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Playlist #127. La marmellata è impazzita

– I segnali sonori più interessanti della settimana. Potente ed energico, quello dei Little Pieces of Marmelade è un rock contemporaneo con contaminazioni pop/noise, newpunk, blues e psichedeliche, come in ”Mexican Sugar Dance” 
– Princess Nokia presenta un album velenoso, audace e vulnerabile che sfida le norme stabilite e trasforma il dolore in inni edificanti e poesia sincera. Le  Say She She elogiate nientemeno che dal leader degli Chic, Nile Rodgers
 –  Il romanticismo rock di Richard Ashcroft; il dark pop di mew: le isole di Fabrizio Cammarata. Le band di Teramo rileggono Ivan Graziani. La cantautrice siracusana Adriana Spuria alle fasi semifinali dell’UK Songwriting Contest
– Lorenzo Vizzini racconta il disagio della vita in provincia; Manuele Santini proietta ne “Il sarto di Gaza” il genocidio del popolo palestinese. Priscilla Marvel racconta il disagio giovanile della Gen Z. Il nuovo singolo dei Gorillaz

“MEXICAN SUGAR DANCE”, LITTLE PIECES OF MARMELADE

Anticipato dalla folle visione di Family Therapy, è il primo capitolo, in inglese, di un percorso che verrà completato il 10 dicembre dall’uscita di un secondo disco in italiano, dal titolo 404DEI (Errore degli Dei). Due anime di uno stesso viaggio che arriva al culmine di un periodo molto intenso, durato oltre due anni, tra concerti, scrittura, bozze, visioni sonore, e che prende forma in un primo movimento proprio con Mexican Sugar Dance.

Interamente scritto, composto, registrato e prodotto dai LPOM – duo composto da “DD” aka Daniele Ciuffreda (voce, batteria, pianoforte, synth) e “Frankie Wah” aka Francesco Antinori (chitarra, basso, synth, seconda voce) passato da XFactor cinque anni fa – nel loro studio a Filottrano (Ancona), è un album che non cerca compromessi, non si adatta e non si scusa. Dodici tracce nate senza calcoli, spontanee, vive, urgenti, canzoni la cui forza è in una scrittura istintiva e in una ricerca sonora autentica, che non rincorre le mode ma prova a travolgerle, come un istante congelato a mano, grezzo e sfaccettato, che riflette la forza cruda e sorprendente della dimensione dal vivo, molto cara ai LPOM.

Potente ed energico, quello dei Little Pieces of Marmelade è un rock contemporaneo con contaminazioni pop/noise, newpunk, blues e psichedeliche, come in Mexican Sugar Dancecon le sue scariche ad alto volume e il suo sound diretto e attualissimo seppur figlio di un forte innamoramento per la musica degli Anni ’60 e ’70. Non tanto nostalgico, quanto legato a uno spirito avventuroso e libero: in quei dischi abbiamo sempre sentito una verità ruvida, capace di emozionare ancora oggi, e abbiamo cercato di trasferirla nel presente, con gli strumenti a nostra disposizione – raccontano i LPOM. Se DD ha sperimentato, rispetto ai lavori precedenti, altre modalità di scrittura e nuove sonorità batteristiche, inserendo Wurlitzer e synth analogici, Frankie ha giocato con tecniche di registrazione e mixaggio non convenzionali, riducendo la chitarra al minimo essenziale per renderla più incisiva. Il risultato è un disco fedele alla loro estetica lo-fi, volutamente imperfetta, scomposta, irregolare, con l’unicità della voce potente e graffiante di DD che si muove, al contempo, su linee melodiche trascinanti e immediate.

