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Playlist #130. Rumorose tempeste di chitarre

– I segnali sonori più interessanti della settimana. Gli australiani The Belair Lip Bombs fanno le prove per diventare la più grande band del mondo. Il rock elettronico intriso di distorsioni di Daniel Avery in “Tremor”. Dave, il poeta più vero del sud di Londra, continua la sua ribellione contro la repressione maschile
 – L’iconico “Sheherazade” di Ornella Vanoni rivive con un inedito. In “Sottosopra”, Giuseppe Sicorello, in arte uMANo, viaggia nel mondo capovolto in cui viviamo. Fra spiritualità e sensualità l’EP del producer NTNTN. L’etno di Lorenzo Vizzini, il tango nuevo di Afton Wolfe, il valzer di Marco Amoroso

“AGAIN”, THE BELAIR LIP BOMBS

In un momento favorevole per la musica australiana – dall’ascesa di artisti punk e hardcore come Amyl & The Sniffers e Speed, al continuo dominio di Tame Impala e Rüfüs Du Sol – ecco The Belair Lip Bombs puntare a essere la più grande band del mondo. Dopo aver fatto girare la testa a livello locale nel 2023 con il loro eccellente album di debutto Lush Life, la band di Melbourne ha fatto notizia a livello internazionale l’anno scorso quando hanno firmato con la Third Man Records di Jack White. Il secondo album della band Again, nonostante il suo titolo, non è un altro giro di Lush Life. Invece, guarda alla natura già versatile di quell’album e mappa nuovi terreni da esplorare per gli ambiziosi rocker indie. 

Tale audacia è presente nel singolo principale Hey You, che brulica di urgenza con il suo loop ipnotico di Rhodes, la batteria martellante e persistente del nuovo batterista Daniel Devlin (ex di Delivery) e chitarre alla U2. Abbinato al soddisfacente finale rock di Don’t Let Them Tell You (It’s Fair), mette in mostra la band in pieno volo, ricordando agli ascoltatori che i Lip Bombs sono prima una rock band, poi una band indie. Il chitarrista Michael Bradvica è una presenza decisiva in tutto. Il suo “chucking” in stile Nile Rodgers su Cinema dà alla traccia sia groove che profondità, mentre il suo abile gioco sulla emotivaSmiling crea quasi una sorta di dialogo tra lui e la cantante Maisie Everett.

“TREMOR”, DANIEL AVERY

Dopo una serie produttiva di album per Phantasy Sound e Mute di Erol Alkan, Daniel Avery (nella foto in apertura) è emerso su Domino nel 2025, inizialmente come parte di Demise of Love, un progetto di danza alternativa di ispirazione industrial, adesso con l’album Tremor, nel quale esplora le radici dell’alternative anni ’90, insieme al collega fonico di mixaggio David Wrench (FKA twigs, Caribou, Erasure). Sebbene avesse accennato a texture shoegaze nel suo primo album, Drone Logic del 2013, qui si immerge completamente in una scrittura di canzoni più atmosferica, pur mantenendo una base nella produzione di musica elettronica da club, anche se non si tratta di brani da club in senso stretto. Diversi ospiti provenienti da vari ambiti dell’alt-pop, dell’indie rock e del punk aiutano Avery, conferendo a ogni brano una personalità distinta e adattandosi all’atmosfera nebbiosa e da dopo-notte dell’album. 

Dopo l’introduzione ambient glaciale e cinematografica, Cecile Believe elabora sentimenti agrodolci sulle pulsazioni lente di Rapture in BlueHaze è un perfetto esempio di noise-pop industriale in stile Curve, con chitarre risuonanti e sintetizzatori accigliati che accompagnano la voce dolce e potente di Ellie Rowsell. Il brano prosegue senza soluzione di continuità nell’industrial pop downtempo acidulo di A Silent Shadow. La magnifica New Life colloca la voce caramellata di Yunè Pinku su break fragorosi e splendide incursioni di synth. Alison Mosshart dei Kills aggiunge un ulteriore ringhio all’aspra e sinistra Greasy Off the Racing Line. La splendida melodia dream pop The Ghost of Her Smile (con Julie Dawson dei NewDad) inizia dolcemente prima di sprofondare in una rumorosa tempesta di chitarre. 

