– A cento anni dalla nascita del grande musicista, Roma Film Music Festival gli dedica tre giornate (dal 16 al 18 marzo) con una mostra immersiva e i live dei Calibro 35 e del Gegè Munari Quintet
– Il compositore che reinventò la musica per immagini tra jazz, pop ed elettronica è rimasto una figura quasi nascosta. Ha costruito un linguaggio musicale libero, curioso e profondamente attuale
Nel panorama della musica italiana del Novecento esistono figure che hanno costruito la propria reputazione nella grande tradizione concertistica e altre che hanno scelto — o forse trovato — la propria dimensione in territori più ibridi: cinema, televisione, pubblicità, produzione discografica. In questo spazio fluido e creativo si colloca la figura di Piero Umiliani, compositore fiorentino nato nel 1926 e scomparso nel 2001, autore di una delle produzioni più vaste e versatili della musica applicata alle immagini.
A cento anni dalla nascita, Roma Film Music Festival, la manifestazione internazionale dedicata al mondo delle colonne sonore guidata dalla direzione artistica di Marco Patrignani, dedica tre giornate (dal 16 al 18 marzo) al grande compositore con una mostra immersiva e i live dei Calibro 35 e Gegè Munari Quintet.

Per molto tempo Piero Umiliani è rimasto una figura quasi nascosta, nota soprattutto agli addetti ai lavori. Eppure alcune delle sue composizioni hanno attraversato il mondo, diventando parte dell’immaginario collettivo globale.
Tra swing e tradizione
La giovinezza di Umiliani si svolge in un’Italia culturalmente isolata, dove il jazz circola soprattutto attraverso radio straniere e dischi difficili da reperire. Proprio questa distanza contribuisce a renderlo affascinante.
Tra i musicisti che influenzano maggiormente il giovane pianista c’è Duke Ellington, la cui orchestra rappresenta un modello di eleganza e libertà compositiva. L’idea che il jazz possa essere orchestrato con raffinatezza, mantenendo allo stesso tempo la vitalità ritmica dell’improvvisazione, lascia un segno profondo nella sensibilità di Umiliani.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, con l’arrivo dei soldati americani, il jazz diventa finalmente una presenza concreta nei locali e nei club italiani. Umiliani suona in orchestre che intrattengono i militari e il pubblico locale, maturando un’esperienza pratica fondamentale. Questa doppia formazione — classica e jazzistica — sarà uno degli elementi distintivi della sua carriera. Da un lato l’attenzione all’orchestrazione, dall’altro il gusto per il ritmo, la melodia immediata e la libertà stilistica.
Il cinema come spazio creativo

Negli anni Cinquanta il cinema italiano attraversa una fase di straordinaria vitalità. Accanto ai grandi registi emergono compositori che porteranno la musica per film a livelli di creatività raramente raggiunti in precedenza. Tra questi spiccano figure come Ennio Morricone, Piero Piccioni e Armando Trovajoli. Ognuno di loro sviluppa una poetica personale: Morricone con la sperimentazione timbrica, Piccioni con il jazz sofisticato, Trovajoli con l’eleganza melodica.
Piero Umiliani si muove in questo contesto con una caratteristica particolare: la capacità di attraversare generi diversi senza mai perdere coerenza stilistica. Le sue colonne sonore possono essere leggere e ironiche, sensuali, minimaliste o orchestrali, ma mantengono sempre una forte identità sonora. In totale il compositore realizza oltre centocinquanta colonne sonore, contribuendo a definire il paesaggio musicale del cinema italiano tra gli anni Cinquanta e Settanta.

Tra tutte le composizioni di Umiliani, una in particolare ha raggiunto una diffusione planetaria: Mah Nà Mah Nà. Il brano nasce per la colonna sonora del film Svezia, inferno e paradiso del 1968, un documentario che racconta con tono provocatorio la società svedese dell’epoca. In origine si tratta di una sequenza musicale ironica, costruita su sillabe nonsense e su un ritmo estremamente orecchiabile.
Il destino del brano cambia radicalmente quando viene utilizzato negli Stati Uniti all’interno del programma televisivo The Muppet Show. La performance dei celebri pupazzi di Jim Henson trasforma la canzone in un fenomeno pop internazionale. Ancora oggi Mah Nà Mah Nà è una delle melodie più riconoscibili della cultura pop televisiva, spesso citata, reinterpretata o parodiata. Questo successo, però, rappresenta solo una piccola parte dell’universo musicale di Umiliani.
La stagione della library music
Uno dei capitoli più interessanti della sua carriera riguarda la produzione di “library music”, ovvero dischi realizzati come archivi sonori destinati all’uso professionale in cinema, televisione e pubblicità. A differenza degli album tradizionali, queste registrazioni non erano pensate per il pubblico, ma per registi e produttori alla ricerca di musica da utilizzare nelle loro opere.
Umiliani comprese subito le potenzialità creative di questo formato. Nel suo studio romano, il Sound Work Shop, iniziò a registrare una lunga serie di album che esploravano stili diversi: jazz, funk, musica orchestrale, elettronica. Tra i più significativi si ricordano To-Day’s Sound e Paesaggi, lavori che oggi vengono considerati esempi straordinari di composizione per immagini. In questi dischi il compositore utilizza sintetizzatori analogici, organi elettrici e tecniche di registrazione innovative, creando atmosfere che sembrano anticipare la musica elettronica ambient e cinematica degli anni successivi.