«Mexican Sugar Dance è forse il nostro lavoro più libero e più vero. Di solito siamo maniacali in studio, ma questa volta ci siamo fatti guidare dall’istinto, lasciandoci andare a un divertimento raro. È uno di quei dischi nati senza piani precisi, ma dalle idee che arrivano a raffica e che si decide di inseguire», raccontano i Little Pieces of Marmelade. «La scelta dell’inglese è stata inevitabile: le melodie erano già lì, primordiali, e avevano dentro quella lingua. Non volevamo imporci limiti o etichette. Abbiamo seguito un flusso naturale che raramente ci è capitato di catturare, ascoltato un’urgenza viscerale, prima ancora che artistica: quella di esprimerci senza filtri. Ed è proprio questo, per noi, il manifesto del disco: riconoscersi, accettarsi e darsi valore».

“GIRLS”, PRINCESS NOKIA

La principessa Nokia è arrivata con un nuovo progetto. Girls è un LP velenoso, audace e vulnerabile che sfida le norme stabilite e trasforma senza paura il dolore in inni edificanti e poesia sincera. Se hai mai ascoltato un album di Nokia, sai che la sua musica non è altro che un riflesso del suo attuale stato d’animo. Dalle esplorazioni strazianti sulla malattia mentale ai dettagli del trauma infantile, Nokia non ha mai evitato di mettere a nudo la sua anima, e il suo ultimo lavoro non è diverso.

E non sarebbe un progetto Nokia se non facesse svolte sonore che sono violente frustate. Dall’audace Hip-hop che apre l’album, l’artista passa a brani dance pulsanti, come il pesante e groovy Drop Dead Georgeous e l’etereo R&B di Pink Bronco. Sulle precedenti uscite di Nokia, questi audaci salti di genere avevano lasciato i concetti sospesi nell’aria, Girls si rivela l’album migliore dell’artista fino ad oggi: qui è la Nokia più sicura, audace e accattivante che abbia mai suonato, e trasforma la sua maturità in una luce guida.

“CUT & REWIND”, SAY SHE SHE

Le Say She She sono state elogiate nientemeno che dal leader degli Chic, Nile Rodgers, dopo l’uscita di Silver, il loro secondo album. È impossibile immaginare una forma di riconoscimento più grande per un trio vocale che si autodefinisce “discodelico”, il cui nome è un gioco di parole sul ritornello dell’indimenticabile Le Freak degli Chic. Le cantautrici Nya Brown, Sabrina Cunningham e Piya Malik continuano a cavalcare l’onda con il loro terzo album, riaffermando la loro affinità per la disco come movimento sottoculturale cruciale, immaginando al contempo «un campo da gioco dove tutti sono liberi». 

La canzone Disco Life usa questa e altre metafore del baseball in riferimento alla Disco Demolition Night, la trovata del 1979 per promuovere una stazione radio rock che rese inutilizzabile il Comiskey Park di Chicago, decretando la cosiddetta morte della disco. Che sia per caso o per scelta, il brano ricorda in qualche modo And the Beat Goes On dei Whispers, una intramontabile jam da dancefloor che ha scalato le classifiche R&B e disco di Billboard ed è entrata nella Top 20 pop mesi dopo che la disco era stata dichiarata morta. Diverse altre delizie uptempo ruotano attorno ad armonie a tre voci e alla sezione ritmica funk degli Orgone. Le Say She She raramente fanno riferimento a ispirazioni pre-disco, ma quando lo fanno, le sfruttano al meglio, infondendo armonie celestiali alla perla psichedelica soul-pop Under the Sun

“LOVIN’ YOU”, RICHARD ASHCROFT

Galvanizzato dal suo ritorno sul palco come ospite dei concerti degli Oasis, Richard Ashcroft torna con il suo primo album di nuovo materiale in sette anni. Eppure, poco è cambiato: in Lovin’ You, pensa, scrive e canta solo sui grandi temi. L’ex frontman dei Verve non cerca di reinventarsi, piuttosto distilla ciò che ha sempre fatto meglio nella sua carriera da solista, vale a dire equilibrio devozione romantica, ricerca spirituale e lampi di ribellione, il tutto consegnato con una destrezza di tocco e quella voce senza tempo.

