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Le provo-canzoni degli ZEN CIRCUS

– Esce “Il Male”, disco nel quale la band toscana analizza uno dei grandi misteri dell’esistenza. E lo fa in modo politicamente scorretto: «Ce l’abbiamo dentro, cattivo come il cancro. È il nostro talento migliore»
 – Un album duro, distopico, ogni canzone è un pugno nello stomaco. «Quando un messaggio sociale passa attraverso una canzone, può davvero lasciare il segno». E tra le cose cattive ci sono anche «le canzoni alla radio»

Nel corso della storia umana, il concetto di male ha attraversato le menti di filosofi, teologi, scrittori e persone comuni. Se ne parla nei libri sacri, nei romanzi, nelle notizie quotidiane e nei racconti tramandati di generazione in generazione. Ma cos’è davvero il male? È un’entità autonoma, una forza che si oppone al bene, oppure è insito nelle scelte e nelle azioni dell’essere umano? 

Nel pensiero filosofico occidentale, il male è stato spesso concepito come un problema centrale. Platone, ad esempio, considerava il male come ignoranza: chi compie il male lo fa perché non conosce il vero bene. Aristotele invece introduce la nozione di “difetto” o “mancanza”, secondo cui il male non è un’entità autonoma, ma piuttosto una privazione del bene. Con il Cristianesimo, Agostino d’Ippona riprende questa idea, affermando che il male non è creato da Dio, ma è assenza di bene, proprio come il buio è assenza di luce.

La copertina dell’album degli Zen Circus

Nel pensiero moderno, il male assume volti più complessi. Kant introduce il concetto di “male radicale”, cioè la capacità dell’uomo di scegliere consapevolmente il male. Hannah Arendt, nel suo celebre studio sulla “banalità del male”, riflette su come individui apparentemente ordinari possano compiere atti terribili semplicemente obbedendo agli ordini, senza porsi domande morali.

La letteratura è da sempre terreno fertile per la riflessione sul male. Dai personaggi di Shakespeare, come Macbeth e Riccardo III, fino a Dostoevskij, che esplora l’abisso dell’animo umano nei suoi romanzi, il male viene rappresentato in tutte le sue sfaccettature: come tentazione, follia, destino o ribellione. Anche l’arte visiva – dalla Crocifissione di Grunewald ai quadri di Goya – ha cercato di rappresentare l’orrore e la sofferenza, facendoci riflettere su ciò che l’essere umano è capace di infliggere ai suoi simili.

Un quadro di Goya

Spesso si pensa al male come qualcosa di distante, legato a grandi eventi storici o a personaggi eccezionalmente crudeli. In realtà, il male si manifesta anche nei piccoli gesti quotidiani: l’indifferenza verso il prossimo, l’egoismo, la menzogna, la sopraffazione. Come recita un noto proverbio italiano: “Chi tace acconsente”, a sottolineare come anche il non agire possa contribuire al diffondersi del male.

Una delle domande più profonde riguarda la responsabilità individuale. Siamo tutti chiamati a scegliere tra bene e male, spesso in situazioni dove la linea di confine non è così netta. Il male, allora, diventa un invito alla consapevolezza: ogni scelta, anche la più piccola, contribuisce a costruire il mondo in cui viviamo.

Il male, in tutte le sue forme, rimane uno dei grandi misteri dell’esistenza. Come diceva Albert Camus, «il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà senza intelligenza può fare tanti danni quanto la malvagità». Comprendere il male significa anche imparare a combatterlo, nella speranza che la luce del bene possa, almeno in parte, dissipare le ombre che ci circondano.

Gli Zen Circus sono (da sinistra): Karim Qqru, Andrea Appino e Massimiliano “Ufo” Schiavelli (foto Ilaria Magliocchetti Lombi)

Gli Zen Circus, nel loro nuovo album in uscita oggi, venerdì 26 settembre, mettono al centro il Male: lo interrogano, lo ascoltano, lo combattono. Abbiamo creduto in un mondo buonista, ecumenico, pacifico, politicamente corretto e invece… Invece, i social hanno scoperchiato quel male che avevamo trattenuto a stento e si è scatenata una valanga di odio, razzismo, sadismo. Mentre in politica tornavano l’autoritarismo, il fascismo, la dittatura. E i tamburi di guerra cominciavano a rullare sempre più vicini a quello che credevamo il nostro paradiso. Perché il Male da sempre è «il nostro talento migliore», canta la band pisana. «Ce l’abbiamo dentro, cattivo come il cancro». 

Dopo tre anni di silenzio e progetti solisti, Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli tornano a fare quello che riesce loro meglio: scuotere le coscienze a colpi di rock ruvido e senza compromessi.

Nelle undici tracce che compongono l’album, ci sono varie declinazioni del Male: il male come solitudine, l’incapacità di prendere la propria vita in mano (È solo un momento); come fallimento di una relazione in Meglio di niente, canzone «sognata come McCartney e Yesterday», che nelle elencazioni ricorda però Rino Gaetano; il male come dolore, come noia mortale, come bugia. 

In Novecento, la band toscana chiede se sia possibile superare la quantità di Male prodotto nel secolo scorso, elencando fatti e persone senza un apparente filo logico fra di loro: «I campi di concentramento, il Muro, il buco nell’ozono, Jovanotti, Putin, Gerry Scotti… Pacciani, Damiano, Bin Laden, Flavia Vento, OK il prezzo è giusto…». 

