– Nome d’arte di Elisa Pucci, cantautrice e attrice, al suo primo album da solista, intitolato “Risorgimento”, che la conferma fra le migliori espressioni della nuova canzone d’autore italiana. Una produzione sonora raffinata e potente
– Un lavoro che rispecchia la personalità dell’artista sospesa tra passato e futuro. «Il titolo è una parola che mi è molto cara, un po’ per quello che rappresenta anche a livello etimologico: tornare alla sorgente, alla vita, conquistarsi qualcosa»
Si chiama Elisa Pucci, ma è conosciuta come MILLE. È nata nel 1984 in provincia di Roma, ma è milanese d’adozione Artista eclettica, dai mille talenti: cantautrice, musicista e attrice teatrale. Per molto, troppo tempo, è rimasta nascosta in una band, i Moseek (finalista della nona edizione di X Factor Italia), impelagata in un anonimo pop-rock in lingua inglese. Poi la svolta da solista, spinta dal desiderio di raccontarsi in prima persona. Scegliendo di scrivere in lingua italiana e puntando sulla sua versatilità riesce così a parlare a un pubblico ampio, unendo mondi musicali e generazioni apparentemente distanti tra loro.
«Le canzoni hanno dato il via a un progetto che aveva i miei tratti del viso, le mie lacrime ed i miei sorrisi, le mie rughe. Oggi le canzoni crescono e si evolvono con la mia persona, in questo specchio mi ci guardo ogni mattina e mi ci riconosco sempre», commenta, citando alcuni artisti che sono per lei un riferimento, dall’infanzia trascorsa con Venditti, Battiato, Lucio Dalla, Patty Pravo, Gino Paoli, Caterina Caselli, Nada, Antonella Ruggiero, e Raffaella Carrà, all’adolescenza con i Verdena, CCCP, Joy Division, David Bowie, Pixies, Franz Ferdinand.

Pochi mesi dopo il lancio del progetto MILLE ottiene i primi riconoscimenti: nel 2021 vince il Premio della Critica al Festival Musicultura con il brano La Radio, nel 2022 il contest 1mnext e, durante l’estate successiva, è opening act per Max Gazzé e Carmen Consoli. Nel 2023 pubblica il suo primo EP, Quanti me ne dai e parte per un tour di oltre 70 date in tutta Italia, fino all’esibizione al Concerto del Primo Maggio al Circo Massimo nel 2024. Dopo ulteriori felici esperienze anche in teatro (dove recita e canta nella riedizione de La Locandiera in chiave contemporanea), MILLE torna nel 2025 con un nuovo progetto discografico e un tour che la vedrà sui palchi dei più importanti club italiani.
Risorgimento, in tema con il suo nome d’arte, è il titolo del suo album di debutto da solista. Dieci tracce che rispecchiano la personalità di Elisa Pucci, una donna proiettata verso il futuro, ma con il cordone ombelicale ancora legato al passato. Vintage, sospesa tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, una voce da diva d’altri tempi, una penna che si distingue, capace di commuovere, far sorridere, essere sfacciata e sensuale al tempo stesso, e un’immagine forte, riconoscibile. Ottocentesca artista e garibaldina 3.0. Rigorosa, severa e, nello stesso tempo, senza filtri e spudorata. Disillusa dai tempi attuali, arrabbiata, in cerca di un altrove immaginario.
«Risorgimento è intanto una parola che mi è molto cara, un po’ per quello che rappresenta anche a livello etimologico: tornare alla sorgente, alla vita, conquistarsi qualcosa», spiega. «Effettivamente questo disco è fatto di canzoni in cui mi sono anche riconquistata, in cui ho messo nero su bianco tutte le cose che mi sono successe».