Nel singolo Lover Ashcroft trae ancora una volta ispirazione dal suo innegabilmente profondo amore per sua moglie. Ma mentre l’argomento è familiare, musicalmente ci sono nuovi paesaggi sonori, essendo tornati a uno dei suoi trucchi preferiti: costruito attorno a un riff in loop campionato da Love and Affection di Joan Armatrading, la traccia è tutta schiocchi con le dita, archi e una linea di basso che imprime calore. Out of These Blues è più familiare, con l’atmosfera country-rock e la chitarra slide che riecheggiano il suo album di debutto Alone with Everybody. La voce di Ashcroft è sempre stata lo strumento più efficace del suo arsenale, e il suo baritono rimane una forza; tuttavia, ha scelto di piegare quella voce in nuove forme. Oltre ai falsetti sporadici, sussurra su Out Of These Blues, mentre è grintoso e invecchiato sulla title track, che riecheggia Are You Ready?. Senza infamia, né lode.

“QUANDO NESSUNO CI VEDE”, MEW

«Quando nessuno ci vede chiude un capitolo della mia vita. L’oscurità di cui parlo nei testi delle mie canzoni mi accompagnerà sempre, ma nel corso degli anni ho imparato ad abbracciarla. Non mi fa più paura ora e ho trovato il modo di esorcizzarla attraverso la musica, che è una vera e propria terapia per me. Spero che tante persone possano rispecchiarsi nelle vicende che racconto e che le mie canzoni possano aiutare gli altri come hanno aiutato me. E ora che questi brani diventano finalmente realtà, spero che le persone vi possano scorgere messaggi positivi e pieni di luce». Così Mew presenta il suo progetto, che include sei brani, anticipato dal primo singolo Buia, presentato anche con un suggestivo video, una vera e propria “live session” suonata in cameretta con un coro composto da due voci femminili e una band formata da un pianista, un batterista, un bassista e un chitarrista. Prima della pubblicazione, gli spoiler di “BUIA” diffusi su TikTok hanno ottenuto un grandissimo successo con oltre 1 milione di visualizzazioni.

I sei brani dell’EP sono all’insegna del dark-pop e contengono testi che tendono ad affrontare temi personali, introspettivi e spesso riflessivi. La sua musica nasce in un contesto casalingo, quasi intimo, che scatena un flusso creativo ininterrotto nell’artista, in un ambiente sicuro e avvolgente.  Il suo mondo interiore viene mostrato nel teaser trailer che l’artista ha postato sui propri profili social: «Crescendo ho capito che ci sono luoghi dove possiamo toglierci tutto, le nostre maschere, le aspettative, i nostri ruoli sociali. La mia stanza è sempre stata quel posto, il mio rifugio ma anche uno specchio. Perché è quando nessuno mi vede che sono io per davvero, ed è da lì che nascono le parole che non riesco a dire, le melodie che mi salvano», spiega l’artista. «Ho deciso di mettere in musica i momenti bui, le verità sussurrate, le ferite non ancora chiuse e soprattutto la libertà. Perché forse essere visti davvero comincia proprio da lì, da quando nessuno ci vede».

“INSULARITIES”, FABRIZIO CAMMARATA

“Cosa significa essere un’isola?” È da questa domanda che prende forma Insularities, il nuovo album di Fabrizio Cammarata, cantautore di origini palermitane che è andato ovunque. Ma, al di là del brano iniziale Asanta, che lo riporta nei rituali sacro-profani delle feste religiose per Santa Rosalia in una mescolanza di siciliano e inglese, per il resto dell’album si disperde in un universo vocale e strumentale vasto che lambisce influenze americane e inglesi. Un pop agrodolce, fatto di un vibrato distorto e malinconico, spesso scontato e deja vu. L’album, comunque, si fa piacevolmente ascoltare.

“PIGRI VOLUME 1”, VARI ARTISTI

Primo capitolo del progetto dedicato al compianto cantautore teramano Ivan Graziani, che lo scorso 6 ottobre avrebbe compiuto 80 anni. In occasione del compleanno otto band teramane hanno realizzato otto cover, reinterpretando alcuni dei brani più significativi dal repertorio di Graziani. 

