– Un po’ “cestaio matto”, un po’ “misterTambourine”, l’artista floridiano si destreggia fra panari e tamburelli e sabato 6 settembre avrà il compito di aprire la sfilata di talenti siciliani della XXV edizione del Lithos Festival a Ferla
– Vive in un piccolo mondo antico fantastico sugli Iblei tra profumi d’ogni tipo. Qui ha creato tre teatri: di pietra, di legno e di paglia. «Non sono un poeta, non sono un musicista, io non sono niente, sono uno che si diverte»
Il “Cappellaio Matto” è un personaggio immaginario inventato da Lewis Carroll che potete rintracciare all’ora del tè fra le pagine del libro Alice nel Paese delle Meraviglie o idealizzato nel personaggio di Johnny Depp nel film Alice in Wonderland di Tim Burton. Il “Cestaio Matto” è invece una persona reale, in carne e ossa, che si può incontrare la mattina mentre intreccia cesti di canna al mercato di Ortigia a Siracusa e il resto della giornata nel Paese delle Meraviglie che si è creato nelle campagne ai piedi dei Monti Iblei tra Floridia e Palazzolo Acreide.
Oppure lo potete trovare in strada, nelle piazze, alle feste con un tamburello in mano. Perché il “cestaio matto” è anche un “mister Tambourine” che, con i suoi ritmi, fa “danzare sotto il cielo diamantino con una mano libera ondeggiante” facendo “dimenticare l’oggi fino a domani”, come canta Sua Santità Bob Dylan.

Il “Cestaio matto” o “mister Tambourine” ha anche un nome: Claudio Romano. Floridiano, sulla soglia dei 60 anni, ha girato tutt’Italia facendo prima il cuoco e poi il commerciante. Trent’anni fa ha deciso di tornare alle radici, nel paesino del siracusano, e seguire le orme del nonno. «Raccoglieva mazzetti di violette andando in bici sui monti e poi veniva a venderli a Siracusa». Mazzetto dopo mazzetto si è creato un impero dei fiori. Claudio ha acquistato un terreno ed ha cominciato a raccogliere erbe officinali, mediche, aromatiche e piante selvatiche. Nepitella, basilico, salvia, lavanda. «Mi chiamavano “arreniaturi”, raccoglitore di origano selvatico. In paese i miei amici pensavano che fossi impazzito, io avevo idee più grandi ma dovevo partire da zero, sono riuscito a riportare la coltivazione dello zafferano sugli Iblei», racconta.
È raccogliendo le erbe e vedendo le piante intrecciarsi che a Claudio Romano balena l’idea dell’intreccio. «Ho imparato da una signora anziana di un paesino dell’Etna, ora conduco laboratori d’intreccio nelle scuole», riprende. «L’intreccio è importante, significa tante cose: è il risultato di quello che raccogli, essicchi, è fatto di regole e improvvisazione, è abbraccio, incontro, è simbolo d’amore, che dovrebbe essere alla base di ogni nostro gesto».

Tra un cesto e una cavagna creati sul posto fra la curiosità e l’ammirazione dei turisti che affollano il mercato di Ortigia, nascono “vanniate” o sonate con il tamburello, spesso su testi improvvisati sul momento. «Mio nonno cantava le novene. Io non sono un poeta, non sono un musicista, io non sono niente, sono uno che si diverte», si schermisce. E poi, in rima, spiega: «La notte mi pensu e di giorno vi cuntu, se vi piace allora io sugnu contentu, se non vi piace io sugnu contentu ‘u stissu».
Spesso Claudio Romano se le suona e se le canta al chiarore della luna nel suo “agriteatro sensoriale”, ovvero il Paese delle Meraviglie nel quale vive. Per arrivarci bisogna addentrarsi nelle campagne tra Floridia e Solarino, risalendo fino in territorio di Palazzolo Acreide, sui Monti Iblei, tra olivi secolari e allevamenti di bovini. Appena si supera il cancello sembra di entrare in un mondo fiabesco, antico, popolato di personaggi fantastici. Si è circondati da antichi attrezzi da lavoro, pentoloni da stregone, terrecotte, ceste d’ogni tipo e foggia. Un mondo profumato di origano, tè, timo, ruta, nepitella, incenso, bacche di goji, aloe, zafferano, ti avvolge. Non c’è il coniglio bianco a indicarti la strada, ma tre cani bianchi e il raglio di Totò, l’ultimo di undici asini sopravvissuti a un incendio che anni fa devastò quel mondo fantastico.

Claudio Romano intreccia, canta, cunta, recita, balla. Per la sua arte e quella degli amici ha realizzato tre piccoli teatri: uno di paglia, l’altro di legno e il terzo di pietra immerso fra 130 piante di limone; un piccolo museo antropologico fra le aiuole delle erbe officinali e il “percorso delle streghe” in una macchia di carrubi, «perché si diceva che questo albero era la dimora delle streghe, che altro non erano che le majare che curavano le persone».
È un Paese delle Meraviglie che si riempie di bambini quando si svolgono corsi di teatro: «sempre gratis», perché nel mondo del “Cestaio matto” il denaro è stato sostituito dal baratto. Che attrae curiosi da ogni parte del mondo alla ricerca di un turismo esperienziale per conoscere in profondità il luogo che visitano. Talvolta qualche artista appare sulla scena del teatro di paglia, «circolare perché indica l’infinito, il cosmo, rappresenta la natura, la Terra», per suonare alla luce della Luna. «È stato realizzato tutto con semplicità e pochissimi soldi e con le mie mani e quelle dei miei figli», s’inorgoglisce Claudio Romano. Perché spesso, anzi quasi sempre, la bellezza si nasconde proprio nella semplicità.
Un po’ come “cestaio matto”, un po’ come “mister Tambourine”, Claudio Romano sabato sera avrà il compito di aprire la serata della XXV edizione Lithos Festival di Ferla, aprendo la sfilata di alcuni fra i migliori talenti della musica popolare siciliana, come Luca Di Martino, Simona De Gregorio, Pietro Romano, Carmen Marino, Loredana Vasta, Claudia Anastasi, Sandra Matanza ed i “sanremesi” Archinuè.
