– In contrasto con il calo delle vendite, si diffondono i club di lettura: la conversazione prevale sulla critica letteraria
– Una moda che trova nei social un alleato e che ha contagiato i vip: da Oprah Winfrey a Emma Roberts e Dua Lipa
C’è una certa grazia, oggi, nel vedere un gruppo di persone sedute in cerchio, con un libro in mano, che cercano — con un certo imbarazzo e una curiosità un po’ timida — di parlare di ciò che hanno appena letto. È come guardare qualcuno che prova a suonare un vecchio pianoforte trovato in soffitta: non tutto funziona, qualche nota stona, ma c’è una verità che vibra.
Un fenomeno che sembra tornato di moda, come le biciclette d’epoca o il vinile. Solo che invece di una puntina che gira, qui c’è una voce che legge, e una serie di silenzi che provano a dire qualcosa. Leggere, per secoli, è stato un atto solitario. Un dialogo segreto tra te e la voce dell’autore. Un’esperienza intima, quasi clandestina. E poi, all’improvviso, il mondo ha iniziato a parlare di “condivisione”. Abbiamo condiviso foto, piatti, pensieri, amori. E, prima o poi, doveva arrivare anche il turno dei libri. Così sono nati i “club del libro” contemporanei: piccole comunità temporanee che si formano attorno a una storia, come tribù effimere costruite sul desiderio di capire insieme qualcosa che, da soli, non riusciamo più a comprendere. Non è tanto la lettura a cambiare: è la sua “coreografia”. Prima eri tu, una poltrona e una luce accesa. Ora sei tu, più dieci sconosciuti, e un tè tiepido che qualcuno ha portato con un senso del dovere commovente.
Libri, vendite sempre più giù

Dal XIX secolo e dai suoi saloni letterari spesso iniziati da donne e frequentati da Balzac, Hugo e Musset, i libri erano affari collettivi: argomenti di conversazione spesso riservati alle élite. Ma la pratica del club del libro si è erosa con il tempo, passando da una tendenza erudita a un passatempo leggermente superato. Se nella finzione, si conserva il ricordo sognante dei protagonisti del film L’attimo fuggente (1989), la realtà è molto diversa.
Nelle prime ventiquattro settimane del 2025 sono stati comprati due milioni di libri in meno, un calo di fatturato di 31 milioni: un dato che equivale al 5% di lettori persi, uno su venti. Le statistiche sul lettorato del 2024 davano già conto di una condizione rovinosa. l’Istat rilevava che solo il 40% legge almeno un libro l’anno. Altre statistiche – Eurostat – mostravano che l’Italia è il Paese in Europa dove si legge meno dopo Cipro e la Romania. La percentuale di chi legge almeno un libro l’anno, secondo Eurostat, è del 35%, a confronto di una media europea del 53%. Nel Nord Europa si arriva almeno al 70%, in Francia, Germania e Spagna siamo abbondantemente sopra il 50.
La moda dei Book Club fra i vip

Eppure, in contrasto con questa tendenza, si registra un aumento continuo del numero di film ispirati ai libri e una sorprendente diffusione di gruppi di lettura tra le persone giovani, probabilmente grazie all’influsso della cultura statunitense, dove i club del libro sono tanto di moda che molte celebrità ne hanno uno.
Il più noto e storico è l’Oprah’s Book Club della conduttrice televisiva statunitense Oprah Winfrey, fondato nel 1996. Winfrey dedicava una puntata al mese del suo programma The Oprah Winfrey Show a un libro annunciato settimane prima, con l’idea che nel frattempo gli spettatori lo avrebbero letto. Durante la puntata Winfrey conversava con l’autore o l’autrice, e in alcuni casi invitava un gruppo di spettatori che avevano scritto al programma di aver letto il libro.
Nel 2017 l’attrice Emma Roberts fondò Belletrist, una “comunità di lettura online” dedicata ai libri e alle persone che li amano, e più di recente, nel 2021, la cantante pop Dua Lipa ha lanciato “Service95”, una newsletter settimanale e un sito di lifestyle a cui è collegato anche un club del libro.

