– “V”, il nuovo disco della provocatrice di Los Angeles, è un lavoro affascinante, sensuale, visionario e poetico al confine fra jazz, indie e pop elettronico, all’incrocio fra tradizione e reinvenzione. La sua voce è tecnicamente magistrale, emotivamente cruda
– L’intento era di esplorare l’intero spettro dell’io. «Il bene e il male vivono fianco a fianco: un minuto prima interpreto il dolore come se fosse qualcosa che ho subito, quello dopo ammetto di essere stata la causa di tutto. Questa contraddizione è la verità»
– Una copertina shock: «Se voglio affermarmi in questo genere, devo essere disturbante». «In un periodo così triste e pieno di paure per il mondo, volevo fare un disco per sorridere attraverso il dolore, superare il disagio. Sperando di aiutare gli altri attraverso la musica»
Artista visionaria senza remore, Niia con i precedenti singoli aveva già offerto un’anteprima della sua nuova musica dai confini sfocati tra jazz e indie. Il suo quinto album, “V”, uscito oggi per l’iconica Candid Records, è di un fascino e di una sensualità strabilianti. È un’esplorazione acuta e profonda di desiderio, dolore e libertà. È il culmine di anni trascorsi a sperimentare all’incrocio tra tradizione e reinvenzione, partendo da Charlie Parker, Bill Evans, Chet Baker e Miles Davis, passando per Diana Ross, fino ad arrivare a Fiona Apple e Sade.
Al secolo Niia Bertino, dai natali in Massachusetts ma residente a Los Angeles, ha da sempre masticato musica, visto che la nonna materna era una cantante lirica italiana. Il battesimo musicale lo ha somministrato niente poco di meno che Wyclef Jean in combine con il produttore Jerry Wonda. Nata con una voce che è sia tecnicamente magistrale che emotivamente cruda, Niia ha passato anni a lavorare su cosa significa sentire profondamente mentre condivide quel sentimento con il mondo.

Vivendo nella costante tensione tra controllo e collasso, “V” fonde perfettamente l’immaginazione da studio e le texture elettroniche del pop sperimentale con l’emozionante interazione che solo una musicista dal vivo, con radici jazz, può offrire. Gli arrangiamenti sono estesi – a volte sobri, a volte teatrali – ma sempre originali. Da musicista di formazione classica cresciuta guardando il cinema italiano «ho attinto al linguaggio armonico di pianisti jazz come Bill Evans e all’atmosfera psicologica delle colonne sonore» spiega l’autrice.
In quello che è il suo disco più personale, l’intento era quello di esplorare l’intero spettro dell’io: autolesionismo, autoinganno, consapevolezza di sé e, in rari momenti, amor proprio. Senza essere moralisti, ma semplicemente con umanità. «Il bene e il male vivono fianco a fianco: un minuto prima interpreto il dolore come se fosse qualcosa che ho subito, quello dopo ammetto silenziosamente di essere stata la causa di tutto. Questa contraddizione è la verità», racconta Niia.
La provocatrice di Los Angeles apre il disco con Fucking Happy, una traccia cruda, teatrale e piena di umorismo oscuro. «Riguarda il concetto universale del fingere di stare bene quando invece tutto sta cadendo a pezzi», riflette Niia. «Mi sono ritrovata a pensare quanto sia difficile dimenticare qualcuno. Ma poi lo facciamo realmente?». Il brano è caratterizzato da un sarcasmo stratificato sulla malinconia, sostenuto da un groove sottile, armonie sospese e percussioni incisive. «La voce è appena dietro al ritmo, leggermente troppo calma, mentre la scelta degli accordi flirta con la complessità del jazz senza cadere nelle vecchie abitudini: un po’ come fare battute ad un funerale in 5/4», aggiunge Niia.
Pianos and Great Danes è un disinibito inno jazz da club che esplora il sesso come via di fuga, usando un irresistibile ritmo drum’n’bass. Colmando il divario tra la nostalgia tradizionale e le complessità della vita emotiva moderna, questa surreale canzone è «più vicina a una colonna sonora cinematografica che a qualsiasi brano del Great American Songbook» afferma Niia. «Scritto come un monologo con cambi di accordi, si inclina verso lo spazio e la narrazione, lasciando che l’armonia suggerisca i cambiamenti emotivi. Abbracciando i residui emotivi, si percepisce una sensazione caotica in cui l’unica via d’uscita è sciogliersi nel brano».
Questa combinazione di ispirazione e influenze è particolarmente evidente nei brani Ronny Cammareri, uno strumentale a lenta combustione intitolato come il personaggio di Nicolas Cage nel film Stregata dalla luna, e in Angel Eyes, una versione rivisitata dello standard jazz del 1946 di Matt Dennis & Earl B. Brent che chiude l’album.
«È sicuramente uno dei miei primi tre standard jazz preferiti. Adoro la storia dietro di esso e tutti quelli che l’hanno cantata. Sono ossessionata dal fatto che l’ultima battuta di Frank Sinatra che abbia mai cantato sia stata: “Scusatemi mentre sparisco”. Così drammatica, mi perseguita. Mi chiedo per quanto tempo continuerò a cantare e se un giorno morirò interpretando standard jazz. Eseguire questa canzone sembra quasi religioso. È una melodia così perfetta e inquietante. Una volta che la inizi, ti trascina nel suo incantesimo fino all’ultima nota. È la mia prima lettera d’amore al jazz».

Con la visione e la missione di colmare il divario tra controllo e collasso, Niia riesce a dare vita a questa tensione non solo nella sua musica ma anche nella copertina del disco, un affascinante primo piano di Niia che fa Niia, non Niia che fa revivalismo. L’artista è qui ritratta con legata al collo una forcella dell’eretico, strumento di tortura medievale riservato ai miscredenti per evitare che parlassero proferendo eresie. È un’immagine di grande impatto e significativa. «Se voglio affermarmi in questo genere, devo essere disturbante».
Scritto in un periodo in cui sul mondo pesava una cappa oscura – tra guerra, isolamento, dolore collettivo – la musicista non ha voluto ignorare tutto questo ma nemmeno dare alla luce un disco pieno di sola disperazione: c’è ancora tanta bellezza, assurdità e amore. E il jazz – che in “V” non vuole essere un museo, ma piuttosto un mezzo per regalare storie mai raccontate prima – nel profondo, lo ha sempre capito.
Questo nuovo lavoro di Niia, oltre a voler far avvicinare gli ascoltatori a questo genere musicale e a mostrare i cantanti jazz in modo diverso, vuole essere una luce nell’oscurità. «Mi sono sentita triste e spaventata nell’ultimo anno. Sembra che stiamo vivendo tempi tristi. Sono ipersensibile e a volte sprofondo nella mia tristezza. La tristezza che vedo intorno a me. Tutta l’oscurità nel nostro mondo. Poi la interiorizzo e sento che dovrei fare di più, o dovrei sentirmi più grata per la mia vita. Sono dura con me stessa. I miei vizi, le mie paure, la mia rabbia, i miei errori vengono amplificati», rivela Niia. «Mi sto rendendo conto che le paure che non affrontiamo diventano i nostri limiti. Volevo trovare un modo per parlare delle cose con cui stavo lottando, forse con una lente sarcastica dietro cui nascondermi… ma dovevo comunque cercare di tirarle fuori. Sorridere attraverso il dolore, superare il disagio. Sperando di aiutare gli altri attraverso la mia musica».