Nella tracklist Monna Lisa del 1978 affidata ai The Tangram, Lugano Addio del 1977 è stata invece eseguita dagli Shijo X. Marianna D’Ama & Davide Grotta hanno proposto Il chitarrista del 1983, fino ad Agnese del 1979 realizzata dall’Orchestra del Liceo Musicale “Delfico-Montauti”. Lorenzo Dipas ha eseguito Gran Sasso del 1983, mentre Ill Aereo & Tristan Baab si sono confrontati con Pigro del 1978. Seguono Fragili Fiori del 1995 interpretata da Joen, e Firenze (canzone triste) del 1980 a cura dei Degeez.

“CARUSI” LORENZO VIZZINI

Un brano che sorprende e mostra l’artista alle prese con un sound diverso dalle sue ultime release. Una produzione rock fa da cornice a un racconto intimo e amaro: quello di chi torna a casa e, guardandosi allo specchio, fatica a riconoscersi. Se da ragazzo la provincia era l’antagonista, un luogo che imprigionava sogni e possibilità, oggi l’antagonista diventa più interiore: lo smarrimento davanti a un’identità che cambia, il sentirsi alieno anche nei luoghi più familiari.

Ragusa, con i suoi centri commerciali, le strade vuote e i muri imbrattati, resta sullo sfondo come simbolo di una provincia che non offre spazi di crescita, ma questa volta è lo sguardo del protagonista a rivelare la distanza più profonda: quella con se stesso. Amici che prendono altre strade, amori che si dissolvono, fratelli simbolici con cui condividere disillusioni: tutto si riflette nel ritratto di un’esistenza in trasformazione, dove la vera lotta è contro il senso di estraneità che abita dentro.

I riferimenti culturali, da Nietzsche a Kierkegaard, da Dio al punk, testimoniano il bisogno di dare un senso all’esistenza, tra spiritualità e disincanto, in un brano intenso, che racconta la fragilità e la forza di una generazione che viaggia contromano. Il nuovo singolo di Lorenzo Vizzini è così un viaggio rock ed esistenziale sul tema del cambiamento e dell’alienazione, un brano che racconta il conflitto più difficile: riconoscersi in ciò che si diventa.

“STONE”, ADRIANA SPURIA

È la canzone con cui la cantautrice siracusana è passata alle fasi semifinali dell’UK Songwriting Contest: uscita a fine giugno nelle due categorie Singer Songwriter e Music Video, ha ottenuto il punteggio massimo di 5 stelle. «Per me è un onore essere entrata nella rosa dei semifinalisti in un contest che ha un’elevata reputazione nell’industria musicale ed è considerato una delle competizioni di scrittura di canzoni più prestigiose del Regno Unito e del mondo», commenta Adriana Spuria.

L’ UK Songwriting Contest è stato lanciato a Londra nel 2002 in collaborazione con The BRIT Trust, The BRIT School, The BRIT Studio, Music Aid International e The Guild of International Songwriters and Composers. Il concorso è molto apprezzato sia dai principianti che dagli autori di canzoni esperti di tutto il mondo, e gode di una reputazione altamente rispettata nell’industria musicale. I giudici del UKSC includono vincitori di Dischi d’Oro e di Platino, produttori e artisti vincitori di Grammy, Emmy e BRIT Award, oltre a importanti membri del settore. L’UK Songwriting Contest è stato creato insieme a The BRIT Trust per promuovere l’arte del songwriting e per incoraggiare e scoprire nuovi autori.

“IL SARTO DI GAZA”, MANUEL SANTINI

Un singolo potente e attuale per introdurre il nuovo album Minosse atteso per novembre. Santini torna alla scrittura solista dopo il successo dei progetti precedenti come Bianchissimo (Battisti-Panella jazz session) e il disco Overlook hotel, realizzato in collaborazione con Marco Trogi.