Diverse iniziative in Italia
Il fenomeno sta cominciando a prendere piede anche nel nostro Paese. Secondo alcune stime, quasi una persona su 200 in Italia partecipa a questi gruppi di lettura. Camihawke e Giulia Valentina sono due influencer che hanno avviato un gruppo di lettura dopo la pandemia, condividendo le loro letture su Instagram facendo dirette mensili in cui i follower potevano intervenire. Un altro esempio è Carlotta Sanzogni, che ha fondato un Club del libro ZeroSbatti proponendo titoli sotto le cento pagine per far avvicinare alla lettura dei romanzi anche chi non era abituato. Anche la casa editrice Neri Pozza organizza un gruppo di lettura dei suoi libri online, in diretta su Zoom. Molte di queste esperienze sono rimaste solo online, ma in altri casi si sono spostate offline con grande successo. Come nel caso di Ilenia Zodiaco, tra le più note creator di libri in Italia: dopo aver organizzato, inizialmente solo online, un gruppo di lettura nel 2020, dopo il successo dell’iniziativa, ha cominciato a proporre alle persone degli incontri nella libreria Hoepli, in centro a Milano.
Di recente anche la casa di moda Miu Miu ha lanciato il suo primo Literary Club, Writing Life con due giornate incentrate sull’opera di Sibilla Aleramo e Alba De Céspedes. Una iniziativa, Miu Miu Literary Club, considerata parte integrante di una serie di progetti ideati e sostenuti da Miu Miu per promuovere l’empowerment femminile.
Anche in Sicilia, regione dove si legge di meno, esistono diversi gruppi di lettura, il Club del Libro “La marcia degli Elefanti” a Catania, “Nati per Leggere” a Marsala e altri ne sono sorti a Palermo e Siracusa.

La conversazione come gesto poetico
La bellezza del club del libro non è nella critica letteraria — che, spesso, è disastrosa — ma nella “conversazione”. È il tentativo collettivo di dare forma a un’emozione. Quando qualcuno dice: «Io quella scena non l’ho capita», non sta confessando un limite, ma sta aprendo una porta. Sta dicendo: «Aiutatemi a vedere meglio».
E lì accade qualcosa di raro: la letteratura diventa esperienza condivisa. Una persona parla di un personaggio come fosse un amico comune. Un’altra si commuove per una frase. Un’altra ancora confessa di non aver letto le ultime cinquanta pagine, ma di essersi comunque sentita dentro la storia. Tutto questo è, in fondo, un rito. Non tanto religioso, ma emotivo. Un rito che celebra la parola e la fragilità con cui la maneggiamo.
Il paradosso della lentezza

In un mondo che corre, il club del libro è una forma di resistenza. È un luogo dove la lentezza diventa virtù. Ci si dà appuntamento per parlare di qualcosa che non si può riassumere in un post. Si aspetta che gli altri finiscano di dire la loro. Si legge non per finire, ma per restare un po’ di più dentro la pagina.
Forse è per questo che tanti giovani — e non solo — stanno riscoprendo il fascino di leggere insieme. Non è nostalgia. È “bisogno di ritmo umano”, dopo anni di frenesia digitale. La lentezza, oggi, è una forma di intelligenza.
L’invisibile architettura del racconto
Ogni club del libro ha una sua geografia segreta: una cucina, un gruppo WhatsApp, una tazza di caffè, un certo tipo di silenzio quando qualcuno parla del finale. Dentro quell’architettura invisibile, il libro non è più solo un oggetto: è un pretesto per raccontarsi. Perché, diciamolo: nei club del libro si parla dei romanzi, sì, ma soprattutto di sé stessi.
È un gioco di specchi: i personaggi diventano maschere, i capitoli, pretesti per rivelare chi siamo. In un certo senso, è l’evoluzione naturale della lettura: dal “cosa ho capito” al “cosa mi ha fatto”.
Forse il club del libro non è un modo nuovo di leggere, ma un modo antico di stare insieme. Un piccolo teatro dove la letteratura diventa vita, e la vita — per un’ora, per una sera — trova parole migliori per raccontarsi. E allora, sì, continuiamo pure a incontrarci, a leggere, a discutere, a non essere d’accordo. Perché, in fondo, il vero libro non è mai quello che teniamo in mano, ma quello che scriviamo insieme, parlando.