Dal punto di vista musicale, lo stile di Umiliani si caratterizza per alcune scelte ricorrenti. Una delle più evidenti è l’uso della melodia breve e riconoscibile, spesso costruita su cellule ritmiche semplici ma estremamente efficaci. Questo approccio deriva chiaramente dal jazz e dalla musica pop.
Un altro elemento fondamentale è l’attenzione al timbro orchestrale. Umiliani utilizza strumenti diversi — archi, fiati, tastiere elettriche, sintetizzatori — per creare atmosfere sonore molto precise. La sua musica non cerca quasi mai il protagonismo assoluto. Piuttosto costruisce ambienti sonori che dialogano con l’immagine cinematografica, amplificando emozioni e suggerendo significati. Questa capacità di equilibrio tra presenza e discrezione è una delle ragioni per cui le sue colonne sonore risultano ancora oggi così efficaci.
Il confronto con i suoi contemporanei
Per comprendere la posizione di Umiliani nella musica italiana del Novecento è utile confrontarlo con alcuni dei suoi contemporanei.
Ennio Morricone è probabilmente il compositore italiano più famoso al mondo, grazie alla sua straordinaria capacità di reinventare il linguaggio orchestrale e di creare temi memorabili. Piero Piccioni rappresenta invece l’anima jazzistica della musica cinematografica italiana, con uno stile sofisticato e cosmopolita. Armando Trovajoli incarna l’eleganza melodica della tradizione romana, capace di fondere jazz e canzone italiana.
Piero Umiliani si colloca in una posizione intermedia: meno spettacolare di Morricone, meno mondano di Piccioni, meno teatrale di Trovajoli. Ma proprio questa discrezione gli permette di esplorare territori musicali molto diversi, mantenendo sempre una grande libertà creativa.
Gli ultimi anni e la riscoperta

Negli anni Ottanta la carriera del compositore subisce un rallentamento a causa di gravi problemi di salute. Nonostante ciò, continua a lavorare sporadicamente fino agli anni Novanta.
Alla sua morte nel 2001, la sua musica sembra appartenere soprattutto alla memoria del cinema italiano. Ma a partire dagli anni Duemila qualcosa cambia. Il revival delle colonne sonore, l’interesse dei DJ internazionali per la library music e il collezionismo di vinili riportano alla luce molte delle sue registrazioni. Brani composti decenni prima vengono riscoperti come esempi di straordinaria modernità sonora.
Oggi la figura di Piero Umiliani appare sempre più centrale nella storia della musica per immagini. La sua opera dimostra che la creatività può nascere anche nei contesti apparentemente più funzionali: una colonna sonora, un catalogo di library music, una registrazione destinata alla televisione. In queste situazioni Umiliani ha saputo costruire un linguaggio musicale libero, curioso e profondamente moderno.
A cento anni dalla nascita, la sua musica continua a circolare tra cinema, cultura pop, collezionismo discografico e musica elettronica contemporanea. Un segno che il suo lavoro non appartiene soltanto al passato, ma continua a parlare al presente — e probabilmente anche al futuro della musica.
Roma Film Music Festival

La rassegna proseguirà sino al 22 marzo tra l’Auditorium della Conciliazione e nei luoghi dove è stato ideato: il Forum Theatre e i Forum Studios, ovvero gli storici studi fondati da Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli e Luis Bacalov.
Oltre all’omaggio a Piero Umiliani, il programma prevede in prima assoluta italiana, sabato 21 e domenica 22 marzo, un nuovo capitolo di Star Wars, Il ritorno dello Jedi, sonorizzato dal vivo (che replicherà al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano sabato 3 e domenica 4 maggio). Inoltre, il debutto italiano della leggenda delle colonne sonore di Hollywood Randy Kerber: il pianista di Harry Potter e Forrest Gump (per citarne due su tutti) presenta per la prima volta al pubblico del festival il concerto immersivo The Piano in Hollywood – A Night with Randy Kerber.
