eno, con un comunicato stampa, ha spiegato che puntano all’ambito posto numero 1 del Regno Unito nella classifica dei singoli di Natale. «Dopo un anno definito da perdite inimmaginabili, dolore e ingiustizia, vogliamo porre fine con un atto d’amore per i bambini della Palestina», fa sapere. «Lullaby riflette la loro bellezza, il loro desiderio e la loro speranza. Se ci riuniamo e lo scarichiamo, abbiamo una vera possibilità di atterrare a Natale n. 1 e trasformare quel momento in un supporto vitale per le famiglie di Gaza».
Barghouti ha aggiunto: «Questa ninna nanna del nostro patrimonio musicale palestinese è stata con me fin dalla prima infanzia. Oggi, ritorna in un momento tanto necessario come promemoria di ciò che i palestinesi non perderanno mai: speranza, sfida, bellezza e dignità».
Kieran Brunt, Benji B e Henri Davies hanno prodotto Lullaby, che presenta anche Amena, Lana Lubany, Leigh-Anne, London Community Gospel Choir, Sura Abdo, Tyson, Yasmeen Ayyashi e Ysee. Tutti i proventi vanno a Choose Love’s Together for Palestine Fund, che sostiene le organizzazioni guidate dai palestinesi Taawon, Palestine Children’s Relief Fund e Palestine Medical Relief Service.
“MEMENTO MORI: MEXICO CITY”, DEPECHE MODE

Il live album che accompagna il quindicesimo album dei Depeche Mode, Memento Mori, esce due anni dopo l’album, documentando un enorme tour mondiale di oltre cento concerti che ha tenuto Dave Gahan e Martin Gore in giro per il mondo dal 2023 al 2024. Il loro primo tour dopo la morte di Andy Fletcher ha un’aria agrodolce, ma è anche una celebrazione della vita e di tutto ciò che avevano fatto insieme. Per Gore e Gahan, quello spirito di vita e di morte è stato particolarmente forte in una delle loro tappe: Città del Messico. Le tre serate nella capitale messicana sono state filmate per questa uscita (ed è stato utilizzato anche per il film Depeche Mode: M, diretto da Fernando Frías).
La scaletta di 24 brani abbraccia tutta la carriera della band, dando il giusto risalto alle canzoni di Memento Mori, che si fondono facilmente tra i loro standard abituali e alcune sorprese amate dai fan, come il loro primo classico synth pop Just Can’t Get Enough, Sister of Night degli Ultra e Waiting for the Night dei Violator. L’ascesa (e la discesa) verso Everything Counts è un’ondata catartica, soprattutto con l’eccitazione palpabile del pubblico, così come il brivido garantito di I Feel You. L’inclusione di brani preferiti degli ultimi anni da Playing the Angel (un’esplosiva Precious e la palpitante versione di Jacques Lu Cont di A Pain That I’m Used To sono eccezionali) e Sounds of the Universe (con la sottovalutata Wrong) sono un gradito ponte tra i vecchi classici e le nuove canzoni.
Come al solito, Martin Gore trova il suo momento di gloria a metà concerto con Home e una toccante Soul with Me al pianoforte. Per una band che si esibisce dalla metà degli anni ‘80, questa è l’ennesima lezione magistrale su come organizzare uno spettacolo dal vivo: Dave Gahan, l’instancabile showman che canta e ringhia sul palco, e Gore rappresentano la base su cui tutto si fonda. Con il soddisfacente mix di brani tratti da tutto il catalogo, Memento Mori: Mexico City è uno dei live set più forti della loro discografia dai tempi di Devotional, supportato dalla potenza dei brani del nuovo album e dalla scelta di includere così tanti pezzi amati dal pubblico. (Come bonus, quattro registrazioni in studio delle Memento Mori Sessions sono incluse una volta terminato lo spettacolo, tutte di qualità superiore a quella di un lato B, in particolare In the End, che avrebbe dovuto essere inclusa nell’album vero e proprio).
“QUAGLIA SOVVERSIVA”, MARCO CASTELLO

