– Nel maggio del 2008 cantò Rosa Balistreri in piazza Università a Catania. Una strepitosa interpretazione di “Mi votu e mi rivotu”: «La Sicilia è come un fico d’india»
– Era stata invitata a partecipare allo spettacolo “Terra ca nun senti” realizzato da Carmen Consoli coinvolgendo dieci primedonne della scena musicale nazionale: «Mi disse: “Non vedo l’ora!”»
– La cantante milanese, scomparsa lo scorso venerdì a 91 anni, aveva conosciuto la cantautrice di Licata e anche Ignazio Buttitta, li aveva frequentati ed era stata a cena con loro
– Quattro anni fa la collaborazione con Colapesce e Dimartino nell’ironico tormentone “Toy Boy”. E poi il ragusano Lorenzo Vizzini autore di otto brani per l’album “Meticci”
Ornella Vanoni ha debuttato in teatro. Ha fatto cinema, televisione. È stata la voce della canzone d’autore quando la canzone d’autore non aveva ancora un nome. Ambasciatrice dei ritmi brasiliani prima che il Brasile diventasse una moda. È stata una sophisticated lady del jazz, la signora dei duetti, delle confessioni a mezza voce, dei silenzi più espressivi di mille note. Ha cantato le canzoni della mala milanese, come Napoli, sin da quel 1964 in cui trionfò, in coppia con Domenico Modugno, al Festival di Napoli sulle note di Tu sì ’na cosa grande: «Mimmo era il sole, era il Mediterraneo, era l’elogio della vita vissuta con il vento in faccia. Il successo fu incredibile». E da “scugnizza” si è trasformata in “carusidda”, quando nel maggio del 2008 cantò Rosa Balistreri in piazza Università a Catania.
Quando cantò Rosa Balistreri

Ornella Vanoni era una delle dieci primedonne riunite da Carmen Consoli per realizzare lo spettacolo Terra ca nun senti, evento musicale per riscoprire e dare risonanza nazionale alla cantautrice di Licata, dimenticata persino dalla sua gente. Fu uno spettacolo straordinario che ebbe come protagoniste la toscana Nada, la veneta Patrizia Laquidara, le romane Giorgia, Paola Turci, Marina Rei e Tosca, le siciliane Rita Botto ed Etta Scollo, oltre ovviamente alla “cantantessa” catanese, e, appunto, la milanese Ornella Vanoni, scomparsa venerdì scorso a 91 anni.

La Signora della musica non ebbe la minima esitazione nell’accettare l’invito e la sfida di cantare in dialetto siciliano. Tutt’altro. «Quando chiesi a Ornella, con la quale eravamo amiche da tempo, se le andasse di farlo, lei subito mi rispose: “Non vedo l’ora”», raccontava Carmen Consoli imitando la voce della Vanoni alla vigilia dell’evento. «Lei ha conosciuto Rosa e anche Ignazio Buttitta, li ha frequentati, è stata a cena con loro».
“Mi votu e mi rivotu suspirannu / Passu li notti ‘nteri senza sonnu / E li biddizzi tòi vaiu cuntimplannu / Li passu di la notti nzinu a gghiornu”, furono i versi affidati alla voce della cantante milanese: sono quelli di Mi votu e mi rivotu. La Vanoni, regale in abito lungo nero non ebbe alcun problema, d’altro canto veniva dalla scuola del Piccolo Teatro di Strehler, dandone una versione memorabile, carica di sentimento, ironia ed eleganza. E contenta come una bambina per «avercela fatta», come aveva gioito nella prova generale. Ed è stata proprio lei a spendere qualche parola di commento alla serata, associando metaforicamente la Sicilia ad un fico d’india, spinoso all’esterno, ma assai succoso all’interno. Poi si allontanò lasciando una rosa sul microfono. Fu un diamante brillante incastonato in una serata che di gioielli ne riservò tantissimi.
Colapesce e Dimartino i suoi “toy boy”
La “siciliana” Ornella Vanoni quattro anni fa ha duettato con Colapesce e Dimartino in Toy Boy. “Andate via ma come vi è venuto in mente? È tardi, tardi, tardi, tardi per me sirena tra la gente” canta Ornella Vanoni con la sua voce inconfondibile. “Portaci a bere in fondo al mare, organizziamo un carnevale”, rispondono Colapesce e Dimartino. “Faremo quello che tu vuoi, saremo i tuoi toy boy”. Toy Boy è una romantica ed ironica bossanova, scritta da Colapesce e Dimartino insieme ad Ornella Vanoni. Un viaggio d’amore tra le Isole Eolie in cui i due cantautori duettano con Ornella in un irresistibile corteggiamento. L’ironia è il tratto che accompagna tutta la canzone che termina con una proposta audace: “Faremo il bagno tutti nudi a Filicudi e Alicudi”.
Il brano è anche ispirato alle atmosfere di La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria, l’album della Vanoni pubblicato nel 1976 – nato dall’unione artistica della cantante milanese con il leggendario poeta brasiliano Vinicius de Moraes e il chitarrista Toquinho – che ha segnato la storia della musica italiana.
Lorenzo Vizzini: «Mi introdusse al rito dello spritz»

E non dimentichiamo il ragusano Lorenzo Vizzini che, a soli 18 anni, ha scritto gran parte dell’album Meticci (Io mi fermo qui) di Ornella Vanoni. «La collaborazione è nata in modo del tutto casuale, senza che nessuno potesse aspettarselo, men che meno io.», ricorda. «Sono onorato di aver potuto scrivere diversi brani per lei, otto su tredici, nel suo album del 2013 intitolato Meticci. Le cose che mi ha insegnato sono moltissime, ma in particolar modo posso dire mi abbia trasmesso un po’ di sicurezza, di determinazione nel continuar sempre e comunque a credere in me stesso, a non mollare mai. L’ho conosciuta in occasione di un suo concerto, al quale ero andato in compagnia del mio amico Mario Lavezzi che, gentilissimo, me l’ha presentata. Mi ha quasi sfidato, forse per gioco, chiedendo di provar a buttar giù qualche strofa per lei. In una sera le ho scritto una canzone che l’ha conquistata. Avevo messo giù solo qualche pensiero ma a quanto pare i miei scarabocchi le sono piaciuti».
«Ornella è stata una figura fondamentale nella mia vita», continua. «Mi ha lasciato una eredità di racconti e di cultura meravigliosa. Mi ha regalato delle giornate inenarrabili, delle esperienze e degli aneddoti favolosi. E poi mi ha lasciato questa passione per lo Spritz, che prima non conoscevo. Lei, da brava milanese, mi ha introdotto a questo rito».
