– I segnali sonori più interessanti della settimana. Sbalordisce il cantautore Dove Ellis (nella foto): è il nuovo Buckley? L’album solista di Tom Smith che da frontman degli Editors si cala nel ruolo del cantautore. Sorprende il bassista Flea che torna al suo primo amore e lavora con una band composta da visionari del jazz moderno. La rivelazione Lula, dal punk rock alla scena urban, Il nuovo capitolo discografico dell’Alessandro Napolitano Confluence Trio. Il debutto del duo partenopeo Voga
– Il monito poetico di Pippo Pollina in “Guerra e pace”. Il balcanico inno del popolo migrante di Lello Analfino che abbraccia siciliani e tutti i disperati del mondo. Brunori Sas musica una poesia di Aldo Baglio (Aldo, Giovanni e Giacomo). L’atto d’amore di Danno nei confronti di Tom Waits. L’universo emotivo di Lauryyn prende corpo nel video di “Soliloquio” firmato da Elena Coletta e Lorenzo Fiale. SpinRockets e Zurara due nuove rock band siciliane. Il ritorno dei Guns N’Roses
“BLIZZARD”, DOVE ELLIS
Non si sa molto sull’inafferrabile Dove Ellis, se non che sia un ventiduenne cantautore irlandese di Galway. Il suo album di debutto arriva senza biografia e quasi nessuna informazione a parte la tracklist e alcuni dettagli minori. Non sembra aver mai rilasciato un’intervista e in una canzone qui rimprovera: «Tieni le loro telecamere fuori dalla mia faccia». Il suo pubblicista, il cui lavoro finora sembra essere solo quello di pubblicare musica, descrive Ellis come un «personaggio introverso».
Presto, però, dopo l’uscita del suo album di debutto Blizzard, se ne parlerà molto. È un album intimo. È pop della camera da letto, se la camera da letto fosse una catacomba con i tunnel bloccati. Si sente ogni crepa nella voce di Ellis, e canzoni come Little Left Hopeespandono la sua voce in un coro spettrale. È capace di questi ruggiti che lasciano sbalorditi, come in When You Tie Your Hair Up.
I pochi recensori che hanno visto Ellis finora lo paragonano principalmente a Jeff Buckley o a suo padre, Tim Buckley, confronti giusti data la straordinaria voce di Ellis. Ma fra le tracce del disco si possono trovare anche riferimenti a Thom Yorke (Pale song), richiami a David Byrne in Love Is, al collega irlandese Van Morrison, mentre il recente singolo To the Sandals sembra citare Love and Affection di Joan Armatrading e canzoni come Heaven Has No Wings lo collocano più vicino a band come Black Country, New Road.
La sua più grande forza è comunque il lirismo, che va dal sensuale e astratto a poesie più dirette come Love Is, dove proclama: “L’amore non è mappato da citazioni, e non è quello che sembra”. Anche se non sappiamo quanti anni abbia Ellis, la sensazione è che sia un’anima vecchia oltre i suoi 22 anni.
“THERE IS NOTHING IN THE DARK THAT ISN’T THERE IN THE LIGHT”, TOM SMITH
Ha un titolo lunghissimo – There Is Nothing in the Dark That Isn’t There in the Light – l’album da solista di Tom Smith, il primo dopo vent’anni trascorsi come frontman degli Editors. Ed è un disco con il quale abbandona il “personaggio” del leader carismatico dal timbro tra i più potenti d’Inghilterra per calarsi nel ruolo del cantautore. «Negli Editors spesso sono una versione teatrale di me stesso. Uso metafore, simboli, dramma, oscurità. Mi piace quel linguaggio, fa parte della band. Ma queste nuove canzoni erano più nude. Più mie. Hanno un peso diverso», spiega.
Motivato dal desiderio di riconnettersi con gli inizi acustici e grezzi della sua scrittura, Smith ha deciso di creare qualcosa di più intimo e personale, lontano dalla natura collaborativa dei progetti della sua band. Con il produttore Iain Archer, hanno creato un disco incentrato su onestà emotiva, texture acustiche e temi di memoria e resilienza. Il brano di apertura, Deep Dive, è l’ancora emotiva dell’album, creando un tono di gentile speranza di fronte alla solitudine.
