– L’artista torinese presenta domenica 11 gennaio a Palermo il suo nuovo progetto “Una lunghissima ombra”: un’opera audiovisiva in cui la dimensione filmica è estensione semantica e sensoriale delle 17 tracce che compongono il disco
– «Le ombre sono i pensieri intrusivi, sono dubbi, desideri, errori, ansie, sensi di colpa. Il tempo è una lunghissima ombra, così come anche la morte e l’amore. Lo è la guerra, la paura, l’ingiustizia e oggi più che mai anche il futuro»
Nelle classifiche “indie” del 2025 si è aggiudicato la medaglia d’oro con il singolo La Notte, tratto dall’album Una lunghissima ombra, pubblicato lo scorso ottobre, che si è piazzato al quarto posto fra gli LP. È stato il primo italiano a vincere un Premio César, l’Oscar francese, per la migliore musica originale, ottenuto per la colonna sonora di Animal Kingdom (Le Règne Animal) di Thomas Cailley. La sua musica è ovunque: nelle pubblicità, nelle colonne sonore di film italiani come Palazzina Laf, nascosta fra le rime infuocate del rapper Fabri Fibra che l’ha campionato in Vivo, un pezzo del suo ultimo album, e perfino sul social più amato dai giovani, TikTok, dove una sua canzone del 2017, Fiore mio, è stata il tormentone dell’estate 2025. Le sue stranissime presentazioni dell’ultimo disco registrano il “tutto esaurito” e si moltiplicano nei cinema di tutta Italia, approdando domenica 11 gennaio in Sicilia, al Cinema De Seta di Palermo.
È “una lunghissima ombra” quella di Andrea Laszlo De Simone, che si estende sulla musica italiana di oggi e forse anche per questo ne è uno degli esponenti migliori. Si considera un artigiano, vuol continuare a far musica per diletto e quindi è un magnifico dilettante in mezzo a tanti mediocri professionisti del consenso. Conosciutissimo e adorato in Francia, dove il pubblico ha gusti più raffinati di quello italiano, nel suo Paese – è nato a Torino nel 1986 – non gode della stessa popolarità. Non va in televisione, dal 2021 ha smesso di fare concerti, pubblica album quando è strettamente necessario e non appare sui social. «I social sono pensati per abbattere il pensiero complesso: anche per questo la sinistra – o qualsiasi concetto vagamente di sinistra – è in crisi, lì dentro e di conseguenza fuori, mentre i discorsi più di pancia funzionano», commenta. «Non è un caso che abbiamo i social da 15 anni, un tempo in cui sono proliferati l’odio per il diverso, i nazionalismi e il resto».
I social sono pensati per abbattere il pensiero complesso: anche per questo la sinistra – o qualsiasi concetto vagamente di sinistra – è in crisi, lì dentro e di conseguenza fuori, mentre i discorsi più di pancia funzionano. Non è un caso che abbiamo i social da 15 anni, un tempo in cui sono proliferati l’odio per il diverso, i nazionalismi e il resto
Andrea Laszlo De Simone
Ha aspettato otto anni per dare un seguito a Uomo donna, pubblicato nel 2017. Una lunghissima ombra è il titolo del nuovo lavoro, ma anche di un progetto che ha visto nascere una modalità unica di fruizione di un disco dopo la sua uscita, intercettando una necessità e un desiderio di ritrovarsi in un luogo fisico per una opportunità di ascolto e visione non individuali ma in una dimensione intima e collettiva allo stesso tempo. Un’occasione per lasciarsi trasportare dalla musica e dalle immagini racchiuse nel nuovo progetto artistico del musicista, compositore e chansonnier torinese: un’opera audiovisiva in cui la dimensione filmica è estensione semantica e sensoriale delle 17 tracce che compongono il disco in un susseguirsi contemplativo e quasi psichedelico di epifanie, fra fuoco e nebbia, riflessioni che si fanno immagine e prendono vita. Partendo dalla luce, per arrivare alle ombre.
«È un disco sui pensieri intrusivi. Sulle ombre. Ma non è autobiografico: alcuni pensieri sono miei, altri vengono dal mondo. È che, lavorando da solo, sono la cavia di me stesso», spiega. «Le ombre e i pensieri intrusivi sono dubbi, desideri, errori, ansie, sensi di colpa. Credo che sia capitato a chiunque di ritrovarsi in quella bolla che si crea quando i pensieri ci attraversano e ci ritroviamo assorti nell’inconscio, nella latente ma costante ricerca del senso delle cose. Il tempo è una lunghissima ombra, così come anche la morte e l’amore. Lo è la guerra, la paura, l’ingiustizia e oggi più che mai anche il futuro. Viviamo un periodo storico drammatico, in cui non c’è spazio per ciò che non sia bianco o nero: siamo drogati di smartphone, di comunicazione ombelicale ed egotica, e soffriamo un dibattito in cui è tutto ricondotto a se stessi e non appena si esce dalle due fazioni si è nemici, di tutti».
Dietro al look alla Frank Zappa, baffo e capelli in stile anni Settanta, si nasconde un artista profondamente attuale. Una lunghissima ombra è un poema visivo fatto di “quadri filmici”, in cui si manifestano frammenti di (iper)realtà, di elementi naturali e di paesaggi urbani. Articolato in 17 tracce, alcune della quali strumentali – l’intro (Il buio) e quattro interludi (Neon, Diffrazione, Spiragli e Rifrazione) che dialogano con le canzoni come un contesto sonoro sottostante – il disco abita gli ampi territori musicali che fin dal suo esordio contraddistinguono l’autorialità compositiva di Laszlo: dalla tradizione cantautorale italiana (con richiami a Franco Battiato) e francese alla psichedelia, dalle aperture sinfoniche ai passaggi più rock, field recording e musica concreta, elettronica e qualche ricordo beat.

De Simone canta con una voce che non impone mai la propria centralità. È una voce che sembra voler stare un passo indietro rispetto alla musica, come se il vero protagonista fosse l’atmosfera. E in questo equilibrio fragile ma controllato sta uno dei punti di forza dell’album: la capacità di fidarsi dell’ascoltatore, di non guidarlo per mano.
In un panorama musicale spesso affollato di urgenze e sovraesposizione, Una lunghissima ombra è un atto di resistenza silenziosa. Un disco che non urla la propria importanza, ma la costruisce lentamente, ascolto dopo ascolto. Andrea Laszlo De Simone sembra ricordarci che la canzone, prima di essere contenuto, è tempo. Tempo speso a scrivere, a suonare, ad ascoltare. E forse è proprio questo il suo valore più grande: in un presente musicale che corre, la sua opera invita a fermarsi. Non per nostalgia, ma per attenzione.
Una Lunghissima Ombra trova la sua forma compiuta nell’opera presentata in anteprima all’Angelo Mai a Roma e destinata ad avere vita propria: una cupola geodetica con audio spazializzato che consente di ascoltare l’album (e di vedere il film) in forma intima – per pochi spettatori alla volta – e immersiva, grazie a un sistema di quindici altoparlanti. Un esperimento immersivo proseguito con proiezioni in diverse città italiane e straniere e che adesso fa scalo a Palermo.