Con Tremor, Avery crea una singolare forma di rock elettronico intriso di distorsioni, che si sofferma in un paesaggio notturno, lasciando emergere emozioni profonde.

“THE BOY WHO PLAYED THE HARP”, DAVE

Sono passati quattro anni da quando Dave si è fatta conoscere al mondo. Dal suo spettacolo introspettivo We’re All Alone In This Together del 2021, Dave è andato di corsa, pubblicando l’EP del 2023 con Central Cee, Split Decision, che ha generato il successo da record Sprinter, e mostrando amore per la scena rap underground britannica prestando un verso al 3X di Jim Legxacy all’inizio di quest’anno.

Ma il mondo non ha avuto ancora modo di sentire il poeta più vero del sud di Londra. Con The Boy Who Played The Harp, Dave consegna un album tecnicamente impeccabile e liricamente impeccabile, un lavoro imponente che conferma il suo posto come una delle voci più interessanti della musica del Regno Unito, anche se il suo peso cupo occasionalmente tempera la sua immediatezza.

In tutto l’album, Dave esplora il potere biblico del suo omonimo, Re Davide del Libro di Samuele, che suonava l’arpa per calmare gli spiriti turbati. Se il rapper lo raggiunge o meno è discutibile, ma più si ascolta l’album, più sembra che lo scopo forse non sia quello di sollevare il morale. Invece, scatta un’istantanea della sua generazione. L’ex vincitore del Mercury Prize la cattura perfettamente su canzoni come SelfishFairchild e Chapter 16, trasportando gli ascoltatori in vignette cinematografiche, dipingendo le scene più vivide con le parole più crude. In Selfish, assistito dalla produzione spettrale di James Blake, Dave continua la sua tranquilla ribellione contro la repressione maschile, trasformando la terapia in teatro e la confessione in coraggio. È un atto rivoluzionario in sé: un uomo che osa nominare le emozioni che non gli è mai stato insegnato a rivelare.

“SHEHERAZADE”, ORNELLA VANONI

A trent’anni dalla sua prima pubblicazione, torna uno dei dischi più amati di Ornella Vanoni: Sheherazade. Esce una speciale edizione, con i brani rimasterizzati dai nastri originali, impreziosita da un inedito firmato dalla stessa Vanoni con Giorgio Conte, Senza di te, rimasto escluso dall’album del 1995, e dalla versione piano e voce di Bello amore, con gli autori del brano (Giuseppe Barbera e Ornella Vanoni) che lo interpretano nella sua essenza.

Il disco rappresenta l’apice della collaborazione con Mario Lavezzi, che ne firmò la produzione artistica, mentre Ornella curò personalmente il concept e la direzione creativa, riunendo attorno a sé alcuni tra i più raffinati e sensibili artisti della scena musicale. «Sheherazade è un grande archetipo femminile. Una donna che salva tutte le altre donne, usando la fantasia», ha dichiarato la Vanoni, che in questo progetto si era identificata nella figura della narratrice de “Le mille e una notte”, simbolo di forza, creatività e libertà femminile.

Registrato nel 1995 a Villa “La Quiete” di Forte dei Marmi e pubblicato lo stesso anno, Sheherazade è uno degli album più raffinati del repertorio della Vanoni. L’artista aveva chiamato a collaborare a questo disco una varietà di artisti, musicisti e arrangiatori, tenendoli insieme attraverso una sofisticata idea di musica leggera: dallo stesso Lavezzi (che firma quattro brani) a Mogol e a Oscar Avogadro, da Giorgio Conte a Grazia Di Michele, da Paolo Fresu alla leggenda del jazz americano Gerry Mulligan, ma anche musicisti multilingue come il chitarrista franco-vietnamita Nguyén Lé e il cantante e musicista folk ugandese Geoffrey Oryema (già musicista di Peter Gabriel), all’arrangiatore americano Bob Rose.

«Non è semplice fare un disco, soprattutto se ci stai dentro come ci sono stata io, in maniera cantautorale, produttiva, insieme a Lavezzi. Non sempre eravamo d’accordo e non sempre Mario capiva la direzione che avevo in testa, ci sono stati anche momenti difficili. Ma entrambi siamo stati felici del risultato finale», conclude Ornella.

