– Fa tappa per due sere a Milano il “Mayhem Ball Tour”, più di due ore di un concerto bizzarro ma avvincente, di fragorosi pezzi dance su un set horror gotico, coreografato come se rappresentasse una battaglia tra il bene e il male
– Lo show rappresenta un ritorno smisurato alle radici pop dell’artista dopo un flirt con il cinema e una “sbandata” jazzy. C’è un intermezzo pianistico, ma per tutto il tempo lady Germanotta canta, balla e saltella. Il bis dai camerini
Lady Gaga approda all’Unipol Forum di Milano, con due date sold-out del suo Mayhem Ball Tour, in calendario domenica 19 ottobre e lunedì 20. Uno spettacolo ricco di hit e pieno di colpi di scena, che dopo gli show in Inghilterra, ha ricevuto recensioni entusiastiche, ed è stato definito «il concerto dell’anno» e «un capolavoro di teatro musicale pop». Prodotto da Gaga e Michael Polansky, The Mayhem Ball Tour amplia il mondo concettuale introdotto al Coachella Festival, con la regia di Ben Dalgleish (Human Person), la direzione creativa di Gaga, Polansky, Parris Goebel e Human Person, le coreografie di Goebel e i costumi disegnati da Hunter Clem, dalla sorella di Gaga, Natali Germanotta e da Hardstyle.
Il Mayhem Ball Tour rappresenta un ritorno smisurato alle radici pop dell’artista, nonché una testimonianza del suo amore per la costruzione di mondi profondamente seri. Incorniciato da una battaglia tra una supercattiva con un bastone (interpretata dalla stessa Gaga) e una vergine ingenua vestita di bianco (anche lei Gaga), entrambe rappresentanti il caos creativo dentro di lei (o qualcosa del genere), è uno spettacolo bizzarro ma avvincente di fragorosi pezzi dance su un set horror gotico, coreografato come se rappresentasse una battaglia tra il bene e il male in una sdolcinata produzione di Broadway del Libro delle Rivelazioni.

Non puoi dire di averlo vissuto davvero finché non vedi Shallow da A Star Is Born cantata da Gaga alla sua gemella malvagia mentre vengono trascinate attraverso il palco su un piccolo rimorchiatore illuminato da una vecchia lampada. Eppure, The Mayhem Ball è anche così impeccabilmente orchestrato – con enfasi, velocità, cambi d’abito, esplosioni e una tale adorabile sincerità da parte del suo headliner – che diventa subito chiaro che si sta assistendo al concerto dell’anno.
Il rapporto di Gaga con la sua musica ha avuto alti e bassi negli ultimi anni. Ha recitato con grande successo, ha lanciato una linea di trucco, ha promosso una quantità inspiegabile di farmaci per l’emicrania e si è sentita apparentemente più a suo agio nell’eseguire canzoncine da lounge bar e duetti con gli anziani che in qualsiasi cosa potesse davvero far drizzare le orecchie. Poi, a marzo, ha pubblicato Mayhem, un disco eterogeneo che tuttavia contiene abbastanza glorioso industrial rock e synth-pop da far pensare che non fosse ancora ansiosa di gettare la spugna.

Il Mayhem Ball Tour segue la scia, con una scaletta composta da hit (quasi) interminabile, e Gaga torna a ballare e a fare salti mortali attraverso intricate coreografie, circondata da un mare di ballerini. S’intravede prima Gaga in cima a una gabbia nascosta da un abito stile Tudor lungo sette metri e dalla quale esce un intero corpo di ballo che saltella in biancheria intima. Lei agita le braccia sulle note di Bloody Mary – una canzone rilanciata da un trend di TikTok – e poi di Abracadabra, uno dei singoli di Mayhem
Tutto quello che segue ricorda il paesaggio onirico incredibilmente creativo, costruito con infinite somme di denaro a disposizione. Gaga si esibisce in un cosplay dei Nine Inch Nails mentre si diverte con uno scheletro in una scatola che ricorda una gigantesca lettiera per gatti. Ingaggia una lotta a mani nude con la sua sosia mascherata nella suddetta lettiera. Indossa una parrucca di Donatella Versace e delle stampelle cyborg per cantare il suo classico sognante Paparazzi. Implora pietà mentre viene trascinata all’indietro da un enorme velo colorato come la bandiera del Pride. Tutto questo, più o meno, dura circa 25 minuti delle due ore e mezza dello spettacolo.

Per Gaga, nessuna scenografia è troppo elaborata, nessun espediente narrativo troppo ridicolo (Eternal Aria of the Monster Heart è il titolo del quinto atto dello spettacolo). Born This Way, eseguita con coreografie originali e un sacco di vogueing extra, rimane una potente celebrazione di gioia e sfida. C’è un delizioso ritorno per la sua Summerboy in stile Gwen Stefani, dal suo album di debutto The Fame, cantata in quello che sembra una via di mezzo fra una discoteca e un convoglio della metropolitana. E la sezione “sitdown at the piano”, ormai standard di Gaga – che include il suo duetto di successo con Bruno Mars, Die with a Smile, così come la ballata Speechless e una versione essenziale di The Edge of Glory – la vede visibilmente commossa, mentre si asciuga le lacrime celebrando quasi vent’anni di pop.
Si conclude con un bis in diretta dai camerini. Lady Gaga è proiettata sullo schermo, si lancia nella canzone d’amore How Bad Do U Want Me mentre si strucca, indossando un maglione e un berretto oversize prima di tornare sul palco con tutti i ballerini e accomiatarsi dal pubblico in abiti borghesi dopo oltre due ore di spettacolare follia. La piccola, emotiva e incerta ragazzina newyorkese che si esibiva nei club del Lower East Side è soltanto un lontano ricordo.