In tutto l’album, Smith bilancia arrangiamenti essenziali con tocchi cinematografici, creando una gamma dinamica che va dal dolore minimalista di Broken Time alla drammaticità travolgente di Life Is For Living. Nonostante il suo obiettivo iniziale di scrivere da solista, Smith ha trovato una profonda sinergia creativa con Archer, plasmando i brani attraverso la sperimentazione reciproca. Tracce come Lights Of New York City, realizzata con la collaborazione dei Blue Nile, evocano nostalgia, mentre Northern Line e How Many Times riflettono su amicizie ed esperienze passate.
«Avevo bisogno di un equilibrio nuovo: non solo acustico, non solo minimalista, ma più umano. Alcune canzoni le abbiamo lasciate quasi fragili, altre sono cresciute in studio. Leave, per esempio, è diventata un piccolo pezzo orchestrale, quasi alla Roy Orbison».
L’album si chiude con Saturday, un’istantanea agrodolce di un’intimità fugace. Sebbene segnato dalla malinconia, il disco risuona in definitiva carico di speranza, evidenziando l’evoluzione di Smith come cantautore e il suo desiderio di creare musica che rifletta l’essenza di ciò che è.
“LULA”, LULA

Sul palco di Sanremo giovani nel 2020 con Gabriella Martinelli e Il gigante d’acciaio, canzone sull’Ilva di Taranto, Lula è un’artista multiforme, con ascolti che spaziano a 360 gradi, dal punk rock alla scena urban, passando per i grandi nomi della canzone d’autore italiana. Questa considerazione è alla base della produzione artistica del disco, curata da Paolo Mazziotti, che ha voluto rispettare e dare valore alle radici delle canzoni di Lula.
Il risultato è racchiuso in nove brani dal sound autentico, senza compromessi, in cui la voce e la timbrica di Lula sono il fil rouge che lega le tracce, ora spoglie ed intime come Fuori tempo, in cui a farla da padrona è la voce accompagnata da una chitarra acustica, ora dal sound epico, come ne La zattera della medusa, in cui un tappeto di percussioni e tamburi accompagna una trama di synth, ora più fresche e spensierate come in Monica, un brano scandito da chitarre distorte e batterie punk-rock.
“CHI AMA NON DIMENTICA”, VOGA

Primo album del duo partenopeo Voga. Al loro fianco, in questo nuovo progetto, alcune delle voci più rilevanti del panorama musicale italiano: Luchè, 22 Simba, Prima Stanza A Destra, Flaco G, CoCo, Sissi, Vale Lambo, Vettosi e Kamy. Le collaborazioni in Chi ama non dimentica attraversano rap, urban e R&B, contribuendo a costruire un disco ricco e stratificato, in cui ogni presenza è pensata come parte integrante della narrazione.
Negli ultimi anni i Voga hanno collaborato con artisti come Geolier e Luchè, costruendo passo dopo passo un percorso che li ha portati oggi a mettere al centro la propria identità artistica. All’interno dell’album si parla molto della loro vita e della loro carriera, intrecciando episodi che hanno segnato il loro cammino fino a portarli dove sono oggi. «Chi ama non dimentica è il nostro primo progetto, è arrivato dopo un po’ di anni di attività per cui è risultato di una somma di esperienze che abbiamo fatto», raccontano i componenti del duo, il cantautore e produttore Rico (Enrico Esposito) e il producer Sneik (Lorenzo Biscione). «La figura dell’amore è quella principale, amore incondizionato che abbiamo verso la nostra città che menzioniamo tantissimo, verso una donna e poi verso la musica, c’è anche tanto sentimento passionale per quello che facciamo. Napoli rappresenta per noi un elemento principale nel nostro racconto, sia nelle cose personali che non. La città ha sempre fatto da cornice e crediamo che abbia influito tantissimo. Anche se rappiamo in italiano per la maggiore, cantiamo in italiano, credo che la matrice napoletana si senta tantissimo nella nostra musica».
“GUERRA E PACE” PIPPO POLLINA
Il disco di Pippo Pollina si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza.
I titoli delle canzoni e i loro testi ci mettono davanti a storie dure e a realtà spesso brutali. La notte dei cristalli, registrata insieme ai suoi due figli, il cantautore Faber e Madlaina Pollina, segna la prima volta in cui i tre si esibiscono in un brano insieme. Free Palestinadà invece voce a una terra ferita, priva di ricordi, di pane e di dignità, ma abitata da un coro di voci che continua a gridare alla sua libertà. Nonostante tutto, nei brani risuonano la speranza, l’amore e l’umanità, che emergono come un antidoto alla sofferenza. La canzone Fra i petali del girasole racconta la storia di un soldato ucraino in licenza che, pur segnato dalla guerra, continua a sognare una vita diversa lontano dal Donbas, perché la vita, dopotutto, custodisce ancora tanta bellezza.