“SOTTOSOPRA”, uMANo 

Con Sottosopra, Giuseppe Sicorello, in arte uMANo, nato a Como ma agrigentino d’adozione, firma un concept di grande intensità, un viaggio nel mondo capovolto in cui viviamo: un disco che mette il mondo allo specchio lo rovescia e ne mostra la verità. Un posto dove l’apparenza ha preso il posto della verità, dove la mediocrità è premiata e la bellezza soffocata, dove si parla tanto ma si ascolta poco. In questo caos, uMANo diventa una voce che cerca ancora un senso.

L’album attraversa le ombre del presente — la violenza, la guerra, la menzogna, l’indifferenza — ma non si ferma alla denuncia: cerca sempre una via di ritorno, una possibilità di luce. <<Ogni brano è un frammento di questa ricerca, una prospettiva diversa su un’umanità in bilico tra rovina e rinascita», spiega l’artista. «Il titolo Sottosopra non è solo un gioco di parole, ma è una visione. Significa guardare il mondo da un’altra prospettiva, ribaltare ciò che crediamo normale, scoprire che sotto la superficie delle cose c’è ancora un cuore che batte. È un disco che parla di verità, di coraggio, di empatia. Un atto d’amore verso chi non si arrende alla banalità, e continua a credere che la musica possa ancora cambiare qualcosa dentro e fuori di noi».

L’album si apre con Supergirl Superman, un inno alla fragilità e al coraggio quotidiano, dedicato a chi trova la forza di rialzarsi senza mantelli, ma con autenticità. Segue Tirichità, brano ironico e tagliente che affronta il tema delle violenze carcerarie, una satira che cela il dolore di chi non ha voce e denuncia la crudeltà del potere. Bugie, Follie esplora la disillusione amorosa e la perdita dell’identità, raccontando la scoperta improvvisa di un inganno e la confusione tra ciò che siamo e ciò che fingiamo di essere. Con L’isola che c’è, uMANo approda a un luogo di pace e autenticità, simbolo di lentezza e ritorno alle radici. Easy è un brano lucido e provocatorio sul potere anestetizzante dei media, un pugno pop contro la superficialità travestita da successo. Vietato farsi male affronta con intensità il tema della depressione giovanile. La pace di Versailles riflette sulla guerra e sulle false paci costruite sulla supremazia, immaginando un futuro dove la compassione sostituisce la forza. Anima no war unisce dimensione spirituale e civile, invitando alla pace interiore come premessa di quella esterna. Lacrimosa, brano in cui canta il tenore Nunzio Galli, è una preghiera contro la violenza sulle donne, in cui la parte in latino trasforma il dolore in rito e la paura in supplica universale, invocando giustizia e pietà. Amore Amaro racconta l’amore nelle sue contraddizioni restituendolo nella sua imperfetta autenticità. Chiude Ordinary Day, un capitolo finale che denuncia la coscienza anestetizzata dell’uomo moderno, abituato al dolore altrui, e si trasforma in un invito al risveglio umano e civile.

“THE CRACK OF DAWN”, NTNTN

Dopo l’Ep Everything Needs to Change, uscito lo scorso 17 ottobre, esce The Crack of Dawn, altra produzione, connessa alla prima, di NTNTN, producer palermitano, classe 1981, che intreccia campionamenti della natura e dell’ambiente urbano con pulsazioni ritmiche dal carattere ancestrale. Con questo lavoro, il producer palermitano approda a una nuova alba sonora. L’EP esplora la soglia tra luce e ombra, spiritualità e sensualità, in un equilibrio “saramaghiano” dove bene e male si riflettono a vicenda. Non a caso, La cumbia del Diablo – groove di cumbia ancestrale, ispirata al Vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago, che si intreccia a un synth modulare mentre un hi-hat su ritmo africano danza tra sensualità e spiritualità – «è quella parte di ombra che fa parte della luce, quella parte di sensualità che attiene alla spiritualità, quella parte di oscurità che persiste in uno sguardo benefico, la danza oscura che prelude il giorno, ricco di ninfa e luce che bacia gli alberi e lecca le foglie delle piante».