Un lavoro che mescola pop e cantautorato, con una scrittura incisiva, teatrale e anche ironica. Una produzione sonora raffinata e potente che intreccia rock, pop e momenti punk.
«È sicuramente un disco suonato dal vivo, cioè c’è il legno della chitarra, i fusti della batteria e questo lo potevo fare perché banalmente anche differentemente dal mio primo EP, che era molto più elettronico e che ho scritto in pandemia, questo disco lo potevo suonare in uno studio con altre persone, quindi, c’è anche l’anima di altri musicisti oltre me».
Frangetta e gonne a vita alta, le stesse che amava vedere indossate dalla mamma negli anni della sua giovinezza, quando con i suoi lunghi capelli rosso rame cantava Caruso di Lucio Dalla. L’amore per la musica è nato in Elisa sin da bambina: «Nella casa dove ho trascorso la mia infanzia c’era una chitarra classica che non potevo toccare. Si trattava del cimelio di mio padre adolescente, era inaccessibile e io la suonavo di nascosto», confessa. «Insomma, l’amore per la musica è subito stato “passione” se pensiamo all’origine di questa parola che aveva a che fare con il patire e con la sofferenza. Ero considerata la ”garibaldina” di casa per il mio temperamento, come quando falsificai la firma per partecipare allo Zecchino d’Oro: davanti all’indifferenza dei miei, mi sono iscritta autonomamente. Avevo 8 anni. Un inizio punk».
Risorgimento apre con un’introduzione evocativa, intensa e cinematografica: 42 secondi di archi sospesi, una tensione crescente e un vocalizzo lirico. Una sorta di manifesto sonoro del disco: non solo annuncia una rinascita personale, ma la incarna fin dalle prime note. Segue il grido di UMPM (Un maledettissimo posto migliore), una corsa a perdifiato verso un altrove immaginario, tra synth graffianti, malinconia urbana, voglia di rivalsa e desideri fuori fuoco. «È un brano che riflette la stanchezza verso le dinamiche tossiche e performative dell’oggi», sottolinea MILLE. «È una critica alla realtà, sognando un’utopia minimale, che parla a chi cerca un altrove più sincero, umano, lento».
Ed ecco Il tempo, le febbri, la sete, ballata poetica e lancinante che affronta la «trasformazione del dolore nel tempo». Il racconto autobiografico di una storia d’amore risuona universale. E dal silenzio emotivo delle ore piccole emerge Due di Notte, un’altra ballata: MILLE canta con voce intima e notturna la strofa, per poi esplodere in una confessione sincera e travolgente nel ritornello. Come un orgasmo trattenuto e poi rilasciato.
Il francesismo di C’est Fantastique fa da contrappunto ironico a una riflessione seria e lucida sulla «dissonanza tra aspettative e realtà», sugli alti e bassi del vivere. È accennata una critica sottile al cinismo emotivo, all’ironia come difesa. Verità e performnace si confondono in Gli amanti, dove i protagonisti potrebbero essere attori in una tragedia greca. MILLE li osserva con empatia e commozione, parlando anche di sé. Gli archi supportano la tensione emotiva. La canzone esprime una cultura che spettacolarizza l’intimità. È un tema che ritorna in Video Hard, quando la cantautrice, ricorrendo a immagini crude, racconta la disillusione dei sentimenti e la spettacolarizzazione del dolore.

Una lama è forse il brano più diretto e viscerale dell’album: una canzone che non cerca di addolcire il dolore, ma lo nomina con coraggio, lo guarda negli occhi. Il titolo è già una dichiarazione di intenti: l’amore, le parole, i ricordi… possono ferire. L’approccio è punk: basso, chitarra e batteria, pochi fronzoli e un coro di uomini. Artiglieria Pesante suona come uno sfogo, ma calibrato con l’eleganza e la misura di chi ha imparato a colpire con precisione. È una metafora bellica per parlare di relazioni tossiche, scontri interiori e difese emotive, come se ogni parola sparata fosse un proiettile. Canzone ispirata dagli avvenimenti nella scuola Diaz nel 2001, MILLE denuncia l’amore come strumento manomesso, così come le parole in generale e il loro utilizzo. Gioca sui contrasti, tra la parola amore e il suo significato nel contesto della canzone, contrasto tra l’amore e la propaganda che si fa oggi intorno al significato di questa parola.
Si chiude con Tour Eiffel in compagnai di Rachele Bastreghi dei Baustelle, unico featuring in un’epoca in cui ogni disco è un collage di duetti. La canzone è la telecronaca di un amore, in cui ogni dettaglio visivo è un’emozione precisa, disillusione e desiderio in piena continuità con una generazione che sogna città e relazioni lontane per compensare il vuoto interno.
