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Playlist #133. Rob, Delia, Lei, Emma, Mara, Irene

– I segnali sonori più interessanti della settimana. Sempre donne protagoniste. Luci e ombre dall’incontro fra Aerosmith e Yungblud. Tra funk e tropici “Niuiorcherubini” di Jovanotti. Il ritorno della band dei Sick Tamburo. Primo album in duo per due amici come John Scofield e Dave Holland. Un po’ di classica moderna con Wu Wei, maestro dello sheng, e il siciliano Alessandro Presti

“ONE MORE TIME”, AEROSMITH & YUNGBLUD

L’improbabile combinazione fra Steven Tyler degli Aerosmith e Joe Perry e il marchio punk-pop dello Yorkshire Yungblud ha rilasciato un EP a 5 tracce, One More Time. Quattro nuovissimi co-scritture più una lucida rielaborazione del 2025 di Back In the Saddle. è il tipo di collisione generazionale che potrebbe esplodere o implodere. Il risultato si trova da qualche parte nel mezzo del disordine: emozionante nel concetto, leggermente frustrante nell’esecuzione.

L’apertura e il primo singolo My Only Angel dà il tono, una power ballad grondante del lamento caratteristico di Tyler (o di ciò che ne rimane) stratificato sopra/sotto le armonie ringhianti di Yungblud. Segue Problems, con un riff killer di Perry e sembra che il loro classico album Toys in the Attic (dal 1975) sia stato trascinato attraverso il 2025 tramite TikTok. Wild Woman è pura spavalderia da cattivo ragazzo e ha le impronte digitali Bon Jovi anni ’80. La meditabonda A Thousand Days è un’altra ballata rock. Il re-immaginato Back In the Saddle chiude con un botto.

Tuttavia, il tallone d’Achille di One More Time è la soffocante sovrapproduzione e l’incessante uso di auto-tune, che rade spietatamente la voce rasposa e un tempo feroce di Steven Tyler e che appare innaturalmente lucida e stranamente incontaminata, a volte al limite della morbidezza generata dall’IA. Nel frattempo, quando Yungblud afferra il microfono, spesso scivola in un’impressione imitazione di Tyler che rasenta la caricatura. 

“NIUIORCHERUBINI”, JOVANOTTI

«Hai ancora qualche parte di te che si ricorda come è cominciato», canta Jovanotti nel primo verso di Senza se e senza ma, il brano che apre Niuiorcherubini. Sembra parlare a se stesso e voler tornare gli inizi, andando contro ogni logica e ritrovando lo spirito d’un tempo, meno influenzato dalle pressioni del mercato. Così Niuiorcherubini diventa un disco che «neppure era previsto», registrato in presa diretta su nastro analogico, contenente tredici brani nati dalle jam eseguite dal vivo in studio, «senza editing, correzioni o sovraincisioni».

Il titolo omaggia DallAmeriCaruso ed è un viaggio fra ritmi caraibici, etno e urban. Senza se e senza ma, già inclusa nell’album Il corpo umano vol. 1, diventa un’esplosione di “salsa dura” incisa con la Spanish Harlem Orchestra, un’orchestra di musica da ballo latina – tre volte vincitrice ai Grammy Awards – con sede negli Stati Uniti, fondata da Aaron Levinson e Oscar Hernandez, che ha riarrangiato il brano: un esperimento che riporta Jovanotti a quella Punto incisa nel 2009 insieme al grande Sérgio Mendes. India, Mediterraneo e Brooklyn risuonano in Ai miei amici. È un soul classico La musica dell’anima, registrato con J.P. Bimeni, cantante e di origini burundesi che Jova arruolò già nel 2019 per il primo Jova Beach Party, mentre Pura vida e Resistente sono puro groove funk, così come Shiva Jam.

“ATTRAVERSO”, LEI

Cantautrice calabrese classe 1996, trapiantata a Perugia, Luana Fusaro, nome d’arte Lei, è tra le voci più interessanti della nuova scena musicale italiana. Semifinalista al Premio Fabrizio De André e selezionata per Musicultura, ha conquistato l’attenzione con uno stile personale che unisce cantautorato viscerale e scrittura generazionale. Dopo i singoli La caduta di Lucifero e Uh Ah Ah, pubblica con Attraverso, il suo nuovo album pubblicato da Indieffusione.  

Accompagnato dall’omonima focus track, Attraverso è un album in sette tracce che rappresenta un viaggio catartico dentro e fuori di sé, un passaggio dal buio alla luce, dalla caduta al volo. Scritto a partire dalla fine, da un momento di ritrovata felicità, il disco si interroga sul senso della rinascita, della fragilità e dell’identità personale e collettiva. La title track  è il cuore pulsante del disco: una canzone che parla della riscoperta di un “io” bambino, di un ritorno al corpo, all’istinto, al senso più profondo dell’abbandono. Una ballad stratificata che fonde quel cantautorato viscerale e quelle liriche generazionali caratteristiche della composizione dell’artista.