Un inno contro l’odio e la discriminazione, Il sarto di Gaza è una narrazione intensa che racconta la storia di un sarto che, nella notte rischiarata dalla luna che si trasforma in macchina da cucire, è intento a produrre le kippah, i tipici copricapi degli ebrei. Il testo veicola un messaggio universale di fratellanza e non-discriminazione. La figura del sarto diventa una metafora potente: non importa la provenienza della seta o chi indosserà i copricapi. Il sarto è al servizio di tutti, perché, come sottolinea l’artista, “ogni muro, ogni differenza, ogni discriminazione non porta altro che odio e morte.” L’arrangiamento del brano, pieno di metafore, culmina in un’apertura finale che mira a rilassare le tensioni iniziali, lasciando un auspicio di lieto fine.

Manuel Santini spiega la scelta del momento per la pubblicazione del brano: «È rimasto in un cassetto per oltre due anni, ma dopo gli scenari agghiaccianti che ci vengono mostrati quotidianamente ho deciso di pubblicarlo perché ritengo che adesso sia il momento giusto. Ogni piccola forza, ogni piccola voce può diventare un gesto cumulativo per dire basta a questo moderno olocausto».

“THE MANIFESTO”, GORILLAZ

I Gorillaz hanno condiviso l’ultimo singolo del nuovo album The MountainThe Manifestopresenta il rapper argentino Trueno, così come un freestyle del defunto membro dei D12 Proof, registrato nei suoi primi giorni come rapper. Importante il cast, tra cui i musicisti sarod Amaan Ali Bangash e Ayaan Ali Bangash, la banda nuziale indiana di lunga data Jea Band Jaipur, il musicista di bansuri Ajay Prasanna e il Coro di montagna guidato da Vijaya Shanker. Il batterista immaginario dei Gorillaz Russell Hobbs ha detto in un comunicato stampa: «Come polvere spaziale siamo qui per sempre e questo è un tempo molto lungo. Questa è una meditazione musicale infusa di luce. Un viaggio dell’anima, con battiti…».

“CUORE DI PANNA”, PRISCILLA MARVEL

C’è chi dice che il lavoro nobiliti l’uomo. Priscilla Marvel, pseudonimo di Gabriella Marvulli. risponde con una strofa che non lascia spazio a equivoci: «Odio il mio lavoro ma qualcuno lo deve fare. Hanno detto che nobilita l’uomo, ma io ho le rate da pagare». Cuore di panna, il suo nuovo singolo, non è l’ennesima canzone sul disagio giovanile: è un piccolo trattato pop sulla stanchezza sociale come condizione permanente, raccontata con il linguaggio dei millennial e della Gen Z. A firmarne la produzione è Velli (Valentina Samberisi), producer e musicista con cui Priscilla porta avanti un percorso interamente al femminile: una scelta consapevole e quasi politica, in un settore dove il gender gap resta evidente e i talenti femminili faticano ancora a trovare spazio.

Un brano che affronta il tema dell’anticapitalismo con una chiave ironica e sorprendentemente leggera, sottolineando la fatica di una generazione costretta a correre sempre più veloce, tra precarietà e continua ricerca di efficienza, mentre il mondo attorno si sgretola. «È impossibile fare la rivoluzione se sei stanca» non è solo l’incipit del brano, ma la sintesi di una condizione diffusa. Il corpo, la mente, il tempo: tutto viene cannibalizzato da un modello di vita che pretende produttività continua. La retorica del “se vuoi puoi” e del “basta impegnarsi” si infrange contro la realtà di lavori precari, salari bassi e aspettative di efficienza permanente. Priscilla Marvel rovescia questa narrazione e lo dice senza giri di parole: se sei esausta, se non riesci nemmeno a respirare, non puoi cambiare le cose. La rivoluzione non è un atto eroico, ma richiede energie che il sistema stesso toglie.

In tal senso, il titolo, apparentemente innocuo, racconta molto più di quanto sembri. “Cuore di panna” intercetta quella parte di resistenza sottile e silenziosa che si rifiuta di farsi consumare completamente dal logorio della società contemporanea, anche quando tutto sembra chiedere perfezione.

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