– Ormai è diventata una rarità vedere dal vivo la band casertana: mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio sono quindi da non perdere i due concerti che terrà al Teatro Agricantus di Palermo
– «Faremo il nostro miglior repertorio in un luogo storico», annuncia il cantante Peppe Servillo. Una scaletta che ripercorre un viaggio lungo ormai quasi cinquant’anni
– Il ruolo della Sicilia: «Siamo cresciuti con i Denovo, parliamo degli anni Ottanta. Abbiamo vissuto la stagione bellissima del Festival della Magna Grecia all’Ara di Ierone di Siracusa»
– Dalla scomparsa di Fausto Mesolella mancano nuovi dischi. «È vero non abbiamo inediti, ma l’attività della famiglia Avion Travel non si è fermata, si è divisa in tanti progetti singoli
Gli Avion Travel non sono una band come le altre, perché non hanno mai accettato l’idea di essere “solo” una band. Sono piuttosto un luogo della musica italiana, uno spazio in cui canzone, teatro, letteratura e memoria si incontrano senza mai chiedersi davvero a quale genere appartengano. Raccontarli significa raccontare una parte laterale ma decisiva della nostra cultura musicale, quella che ha sempre preferito la profondità alla velocità, il dettaglio alla moda.
Nati a Caserta nei primi anni Ottanta, gli Avion Travel attraversano il tempo con una discrezione ostinata. Non fanno rumore, non inseguono il centro della scena, eppure finiscono per diventare indispensabili a chiunque cerchi nella musica italiana qualcosa che assomigli a un pensiero. Già il nome suggerisce l’idea del viaggio come condizione permanente, non come meta. Un viaggio nel quale la Sicilia ha avuto un ruolo importante: «Siamo cresciuti con i Denovo, parliamo degli anni Ottanta. Abbiamo vissuto la stagione bellissima del Festival della Magna Grecia all’Ara di Ierone di Siracusa, ci siamo confrontati con tanti artisti come i Boppin’ Kids, Carmen Consoli, Mario Venuti, Luca Madonia…».
La loro storia è fatta di continue trasformazioni. Dalla new wave colta degli esordi al pop d’autore contaminato, passando per il jazz, il tango, la chanson, fino a una forma personalissima di canzone teatrale. Nulla è mai definitivo, tutto è sempre in movimento. Gli Avion Travel non suonano per stabilire certezze, ma per metterle in discussione.
Il cuore di tutto è la voce di Peppe Servillo, una delle più riconoscibili e “narranti” della musica italiana. Non canta, racconta. Ogni parola ha un peso, ogni sillaba un’intenzione. La sua è una voce che viene dal teatro e alla scena teatrale restituisce continuamente senso: ironica, malinconica, elegante, capace di passare dal sussurro all’enfasi senza mai perdere misura. Accanto a lui, la band costruisce arrangiamenti che sembrano piccole scenografie sonore, fatte di fiati, contrappunti, silenzi.

Negli anni Novanta, quando la musica italiana si semplifica e cerca nuove immediatezze, gli Avion Travel fanno il gesto opposto: raffinano. Opplà, Finalmente fiori, Cirano sono dischi che chiedono ascolto, tempo, attenzione. Non concedono molto al primo colpo, ma restituiscono tanto a chi decide di restare. Poi arriva Sanremo, nel 2000, e succede qualcosa di apparentemente imprevedibile: una band sofisticata, laterale, colta, vince il Festival con Sentimento. Non è una concessione al mainstream, ma una specie di cortocircuito felice. Per una volta è il pubblico ad avvicinarsi a un linguaggio diverso, non il contrario. È la dimostrazione che anche la complessità può diventare pop, se trova la forma giusta.
«Per noi ha significato qualificarci artisticamente in modo diverso, attraverso il confronto con il grande pubblico», ricorda Peppe Servillo. «Non sottovalutare il gusto del grande pubblico che, alle volte, ci può sorprendere, perché ha meno pregiudizi di quello che noi snob potremmo pensare, considerando che il grande pubblico ragiona per sommi capi. Ancora oggi chi viene ai concerti ci riconosce per quella cifra che all’epoca magari era ritenuta troppo elitaria nel modo di proporsi degli Avion Travel. E, invece, il riferimento alla cultura popolare, fatto con stile, almeno crediamo, è un riferimento importante, tutt’altro che snob».
Ascoltare oggi gli Avion Travel significa riconoscere una qualità sempre più rara: la fiducia nell’intelligenza di chi ascolta. La band casertana non semplifica, non spiega troppo, non ammicca. Offre. E lascia che sia l’ascoltatore a fare la sua parte. Assistere oggi a un concerto di Servillo & co. è una rarità. Così, quando capita l’occasione, bisogna subito accorrere al richiamo di questa formazione di grande originalità, serietà, rigore, sapienza artigiana e insieme leggerezza e ironia. Diventano, quindi, un evento i due concerti di mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio, alle ore 21, al Teatro Agricantus di Palermo.

