Skip to content
Gennaio 17, 2026
Resta aggiornato :
Segnali Sonori
  • Eventi
  • Storie
  • Interviste
  • Libri
  • Disco
  • Mostre
  • Playlist
  • Immagini
  • Zoom
Segnali Sonori

Categories

Resta aggiornato

  • Eventi
  • Storie
  • Interviste
  • Libri
  • Disco
  • Mostre
  • Playlist
  • Immagini
  • Zoom
Segnali Sonori Storia LEI: dal buio alla luce dialogando con l’ansia
Storia

LEI: dal buio alla luce dialogando con l’ansia

  • by Giuseppe Attardi
  • Dicembre 2, 2025
  • 2 mesi ago
share
Facebook Twitter Print Share via Email
– “Attraverso” è il sorprendente album di debutto della cantautrice Luana Fusaro. «Il mio nome d’arte? È impersonale e personale allo stesso tempo: è il mio alter ego»
 – «La musica per me è stata e lo è ancora una logopedia, il mio canale di comunicazione privilegiato. Ed è a tutti gli effetti la mia terapia». Radici e contemporaneità
– Un disco generazionale, un lungo percorso di trasformazione: «Dall’inferno, dal sotterraneo si passa a una rinascita, si torna all’umano, per poi chiudere con il sovrumano»

Ogni generazione ha avuto il suo male di stagione. I “boomers” avevano la ribellione, i loro figli la disillusione. La Gen Z, invece, ha scelto qualcosa di molto più raffinato: l’ansia. Un’ansia nuova, moderna, perfettamente coerente con l’epoca degli schermi luminosi e delle notifiche che ti arrivano anche mentre dormi. E che ovviamente non si può curare aprendo la finestra e facendo entrare un po’ d’aria fresca, come suggerivano le nonne, ma nemmeno con le frasi motivazionali da t-shirt.

Il fatto è che questi ragazzi sono cresciuti in un mondo che è un continuo “adesso o mai più”, “se non rispondi in un secondo sei un mostro”, “se non va tutto bene significa che è tutto sbagliato”. E così finiscono per combattere ogni giorno una guerra silenziosa, nascosta dietro ai loro schermi perfettamente levigati. Dicono di essere abituati alla velocità, ma in realtà è la velocità che è abituata a schiacciarli.

Si racconta che la Gen Z sarebbe fragilissima: creature trasparenti che si sciolgono appena una cosa va storta. Eppure, a guardarli bene, non si direbbe. Certo, hanno l’ansia. Ma la studiano, la nominano, ci parlano come si fa con una coinquilina maleducata che non vuole andarsene. Non la nascondono sotto il tappeto. Le danno un posto al tavolo e poi provano a riprendersi lo spazio che lei gli ruba. Una cosa che le generazioni precedenti spesso non hanno mai saputo fare.

Così fa Luana Fusaro, cantautrice calabrese classe 1996, trapiantata da dieci anni a Perugia, tra le voci più interessanti della nuova scena musicale italiana. Nel suo album d’esordio, Attraverso, da un momento di ritrovata felicità, c’è un brano che s’intitola Dialogo con l’ansia: “Giochi a dadi dentro la mia testa / Pari o dispari cos’è che vuoi? / Un sussurro poi di nuovo in pista, / Vado dove mi trascini tu”.

Luana Fusaro, in arte LEI, cantautrice calabrese classe 1996, trapiantata da dieci anni a Perugia

«Ci vivo ancora con l’ansia», confessa. «Io sono una persona ansiosa. Però, devo confessare che mi è servito tanto lasciarmi andare e abbandonarmi all’errore. Quello che mi ha aiutato di più è stato proprio il conversare con la mia ansia, ma anche capire che la mia ossessione per la perfezione, per gli errori, che poi non porta a nulla perché comunque si sbaglia, comunque non si è perfetti. Anzi, fissarsi non fa altro che accentuare le imperfezioni. L’ansia è un tema a me molto caro. Anche quando frequentavo l’università io mi confrontavo con gli altri, con quest’ansia di prestazione, questo voler arrivare, correre e correre per andare non si capisce bene dove».

Luana Fusaro ha scelto un pronome come nome d’arte: LEI. Ed è una sorta di alter ego. «È un nome che mi piaceva, perché è impersonale e personale allo stesso tempo», spiega. «Poi raccontava molto bene il fatto che nella musica viene fuori un altro lato di me che è abbastanza diverso da quello che si vede nella vita quotidiana. Un po’ per accentuare il fatto di essere una persona molto esplosiva, molto energica in ambito musicale, ma anche soprattutto per far venire fuori quella follia che nella quotidianità non si può sempre avere. LEI è l’altra Luana».

Se Luana è una insegnante, LEI è una cantautrice dalle idee chiare. Ha partecipato con egregi risultati a diversi contest – dal Premio De André a Musicultura – ed ha evitato la trappola dei talent. «Sono qualcosa lontani dalla mia sensibilità. Non li ho mai presi in considerazione. Io ho sempre vissuto i contest non come una competizione, ma come una occasione dove far vedere la musica. Nel talent questo aspetto viene meno, prevalgono la competizione, il concetto di musica come un prodotto. E questo si allontana molto dalla mia sensibilità».

  • Attraverso è un album autobiografico, una sorta di diario personale.

