– Festival-salvagente per una Tv di Stato in crisi: flop, figuracce e anche il Tg1 registra una flessione
– Si presenta trionfalmente un “nuovo” regolamento della gara canora che di inedito non ha nulla
– In contrasto, Fabio Fazio annuncia Bruce Sprinsgsteen come ospite a “Che Tempo che fa”sul Nove
Come sono lontani i tempi in cui la Rai annunciava la presenza di Bruce Springsteen al Festival di Sanremo. Era il 1996 e alla guida della rassegna canora c’era Pippo Baudo. E come sono lontani i tempi della televisione e dei Festival del conduttore siciliano scomparso lo scorso 16 agosto. Oggi ad annunciare Bruce Springsteen è Fabio Fazio, che non è più Rai, ma Nove: avrà il Boss ospite di “Che Tempo che fa” domenica 19 ottobre insieme con Jeremy Allan White che interpreta il rocker del New Jersey nel film “Liberami dal nulla” nelle sale italiane dal 23 ottobre.
La Rai invece annuncia trionfalmente che è stato varato il nuovo regolamento di Sanremo e che quindi si mette in moto la macchina del Festival, confermato a caro prezzo dopo una lunga trattativa con il Comune ligure, che si è mostrato più coriaceo di un competitor televisivo. È l’inizio della lunga e asfissiante maratona che, come lo scorso anno, quasi ogni giorno metterà il Festival nei titoli di apertura dei telegiornali fino al 28 febbraio, data di chiusura del Festival (prima serata martedì 24 febbraio).
E si comincia con una “non notizia”, perché il “nuovo” regolamento di inedito non ha nulla. Se non la clausola con la quale Carlo Conti e la Rai si riservano di scegliere loro il rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest, indipendentemente dalla classifica finale del Festival. Non ha alcun valore, invece, la riduzione dei “big” in gara a 26 (+ 4 “Nuove proposte”): negli ultimi anni, infatti, i direttori artistici dei Festival – sotto le pressioni delle Case discografiche – hanno spesso aumentato last minute, con una modifica al regolamento, il numero dei cantanti in gara. L’anno scorso, lo stesso Carlo Conti portò il totale dei “big” da 24 a 30 (gareggiarono poi in 29 dopo la rinuncia di Emis Killa).
Da oggi notizie e “scoop” si susseguiranno, fra Sanremo Giovani e Festival. E, a partire dal 23 novembre, il direttore artistico Carlo Conti potrebbe cominciare a centellinare i nomi dei “big” in gara nel corso delle edizioni dei tg. D’altronde, il Festival è rimasto l’unico asso nella manica di una Rai che continua a inanellare flop e figuracce. E faticano a rimanere a galla perfino i telegiornali: persino il Tg 1, baluardo dagli ascolti solidi rimasto saldo anche in epoche complicate, sta vivendo una flessione in negativo.
Secondo una recente indagine di Studio Frasi che ha analizzato i dati Auditel del mese di settembre alla ripresa della stagione televisiva, il Tg1 rimane il più visto (fa una media di 3,8 milioni a sera) ma sta perdendo punti rispetto al rivale più agguerrito, il Tg 5, che tuttavia non è esente dalla crisi di ascolti generale che colpisce l’informazione televisiva. Il Tg La7 di Enrico Mentana ha registrato un -5,5% di share in meno rispetto all’anno scorso. E Studio Aperto di Italia 1, nato come contenitore informativo per un target giovane, è in piena emorragia proprio perché i ragazzi da tempo non guardano più il telegiornale. Perché ormai anche gli “over 50” sono digitali.
Non solo la GenZ e i Millennials preferiscono documentarsi su fonti nazionali o internazionali scegliendole direttamente nella marea di contenuti proposti sul web (sia da testate ufficiali che dalle contro-narrazioni non ufficiali ma autorevoli o sul campo) ma anche le fasce d’età più alte hanno imparato che possono raggiungere i fatti del giorno con più facilità e tempestività semplicemente collegandosi a internet tramite lo smartphone.
