– La Paramount ha annunciato che i suoi cinque canali musicali cesseranno di trasmettere dopo il 31 dicembre 2025. Nata nel 1981, modificò tempi e modi di fruizione della musica giovane, determinando nuovi assetti e strategie del mercato discografico mondiale
– Dopo il 33 giri anche i videoclip saranno fagocitati da algoritmi e piattaforme? Oggi prevale l’immediatezza che offrono canali come YouTube o social come TikTok. La diffusione dei visualizer, più facili ed economici. «I budget per i video si stanno riducendo»
L’1 agosto 1981 il mondo del pop subisce una rivoluzione copernicana, destinata a modificare tempi e modi di fruizione della musica giovane e a determinare nuovi assetti e strategie del mercato discografico mondiale. Nasce negli Stati Uniti, a opera di tre intraprendenti businessmen, Robert Pittman, John Sykes e John Lack, la prima emittente televisiva interamente dedicata alla musica pop e rock, con un palinsesto consistente in una programmazione continuata di videoclip musicali. L’idea, assolutamente elementare ed efficace, era quella di associare alla canzone di successo (solitamente il brano trainante di un album) un filmato, fornendo così un’informazione visiva al supporto sonoro, per stimolare ulteriormente l’immaginario del pubblico e indurlo all’acquisto del prodotto musicale.
L’iniziativa trovò finanziatori entusiasti nell’American Express e nella Warner Cable che crearono per l’occasione una joint-venture denominata Warner Amex Satellite Entertainment Company, con lo scopo di creare la prima televisione musicale via cavo destinata a un pubblico di età giovane, compresa tra i 12 e i 34 anni. Il successo commerciale fu immediato, dettato da una pronta risposta del pubblico giovane, che trovava nei ritmi frenetici della programmazione uno stile confacente alla propria capacità di percezione.
Gli incassi miliardari che ne seguirono decretarono l’impossibilità di sfuggire al processo promozionale ideato dagli strateghi pubblicitari di MTV, processo che comporterà nel tempo una redifinizione del prodotto cinematografico, sempre più condizionato dalla necessaria presenza di una colonna sonora di forte impatto. Mostrando video musicali 24 ore al giorno, il canale televisivo ha ridefinito il marketing degli artisti e ha lanciato le carriere di artisti come Michael Jackson, Madonna, Duran Duran.
E questo non fu che uno degli aspetti del fattore MTV, un’emittente che si apprestava a interferire pesantemente nel mutamento dei costumi dei giovani degli anni Ottanta mediante l’imposizione di uno stile di vita veloce e consumistico, basato su tecniche sottili e in un certo senso “subliminali” di persuasione. Strategia che si rivelerà anche esportabile a partire dall”87, anno dell’istituzione di un canale di MTV europeo (in Italia arriva l’1 settembre del 1997) e che si confermerà vincente nel corso degli anni Novanta.
Quarantaquattro anni dopo, quel capitolo della storia della musica sembra volgere al termine. La società madre di MTV Paramount ha annunciato che i suoi cinque canali musicali cesseranno di trasmettere dopo il 31 dicembre. La pop culture non abita più qui. Cancellata da internet e da un mondo governato da algoritmi e piattaforme di streaming. Niente più video a rotazione, mentre resistono i programmi di infotainment. In Italia oltre all’ammiraglia Mtv (disponibile sul canale 131 di Sky e in streaming su Now) sopravviverà anche il tematico Mtv Music (canale 132 e 704 di Sky e su Now).
Per alcuni, rappresenta la fine di un’era. Altri, come la musicista Hannah Diamond, suggeriscono che l’era potrebbe essere finita qualche tempo fa. «Gli ultimi anni, MTV si è trasformato in un ricordo nostalgico», dice. «Come artista indipendente, YouTube è sempre stata la piattaforma principale per l’uscita di video musicali».
Ma è lo stesso video a essere messo in discussione. A causa di TikTok e dell’ascesa di artisti indipendenti, le persone mettono online la musica non appena hanno finito. Quindi un video è progettato per trasmettere l’immediatezza – dove si trovano in quel momento – piuttosto che fare un grande colpo. Oggi si diffondono i visualizer – una immagine animata generata al computer basata su un brano musicale -, più immediati e, soprattutto, più economici rispetto a un video. Iris Luz, una regista londinese che ha realizzato video per i cantanti pop britannici PinkPantheress e George Riley, rivela al quotidiano The Guardian che i budget per i video si stanno riducendo rapidamente, anche per clip apparentemente semplici: «Nessuno fa soldi con questi video».La regista, tuttavia, è fiduciosa sul futuro dei video. «Chi immaginava che il vinile avrebbe fatto un ritorno così grande? Il video è come un album: gli album non andranno mai via, e i video musicali sono come una punteggiatura per un disco. Esisteranno sempre».
