– Alla riscoperta dell’ultimo vero maledetto della canzone italiana. Uno che non ha mai accettato la mediazione, neppure con se stesso. La sua vita è stata breve e tormentata – se ne andò a soli 45 anni – ma ha lasciato dietro di sé un mito che ancora cresce, di generazione in generazione, fra chi crede nella libertà della musica e della parola
– Domani al via la XXVIII edizione del Premio. Un riconoscimento al Collettivo Jambona che oggi pubblica “Tento Tanto”, primo tassello di “Noi, Piero”, disco di cover realizzato per Viceversa Records coinvolgendo artisti come, fra gli altri, Dellera, Cesare Basile, Peppe Voltarelli, Giovanni Truppi, Chiara Riondino, Anna Carol, Gaia Morelli
Ci sono artisti che sembrano nati per sbagliare. Non per mancanza di talento, ma perché il loro destino è quello di deviare, di non trovare mai la strada comoda, quella che porta al successo. Piero Ciampi apparteneva a questa stirpe di inquieti, di irregolari. Forse l’ultimo vero maledetto della canzone italiana. Uno che non ha mai accettato la mediazione, neppure con se stesso.
Livornese, nato nel 1934, Ciampi era un poeta travestito da cantautore in un’epoca in cui la parola “cantautore” non era ancora un’etichetta. Gli altri – Tenco, Paoli, Bindi, De André – costruivano un nuovo linguaggio musicale, una canzone d’autore che finalmente osava dire qualcosa di diverso. Ma Ciampi era già altrove. Non gli bastava essere “diverso”: voleva essere “autentico”, e l’autenticità, per lui, passava attraverso la scomodità, l’eccesso, il fallimento.

Quando cantava, sembrava non volerlo fare davvero. La voce ruvida, sghemba, spesso fuori controllo, era una dichiarazione d’intenti: la verità non si può intonare troppo bene. In Il vino non c’è soltanto l’alcol come rifugio o dannazione, ma il vino come simbolo di una fraternità disperata, di una comunione senza chiesa. In Tu no c’è la ferita di un amore negato, ma anche una specie di sfida al mondo, un modo per dire: «Non mi avrete mai intero».
Ogni sua canzone è una confessione tagliata a metà, come se temesse di dire troppo e al tempo stesso non riuscisse a tacere. Lui, che nella vita scivolava da un bicchiere all’altro, da un amore all’altro, da un fallimento all’altro, sembrava trovare nella musica un fragile equilibrio, un momento in cui il caos diventava forma. Ma era sempre un equilibrio provvisorio, una tregua breve prima di un’altra battaglia con se stesso.
Ciampi non ha mai avuto il tempo o la voglia di essere “popolare”. Le sue apparizioni televisive erano imbarazzanti, le interviste un gioco di provocazioni e silenzi. Si esibiva spesso ubriaco, terminando più volte i suoi concerti con risse e litigi con il pubblico. Nel 1974 si rese irreperibile per un certo periodo, perdendo l’occasione di far incidere un album delle sue canzoni a Ornella Vanoni, che si era invaghita della poetica del livornese. L’ultima testimonianza della struggente bellezza dei versi di Ciampi è cristallizzata nella trasmissione televisiva “Piero Ciampi, no!”, piccola produzione Rai del 1978. Il cantautore muore in solitudine nel 1980 a Roma, per un cancro all’esofago, all’età di 45 anni.
Nel mondo dello spettacolo italiano, che amava la prevedibilità e la misura, lui era un corpo estraneo. Eppure, chi lo ha incontrato — musicisti, giornalisti, amici — racconta di un’intelligenza bruciante, di un’ironia fulminea, di una sensibilità che spaventava. Era il tipo di persona che ti diceva la verità anche quando non volevi sentirla.

Oggi le sue canzoni risuonano come messaggi in bottiglia. Ha tutte le carte in regola è una delle più grandi dichiarazioni d’impotenza mai scritte: un uomo che sa di avere le carte, ma non il mazzo. In Andare camminare lavorare c’è una lucidità quasi crudele, un riassunto della vita moderna in tre verbi che suonano come condanne. E poi ci sono le ballate più intime, come Adius o L’amore è tutto qui, dove l’ironia si scioglie in malinconia, e resta soltanto la voce nuda di un uomo che guarda la vita da lontano, come se fosse già un ricordo.
In questo sta la sua grandezza: Ciampi non ha mai cercato di piacere. Non ha mai limato una parola per renderla più dolce, né corretto una nota per renderla più radiofonica. Ha preferito restare ai margini, pagando di persona la sua radicale onestà. La sua vita è stata breve e tormentata, ma ha lasciato dietro di sé un mito che ancora cresce, di generazione in generazione.
Ogni tanto qualcuno riscopre Piero Ciampi e resta folgorato. Perché dentro alle sue canzoni c’è tutto ciò che la musica spesso dimentica: la fragilità, la paura, la verità detta senza rete. Ciampi ci ricorda che l’arte non serve a consolare, ma a rivelare. Che la bellezza, a volte, nasce dal disordine. E che non bisogna per forza piacere, per essere necessari.
Forse è proprio questo il segreto della sua voce. Una voce che sembra venire da un luogo in cui la musica incontra la vita senza filtri. Una voce che, ogni volta che la riascolti, ti costringe a fermarti, a guardarti dentro, e a riconoscere, anche solo per un istante, la verità più semplice e più difficile di tutte: che non c’è poesia senza ferita.
Il Premio Ciampi e il progetto “Noi, Piero”

È da questa voce che riparte la XXVIII edizione del Premio Ciampi, in programma dal 22 novembre al 13 dicembre, con un titolo che suona come un invito e una speranza: “Oltre le macerie”. Un titolo che è anche un manifesto. «Viviamo tra macerie umane, sociali e culturali, ma il Premio Ciampi sceglie ancora una volta la ricostruzione, la resistenza dell’arte, la voce degli “outsider”», scrivono gli organizzatori. «Come Piero, chi partecipa e chi viene premiato non segue le mode, ma la propria necessità espressiva».
Il concorso nazionale 2025 vede trionfare Zoe, 23 anni, che mescola elettronica e sentimento in un minimalismo sonoro e viscerale. Mentre il riconoscimento per la miglior cover di un brano di Ciampi va al Collettivo Jambona, capace di reinventare la musica del cantautore con coraggio sperimentale.
La formazione livornese conferma l’esistenza di un filo sottile che lega Livorno a Piero Ciampi: proprio oggi, venerdì 21 novembre, pubblicano Tento Tanto, primo brano estratto da Noi, Piero, disco d’esordio del Collettivo Jambona che rappresenta un atto d’amore incondizionato dedicato al cantautore “maledetto”, in uscita per l’etichetta siciliana Viceversa a inizio 2026.
La band ha scelto alcuni pezzi di Ciampi, ritenuti fra i più significativi della sua discografia, per realizzare un album coinvolgendo diversi ospiti, uno per brano. Nomi del calibro di Alessandro Fiori, Dellera, Cesare Basile, Peppe Voltarelli, Giovanni Truppi, Chiara Riondino, Gaia Morelli, Anna Carol, Andrea Satta, Gaetano Ventriglia, Valeria Sturba, Marco e Alea Lenzi.
Tra i protagonisti del Premio Ciampi anche Hugo Race e Gianni Maroccolo, autori del potente The Vigil, e Iosonouncane uno degli artisti più originali del panorama non solo nazionale, tre figure cui andrà un Premio Ciampi Speciale. Torna anche Teho Teardo con un concerto al buio ispirato all’universo sonoro di Twin Peaks, la celebre serie televisiva di David Lynch.
