Storia

LUCIO CORSI: la Maremma è la mia ancora

– Il cantautore toscano alla Festa del cinema di Roma presenta “La Chitarra Nella Roccia” film e disco “live” che cattura il concerto tenuto in luglio nella misteriosa Abbazia di San Galgano: «Sognavo sin da bambino di suonare in quel luogo magico»
– «Dopo Sanremo è cambiato quasi nulla. La mia terra e miei amici mi aiutano a tenere i piedi ben piantati per terra». «Mi sono ispirato ai live di Bob Dylan con la Rolling Thunder Revue, degli Wings, The Last Waltz della Band e degli inarrivabili Blues Brothers»

Galgano non ebbe alcun dubbio: quello era un luogo sacro e meritava una croce. Provò a cercare del legno per costruirla ma non lo trovò, allora decise di prendere la propria spada e conficcarla nella roccia. E la spada entrò come se la roccia fosse terra morbida. 

L’Abbazia di San Galgano

È quello che sognava Lucio Corsi da bambino. Solo che al posto della spada c’era una chitarra. E lo scorso 30 luglio lo ha realizzato. È tornato nell’Abbazia di San Galgano, uno dei luoghi più suggestivi della spiritualità in Toscana, a Montesiepi, nel comune di Chiusdino, in provincia di Siena, «vicino alla Maremma, dove viviamo io e Tommaso (Ottomano, ndr) e abbiamo cercato di visualizzare quel sogno ricorrente», racconta Lucio Corsi. «Tra le rovine di questo luogo magico che si staglia in mezzo ai campi della Toscana, sono atterrati due amplificatori giganti, sedici musicisti e i loro strumenti». Nonostante la mancanza di un tetto nell’Abbazia, cosa che consentirebbe alla musica una facile via di fuga nel cielo, le canzoni sono state intrappolate in un disco e in un film. La Chitarra Nella Roccia – Lucio Corsi dal Vivo all’Abbazia di San Galgano sarà nelle sale dal 2 al 5 novembre, precedendo l’uscita del disco “live” prevista per il 14 novembre.

«Sono passati più di dieci anni da quando io e Lucio ci siamo detti che avremmo voluto fare un concerto dentro l’Abbazia», ricorda Tommaso Ottomano, regista del film. «Ne parlavamo durante le gite in macchina da bambino, guardando il film Nostalghia, il viaggio fra silenzi, rovine e fede di Andreij Tarkovski, un posto magico, sospeso tra memoria e leggenda. Alla fine, ce l’abbiamo fatta, e suonarci dentro è stata un’esperienza unica che era obbligatorio immortalare con una cinepresa. Abbiamo deciso di farlo interamente su pellicola 16mm, alla vecchia maniera, per catturare l’autenticità delle immagini ed enfatizzare il potere viscerale del live. Il luogo è affascinante, siamo stati attenti a rispettarlo. Era un “live” potente, ma nell’estetica, a livello visivo e di impatto abbiamo cercato di valorizzarne la struttura, con un occhio ai concerti che ci piacevano e ci davano voglia di sperimentare uscendo dalle nostre camerette».

Tommaso Ottomano e Lucio Corsi davanti alla Abbazia durante le riprese del film

Fra i concerti “modello”, Lucio Corsi cita subito «quelli di Bob Dylan con la Rolling Thunder Revue, e poi quelli dei Wings e di Peter Gabriel, The Last Waltz della Band, e gli inarrivabili Blues Brothers: è stato guardando il loro film che mi ero convinto che gli artisti fossero delle specie di supereroi e così decisi che nella vita volevo fare questo», sorride nella conferenza stampa alla Festa del cinema di Roma. «A me piacciono i “live” dove i musicisti non si limitano a rifare pedissequamente i brani del disco, ma improvvisano, cambiano qualcosa, altrimenti me ne sto a casa ad ascoltare il disco. E questi musicisti appartengono spesso al passato».

  • Come e in cosa è cambiato Lucio Corsi dopo il successo al Festival di Sanremo?

«Sanremo è stata una sorpresa. Il primo effetto è stato quello di veder crescere il numero delle date: era una cosa che sognavo da sempre. Poi non è cambiato nulla. Suono con gli stessi ragazzi con cui suono da una vita e passo le giornate con Tommaso e gli amici con cui passo le giornate da una vita, amiamo ascoltare le canzoni e stare a scriverle… Non è cambiato niente, perché il rapporto tra noi è sempre lo stesso. La mia fortuna è quella di avere avuto accanto a me sempre tanti amici importanti e li ho trovati tutti in Maremma, e tutti con la passione della musica. Così siamo cresciuti insieme e ci teniamo a vicenda con i piedi per terra. Questa è una gran cosa, è una fortuna incredibile.  E poi c’è la Maremma che, nonostante sia passato attraverso tante situazioni importanti – il Festival,  l’Eurovision -, mi insegna a rimanere coi piedi piantati a terra. Nella casa in cui sono nato sono circondato dagli alberi che sono piantati lì e lì, dove son nati, moriranno».

Proprio poco prima che iniziasse la conferenza stampa di Lucio Corsi, in sala Petrassi era passato il suo Pigmalione Carlo Verdone per presentare i primi quattro episodi della stagione della serie tv Vita da Carlo. 

«Ci siamo portati fortuna a vicenda», commenta l’Artù maremmano. «E poi è un bluesman, ha una malinconia nella vita quotidiana tipica di quel genere. Grande intenditore e appassionato di musica».

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