«In parte sì. È un disco personalissimo, ma è anche un’opera aperta, nel senso che questo titolo è stato scelto con l’obiettivo di far sì che l’ascoltatore potesse attraversare se stesso. È più che altro l’analisi delle emozioni che si vivono in varie fasi della vita. Io ho percorso le mie, ma penso siano abbastanza universali o comunque molto ancorate al tempo nel quale viviamo oggi, faccio ancora l’esempio di Dialogo con l’ansia».

  • Le canzoni toccano temi generazionali: l’ansia, l’incomunicabilità, la confusione, la musica come rifugio, ma anche come mezzo per esprimersi.

«La musica per me è stata e lo è ancora una logopedia, il mio canale di comunicazione privilegiato. Ed è a tutti gli effetti la mia terapia». 

LEI durante il concerto di presentazione dell’album
  • Perché non sono stati inseriti nell’album i singoli che lo hanno preceduto – Uh Ah Ahe La caduta di Lucifero – e che trattano tematiche simili?

«Sono due singoli che fanno parte concettualmente del disco, lo hanno anticipato e sono una anticamera di quella che è la mia idea di inferno. L’inferno vero lo vedevo con Dama di pietra che era il punto del profondo e che apre l’album. Poi le scelte prese negli arrangiamenti sono state diverse dall’impostazione dei due singoli: ho preferito lasciare molto spoglia l’aspetto della produzione, lasciare quasi chitarra e voce, mentre gli altri elementi musicali sono di contorno. Volevo mettere in primo piano le parole e l’aspetto della comunicazione emotiva. Quei due brani invece avevano un’energia e una produzione più ricca non potevano stare in questo disco per come l’ho arrangiato».

  • Chi è La Dama di pietra che vive negli inferi e che apre il disco?

«Sono sempre io. È un’altra parte di me. Il punto di partenza di questo grande immobilismo emotivo che poi permette in qualche modo di dare l’avvio al disco. Il guardarsi dentro se stessi e conversare con la parte immobile di sé porta a far cominciare questo lungo dialogo con le altre parti di me e che serve a una crescita, a una rinascita».

  • In Attraverso canti: “Ho perso di vista gli amici / la strada, la casa, la bibbia e le regole / ho perso la testa, la voglia, / la vista, la maglia le chiavi / non so più che / ho perso la penna, la coppa, la guerra / la lotta coi maschi e tutte le mie idee / ma non ho mai smesso di averti vicina…”. A chi ti riferisci?

«Vicina è la parte infantile di me. Il disco è una continua conversazione con se stessi. Quello che mi ha salvata è l’aver mantenuto quell’entusiasmo infantile, quella voglia di rimanere un po’ bambina, o l’attaccamento alle cose pure, vere, il lasciar perdere le sovrastrutture e tornare a quella radice che sentivo profondamente mia ed è rimasta sempre con me. È una conversazione, una rinascita e, in qualche modo, questa canzone è un parto».

  • In Fragili stupidi e umani invece parli di macerie, si avverte un senso di smarrimento: “Dove siamo finiti, siamo in alto mare”…

«Questa rinascita che ho vissuto mi ha messo davanti al fatto di avere intorno tanta distruzione. Le guerre, la fissazione per il potere, l’arrivismo. Anche il ricordarsi di quanto sia importante l’esserci, l’essere con le persone, l’accettazione della propria fragilità, che permette di dare valore alle cose. Questo è un brano di smarrimento… in realtà tutto il disco è di smarrimento, c’è la parola confusione più volte»

  • Il “vento di confusione” che soffia nella conclusiva Vernice.

«È anche positivo. Sì, c’è uno smarrimento perché noi non saremo mai centrati, la vita è un gioco di equilibri: ci sono momenti in cui si è più stabili, altri in cui questo equilibrio si perde, però non è necessariamente qualcosa di negativo. Questo brano è anche un po’ l’uscita alla luce: dal sotterraneo si è passati a una rinascita, si torna all’umano, per poi chiudere con il sovrumano». 

Registrato in studio con la produzione di Nicola Brugnami e rifinito da Fabio Arciglione – responsabile anche di mix e master – Attraverso prende vita con la spontaneità nuda di una sessione live, senza aggiunte superflue. Luana-LEI si muove fra echi del miglior cantautorato femminile, spruzzate jazz, richiami ancestrali e contemporaneità. La voce e la scrittura dell’artista sono sostanza viva, vibrante: ogni brano è una tappa di un cammino emotivo ormai adulto, raccontato con intensità limpida e priva di artifici. Il disco è il ritratto di una metamorfosi, un riflesso che restituisce i frammenti mobili di una coscienza in trasformazione.

Share This Post:

Facebook Twitter Print Share via Email
Previous Post

Coppie d’arte e di vita: dall’armonia al caos

Next Post

“Sarà Sanremo”: giovani in gara e sfilata di “big”

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati

Storia

PLANET FUNK: rifioritura dopo il buio

Gennaio 15, 2026
Storia

Nick Cave e Bryce Dessner sul “Train Dreams”

Gennaio 14, 2026
Storia

ASGARI: la satira contro gli ayatollah

Gennaio 12, 2026
Storia

DAVID BOWIE, l’uomo venuto dal futuro

Gennaio 10, 2026
Privacy Policy | Cookie Policy | Termini e Condizioni
  • L’evento
  • La storia
  • L’intervista
  • Il Disco
  • Playlist
  • Il Libro
  • La Mostra
  • Immagini
  • Zoom
© 2022 Segnali Sonori. All Rights Reserved - Per info segreteria@segnalisonori.it