Sono provo-canzoni quelle degli Zen Circus, come l’arrabbiata e politicamente scorretta Vecchie Troie: «Froce, artisti, guru, machi, compagni / Fasci, amici, nemici, attivisti, sorelle / Disabili, tossici, santi, pezzenti e snob / Vogliono tutt* solo i sold*». Ma anche dei mea culpa, come La fine, brano che ovviamente chiude il disco, nel quale prendono di mira i giovani, ma con la consapevolezza che quelle regole che infrangono «adesso le facciamo noi». E non manca una frecciatina contro la musica odierna: «Le canzoni alla radio sono il male».

È un album crudo, distopico, intriso di un rock nervoso, acido e teso. Ogni canzone è un pugno nello stomaco e le ballate arrivano solo per ricordarci che non tutto il Male viene per nuocere, come nella ninna nanna di Caronte. Mentre la melodica Un milione di anni è l’unico squarcio di speranza: «Fra un milione di anni l’essere umano proverà ancora dolore? Esisteremo ancora? Sarà finita l’epoca manicheista del Bene contro il Male? Di queste e tante altre cose parla questa canzone», spiegano. «E del fatto che comunque andrà, magari non su questo pianeta, ma la vita ci sarà ancora, e sarà bellissima. Di questo siamo certi».

Con oltre vent’anni di carriera e dodici album all’attivo, The Zen Circus si confermano tra le realtà più longeve e influenti della scena indipendente italiana. E a novembre ripartono dal palco: dieci nuove date per riscrivere, ancora una volta, il presente dell’alternative rock italiano. 

«Sono tre anni che non facevamo un disco», commenta Andrea Appino. «Se parliamo di un classico disco Zen, addirittura cinque. Ogni dieci anni ci allontaniamo un po’ dal Circo, ognuno si dedica ai propri progetti, ma poi succede sempre: nasce un’urgenza, il bisogno di tornare a suonare insieme. È come se dovessimo allontanarci per ricordarci quanto ci piace farlo. Io, nel frattempo, ho portato avanti un progetto solista piuttosto folle: tutte le canzoni nate d’urgenza le ho messe da parte perché non si adattavano. Così, quando ci siamo ritrovati, è esplosa la necessità di tornare a suonare: questo disco è nato così, in sala prove, suonando».

«Abbiamo ripreso una metodologia che non usavamo dai tempi de La terza guerra mondiale», spiega Karim Qqru. «Ci siamo chiusi in sala e abbiamo semplicemente suonato, tanto, come dovrebbe fare una rock band. Poi abbiamo registrato. Niente sovrastrutture, niente edit. Oggi è quasi rivoluzionario fare un disco così».

  • Questo nuovo sembra riprendere il discorso abbozzato nel 2016 nel disco La Terza Guerra Mondiale.  Una anticipazione di quello che sta accadendo nel mondo.

Ufo: «C’è chi sostiene che siamo già nel pieno di un nuovo conflitto globale. Cerchiamo sempre di leggere l’attualità, ci piace “acquarellare” il presente. Forse quando abbiamo fatto La terza guerra mondiale si sentiva un profumo di anni Trenta».

Karim: «Quando sei dentro alla storia è difficile capire cosa sia davvero guerra o no. Ma sì, l’Occidente è in guerra da anni».

(foto Ilaria Magliocchetti Lombi)
  • Credete ancora nel messaggio di una canzone? 

Andrea: «Le canzoni valgono molto più di certi proclami. Quando un messaggio sociale passa attraverso una canzone, può davvero lasciare il segno. Non cambiano il mondo, ma aprono teste. Una buona canzone resta, resiste al tempo più di un post o un’intervista».

  • Avete attraversato oltre vent’anni di scena indipendente. Cosa resta oggi di veramente “indie” in Italia?

Karim: «Per noi il termine “indie” rimanda alla musica americana anni ’80, quella raccontata da Michael Azerrad, American Indie: Black Flag, Minor Threat, Sonic Youth, Minutemen…».

Andrea: «In Italia oggi “indie” è sinonimo di hit pop, e va bene così, ci sono cose belle anche lì. Ma noi siamo una delle ultime schegge dell’alternative rock. Certo, abbiamo sperimentato con altri generi, anche con l’elettronica. Ma c’è stato un cambiamento inevitabile, legato alla società e alla tecnologia. Il nostro pubblico è unico: si rinnova di anno in anno, con una forbice d’età larghissima. E ci insegna un sacco».

Zen Circus in versione “live” (foto Chiara Pellegrino)

Gli Zen Circus hanno annunciato il loro ritorno annunciando una serie di appuntamenti live che accompagnano l’uscita del tredicesimo album: L’ottava edizione dello storico raduno degli Zen, “Villa Inferno”, è in programma al Vidia Club di Cesena il 26 – andato già sold out – ed il 27 settembre. Seguirà il tour che prevede le seguenti tappe:

28 novembre  Padova – Hall – SOLD OUT

29 novembre  Padova – Hall Nuova Data

03 dicembre  Milano – Alcatraz

04 dicembre  Torino – OGR Torino

05 dicembre  Firenze  Teatro Cartiere Carrara

11 dicembre – Roma – Atlantico

12 dicembre – Bologna  Estragon – SOLD OUT

13 dicembre – Bologna  Estragon  Nuova Data

26 dicembre – Molfetta  (BA) – Eremo

27 dicembre  Senigallia (AN) – Mamamia

28 dicembre  Napoli  Duel

29 dicembre  Perugia – Urban

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