“QUELLO CHE DEVE ESSERE SARÀ”, EMMA NOLDE

Nuovo singolo di Emma Nolde che raccoglie la promessa a se stessa di sapere vivere le giornate senza complicarle e con una sincerità tale da arrossire. Dopo la pubblicazione di Sirene (con Brunori Sas) – Live per l’anniversario dell’album NUOVOSPAZIOTEMPO, Emma ripone in questo nuovo singolo la riflessione lucida di chi, attraversando i propri vent’anni, si interroga su quale traiettoria voler dare alla propria vita, scansando l’inganno di dover fare per sempre fede a quelle idee che col tempo abbiamo elevato ad assiomi assoluti. In fin dei conti, la cosa più bella e complessa da realizzare è riuscire ad accettare l’imprevedibilità di ciò che ci accade.

«Per me e molti come me la cosa più complicata è non complicare», commenta Emma. «Così sono partita da un’immagine che ho letto in un libro di Chandra Livia Candiani per scrivere una canzone in cui la batteria è dritta e le parole sono parole che mangiamo, una semplicità che non mira a stupire a tutti i costi. Arrivati a fine anno iniziamo a fare le solite liste di promesse lontane. Ci promettiamo sempre cose impossibili, tipo leggere quarantasette libri in un anno, tornare a fare sport, iscriverci a qualche corso e così via. Tutte cose che ci fanno sentire a posto con gli altri, ma non per forza nel posto dove vorremmo essere».

«Questa canzone è una lettera a me stessa, dove mi sprono ad affrontare la cosa più difficile di tutte: accettare di non avere una lista di obiettivi», prosegue la cantautrice. «È strano trattarsi come aziende che fanno i resoconti di fine anno. Più andiamo avanti e più sarà importante smettere di competere con le macchine per giocare, invece, il gioco degli esseri umani. Una macchina senza un comando non funziona, noi sì. Funzioniamo anche senza tutti questi paletti e forse stiamo meglio. Occorre accettare che non possiamo prevedere né controllare tutto».

“ZHERO”, IRENE LOCHE

Nuovo singolo di Irene Loche, primo estratto dal nuovo album della cantautrice sarda, la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2026. Il brano nasce da una scelta netta e coraggiosa: anteporre la verità a un percorso più semplice. Il brano attraversa quella zona fragile in cui una decisione può inizialmente sembrare una perdita, trasformandosi invece in un ritorno autentico alla propria identità. Le sonorità uniscono influenze americana, folk e un blues essenziale, con un impianto sonoro che valorizza spazio, dinamica e intenzione.

Prodotto da Irene Loche, Michael Jerome Moore (Slash, Keb’ Mo’, John Cale) e Massimo Satta (Mogol, Lucio Dalla, Patti Pravo), “Zhero” vede la partecipazione di Jerry Borgé al pianoforte (Ziggy Marley, Jackson Browne, Jonathan Wilson), Fabrizio Foggia alle tastiere ed Hammond e Gian Luca Canu al basso.

«Zhero è il modo più sincero per annunciare questo nuovo disco», dichiara Irene Loche. «È un brano che porto con me da tempo e che oggi trova il suo posto naturale dentro un lavoro che sento davvero mio. Questo disco racconta chi sono adesso, con una direzione più chiara e una libertà diversa».

“SOPRA DI ME”, MARA SATTEI

Fare un salto nel vuoto non è mai semplice. Eppure, diventa possibile quando si sceglie di lasciarsi andare davvero, di fidarsi del proprio istinto e partire, anche se significa farlo da soli. È in quel momento che il vuoto smette di spaventare e diventa spazio, possibilità, respiro. Dopo aver dato il via a una nuova fase del suo percorso artistico con giorni tristi, Mara Sattei torna con sopra di me, canzone nata da una prima scrittura di Madame e diventata per Mara Sattei un terreno fertile da abitare e attraversare. 

«Sopra di me è arrivato mesi fa, ed è stato un colpo di fulmine immediato», racconta. «Ma serviva tempo, per capirlo, per capire se potessi entrare nella sua pelle. La scrittura di Madame è identitaria, precisa, riconoscibile. Dare nuova voce a un universo così definito significa destrutturarlo quel tanto che basta per renderlo proprio, senza tradirne forma e contenuto. Ho scelto di mantenere molte parti nate dalla penna di Madame proprio perché portavano un significato che non andava toccato».

“CENTO RAGAZZE”, ROB

Per X Factor 2025 è arrivata la serata più attesa: gli inediti. “Cento Ragazze” è quello presentato da rob, nome d’arte di Roberta Scandurra, classe 2005, concorrente nella squadra capitanata da Paola Iezzi. Con questo brano, la giovane cantautrice porta sul palco una scarica di energia pop punk che intreccia rabbia, fragilità e urgenza emotiva, trasformando una delusione d’amore in un racconto diretto e senza filtri. È tra le favorite per la finale.

“BEDDA SICILIA”, DELIA

 Sicilia Bedda è l’inedito presentato dalla “leonessa di Paternò” DELIA, concorrente X Factor 2025 nella squadra capitanata da Jake La Furia. Il brano porta al centro la sua terra, trasformandola in protagonista assoluta di una dedica musicale che mescola nostalgia, gratitudine e un orgoglio profondo. Un brano pop, cantato in siciliano, basato su luoghi comuni che ha portato la ventiseienne Delia Puglisi al ballottaggio con Viscardi. L’ha vinto e, quindi, è entrata in semifinale.

