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PAOLO FRESU suona “Senza fine” ai funerali di Ornella

– Il musicista sardo ha esaudito il desiderio della Signora della musica italiana accompagnando con la sua tromba la cerimonia
– «Era il maggio del 2020 quando me lo chiese: in quella luminosa mattina si è saldata ancora di più la nostra amicizia»
– «Il mondo ha perso una voce unica che risponde, come Raffaello, Miles e Vinicius, a un unico nome: Ornella»

«Ho chiesto a Paolo Fresu di suonare al mio funerale, indosserò un bel vestito largo tutto plissé, mi farò truccare dalla mia truccatrice. Farò un figurone». Era una delle volontà espresse da Ornella Vanoni nel libro “Vincente o perdente”. E il trombettista sardo l’ha esaudita, accorrendo a Milano per rendere omaggio a una grande artista e a un’amica e per mantenere una promessa: nella chiesa di San Marco gremita ha suonato L’appuntamento e Senza fine, due classici iconici della Signora della musica italiana.

«Non so perché mi abbia chiesto di suonare L’appuntamento, né, a mia volta, glielo ho voluto chiedere», ha detto poi Fresu. «Scorrendo il testo potrei comprendere, ma ancora una volta le parole, quelle dette e quelle date, vanno solo masticate dentro. So solo che domani è un altro giorno e che prima o poi, in uno di questi ci rincontreremo». Sotto alle sue parole, un video in cui insieme interpretano proprio Domani è un altro giorno.

Paolo Fresu mentre suona durante la cerimonia funebre

«Era il maggio del 2020, davanti alla scuola di mio figlio, mi chiese al telefono di suonare al suo funerale», ricorda Paolo Fresu. «In quella luminosa mattina si è saldata ancora di più la nostra amicizia fino a quando, poco tempo fa, mi ha chiesto di essere accompagnata per mano al conferimento della Laurea Honoris Causa. Ora sono su un Frecciarossa che sfreccia nella nebbia padana. Riapro il computer rendendomi conto che bisognerebbe scrivere ancora, ma i pensieri sono troppo affollati. Forse bisognerebbe semplicemente volare tra le parole e nel ricordo della sua musica tra Brecht e Vinicius, Tenco, Fossati e Paoli. Ornella ha volato tutta la sua vita. A volte bruciandosi le ali, ma sempre rialzandosi e librandosi sempre più in alto.  Esattamente come noi facciamo tutte le volte che ascoltiamo la sua voce meravigliosa e inconfondibile. L’ultima volta è accaduto a Bologna nel mese di marzo quando, in The Man I Love arrangiata da Celso Valli, sembrava Billie Holiday. So solo che il mondo ha perso una voce unica che risponde, come Raffaello, Miles e Vinicius, a un unico nome: Ornella».

Il primo incontro del trombettista sardo con la Signora della musica italiana avvenne al Tangram di Milano nei primi anni Novanta. «Quante volte abbiamo riso, pianto, cantato e suonato in questi trent’anni. Quasi impossibile parlare di Ornella», racconta Fresu. «Impossibile tratteggiare una vita ricca fatta di successi e di trionfi, di cadute, ascese e passioni. Scrivi qualcosa, ma cosa? Forse il modo migliore è quello di trovare degli aggettivi. Degli screenshot contemporanei che siano capaci di tradurre l’immaginifico nell’immaginario collettivo del suo essere donna e artista che, da sempre, appartiene a tutti noi. Ornella è l’emozione della vita. La sua e la nostra. Capace di mettere al centro del mondo la solitudine e la passione, l’amore per stessa e per il prossimo, il pathos e la poesia che salverà (forse) il mondo. Una donna sfuggente che abborriva l’ovvietà e il banale. Un’artista che ha frantumato il sottile equilibrio tra arte e vita e che ha fatto del palcoscenico la sua casa dove ospitare e dispensare i sentimenti umani». 

Paolo Fresu accompagna Ornella Vanoni nel giorno in cui le conferirono la laurea honoris causa

Sono tanti i ricordi che si affollano nella mente del jazzista. «Ad esempio, che tremava come una foglia prima di salire sul palco che poi affrontava come una leonessa. Oppure le telefonate settimanali con la sua voce inconfondibile che iniziavano sempre con “come va?”, o quelle con mia madre o con mia moglie Sonia. E ancora il suo spogliare con lo sguardo le persone che non le piacevano, così da metterle in difficoltà. Il concerto dato a titolo solidale nel cortile nelle scuole Pavese dove mio figlio frequentava le Elementari o il concerto nel prato della casa di Fabrizio De André alle sei del pomeriggio dove lei, cantò scalza».   

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