«A 18 anni, raggiunta la maggiore età e approfittando della libertà di scelta concessami, decisi di non fare il militare, rifiutai le logiche gerarchiche di quell’ambiente e la vicinanza alle armi come strumento sia di offesa che di difesa», racconta il cantautore palermitano con base in Svizzera. «Interpretando l’esigenza profonda di affidare il mio “passaggio in terra” ad altre attività scelsi la poesia e la musica. Ed è in nome di quelle che, oggi, canto le canzoni di Fra guerra e pace. Componimenti che raccontano fatti di storia o sentimenti umani che ebbero luogo un tempo, o che descrivono le emozioni attuali di chi, sfortunatamente, convive con la morte tutti i giorni con animo fiero o rassegnato. A loro è dedicata quest’opera».
“ATLAS/NOTHIN”, GUNS N’ ROSES

Sono i due nuovi attesissimi brani dei Guns N’ Roses, le prime pubblicazione dal 2023. I due brani vedono la band nella loro forma migliore, mostrando due lati differenti della loro personalità. In Atlas troviamo i Guns nella loro modalità rock più potente, mentre Nothin è più introspettiva, con diverse sfumature e una chitarra emozionante.
Dopo un tour mondiale nel 2025 che ha visto i Guns N’ Roses tornare in Europa, Medio Oriente, Asia e America Latina, le potenti icone del rock hanno annunciato che torneranno in tour nella primavera e nell’estate del 2026. Il tour del 2026 vedrà i Guns N’ Roses visitare il Messico e il Brasile, prima di esibirsi in altri Paesi dell’Unione Europea, infine negli stadi negli Stati Uniti e in Canada. Il prossimo tour include una performance speciale al Rose Bowl di Los Angeles, che segna un ritorno storico alla sede per la prima volta in oltre 30 anni.
“A PLEA”, FLEA
Dopo una carriera di quasi cinque decenni come uno dei bassisti rock più rappresentativi della sua generazione, il tempo e lo spazio hanno finalmente permesso a Flea di lavorare con una band dei sogni composta da visionari del jazz moderno, tornando al suo primo strumento e primo amore musicale, la tromba, per un nuovo album in uscita nel 2026 su etichetta Nonesuch Records. Un’anteprima dell’album.
Scritto ed interpretato da Flea, A Plea invita gli ascoltatori a «costruire un ponte, far brillare una luce, creare qualcosa di bello e vedere qualcuno, donarlo a qualcuno». Con Flea al basso elettrico, alla voce e alla tromba, l’ensemble include anche la contrabbassista Anna Butterss e il chitarrista Jeff Parker, oltre al batterista Deantoni Parks, al percussionista Mauro Refosco, al flautista alto Rickey Washington e al trombonista Vikram Devasthali. Chris Warren si unisce alle voci, così come il produttore del brano, Josh Johnson, che suona anche il sax alto.
Flea descrive il testo della canzone come una riflessione sulla divisione nel nostro mondo: «È un anelito verso un luogo oltre, un luogo d’amore, dove posso dire ciò che penso ed essere me stesso. Cerco sempre soltanto di essere me stesso. Non mi interessa la politica. Penso che esista un luogo molto più trascendente al di sopra di essa, dove può avvenire un dialogo che possa davvero aiutare l’umanità e aiutarci tutti a vivere in modo armonioso e produttivo, in un modo che sia sano per il mondo. C’è un luogo in cui ci incontriamo, ed è l’amore».
“ZERO STRESS”, LELLO ANALFINO
Singolo e video stile “balcanico” per un brano che diventa dichiaratamente l’inno del popolo migrante, un racconto ironico e profondamente umano dedicato a tutti coloro che, per scelta o necessità, lasciano la propria terra portandosi nel cuore tutto ciò che conta davvero.
Nel testo, Lello Analfino affronta una realtà che i siciliani conoscono bene. «Si tratta della condizione dei migranti che approdano sull’isola in fuga da guerre civili, governi totalitari, genocidi e pulizie etniche», racconta Lello. «Donne, uomini e bambini accolti da anni con rispetto, empatia e silenziosa solidarietà. Ma accanto a loro esiste un altro popolo migrante: quello dei siciliani stessi, costretti spesso a partire per cercare nuove opportunità, per inseguire sogni altrove o semplicemente per esplorare nuovi mondi e nuovi modi di vivere».
