– Il batterista, unico sopravvissuto della leggendaria punk band newyorkese, alla festa rock di Catania di giovedì 10 luglio per celebrare i 40 anni dell’album “Go Wild” dei siciliani Boppin’ Kids
– «Siamo stati unici, non credo che ci sarà mai un complesso capace di fare quello che noi abbiamo fatto. Vedo tante band interessanti in giro. Ma aspetto ancora che esca qualcosa di buono»
In un mondo in cui sembra che la storia venga cancellata davanti ai nostri occhi, ci sono ancora quelli che credono nella conservazione delle eredità. È il caso di Marky Ramone, pseudonimo di Marc Steven Bell: 72 anni, capigliatura nero corvina, il batterista superstite dei Ramones, una delle band che hanno fatto la storia del punk, sta mantenendo viva la storia della band, esibendosi con il suo gruppo (Blitzkrieg) in tutto il mondo. Suonando tutti i brani classici che il tempo non dovrebbe mai dimenticare.
Accadrà mercoledì 9 luglio al Circolo Magnolia di Milano e giovedì 10 luglio in Piazza Federico II di Svevia a Catania, quando il musicista newyorkese prenderà parte alla nostalgica festa di chi si è fermato fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio del decennio successivo, come The Boppin’ Kids, alfieri del rock’n’roll italiano che intendono così celebrare nella propria città i quarant’anni anni dall’uscita dell’iconico album Go Wild.
Una nuova vita in Toscana
Oggi Marky Ramone è un signore tranquillo, che ha smussato il suo carattere spigoloso e che espone disegni infantili (che lui definisce astratti). Ha scelto di vivere nella quiete della campagna toscana a Castiglion Fiorentino, dove guida anche la banda del paese. Nella sua instancabile attività concertistica porta con sé il dramma dei Ramones: ovvero non aver mai raggiunto il livello di successo all’altezza della loro enorme influenza. Nello show business, come quello americano, governato da vendite milionarie e tournée in grandi spazi, semplicemente non contavano. Erano addirittura imbarazzanti a causa della fedeltà al loro stile e delle cattive vibrazioni interne, esemplificate dall’odio tra Joey Ramone, il cantante, e Johnny Ramone, il chitarrista. Insomma, una sorta di fratelli Gallagher ante-litteram.
Marky Ramone è cresciuto nella New York degli anni ’50, si è formato con la musica dal vivo dei leggendari nightclub della città negli anni ’70, ha raggiunto l’apice della carriera quando i Ramones sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame nel marzo 2002 e, con la band ha dettato le tendenze della moda urbana dell’epoca, lasciando un’impronta che sopravvive ancora oggi.
Si è formato al suono della British Invasion del 1964. «Ho ammirato i batteristi più incisivi della British Invasion, come Keith Moon degli Who, e poi, ovviamente, c’è Hal Blaine (il batterista di Pet Sounds). Queste sono state le mie influenze da bambino. Quando ho sentito l’inizio di Be My Baby e quei fill di batteria che faceva, mi sono appassionato molto al suo modo di suonare, e l’ho portato con me per il resto della mia vita».
La formazione al CBGB di New York
Gli esordi di Marky nella musica risalgono alla formazione della sua prima band, i Dust, nel 1971. In quel periodo, iniziò a frequentare il locale di musica dal vivo CBGB di New York. I Ramones suonavano già a quel tempo, finché il batterista Tommy se ne andò nel 1978. Marky conosceva la band per averla vista lì e, dopo un’audizione, lo accettarono come membro, finché non se ne andò nel 1982 a causa di problemi legati all’abuso di alcol.
«Mi piaceva New York a quei tempi», ricorda. «All’epoca era impantanata nel caos finanziario e negli scioperi, e improvvisamente c’era un posto dove tutti potevano essere ciò che volevano. A quel tempo suonavo con i Wayne County, Richie Hell, i Voidoids e i Ramones. Il CBGB era come una casa, dove potevi esprimere le tue capacità. Poi siamo cresciuti e siamo andati avanti. C’era più libertà allora. Credo che le persone avessero meno paura di dire quello che pensavano. Ora lo fanno sui social media. Prima, potevi facilmente dire di essere progressista o di destra, o di essere una cosa o l’altra. Potevi dire quello che pensavi. Noi esprimevamo quello che pensavamo all’epoca con la nostra musica».
I problemi con l’alcol e la rinascita

Nel 1982 ha dovuto lasciare la band per andare in riabilitazione. «Dovevo farlo. Non potevo continuare», ammette. «Ho lasciato e mi sono iscritto agli incontri degli Alcolisti Anonimi, dove ho conosciuto molte persone. Chiunque può consigliarti su come affrontare la situazione; non sono un predicatore, ma sai già quando è meglio smettere. Ho parlato a lungo con il mio psichiatra durante i nostri incontri della necessità di avere un lavoro normale per poter affrontare la situazione. Ho iniziato a lavorare nell’edilizia, costruivo case, installavo porte e cose del genere. Il tempo passò e un giorno seppi che l’altro batterista aveva lasciato la band. Mi hanno chiamato e mi hanno chiesto se avessi voluto tornare. Sono andato in studio e all’improvviso ero di nuovo nella band. Ora, guardandomi indietro, sono felice di aver affrontato tutto quel percorso e di essere sobrio».
Durante la sua assenza, il suo posto dietro la batteria fu preso da Richie Ramone, che lasciò poco dopo a causa di disaccordi con gli altri membri sulla divisione degli utili. Quando Richie se ne andò, i Ramones chiesero a Clem Burke di unirsi alla band per suonare. Lo fece con il nome di Elvis Ramone, ma non provarono abbastanza e, dopo due concerti, alla fine se ne andò. Marky tornò nel 1986 e rimase fino allo scioglimento della band, che tenne il suo ultimo concerto a Los Angeles nel 1996.
La fine dell’avventura
Se ci si ferma, come abbiamo fatto noi, è perché era il momento giusto. Penso che se una band si prende una pausa di 20 o 25 anni e decide di tornare, non sarà mai più brava come prima. Se tutti fossero ancora vivi e ci avessero chiesto di tornare, non credo che lo avremmo fatto
marky ramone
«Se ci si ferma, come abbiamo fatto noi, è perché era il momento giusto. Penso che se una band si prende una pausa di 20 o 25 anni e decide di tornare, non sarà mai più brava come prima. Se tutti fossero ancora vivi e ci avessero chiesto di tornare, non credo che lo avremmo fatto», riflette. «I Ramones sono stati unici, non credo che ci sarà mai un complesso capace di fare quello che noi abbiamo fatto. Ai giovani di oggi piace il fatto di poter indossare una giacca di pelle, jeans consumati e scarpe da ginnastica Converse. Mi vestivo sempre così, fin da bambino a Brooklyn, e così facevano anche gli altri Ramones. Eravamo contro la moda. Quando i nostri jeans si bucavano, non ci importava, e col passare del tempo, i jeans strappati sono diventati di moda. Quando vedevamo i fan vestiti come noi, era davvero figo».
- Come vede la scena musicale attuale?
«Vedo tante band interessanti in giro per il mondo. Ma aspetto ancora che esca qualcosa di buono. Arriva sempre, ma non lo vedo. Al momento sto tornando indietro: ascolto Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, Fats Domino, Roy Orbison…».