Il titolo del terzo album del cantautore siracusano «viene dal fatto che il nome “Ortigia”, il centro storico di Siracusa, in greco vuol dire “quaglia”, e quindi siccome tutta la storia che c’è attorno al disco è un po’ questa rivolta generale ambientata in un’isola molto simile a quella che c’è al centro di Siracusa, per cui “Quaglia Sovversiva”», spiega l’autore.
L’idea può incuriosire, lo svolgimento meno. La ricetta è la solita: un pop che mescola Lucio Battisti e Fabio Concato con echi di Steely Dan e Doobie Brothers. Melodie tuttavia limpide e scrittura elegante, dove prevale leggerezza.
“MORNING”, ADRIANA SPURIA
Guarda ormai al mercato internazionale la cantautrice siracusana Adriana Spuria. Dopo il successo oltr’Alpe di Stone, finalista all’UK Songwriting Contest, alza l’asticella con un nuovo singolo in lingua inglese, pubblicandolo in doppia versione: una arrangiata in modo elegante, l’altra acustica, più grezza e calorosa (Morning unplugged acoustic mix). Tinte color pastello e calde disegnano la canzone che, come spiega l’autrice, «parla del mattino descrivendo il risveglio e lo stupore per la bellezza del primo momento della giornata, della natura, di quella luce perfetta che illumina ed elimina ombre e oscurità. Una metafora della rinascita di ogni giorno. A questa gioia di vivere si contrappone un pensiero malinconico rivolto a una persona cara che soffre, ma il mattino regala la speranza di una guarigione, di un raggio di sole che ci infonda energia e gioia. Morning è una poesia dedicata alla forza della luce e all’affermazione della fiducia nelle risorse che esistono dentro ognuno di noi nella vita di ogni giorno».
Il brano nasce da un’idea di Adriana basic acustica, chitarra, voce basso e batteria e successivamente si arricchisce dell’arrangiamento dei synth e degli archi di Gae Capitano. Il videoclip descrive, senza eroismi ed esaltazioni, semplici frammenti di vita quotidiana che la stessa artista siracusana ha ripreso con la selfie camera del suo cellulare sia a casa sua che nella splendida cornice della città aretusea, da piazza Santa Lucia al Largo Cappuccini.
“LA RAGAZZA DI VITTORIO”, TUTTI FENOMENI

Dopo Piazzale degli Eroi, seconda anticipazione di Lunedì, l’album in arrivo il 23 gennaio che segna il ritorno alla musica dopo tre anni di silenzio dell’artista romano, al secolo Giorgio Quarzo Guarascio. La canzone è prodotta da Giorgio Poi, così come tutto il disco in uscita. Un brano che ancora una volta gioca in modo spiazzante con i contrasti: un sound morbido, malinconico e arioso abbraccia un testo esplicito, cinico e pungente ma che, al tempo stesso, si lascia scheggiare da barlumi di speranza e di dolcezza. Perché in fondo nel male che resiste, tra il Big Bang e l’Apocalisse, qualcuno crede ancora che l’amore esiste.
Immerso nel contemporaneo e al tempo stesso capace di guardarlo con lucidità e sottolinearne in modo brillante le storture e le contraddizioni, nelle nuove canzoni Tutti Fenomeni aggiunge un ulteriore strato di profondità alla sua scrittura, lasciando più spazio alle emozioni e ai sentimenti per emergere, pur senza perdere l’ironia puntuale e l’approccio mordace e irriverente che lo contraddistinguono.
La ragazza di Vittorio incarna alla perfezione questo percorso di crescita e maturazione artistica e personale: Giorgio, che da sempre racconta la morte, stavolta parla anche – a modo suo – di amore, e del suo costante scontro con l’aridità che imperversa nel nostro tempo.
«Cos’è il sesso? Cos’è il sesso nella società spettacolare, digitalizzata e anomica in cui viviamo? È vita, catarsi e libertà, o è vuota ripetizione e dipendenza?», si chiede Tutti Fenomeni. «Sappiamo ancora pensare, amare e godere in modo autonomo dell’incontro fisico e spirituale con l’altro o non riusciamo a fare altro che trasformare tutto in simulacro mercificato, immortalando, registrando e aspettando che un’intelligenza artificiale viva per noi e ci porti una fidanzata come farà con Vittorio? La scintillante comodità dei dispositivi che sembrano toglierci da qualunque impaccio, anche quello di esplorare(ci), soffrire e meravigliarci del corpo a corpo con l’altro, ci ruba quel che è più prezioso: la fatica, l’errore, lo stupore e l’esperienza. Si prende la vita. Svuota e rende automatico tutto ciò che è umano: dalla creatività dell’artigiano, sostituito dalla macchina, all’amore curioso, violento e impacciato degli adolescenti rapito nella deumanizzazione di Tinder e Onlyfans. Basterà credere nell’amore per resistere e salvarsi? C’è un albero a cui Vittorio può legarsi come ha fatto Ulisse per resistere alle sirene che lo circondano e riscoprire il sesso intriso d’amore che dà senso alla vita?».
“WELCOME TO BURNING-BY-SEA”, JOE JACKSON