«Zero Stress è dedicata a tutti: a chi parte con il cuore colmo di rabbia, paura, felicità e avventura, lasciandosi dietro tutto; a chi, appena può, torna a stringere la propria terra, la propria gente, le proprie abitudini e tradizioni; a chi sente il bisogno di ricongiungersi con la propria storia, ricaricando emozioni che profumano di passato, presente e futuro, e spesso anche di rivalsa», aggiunge. «La felicità dell’arrivo si intreccia alla dolce malinconia della partenza, generando quel nodo che lega indissolubilmente ogni migrante alla propria terra: una terra-famiglia, una terra-comunità, una terra di paesaggi che rimangono impressi per sempre nella memoria. Perché viaggiare diventa un modo per tenere accesa la speranza di tornare. Tornare non solo per restare, ma per vivere sereni. E magari, chissà, ripartire ancora senza stress».
“TABOO”, SPINROCKETS
Chitarre taglienti per una ballad. Il brano affronta la fuga emotiva che segue la fine di una relazione complessa, restituendo la sensazione di un tempo sospeso in cui si tenta di ritrovare un equilibrio mentre tutto appare instabile.
Tra pop, cantautorato e sfumature indie, il duo siciliano trasforma l’incertezza del presente in un racconto simbolico e delicato: <<Il singolo nasce dal bisogno di raccontare ciò che rimane dopo il silenzio, quel momento fragile in cui si cerca una normalità nuova, più onesta, senza non detti», spiegano gli SpinRockets. «È un brano che parla di desideri, di metafore e di una speranza che, anche se cauta, continua a farsi strada>>.
Taboo porta la firma di Gabriel Aglieri Rinella, autore di testo e musica, oltre che interprete di pianoforte e chitarre. Al basso troviamo Samuele Marco Maone, mentre la produzione del brano è curata da Marco Arrisicato presso Studio Borealis. Il videoclip che accompagna l’uscita è affidato alla regia di Francesco Incandela, con un apparato visivo costruito attraverso la fotografia di Angelo Andrea Lima. Gli SpinRockets sono una formazione pop guidata dal frontman Gabriel Aglieri Rinella e dal bassista Samuele Maone.
“LICHEN”, ZURARA

Debutto discografico per la band Zurara per annunciare l’uscita del loro primo lavoro in studio, Postluce. Il singolo si sviluppa su coordinate post rock, con ritmiche incalzanti, chitarre affilate e un impianto sonoro spigoloso che definisce la personalità della band.
«I versi, carichi di immagini oniriche e richiami a un Io primitivo, costruiscono un immaginario fortemente sensoriale, capace di evocare una tensione che scava sotto la superficie emotiva», spiega la band. «Il titolo amplifica questo valore simbolico: il lichen come malattia che infiamma e corrode il corpo, e i licheni come organismi antichissimi che assorbono tutto ciò che li circonda. Da questa doppia immagine nasce l’analogia con il presente, percepito come un organismo colpito da un’infiammazione cronica generata dal tardo-capitalismo. Nel brano, contenuto e forma avanzano insieme, la musica si infiamma, si ispessisce, si fa bruciante, rendendo incandescenti ogni nota e ogni verso».
La band Zurara è una formazione post-rock nata nel 2024 e composta da Giuseppe Antonino Sileci (voce, chitarra), Sergio Sannasardo (chitarra), Giusto Correnti (batteria), Salvo Di Giunta (sintetizzatori) e Carmelo Bellini (basso).
“ATTITUDINI: NESSUNA”, BRUNORI SAS

Il nuovo brano di Brunori Sas che accompagna l’omonimo film documentario di Sophie Chiarello con Aldo, Giovanni e Giacomo. Una canzone che nasce come omaggio al legame artistico e umano del trio comico più amato d’Italia, e che rinnova la collaborazione tra Brunori e gli storici interpreti della comicità italiana. Nel documentario diretto da Sophie Chiarello, la regista accompagna Aldo, Giovanni e Giacomo in un viaggio alle origini della loro storia, tra ricordi, risate e momenti di riflessione. Il brano di Brunori Sas, prodotto da Riccardo Sinigallia, amplifica questo racconto con la sua cifra poetica, trasformando l’amicizia e il talento in una melodia leggera ma intensa.
«A questo giro sono partito da una poesia di Aldo», racconta Brunori. «Ho pensato che come coppia d’oro potremmo essere i nuovi Mogol-Battisti o Dalla-Roversi». Con la consueta ironia, il cantautore svela così la genesi di un brano che porta anche la firma di Aldo Baglio, segno di un incontro creativo raro e autentico, capace di unire mondi diversi sotto la stessa ispirazione artistica.
