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Più rock meno pop: il trionfo di un’icona targata Gen Z

– Tra gli headliners degli Idays a Milano, Olivia Rodrigo ha saputo incantare e convincere proprio tutti, genitori compresi
– Riesce a narrare l’amore e le delusioni di una generazione che sempre più presta attenzione al carico emotivo e psicologico

Classe 2003, Olivia Rodrigo, dopo una piccola carriera come attrice, debuttò a soli 17 anni nel gennaio 2021 con il singolo Drivers license, che si piazzò immediatamente tra i primi posti delle più importanti classifiche – una fra tutte la Billboard Hot 100 – e che le valse numerose nominations e premi, tra cui tre ai Grammy Awards del 2022. Quello che colpì il pubblico, adolescenti in particolare, fu l’estrema vulnerabilità con cui raccontava la fine della sua storia: il mai confermato pubblicamente triangolo tra lei, il suo co-protagonista nella serie High School Musical: The Musical: The Series Joshua Basset e la collega Sabrina Carpenter (la blonde girl so much older). Tre nomi che hanno portato a un botta e risposta a colpi di hit e frecciatine per mesi e che hanno alimentato i rumors e le speculazioni sui social da parte dei fandoms, specie quelli delle due artiste.

In ogni caso la Rodrigo, in un crescendo climax, dopo il debutto ha pubblicato pezzi più decisi come Good 4 u (Sour, 2021) o Bad idea, right? (Guts, 2023) e di conseguenza in soli quattro anni si è saputa imporre nel panorama internazionale con il suo talento, il suo stile ben riconoscibile, la narrazione di relazioni finite male e la rabbia e la prepotenza che solo una ragazza che si sta affacciando al mondo può avere. D’altronde, se il sound è ispirato alle grandi band rock degli anni Novanta – i preferiti dei genitori -, il suo storytelling, come anche da lei dichiarato, è decisamente influenzato da alcune delle cantautrici più rilevanti in circolazione, prime fra tutte Taylor Swift e Lorde. Questa sua dualità, la capacità di saper alternare pezzi introspettivi a quelli che nel gergo giovanile vengono chiamati female rage (rabbia femminile), martedì 15 luglio le ha permesso di dominare il palco con una maestria impeccabile.

Tornata a Milano in occasione degli Idays, nel tour estivo che l’ha vista esibirsi in alcuni dei più grandi festival (uno fra tutti il Glastonbury in Inghilterra dove ha duettato con leggende della musica), Olivia Rodrigo ha decisamente convinto chiunque, persino i genitori che hanno accompagnato le loro figlie. Averla ascoltata dal vivo, a mio avviso, mi ha fatta rendere conto di una cosa: con assoluta certezza, posso confermare che è proprio un’artista da live, e altrettanto lo sono i suoi pezzi che dal vivo rendono molto di più che sulle piattaforme.

Niente scenografie, una band tutta al femminile che si è saputa mettere da parte quando il momento lo richiedeva e lei che si è mossa senza vincoli in piena e totale libertà, destreggiandosi tra una chitarra elettrica e un pianoforte; il tutto mentre sotto il palco ragazze (e ragazzi) di ogni età urlavano a gran voce e si scatenavano ballando e piangendo. Io per prima, francamente parlando, credo sul serio di non aver mai ballato così tanto ad un concerto. E già dal primo pezzo in scaletta, nonché uno dei miei preferiti, Obsessed.

Sexy, decisa, arrogante, consapevole e sicura di sé. In un’ora e mezza, e a soli 22 anni, è riuscita a mangiarsi il palco come se avesse un’esperienza decennale. E poi, in un’era in cui la trap e il rap si posano in cima alle classifiche, è una boccata d’aria fresca: le sonorità pop miscelate al rock e al punk, che purtroppo in piccola parte stanno sparendo, riportano ai primi anni 2000 e ai film teen di quegli anni. Tra questi spicca fra tutte Brutal (Sour, 2021). I’m so sick of seventeen, where’s my fuc***g teenage dream? Avrò anche superato da un pezzo i 17 anni, però gridarlo con tutto il fiato che avevo in corpo (e per una volta non da sola in macchina) è stato puro appagamento.

In contrapposizione, tuttavia, la maestria a cui si accennava prima, la capacità di passare da pezzi ritmati alle ballad quali VampireDrivers LicenseAll I Want (colonna sonora della serie che l’ha fatta conoscere al grande pubblico) o Traitor. Cuore a cuore con il pubblico, la consapevolezza di essere capiti, compresi, accolti; sentirsi soli, non abbastanza e allo stesso tempo essere furiosi con la vita, con chi abbiamo amato ma non ha saputo ricambiare. Il tutto mentre siamo in cerca del nostro posto nel mondo. Un momento veramente catartico anche per chi non è più un teenager: la rabbia che fa spazio all’accettazione, in un percorso emozionale che augura al partner di essere felice ma di non essere più felice; per poi trovare quella stabilità tanto agognata, quell’amore puro e vivo di qualcuno che si innamora di te per come sei. So American, l’unico brano felice della sua discografia, dedicata all’attore inglese Louis Partridge (Enola Holmes e I Medici) con cui fa coppia fissa da quasi due anni.

In pochi scambi di battute, la cantautrice ha ringraziato emozionata la folla rumorosa, che le ha alzato dei fogli con scritto “You’re made of angel dust”, ovvero “Sei fatta di polvere d’angelo”. E lei, in segno di gratitudine, ha regalato una delle fans favourites Lacy (Guts, 2023), che più volte per tutto lo show era stata richiamata a gran voce. Anche se devo dire che lì mi sono bonariamente offesa: bramavo di sentire dal vivo Can’t Catch Me Now, la colonna sonora dell’ultimo Hunger Games La Ballata dell’Usignolo e del Serpente, candidata lo scorso anno sia ai Grammy che agli Oscar. La più grande perdita di tutto il concerto.

Sta di fatto che, alla fine dei conti, si può affermare con certezza che è stata una consacrazione anche sul suolo italiano di un’artista che a 180 gradi riesce a narrare l’amore e le delusioni di una generazione che sempre più presta attenzione al carico emotivo e psicologico. Lei per prima qualche giorno fa è comparsa sui giornali, quando la sua chitarrista ha rivelato che «è il miglior capo di sempre, poiché paga la terapia a tutta la troupe anche nei momenti di pausa».

Insomma, oltre al racconto di un cuore spezzato, cosa c’è che può rappresentare al meglio la Gen Z?

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