Storia

PIERO CASSANO: viviamo in un coma musicale

– Lunedì 23 a Sanremo riceverà il premio “Dietrolequinte 2026” che ne celebra la carriera. Tante hit dai Matia Bazar a Eros Ramazzotti e Anna Oxa. «Oggi troppa gente suona, canta e scrive più per una prospettiva di fama e di immagine che per una passione vera»
– «Agli inizi della carriera con i Matia eravamo in forte difficoltà economica, sommersi dai debiti con la Banca Popolare di Novara. Con un assegno Fabrizio ci anticipò tutto quello che avrebbe dovuto pagarci per l’uso della sala prove che gestivamo e ci evitò il fallimento»
– Ultime notizie a due giorni dall’inizio del Festival: la giornalista del Tg1 Giorgia Cardinaletti sarà la co-conduttrice nella serata finale. A Caterina Caselli, Fausto Leali e Mogol saranno consegnati premi alla carriera durante la diretta televisiva dal Teatro Ariston

Ci sono protagonisti che occupano il centro del palco e altri che costruiscono il palco stesso. Piero Cassano appartiene alla seconda categoria: compositore, tastierista, produttore, mente musicale dietro alcune delle pagine più riconoscibili del pop italiano degli ultimi cinquant’anni. Un uomo che ha attraversato epoche, rivoluzioni tecnologiche e cambi di gusto senza mai smarrire una cifra stilistica precisa: eleganza melodica e visione internazionale.

Tre volte vincitore del di Sanremo su 21 partecipazioni, sia come autore che direttamente sul palco: Piero Cassano, con o senza i Matia Bazar, ha scritto la storia del Festival. E anche quella di Eros Ramazzotti, che all’Ariston festeggerà i 40 anni da Adesso tu che proprio Cassano scrisse ai tempi della premiata ditta con Adelio Cogliati. A Sanremo ci sarà anche lui, genovese, 80 anni, a ritirare lunedì 23 il premio “Dietrolequinte 2026” che ne celebra la carriera.

La storia con i Matia Bazar

Piero Cassano è il primo a sinistra

Nel suo percorso, il primo pensiero va ai compagni di viaggio, a cominciare dai Matia Bazar: Carlo Marrale, e poi i colleghi scomparsi Giancarlo Golzi, Aldo Stellita e Mauro Sabbione. Un capitolo a parte è Antonella Ruggiero. Dopo una «diatriba sui social un po’ troppo accesa» l’estate scorsa, Cassano chiarisce: «Mi sono limitato a esprimere un mio pensiero su delle cose non molto giuste, non molto delicate, che Antonella aveva detto nei confronti dei nostri colleghi scomparsi». Da allora, nessun contatto. «Non ci sentiamo da anni. L’ultima volta forse nel 2008 o 2009. È inutile sollecitare qualcuno se poi non risponde. Dopo un po’ evito e chiudo».

Con i Matia Bazar salì per la prima volta sul gradino più alto. Correva l’anno 1978 … E dirsi ciao. Sanremo a malapena era trasmesso in tv, ma il podio fu straordinario con Anna Oxa che cantava Un’emozione da poco e Rino Gaetano con Gianna. «Io non ci volevo andare. Nel ’77 con Solo tu vendemmo una marea di dischi, non solo in Italia, anzi: cinque settimane in cima alla classifica in Francia, tre milioni di copie vendute in Sudamerica. Un successo planetario, temevo che se a Sanremo fossimo arrivati anche solo secondi ci saremmo rimessi in secondo piano. Salvetti insistette, anche il nostro produttore di allora, cedetti. Fortunatamente vincemmo, anche se ci diedero il premio sbagliato. Diedero a Rino Gaetano il Leone con la targa “primo classificato”, e a noi quella con “terzo classificato”. Ce ne accorgemmo solo anni dopo. Rino era già morto e chi stava rivisitando la sua carriera si accorse del premio. Verificammo e in effetti anche il nostro era sbagliato. Ma io non l’ho mai voluto cambiare».

La mente poi va al festival di Vina del Mar, dove andarono sulla scia del successo sanremese. «C’erano 40mila persone, un pubblico pazzesco. In prima fila c’era anche il dittatore Pinochet, immobile. Quando intonammo Solo tu, con il piede si mise a battere lievemente il tempo». Dal filo della memoria riemerge anche un episodio poco noto che coinvolge Fabrizio De André: «Agli inizi della carriera con i Matia eravamo in forte difficoltà economica, sommersi dai debiti con la Banca Popolare di Novara. Con un assegno Fabrizio ci anticipò tutto quello che avrebbe dovuto pagarci per l’uso della sala prove che gestivamo e ci evitò il fallimento».