Primo singolo dal prossimo album in studio Hope and Fury, in uscita il 10 aprile 2026 e che riporta Joe Jackson al presente e al suo “mainstream JJ”, con nove nuove canzoni. Dopo aver gettato le basi dell’album nello studio berlinese di Michael Tibes, Jackson è tornato ai Reservoir Studios di New York insieme al co-produttore Patrick Dillett. Qui ha riunito la sua band, attiva a intermittenza dal 2016, composta dal «bassista per la vita» Graham Maby, dal chitarrista Teddy Kumpel e dal batterista Doug Yowell, con l’aggiunta delle percussioni latine del musicista peruviano Paulo Stagnaro. Il risultato potrebbe sembrare una via di mezzo tra Fool (2019), Laughter and Lust (1991) e Night and Day(1982). Come quei dischi, Hope and Fury trabocca di melodie memorabili, testi intelligenti e originali e groove funk vivaci, con il canto e il pianoforte di Jackson più forti che mai. In linea con il titolo, un ironico riferimento a Land of Hope and Glory, questo è un Joe Jackson più inglese che mai.
“PRIZEFIGHTER”, MUMFORD & SONS
Il nuovo singolo dà il titolo al loro attesissimo sesto album in arrivo il prossimo 13 febbario. Il brano nasce da una collaborazione con Justin Vernon e Aaron Dessner. Il brano esce a soli sette mesi dall’uscita dal deludente Rushmere. Realizzato insieme ad Aaron Dessner, con cui Mumford & Sons avevano già collaborato per il terzo album Wilder Mind, questo nuovo lavoro cattura la band nella sua versione più aperta e istintiva. In soli dieci giorni, hanno scritto canzoni degne di più di un album, creando una raccolta che appare profondamente personale, istintiva e spontaneamente collettiva. I testi di Marcus Mumford affrontano temi come la resilienza e l’impegno, cantati con un mix di sicurezza e urgenza.
«Sentiamo di aver raggiunto il nostro apice come forza creativa», commenta Marcus Mumford. «Ci stiamo mettendo tutto ciò che abbiamo e stiamo usando tutta la nostra esperienza per abbracciare esattamente chi siamo. Oggi ci sentiamo a nostro agio con noi stessi. E Prizefighter è il risultato di questo nostro impegno: serio e giocoso, a volte ferito ma sempre pieno di speranza. Non abbiamo ancora finito. Spero e credo che siamo all’inizio di qualcosa che non vogliamo lasciarci sfuggire. Sono più entusiasta che mai di far parte di questa band».
“SATISFACTION SKANK”, FATBOY SLIM
Con il permesso ottenuto dai Rolling Stones, Fatboy Slim consegna finalmente un cult underground: Satisfaction Skank, mash‑up di “The Rockafeller Skank” con il riff di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones. Dopo venticinque anni di veto e tentativi falliti, Mick Jagger ha approvato il rilascio. Un incontro storico tra big beat anni ’90 e rock iconico: precisione, groove e nostalgia in un colpo solo.
“80 BUON COMPLEANNO IVAN – LIVE IN TERAMO”, ARTISTI VARI

