– I segnali sonori più interessanti della settimana. Il doppio singolo del cantautore di Rosolini che ha vinto il Premio De André. Vi Skin voce delle nuove generazioni. Ricompare Tobias Jesso Jr. I Subsonica trasmettono da “Radio Mogadiscio”. Il jazz di Simona Trentacoste & SMAT Quartet e del Fabio D’Isanto quartet. Il soul sperimentale di FKA twigs
“CHIDDU CA MA RESTA”, CLAUDIO COVATO

Ascoltando Chiddu ca ma resta anche Fabrizio De André avrà applaudito da qualche nuvoletta lassù in alto nel cielo. È la canzone con cui Claudio Covato, cantautore di Rosolini, ha vinto quest’anno il Premio De André. Ed è davvero un bel omaggio alle sonorità di Crêuza de mä, ampliate anche attraverso le versioni più festaiole della Premiata Forneria Marconi.
Chiddu ca ma resta è finalmente ascoltabile, pubblicata in formato doppio singolo – quello che una volta era detto 45giri – insieme con Magari non esisti: «Due canzoni, due rovesci della stessa medaglia musicale», sottolinea l’autore. Ma con un filo rosso a unirle: l’allarme per la Natura minacciata dalla crisi climatica.
E, a colpire a prima vista, è la copertina del singolo: il vulcano Etna con il cratere all’ingiù. «Volevamo presentare l’elemento naturale da un punto di vista talmente diverso da farlo apparire come qualcos’altro, confondendo il sopra col sotto, il cielo con il mare, ecc.», spiega Covato. «In Chiddu ca ma resta la natura è sempre qualcos’altro (un caldo metaforico che mi squaglia, grilli vaghi sui rami di un albero, vento che soffia su un campanello senza farlo tintinnare), in Magari non esisti il bosco è fatto di ferro ed elettricità e le foglie salvano il mondo».
Chiddu ca ma resta, brano dialettale dal testo inafferrabile e metafisico, presenta un Claudio Covato autentico e verace. Il sapore è quello del folk-rock e della world music. Magari non esisti è un brano delicato, sognante e intimo, scritto con un arrangiamento per chitarra classica, violino, violoncello e flauto. Fra echi di The House of The Rising Sun, «racconta la dicotomia città/natura attraverso gli occhi di un uomo che non sa amare che il ricordo di qualcuno che “magari non esiste”», illustra il cantautore.
Il singolo («una formula che ho adottato per la fascinazione del 45 giri») è il quinto assaggio di un album che dovrebbe uscire il prossimo. Il primo, Creature marine/Cagghia r’acqua, risale al 2023, quattro sono usciti lo scorso anno e adesso esce Chiddu ca ma resta/ Magari non esisti, con l’ormai tradizionale formula, un brano in dialetto, l’altro in italiano, in cui mescola italiano e dialetto, Lucio Dalla e Pino Daniele, folk e canto lirico, spaziando dal registro tenorile a quello da soprano.
“PENSIERI SCOMODI”, VI SKIN

Se il malessere psicologico potesse avere un suono, oggi avrebbe quello delle pause interrotte di Pensieri Scomodi, il nuovo singolo di Vi Skin, pseudonimo di Sofia Pelle. Nessun inciso esplicativo o confessione lineare. Nessuna pedagogia spiccia, semplificata. Nessun racconto autobiografico e nessuna voglia di spiegarsi. Solo una voce che, a tratti, smette di parlare. Ed è in quel vuoto – deliberato, non lasciato al caso – che si apre uno dei ritratti generazionali più consapevoli, e per certi versi spietati, dell’anno. Perché il tema, oggi, non è più “come si sta”. È: come si dice di star male, quando non si hanno le parole per farlo e non si è sicuri di meritare ascolto?
Il nuovo brano della cantautrice ciociara parte da qui. E lo fa mettendosi da parte. Non è lei il centro, il soggetto. È lo spazio che lascia. Per chi non riesce a spiegarsi, a chiedere aiuto, a restare nei gruppi WhatsApp, a parlare con i propri genitori senza sentirsi di troppo, un peso. Eppure, avverte tutto. Sempre. In particolare, un dolore sordo ma costante. Pensieri Scomodi è una canzone che non parla dei giovani. Parla come loro.
“I LOVE YOU”, TOBIAS JESSO JR.
Nell’ultimo decennio, Tobias Jesso Jr. è passato da cantautore a scrittore, compositore e produttore di canzoni per altre persone, lavorando con artisti come Adele, Dua Lipa, Harry Styles, Justin Bieber, Bon Iver e altri ancora. Quasi undici anni dopo aver pubblicato il suo album di debutto Goon, Jesso ha annunciato un nuovo lavoro tra soli otto giorni, intitolato Shine.