- Due concerti che rientrano nell’ambito dell’Opplà Tour, il “lungo” quarantennale degli Avion Travel, anche se ormai si stanno avvicinando ai cinquant’anni di carriera.
«È vero che l’Opplà Tour è partito in ritardo per via della pandemia, però è vero che proponiamo quel repertorio, parte di quel repertorio meno eseguito però estremamente significativo, compreso in quei tre album degli anni Novanta che ci hanno portato alla ribalta di Sanremo, alle tournée all’estero, alle occasioni che sono venute sia per i singoli sia per il gruppo stesso», spiega Servillo. «Faremo senza retorica il nostro miglior repertorio in un luogo storico che ci offre un pubblico che sa di teatro e di musica e che ha fatto di quel luogo un appuntamento storico per la città di Palermo. Uno spazio che ci privilegia della prossimità con il pubblico, del contatto visivo, cosa che favorisce in musica l’espressione dinamica per gli altissimi, i pianissimi, i fortissimi e anche l’espressività teatrale che ci ha sempre connotato».
In scaletta brani come Abbassando, “cavallo di battaglia” dell’album Bellosguardo, datato 1990, e poi la sublime Opplà, capolavoro dal quale Servillo e company attingono a piene mani: La conversazione, L’amante improvviso, Cuore grammatico, La famiglia, Aria di te, Belle Caviglie. «Canzoni che amiamo, alcune delle quali da tempo non facevamo dal vivo», sottolinea il cantante. Come Via delle Indie, esotica e misteriosa, o Scherzi d’affitto, un piccolo musical di quattro minuti e mezzo. Nel mondo leggero e fantastico degli Avion, illuminato da Italo Calvino, si possono incontrare un Orlando Curioso e Cirano con L’astronauta. Si può ballare un torrido tango, un fresco samba o un «anomalo sirtaki». Si possono ascoltare atmosfere alla Paolo Conte fra i vicoli di Napoli, come in Sogno biondo, o incrociare Kurt Weill, Raffaele Viviani e Domenico Modugno.
In questi quarant’anni ci stanno una dozzina di dischi importanti, tante canzoni, tanti concerti, colonne sonore, incontri, il Sanremo vinto, nel 2000, con Sentimento, e quello di Dormi e sogna, (premio della critica nel 1998), fino all’omaggio a Celentano con Storia d’amore.
Ad accompagnare la voce di Peppe Servillo i fiati di Peppe D’Argenzio, rigoroso e preciso, che virano verso il jazz (le note di Night in Tunisia fanno capolino in L’amante improvviso), la batteria di Mimì Ciaramella che passa dalle spazzole alla potente ritmica rock nel finale del brano L’astronauta, mentre Ferruccio Spinetti si destreggia fra basso elettrico e contrabbasso (un cameo il duetto con la voce di Servillo in Intermezzo) e Duilio Galioto dà la spinta con le sue tastiere e i suoi interventi vocali. Duilio e Ferruccio suonano ogni tanto la chitarra «senza per questo voler fare le veci di Fausto», sottolinea Servillo.

Fausto, Mesolella, autore di gran parte dei brani degli Avion, «una perdita da un punto di vista sentimentale e artistico che è stata scioccante». La sua scomparsa il 30 marzo del 2017 poteva essere il punto di non ritorno, un buco capace di inghiottire la band. L’album Privé, uscito nel 2018, è l’ultima raccolta di inediti della band.
«Era un album che avevamo iniziato con Fausto, poi l’abbiamo terminato senza di lui. È stata una bellissima esperienza, però da allora in poi – pur rimanendo attiva l’esperienza “live” degli Avion Travel – ognuno di noi si è dedicato a progetti singoli».