Doppio CD e doppio vinile con libretto fotografico 80 Buon compleanno Ivan – Live in Teramo, l’album che celebra la grande festa a Teramo per gli 80 anni di Ivan Graziani, con la direzione artistica di Filippo Graziani e Marco Battistini.
Sul palco, accanto a Filippo Graziani e alla sua band, composta da Tommy Graziani alla batteria, Francesco Cardelli al basso, Riccardo Cardelli polistrumentista, Massimo Marches alle chitarre, Stefano Zambardino alle tastiere, Marco Gentile al violino e Marco Pretolani al sax, si sono alternati artisti come Lucio Corsi, Ditonellapiaga, Frankie hi-nrg mc, Eugenio Finardi, Mario Biondi e Michele Pecora, che hanno conosciuto Ivan o ne hanno tratto ispirazione, portando ciascuno la propria voce e il proprio sguardo e dando nuova vita ai suoi brani con intensità e libertà interpretativa, nel pieno rispetto dell’originale. Nei brani Solo Arte e Prudenza Mai hanno suonato anche Carlo Simonari, Bip Gismondi e Pasquale Venditto, membri della storica band che accompagnò Ivan nel tour di Cicli e Tricicli, regalando due momenti di grande intensità ed energia.
Gli arrangiamenti curati da Filippo Graziani sono il filo conduttore del progetto: moderni ma fedeli all’anima originaria dei brani, nascono da una ricerca che Filippo porta avanti da oltre dieci anni con dedizione e rispetto verso l’eredità paterna. Una visione che rinnova senza tradire, trasformando ogni canzone in un dialogo vivo tra passato e presente.
“WISH YOU WERE HERE – 50TH ANNIVERSARY”, PINK FLOYD

I Pink Floyd hanno seguito la svolta commerciale di Dark Side of the Moon con Wish You Were Here, un album concettuale sciolto e dedicato al loro membro fondatore Syd Barrett. Il disco si svolge gradualmente, poiché le trame jazz di “Shine on You Crazy Diamond” rivelano il suo motivo melodico, e nel suo ritmo piacevole, l’album si dimostra un disco più caldo rispetto al suo predecessore. Musicalmente, è probabilmente ancora più impressionante, mostrando l’interazione del gruppo e gli assoli di David Gilmour in particolare. E mentre è a corto di canzoni reali, i paesaggi sonori lunghi e tortuosi sono costantemente avvincenti.
“THE STUDIO ALBUMS 1970-1977”, T. REX

Basta ascoltare una canzone o due dei T. Rex per capire quanto fossero importanti per il movimento glam rock degli anni ’70 e per l’evoluzione stessa del rock & roll. Benedetto da talento sovrumano, carisma, fascino e canzoni da mangiare, Marc Bolan ha iniettato sex appeal e giocosità vertiginosa in melodie che hanno affondato i loro ganci a un livello che li ha resi successi radiofonici. Electric Warrior del 1971 e il suo seguito del 1972 The Sliderhanno prodotto alcuni dei successi più amati di Bolan e sono rimasti il picco commerciale della band, ma sono rimasti forti (soprattutto nel Regno Unito), rilasciando costantemente nuova musica a una clip di circa un disco all’anno fino alla morte prematura di Bolan nel 1977. The Studio Albums 1970-1977 mette insieme otto album dei T. Rex: è un compendio della grandezza del songwriting di Bolan e una testimonianza di un artista che ha realizzato un lavoro quasi impeccabile anche quando crea a un ritmo così rapido. Mentre The Studio Albums 1970-1977 è un must per chiunque sia innamorato del materiale più noto di T. Rex e abbia fame di altro, racconta ancora solo una parte della storia.