La title track riflette quelle prime luci dell’alba che risvegliano una natura nuova, uno sguardo risvegliato, uno spirito soluto, una preghiera ancestrale, dove il basso incede come un battito primordiale, mentre i sintetizzatori si incastrano in un intreccio di cellule ritmiche, come in un kecak balinese. Birds è un brano techno dal ritmo lineare e incisivo, dove basso e percussioni dialogano in un continuo botta e risposta. Concettualmente rappresenta il moto migratorio degli uccelli che si spostano e risiedono e si spostano ancora in cerca di vita, calore e luce. Weird Animals è la traccia chiude il cerchio: dalla luce alla luce. La distorsione del kick e l’emergere di un basso rivelatore danno forma a creature sonore ibride, che avanzano in un climax pulsante, chiudendo l’EP in una visione rigenerata e vitale.

“MANNARINA”, LORENZO VIZZINI

Dopo l’uscita del suo ultimo singolo Carusi feat. Pollio, preceduto da Ma feat Francesco Le Metre e Austu, il cantautore ragusano pubblica un nuovo singolo con il quale sceglie di confrontarsi con le proprie origini. È un ritorno alla terra madre, un gesto istintivo di appartenenza e smarrimento ad una Sicilia che accoglie e respinge, bella e crudele allo stesso tempo, in cui convivono nostalgia e inquietudine. Il brano nasce da sentimenti contrastanti: l’addio di chi parte, il magnetismo di chi non riesce a staccarsi, la consapevolezza che anche la più innocua immagine da cartolina può nascondere una forza primordiale. La domanda “dove vai?”, cantata in lingua marocchina all’inizio del brano, è il centro emotivo della canzone: una voce femminile che trama la storia e interroga chi ascolta.

Le influenze della musica berbera, mediterranea e gnawa vengono intrecciate al canto siciliano per costruire un paesaggio sonoro che unisce sponde diverse dello stesso mare. Le registrazioni originali di pescatori e litanie di quarant’anni fa aprono il brano come un varco nel tempo. Non si tratta di folklore, ma di un tentativo di ascoltare la Storia, di accettarne il mistero senza addomesticarlo.

A dare corpo a questo viaggio ci sono musicisti provenienti da tradizioni diverse: il percussionista egiziano Ayman Mabrouk, Soheil Saadat all’oud e al tar, la voce marocchina di Kaoula Ouarradi ai cori. Lorenzo Vizzini ha curato produzione, chitarre elettriche, basso e mix, mentre il mastering è firmato da Jasper Ward agli Air Studios di Londra e l’artwork da Julieta Vivas.

“RULES OF WAR”, AFTON WOLFE

Tratto dall’album di prossima uscita Ophiuchus, questo singolo è stato scritto in collaborazione con la straordinaria cantante indie-pop afro-olandese Judy Blank. Spiegando l’ispirazione per il testo di questa cupa canzone di protesta in stile Tango Nuevo, Afton Wolfe dichiara: «Un sacco di vecchi, a migliaia di chilometri da conflitti devastanti, decidono quali siano le “regole” di qualcosa di così crudele, barbaro e disumano come la guerra. Dovrebbero essere derisi e umiliati».

La presentazione di Rules of War avverrà dal vivo nel locale preferito di Wolfe, il The 5 Spot di East Nashville. E sarà accompagnata da uno splendido video musicale diretto da Scot Sax e prodotto da Sally Jaye di Little Hollywood Creative. Il brano vede la partecipazione di CH McCoy al pianoforte e alle tastiere, Zachery Douglas alla tromba, Giuseppe Spargo alla batteria e alle percussioni e Daniel Seymour al contrabbasso, a supporto del baritono di Wolfe in stile Cohen. L’album completo uscirà il 30 novembre e si terrà una festa ai 5Point6 Studios, situati nel cuore di East Nashville.

“EPINEFRINA”, MARCO AMOROSO

Terzo singolo del cantautore e musicista siciliano, classe ’93, diplomatosi al Conservatorio A. Corelli di Messina in chitarra jazz. Una canzone che nasce da un ricordo improvviso, da quel fremito che riaffiora in modo inaspettato e attraversa corpo e mente, lasciando una scia di nostalgia e lucidità.

La voce di Amoroso si muove su un tessuto sonoro dinamico, dove il tempo dispari e la produzione curata da Toti Poeta creano un’atmosfera sospesa. «Un valzer moderno in cui convivono elementi acustici, elettrici ed elettronici, quindi credo ne emerga – racconta l’artista – un suono che è frutto di un mio personale percorso introspezione e sperimentazione. Questa canzone è una scarica emotiva, infatti parla del potere dei ricordi e della bellezza dell’imprevisto».

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