“TOM WAITS”, DANNO

«È un atto d’amore verso uno degli artisti che più mi ha influenzato ed emozionato. Su una base tanto potente quanto evocativa di Ice One insieme agli scratch di Dj Craim, ogni rima del pezzo è volutamente una citazione a un titolo o a una frase delle canzoni di Tom Waits, dove richiami al jazz, al blues e alla polka si fondono in un suono Hip Hop. Un pezzo decisamente Bukowskiano».
Così Danno, nome d’arte di Simone Eleuteri (1976), è uno dei rapper più influenti e rispettati della scena hip hop italiana. Membro fondatore dei leggendari Colle der Fomento. Il nuovo singolo si sviluppa su una produzione intensa e cinematografica firmata da Ice One, arricchita dagli scratch di Dj Craim, dando vita ad un viaggio che fonde atmosfere sporche, jazzate e blues con l’immediatezza dell’Hip Hop più autentico.
La traccia nasce infatti come un omaggio verso l’immaginario dell’artista statunitense, considerato uno dei migliori cantautori dello scorso secolo: un universo fatto di personaggi notturni, scenari decadenti e poesia ruvida. Con questo brano, il rapper rievoca quell’estetica senza mai imitarla, trasformandola in un linguaggio personale e contemporaneo.
L’intero brano si muove tra suggestioni letterarie, immagini visive e riferimenti culturali che riportano a mondi cupi, bar semivuoti, fiati spezzati e malinconie metropolitane. È un lavoro che gioca con l’ibridazione dei generi, mescolando riferimenti colti e strada, ironia e tragedia, fragilità e forza.
“SOLILOQUIO”, LAURYYN
Nel brano la protagonista, “inginocchiata” ma consapevole, accoglie la bellezza della propria fragilità e la riconosce come parte imprescindibile del percorso di crescita. Scopre un senso forse transitorio, ma autentico, nei gesti istintivi e nel mistero che permea le cose. Un universo emotivo che prende corpo nel video firmato da Elena Coletta e Lorenzo Fiale, dove i diversi piani di lettura del brano e dell’esperienza dell’artista si intrecciano in simboli e scelte estetiche che affermano con forza la loro identità.
«Amo l’idea di dare più vita ai brani, contro le dinamiche “usa e getta” del mercato musicale odierno», commenta Lauryyn, a proposito del video. «Soliloquio è uscito a maggio all’interno di Aritmia e io gli sono molto affezionata: è come se ri-uscisse oggi. Quando Elena ha voluto usare una traccia del mio disco per dargli un’immagine, abbiamo pensato istantaneamente alla stessa canzone».
“BEYOND BORDERS”, ALESSANDRO NAPOLITANO CONFLUENCE TRIO

Nuovo capitolo discografico dell’Alessandro Napolitano Confluence Trio, brillante formazione costituita da Bill O’Connell (pianoforte), Dany Noel (basso, voce in Besame Mucho, Chan Chan, Despertar, Mentality Disease e Sullelgada) e Alessandro Napolitano (batteria). Beyond Borders è un album in cui l’eclettismo stilistico di Alessandro Napolitano e del suo trio emerge in modo preponderante: jazz, afro-cuban jazz, funk e latin jazz brasiliano sono gli stili che caratterizzano il disco. Un lavoro in cui proprio la diversità stilistica rappresenta il tratto distintivo, spesso e volentieri anche all’interno delle stesse composizioni. Inoltre, un sapiente e costante utilizzo delle metriche dispari, della polimetria e della poliritmia impreziosisce ulteriormente un CD che brilla per straordinaria padronanza strumentale del trio, intensa energia comunicativa e notevole creatività soprattutto dal punto di vista armonico, ritmico e improvvisativo.
«Beyond Borders nasce dal desiderio di superare i confini musicali e culturali», spiega Alessandro Napolitano. «Insieme a Bill O’Connell e Dany Noel abbiamo cercato un linguaggio comune, un punto di incontro tra le nostre esperienze: il jazz americano, la tradizione latina e la sensibilità mediterranea. Il disco è stato registrato a Bari, dopo una serie di concerti in diverse città italiane, e rappresenta la sintesi naturale di quel viaggio umano e musicale. È un progetto che racconta la libertà dell’interplay, l’ascolto reciproco e il piacere di creare qualcosa di autentico, senza barriere».
