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PAOLO BUONVINO: a ciascuno la sua colonna sonora

– L’autore di tante popolari musiche per film, ritorna in Sicilia per due concerti a Enna e Agrigento con lo spettacolo di grande successo “La musica oltre le storie”
– Una esperienza immersiva. «La mia speranza è che le mie composizioni siano ispiranti e che chiunque si possa fare il suo film personale di quelle due ore»
– Protagonisti dell’esibizione anche un pianoforte che suona azionato da un computer e la commistione fra le differenze «che sono la ricchezza della Sicilia»

Ancora l’Oscar non l’ha vinto. Ma considerando il tempo che c’è voluto perché l’Academy assegnasse l’ambita statuetta ad Ennio Morricone (aveva 79 anni), è troppo giovane per candidarsi. A 58 anni, tuttavia, Paolo Buonvino ha già in bacheca tutto quello c’era da vincere in Italia: nel 1999 il premio Rota, compositore del quale è un discepolo, il David nel 2008 per le musiche di Caos calmo, il Nastro d’argento nel 2009 per la colonna sonora di Italians. Maestro concertatore alla Notte della Taranta nel 2021. E, soprattutto, la stima di tantissimi registi, il cui elenco sarebbe troppo lungo, e di molti musicisti, da Franco Battiato, suo “mentore”, a Carmen Consoli, e poi Elisa, Jovanotti, Negramaro, Dolores 0’Riordan, Skin, Fiorella Mannoia.

Una carriera prestigiosa, ma spesso in penombra. Al servizio del regista, alle spalle di una popstar. «Stare sempre in studio è interessante, ma a un certo punto senti il bisogno di andare fuori, di avere una relazione diretta, senza intermediari, un contatto con le persone», confessava il compositore di Scordia alla vigilia dei concerti con la Roma Sinfonietta nel 2012. «È una verifica, un punto e a capo», spiegava. «Finora ho fatto concerti per accompagnare Carmen Consoli o Jovanotti. Questa volta mi presento con la mia musica, per vedere la reazione diretta. Ho vissuto di apprezzamenti via e-mail o sms, adesso cerco l’applauso. E poi è anche un modo per riprendere una parte di quei mille e oltre brani che ho scritto per cinquanta film e che non esistono più».

Tredici anni dopo, Paolo Buonvino si rigetta nell’arena. Questa volta non per cercare l’applauso. Ma per una «forte esigenza di cominciare a dire delle cose in prima persona», sottolinea al telefono dalla sua Scordia dove ha trascorso le vacanze pasquali. «Non volevo fare un concerto una tantum, volevo girare per dare una vita nuova alle cose che sto facendo», prosegue. «Questo tour va oltre al fatto che io faccio questo mestiere, la vera forza propulsiva è quella di esprimere me stesso attraverso atteggiamenti emotivi, modi di intendere, la musica e anche qualche parola. Soprattutto, in un momento come quello che stiamo vivendo, di proporre a me stesso, ai miei musicisti e agli ospiti che ci vengono ad ascoltare un momento di musica. Musica viene da muse. Perché presuppone l’ispirazione, e questa è qualcosa che ha a che fare con la parte più intima di noi stessi, se non addirittura con Dio. Se sulla Treccani leggi il significato etimologico di ispirazione, è meraviglioso. Intanto, la radice della parola viene da inspiro e ispiro. Quando inspiriamo diamo ossigeno al corpo, se non inspiriamo per più di tre minuti moriamo. L’ispirazione è l’ossigeno per l’anima, per la parte impalpabile di noi, e se non siamo ispirati, in tutto, anche nei mestieri apparentemente più cinici, moriamo. E il rischio di una società che si fonda sul guadagno bieco dei soldi è di morire senza accorgersene, di non inspirare più nell’anima. Musica, le muse ispiratrici. Fare musica è cercare l’ispirazione e proporla ed avere uno scambio ispirante».

Per questo motivo, Paolo Buonvino ha deciso di aprire il suo studio alla gente. Ogni sera «è come se io invitassi chi arriva in teatro nel mio studio, come quando i registi entrano nel mio studio, e cominciamo a immergerci nella musica per fare un viaggio emotivo, creare una nuova storia attraverso le musiche che ho scelto dalle mie colonne sonore e che ho rimodulato».

Uno spettacolo, La musica oltre le storie, rodato la scorsa estate con grande successo e documentato dall’omonimo album live pubblicato lo scorso marzo, che Paolo Buonvino replica giovedì 9 aprile alle ore 21:00 al Teatro Comunale Francesco Neglia di Enna e venerdì 10 aprile alle ore 21:00, al Teatro Pirandello di Agrigento. Un concerto che ripercorre le sue composizioni più iconiche – da L’ultimo bacio a Il Gattopardo, su Netflix – liberandole dal vincolo delle immagini cinematografiche e restituendole agli spettatori come esperienza emotiva personale.

«La colonna sonora riesce a incidere sull’interpretazione della realtà», mette in evidenza. «Nella vita la musica fa questo, ma anche sentire Trump che dice una valanga di stupidaggini diventa una colonna sonora. Ecco nel mio concerto volevo fare un film di un’altra natura. Qualche musica la riconosci e individui il film, ma io voglio andare oltre, come recita il titolo dello spettacolo. La mia speranza è che quella musica sia ispirante per quel momento e chiunque si può fare il suo film di quelle due ore. Questo è il mio obiettivo. Diciamo che mi piacerebbe che le mie musiche potessero suggerire una dimensione emotiva diversa per ciascun ascoltatore: ognuno ha un film in testa, e vorrei che la musica diventasse la colonna sonora di quel film personale».

Una esperienza immersiva accompagnata anche da una raffinata regia di luci, progettata per fondersi con la narrazione musicale, enfatizzando la centralità della musica e trasformando ogni istante in una colonna sonora intima e personale per ogni spettatore.

Sul palco, Paolo Buonvino (pianoforte ed elettronica) sarà affiancato da un ensemble di otto musicisti d’eccezione: un trio d’archi, percussioni, strumenti a fiato, fisarmonica, plettri e voce. Ad arricchire la performance l’incontro fra Occidente e Oriente, il suono di un muezzin che duetta con un trio di archi, «le differenze che diventano ricchezza per la Sicilia», la commistione fra elettronica e musica popolare. E anche un pianoforte Yamaha Disklavier «che viene azionato da un computer e quindi suona da solo. A significare che la tecnologia può stare al servizio delle emozioni umane, non al contrario», tiene a sottolineare il Maestro di Scordia.

  • Sei favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale?

«Intanto, è sbagliato il nome: quella che noi chiamiamo intelligenza artificiale non è altro che un archivio velocissimo. La musica è qualcosa di intimo, frutto di mille vissuti e capacità tecniche. Un computer che vissuto ha? Anche se le sue parole sono più belle e io sono sgrammaticato. Ma dentro quelle sgrammaticature c’è un vissuto. Io uso moltissimo la tecnologia, ma al servizio delle intelligenze dell’uomo. C’è l’intelligenza logico-matematica, ma c’è anche quella del corpo, che sente il dolore, avverte la fame, l’emozione, la spiritualità: elementi fondamentali della musica assieme alla tecnica che è solo l’ultimo atto. Questo contenuto non può esserci nell’IA». 

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