Il primo assaggio I Love You è uscito ora, e viene fornito con un video con Dakota Johnson e Riley Keough che presenta una ripresa dal vivo della canzone. La traccia presenta una melodia beatlesiana di pianoforte prima che la batteria martellante arrivi a intorbidare il mood sognante. Fantastica.
Secondo un comunicato stampa, l’album è stato realizzato con l’aiuto di Danielle Haim di HAIM, Justin Vernon di Bon Iver, il pianista di formazione classica Eli Teplin, l’ingegnere nominato ai Grammy Julian Bunetta, il produttore Tommy King, Rosie Hamilton e «un sensitivo».
“RADIO MOGADISCIO”, SUBSONICA
I Subsonica annunciano il loro ritorno con questo nuovo singolo che arriva a distanza di quasi due anni dall’ultimo album Realtà Aumentata e con il quale la formazione torinese oltrepassa il Mediterraneo spalancando le porte a nuovi scenari. A viaggi ed esperienze reali, come quella vissuta dalla band a Essaouira in Marocco durante la scrittura del nuovo album, e a suggestioni del tutto immaginarie.
Il titolo della canzone rende omaggio alla storia vera del Colonnello Abshir Hashi Alì, che nella città di Mogadiscio in Somalia si è fatto custode di un prezioso archivio fatto di più di 100mila canzoni – oltre a registrazioni di poesie, opere teatrali e molto altro – distribuite su nastri, cassette e dischi (oggi tutti digitalizzati) dal valore culturale inestimabile, sopravvissuto a una lunga storia di devastazioni, saccheggi e bombardamenti. La canzone è un viaggio tra memoria e speranza, un simbolo di apertura e di resistenza attraverso la musica. Il ritmo di questo brano apre la strada ad un nuovo capitolo della band, che l’anno prossimo si appresta a celebrare il trentennale di carriera.
«Radio Mogadiscio omaggia la libertà, l’ingenuità, la follia degli avventurieri di ieri e di oggi», racconta la band. «E con loro lo spirito di chi, ancora prima di imporsi una meta, sfugge dall’asfissia dei confini e delle imposizioni. È un brano senza meta, soleggiato da appunti di geografie immaginarie che oltrepassano, innanzitutto, le frontiere più vicine a noi. Il riferimento a Radio Mogadiscio e al suo prezioso archivio musicale è un tributo ad una storia appassionante che ha come protagonista il Colonnello Abshir Hashi Alì, colui che da anni custodisce in una Somalia devastata da guerre e rivalità sanguinose, vecchi nastri pieni di sonorità visionarie che oggi fanno impazzire gli alternativi di mezzo mondo. E lo fa, talvolta a rischio dell’incolumità, nella certezza di proteggere parte fondamentale dell’identità di una nazione che un giorno vorrebbe poter rivedere unita e ricostruita».
“NUOVO AMORE PASSATO P.TE 1”, ANNA AND VULKAN
Anna Scassillo è nata a Torre Annunziata, rinata come Anna and Vulkan nel suo girovagare tra Trieste e Vienna, con nelle orecchie e nel cuore i dischi di Pino Daniele, Michel Petrucciani e Lucio Dalla, “contaminata” dagli ascolti del padre, musicista anche lui. Dopo un antipasto live al concertone del Primo Maggio e qualche singolo di avvicinamento, eccola con un ep, anzi con un album in due parti, visto l’ossimorico titolo Nuovo amore passato p.te 1. Le otto canzoni si piazzano sul crinale tra un pop italiano non indispensabile e un più interessante newpolitan funk, tra cantautorato mainstream e agganci alla tradizione di casa.
“ALL THE THINGS YOU ARE” SIMONA TRENTACOSTE & SMAT QUARTET

All the Things You Are è il nuovo singolo di Simona Trentacoste & SMAT Quartet, che anticipa l’uscita dell’album Siamo molto interessanti, un progetto in cui si celebra la storia e l’essenza del jazz con rispetto e consapevolezza, ma senza rinunciare alla propria identità artistica. Un lavoro che intreccia introspezione e leggerezza, memoria e innovazione, trasformando l’ascolto in un’esperienza di pura autenticità musicale.
All the Things You Are è uno degli standard più amati e interpretati della storia del jazz. Composto nel 1939 da Jerome Kern, con testo di Oscar Hammerstein II, nacque per il musical di Broadway Very Warm for May, ma trovò la sua vera dimensione solo dopo, diventando un classico intramontabile. Da Charlie Parker a Ella Fitzgerald, da Sarah Vaughan a Stan Getz, fino a Dizzy Gillespie – che nel 1945 introdusse una celebre versione bebop – questo brano è divenuto terreno fertile per l’espressione e la libertà musicale di generazioni di artisti.