Con Silvia Mezzanotte la seconda vittoria a Sanremo con “Messaggio d’amore”

Per i Matia Bazar Cassano ha firmato brani entrati nella memoria collettiva come Stasera che seraPer un’ora d’amoreCavallo biancoSolo tuBrivido caldo e Messaggio d’amore. Eppure una delle canzoni più ricordate è Vacanze romane, Sanremo 1983, che si fermò al quarto posto. «Proprio perché nel ’78 non volevo andarci decisi di fare una canzone di cui tutti dicessero che non era all’altezza, ma il pubblico premiò la voce della grandissima Antonella Ruggiero. Nell’83 invece non c’ero, ero uscito dal gruppo e un po’ mi mangiai le mani: quella canzone avrei voluto scriverla io e su quel palco avrei voluto esserci». La terza vittoria nel 2002, di nuovo i Matia Bazar, la voce era quella di Silvia Mezzanotte con Messaggio d’amore

La scommessa Eros Ramazzotti

Negli anni Ottanta la scommessa Eros Ramazzotti. «Mi chiamarono un paio d’anni prima, appena dopo Terra promessa. Si pensava che il successo fosse dovuto alla canzone e non al personaggio, io sulle prime concordavo, ma chiesi di farmi ascoltare dei provini di Eros. E quella voce mi colpì: particolarissima e stupendamente identificabile. Mi ricordò per unicità quella di Battisti. E allora pensai che avremmo potuto creare un mondo su misura per lui, che parlasse ai giovani senza entrare in storie sdolcinate per conquistare anche un pubblico più adulto». 

«Tutto cominciò con Una storia importante», racconta, ricostruendo la genesi della canzone. «Lavorammo in un’équipe eccezionale con la DDD (casa discografica, ndr), che mi diede fiducia come compositore e produttore. Facemmo le cose vere. Quarant’anni fa ha vinto il festival con Una Storia Importante, e oggi Eros si appresta a tornare all’Ariston e a girare il mondo con Una Storia Importante World Tour… è la consapevolezza del grande lavoro fatto con lui e Cogliati».

Un lavoro totalizzante, che lo portò a scrivere e produrre i primi sette album di Eros: «Dieci anni della mia vita», sottolinea. «Ho dovuto chiedere scusa e, al tempo stesso, ringraziare più volte la mia famiglia. Ho passato anni a trascurarla – mia madre, mia moglie, i miei figli – sia nel periodo con i Matia, sia in quello con Eros. Ma la verità è che questo non è un lavoro che si fa per la fama; è una passione che ti assorbe completamente, lo fai perché lo vuoi fare».

Un approccio che lo ha portato a collaborare con giganti come Mina, grazie al suo maestro Vito Pallavicini («scrisse anche per Elvis Presley»), e a firmare successi per Anna Oxa, come Quando nasce un amore, al quale è profondamente affezionato e che gli ha aperto le porte del mercato latino-americano.

La scoperta di Anna Oxa

«Io mi innamorai subito di Anna. Mi capitò con lei quello che mi sarebbe capitato anni dopo con Arisa, nel 2012: durante le prove ben prima della finale predissi che sarebbe arrivata certamente sul podio. Ho avuto ragione con entrambe. Oxa era molto avanti, per le canzoni, il modo di usare la voce, quello di vestire, in cuor mio speravo un giorno di riuscire a scrivere per lei».

Accadde nel 1988. Quando nasce un amore, che si piazzò al settimo posto al Festival di Sanremo. «Un giorno arrivò a casa mia Adelio Cogliati con il testo del brano, fatto e finito: “Quando nasce un amore, non è mai troppo tardi…”. Misi mano alla musica, “mi mi mi sol do”… e in venti minuti era pronta la canzone. Poi l’abbiamo rivisitata, cucita su misura per Anna, ma il cuore del brano nacque così».

«Oggi viviamo in un coma musicale»

Oggi non escono più voci come quelle di Eros e Anna Oxa. «Viviamo in un coma musicale», si lamenta Cassano. «Oggi abbiamo la purezza del suono, ma non più quella dell’ispirazione. Non voglio sembrare arrogante ma trovo un panorama artistico di infinita tristezza, un vero coma musicale». Nel mirino finiscono i «condomini autorali, ai quali non parteciperei mai», canzoni scritte da «cinque, sei o sette persone», e l’ossessione per l’immagine a discapito dell’arte. «Oggi troppa gente suona, canta e scrive più per una prospettiva di fama e di immagine che per una passione vera».

Cassano è durissimo sull’uso dell’autotune: «Lo scoprii con Cher come effetto, non come strumento per aggiustare l’intonazione di chi è stonato. Se vuoi che giudichi la tua voce, canti, non ti fai aiutare dai marchingegni». E sui talent show non è da meno: «Mai farei il giudice. Trovo tanti giudici che fanno fatica a conoscere il do-re-mi. Siamo arrivati a una mancanza di riconoscimento dei giusti valori». La colpa? «Manca la gavetta, quella che hanno fatto i Matia Bazar, i Pooh, i Dik Dik. Oggi nessuno tra i giovani sa più cosa significhi». 

Nei giovani, però, Cassano continua a credere. Segue da vicino: Cecilia Larosa («è bravissima, canta e suona il pianoforte divinamente) e il tenore lirico dalle sfumature pop/crossover Matteo Macchioni, ed esprime grande apprezzamento anche per la «nuova scuola genovese». «Mi piace Olly, soprattutto per i testi. Mi piace molto Bresh e sono un grande estimatore di Alfa». 

E se gli si chiede la formula per scrivere una canzone di successo, risponde: «Un segreto c’è: ed è fare musica per gonfiare il tuo cuore e non il tuo portafoglio».

I premi alla carriera

Mogol, Caterina Caselli e Fausto Leali, invece, riceveranno il premio alla carriera sul palco dell’Ariston. L’annuncio è arrivato mentre Carlo Conti invitava ufficialmente Giorgia Cardinaletti ad affiancarlo nella serata conclusiva di Sanremo. 

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