La chitarra di Fausto Mesolella era il collante. Da quel momento, ogni componente ha avviato un proprio progetto. «Ciascuno di noi è impegnato in una miriade di progetti che è davvero difficile ritrovarci assieme», ammette Peppe D’Argenzio, sassofonista e componente storico del gruppo. «Risulta quindi difficile trovare una data per rimettere insieme la band, ma soprattutto quello che ci manca è la fase creativa. Ci riuniamo per suonare, ma è da tempo che non componiamo più».
«Può darsi che sia l’assenza di Fausto la causa, ma non credo solo per questo», riflette Peppe Servillo. «Forse anche per il fatto che siamo da tanti anni insieme, abbiamo attraversato diverse stagioni, abbiamo lavorato per il teatro con l’operina La guerra vista dalla luna, abbiamo scritto per il cinema, per il film di Lina Wertmuller In una notte di chiaro di luna, per Mimmo Calopresti. Io continuo la mia esperienza in teatro dopo le bellissime occasioni con mio fratello Toni. Mario Tronco (il tastierista della band e poi ideatore dell’Orchestra di Piazza Vittorio, ndr) ha realizzato di recente una interessantissima edizione prodotta dal Dams di Bologna e dall’Università della Calabria dell’Orfeo di Monteverdi, coniugando musicisti classici con altri popolari. Insomma, la famiglia Avion Travel produce ancora tante cose diverse».
- Peppe Servillo, in particolare, sembra aver assunto l’impegno di custodire e diffondere la canzone d’autore italiana (Battisti, Modugno, Celentano, Dalla, De André, Paolo Conte) e la tradizione napoletana (da Carosone a Sergio Bruni).
«Da un lato questo è vero, però non voglio apparire pedante, didascalico in quello che faccio. Lo faccio perché amo questi autori, perché penso che scavalchino l’attualità e invece parlino ancora oggi direttamente alla nostra mente e al nostro cuore con la loro scrittura. Noi abbiamo il dovere di evitare che vengano museificati, così li riproponiamo in una chiave dove ci prendiamo i nostri rischi di interpreti. Secondo me, oggi sono ancora la parte vivente e forte di una nostra tradizione recente a cui bisogna fare sempre riferimento».

- Hai vissuto diverse generazioni musicali. Cosa c’è di superfluo o di eccessivo nella musica di oggi?
«Un po’ quello che c’è sempre. La memoria si orienta per come ci conviene qualche volta. Per cui del passato ricordiamo quello che a noi sembra il meglio. Però è sempre esistita una musica di intrattenimento che veicolava altri valori, che sembrava più una esibizione di moda e di abbigliamento giovanile, piuttosto che un fatto musicale. Questo esiste da sempre, ma non dobbiamo vivere il pregiudizio che nella musica espressione delle generazioni di oggi ci sia solo questo. Bisogna saper mettersi in ascolto – , cosa che talvolta non è facile per noi, visto i dati anagrafici che abbiamo – , perché c’è sempre qualcosa di interessante che viene offerto. Penso all’artista che si è esibito alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, Ghali, per dirne uno».
- Teatro, cinema, fiction, la musica ha ancora un ruolo centrale per Peppe Servillo?
«Assolutamente. L’esperienza d’attore straordinaria l’ho fatta con mio fratello Toni. A questa esperienza devo anche il lavoro che faccio con il teatro di narrazione, però la musica resta ruolo centrale. Anche perché per fare l’attore il passo musicale è fondamentale».
- Quale ruolo può o deve avere un artista in un momento storico così confuso e traumatico?
«È davvero molto complesso. In America molti artisti, e questo gli fa onore, rischiano il valore del loro mestiere nello schierarsi politicamente. Questo è importante, però io non credo che la sollecitazione che proviene dal mondo dello spettacolo possa generare coscienza. Io credo che la coscienza si generi nelle scuole, nella pratica quotidiana, nei tribunali, nei teatri, anche nei templi religiosi, e che debba alimentare la presenza in piazza non violenta. E questo non lo dico in polemica con Torino, dove c’è stata una manifestazione molto partecipata: le minoranze si sono espresse in modo negativo con le violenze, ma la grande maggioranza ha manifestato in maniera non violenta con la presenza in piazza, e questo è un valore fondante della nostra democrazia, riconosciuto da tutti, per fortuna ancora».