“HO PERSO I SOGNI”, SICK TAMBURO

Nuovo singolo dei Sick Tamburo, che segna il ritorno della band e anticipa il prossimo album in arrivo all’inizio del 2026. Ad accompagnare la release, il videoclip ufficiale con la regia di Stefano Poletti. 

Il delitto più grosso che possa essere commesso è quello di rubare i sogni a un bambino. Permettere che una cosa del genere accada è un vero e proprio crimine. Ho perso i sogni è la storia di un ragazzino di 13 anni rimasto, suo malgrado, solo tra le macerie della sua casa, del suo quartiere, della sua città. Non sa dove andare, dove nascondersi, cerca soltanto di rimanere vivo. Intorno a lui una guerra, di cui non può capire le ragioni, e qualcuno che gli ha portato via tutto: i suoi sogni. 

Sulle linee vocali sospese di Gian Maria Accusani, un tappeto d’archi accompagna un incredibile intreccio di melodie, che sembrano rincorrersi fino a esplodere in un grido malinconico: il ritornello. È qui che chitarre, basso e batteria diventano il rumore di un treno che prova a ripartire verso qualcosa di nuovo. Di migliore. È il grido di un tredicenne che non può meritarsi ciò che gli sta accadendo.

“MEMORIES OF HOME”, JOHN SCOFIELD DAVE HOLLAND

Il chitarrista John Scofield e il bassista Dave Holland, due dei maestri contemporanei del jazz, hanno suonato insieme nel corso degli anni in diversi contesti, tra cui progetti con Herbie Hancock e Joe Henderson e una vivace band co-diretta con Joe Lovano e Al Foster. Memories of Home è il loro primo album in duo, realizzato lo scorso anno presso gli NRS Studios di Catskill, New York, dopo un’intensa attività di concerti.

«Il disco, come i nostri concerti dal vivo, contiene brani composti da ciascuno di noi, alcuni nuovi, altri vecchi», spiega John Scofield dice. «Condividiamo decenni di riferimenti musicali comuni. Le somiglianze e le differenze nei nostri approcci rendono la collaborazione più interessante, credo». L’album include Icons at the FairMeant to BeMine Are BluesMemorex e Easy for You di Scofield, e Mr. BNot for Nothin’You I Love e Memories of Home di Holland.

“PUR TI MIRO”, WU WEI MARTIN STEGNER JANNE SAKSALA

«Si è aperto davanti a me un mondo sonoro completamente nuovo. Non avevo mai sentito prima musica antica così ricca di colori e così immediatamente emozionante», racconta il violista Martin Stegner della sua prima esperienza nell’esecuzione di Monteverdi con Wu Wei, maestro dello sheng, l’organo a bocca tradizionale cinese. La gamma di colori che Wei riesce a ricavare dal suo strumento è straordinaria, così come la fusione sonora tra sheng, viola e contrabbasso in questo trio sino-tedesco-finlandese. 

Il contrabbassista Janne Saksala, che come Stegner è anche membro della Filarmonica di Berlino, condivide la curiosità improvvisativa del violista. Qui il trio suona Si dolce è ‘l tormento e Pur ti miro da L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi, le sonate per organo n. 1 e n. 4 di J. S. Bach e la Sonata in re minore di Antonio Vivaldi, in un programma completato da un brano folk norvegese. I musicisti «esplorano la libertà che la musica offre. Con rispetto, ma anche con il desiderio di scoprire».

“OTOSFERA”, ALESSANDRO PRESTI

È il nuovo album di uno dei più grandi talenti della nuova generazione in Italia, registrato a Praga con la Czech National Symphony Orchestra, già orchestra di fiducia di Ennio Morricone per circa 25 anni, diretta dal Maestro Gaetano Randazzo nei CNSO Studios di Praga. Il vinile esce per l’etichetta siciliana Maia ed è stato realizzato con il sostegno del MIC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per chi crea”.

Otosfera, prodotto artisticamente dallo stesso artista messinese affiancato da Gaetano Randazzo, è un’opera sinfonica siciliana contemporanea con influenza classica, nella quale confluiscono musica mediterranea, afro-americana, latina, musica colta europea ed echi dei canti arcaici di tradizione orale siciliana che si sublimano nel respiro internazionale di tutto il lavoro, composto di cinque parti (Otosfera I, II, III, IV e V) e della durata di circa 38 minuti.

«Un progetto che è il risultato di un’intensa attività di studio e ricerca di un proprio suono, sia compositivo che timbrico, e di un profondo lavoro di introspezione da parte dell’autore», spiega il compositore. «Tutta la musica in questo album ruota attorno ad un mistero: cos’è Otosfera? Una parola che ho inventato io anni addietro e che ha a che fare col “sentire” in tutte le sue forme: è riaffiorata proprio nel momento in cui cominciavo a pensare l’opera e a intraprendere questo viaggio sonoro».

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