Nella nuova versione firmata da Simona Trentacoste & SMAT Quartet, il brano viene reinterpretato con un approccio intimo e raffinato, in cui la melodia dialoga con nuove armonie e il tempo si fa elastico e vivo. Il quartetto – composto da Massimo Moriconi al contrabbasso, Tony Brundo al pianoforte, Antonio Petralia alla batteria e Simona Trentacoste alla voce – esplora l’interplay come linguaggio emotivo, creando una dimensione sonora eterea e sospesa, dove la musica diventa un luogo dell’anima e della cura. «In questo brano abbiamo cercato l’essenza della leggerezza, quella che non è superficialità, ma consapevolezza», spiega Simona Trentacoste. «È un modo per restituire alla musica il suo respiro naturale, quello che nasce dal silenzio, dall’ascolto e dall’incontro tra anime che si riconoscono attraverso il suono».
“LIBERO “, FABIO D’ISANTO QUARTET
È la nuova fatica discografica del batterista jazz e compositore Fabio D’Isanto, coadiuvato in questo lavoro da tre eccellenti compagni di note: Lorenzo Bisogno (sax tenore), Alessandro Bravo (pianoforte) e Francesco Pierotti (contrabbasso). Il secondo disco da leader, questo, dopo il precedente intitolato Maia. Sette brani originali, tutti figli della creatività compositiva di D’Isanto, in un album in cui, fin dal primo ascolto, si percepisce lo spirito di ricerca melodica, armonica e ritmica del quartetto diretto dal batterista. Una formazione che pur rispettando profondamente la tradizione jazzistica, amplia i propri orizzonti andando a esplorare territori più impervi, il tutto nel segno di una “stortezza” appunto melodica, armonica e ritmica, con delle frequenti incursioni polimetriche, che caratterizza lo stile di Fabio D’Isanto e del suo quartetto.
Dunque, un disco assimilabile al contemporary jazz e impreziosito da un notevole sound di gruppo e da un intenso interplay che ispira e guida i quattro musicisti. L’autore del progetto racconta la genesi e descrive le peculiarità di questa sua opera discografica: «È dedicato alla cosa più bella della mia vita: la nascita di mio figlio Libero. In un mondo che vuole annullare il pensiero critico, la parola “Libero” era inevitabile. Liberi di fare, di agire, di pensare, liberi di essere. Questo è il messaggio».
“EUSEXUA AFTERGLOW”, FKA TWIGS
Dieci mesi dopo l’uscita del suo terzo album in studio, EUSEXUA, un’esplorazione intrisa di synth su identità e rinascita, la cantautrice e ballerina inglese FKA twigs torna con il suo attesissimo sequel, EUSEXUA Afterglow. Presentato inizialmente con il titolo Deluxua, è un secondo atto trionfale nella sua narrazione; una vera e propria testimonianza della capacità di twigs di creare un pop sperimentale che sia allo stesso tempo significativo e accessibile, pur mantenendo le idiosincrasie che gli ascoltatori si aspettano dalla sua musica. Afterglow è sicuro di sé: un’esplosione di sensualità e libertà, disordinata e spesso caotica. «Non voglio che sia tutto incentrato sul sesso, ma a volte mi piace farlo», scherza nel brano Sushi, offrendo al suo amante un ricco programma di cibo, musica e piacere per un’intera settimana.
Arriva addirittura a campionare il suo brano Glass and Patron dal suo EP del 2015 M3LL155X, un gesto che rende Afterglow ancora più coinvolgente. In Piece of Mine, si rivolge a un’altra persona, cantando con ardore “Lasciati andare e reclinati/sei quella allineata, sì/sei un pezzo mio”. In Wild And Alone, una collaborazione con la cantautrice inglese PinkPantheress, una nuova voce fresca aggiunge splendide armonie stratificate al travolgente senso di lussuria e desiderio di twigs.
In fondo, però, Afterglow ha lo stesso nucleo tematico di EUSEXUA, esplorando relazioni e notti di ballo e passione con un’enfasi sul suo corpo, la sua mente e la sua personalità. Twigs può filtrare attraverso generi e suoni da una traccia all’altra, ma Afterglow si assicura di lasciare trasparire i suoi sentimenti negli intervalli sporadici tra i ritmi pulsanti dei club. FKA twigs una volta definì Eusexua come «euforico», e questo disco sembra il naturale passo successivo: un’auto-riflessione dopo l’euforia.