La Rai barcolla negli ascolti, tra programmi storici in netta difficoltà e novità mai decollate. Non soltanto per un ricambio generazionale dell’audience, ma per una serie di errori dei vertici dirigenziali che hanno assimilato la tv di Stato allo spirito commerciale di Mediaset. A parte un risicato vantaggio nel cosiddetto daytime (27,99% di share contro il 27,52% delle reti del Biscione, secondo i dati offerti dallo Studio Frasi), nella prima serata c’è il crollo: (28,29 vs 30,34). Rai2 e Rai3 si sono disciolte, superate da La7 che è la terza forza in campo dopo Rai e Canale5.
Anche programmi di punta cominciano a perdere colpi. Il sex symbol Stefano Di Martino, indicato come il nuovo “fenomeno” televisivo, è stato ridimensionato dal familiare e paffuto Gerry Scotti, la cui “Ruota della fortuna” gira con uno share più alto rispetto ai pacchi di “Affari Tuoi”. mentre Caterina Balivo è costretta a fare i conti con la concorrenza, viste le “batoste” negli ascolti da quando “La Volta Buona” si è scontrata con il ritorno di “Uomini e Donne”.
E che dire dei nuovi format? Malissimo: “Bella Mà di Sera” di Pierluigi Diaco è stato sospeso, mentre “Freeze – Chi sta fermo vince!” si ferma sotto il 3% di share e perde.
Insomma, la Rai non è mai stata così tanto sotto pressione tra crisi d’ascolto, format sbagliati e programmi storici in affanno. Il pubblico sembra aver trovato altrove il suo punto di riferimento, lasciando la tv di Stato a fare i conti con una stagione (finora) da incubo. Ecco allora arrivare come un sospirato salvagente dalla corazzata Sanremo per evitare di andare in fondo.
La Rai si aggrappa a SANREMO
– Festival-salvagente per una Tv di Stato in crisi: flop, figuracce e anche il Tg1 registra una flessione
– Si presenta trionfalmente un “nuovo” regolamento della gara canora che di inedito non ha nulla
– In contrasto, Fabio Fazio annuncia Bruce Sprinsgsteen come ospite a “Che Tempo che fa” sul Nove
Come sono lontani i tempi in cui la Rai annunciava la presenza di Bruce Springsteen al Festival di Sanremo. Era il 1996 e alla guida della rassegna canora c’era Pippo Baudo. E come sono lontani i tempi della televisione e dei Festival del conduttore siciliano scomparso lo scorso 16 agosto. Oggi ad annunciare Bruce Springsteen è Fabio Fazio, che non è più Rai, ma Nove: avrà il Boss ospite di “Che Tempo che fa” domenica 19 ottobre insieme con Jeremy Allan White che interpreta il rocker del New Jersey nel film “Liberami dal nulla” nelle sale italiane dal 23 ottobre.
La Rai invece annuncia trionfalmente che è stato varato il nuovo regolamento di Sanremo e che quindi si mette in moto la macchina del Festival, confermato a caro prezzo dopo una lunga trattativa con il Comune ligure, che si è mostrato più coriaceo di un competitor televisivo. È l’inizio della lunga e asfissiante maratona che, come lo scorso anno, quasi ogni giorno metterà il Festival nei titoli di apertura dei telegiornali fino al 28 febbraio, data di chiusura del Festival (prima serata martedì 24 febbraio).
E si comincia con una “non notizia”, perché il “nuovo” regolamento di inedito non ha nulla. Se non la clausola con la quale Carlo Conti e la Rai si riservano di scegliere loro il rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest, indipendentemente dalla classifica finale del Festival. Non ha alcun valore, invece, la riduzione dei “big” in gara a 26 (+ 4 “Nuove proposte”): negli ultimi anni, infatti, i direttori artistici dei Festival – sotto le pressioni delle Case discografiche – hanno spesso aumentato last minute, con una modifica al regolamento, il numero dei cantanti in gara. L’anno scorso, lo stesso Carlo Conti portò il totale dei “big” da 24 a 30 (gareggiarono poi in 29 dopo la rinuncia di Emis Killa).
Da oggi notizie e “scoop” si susseguiranno, fra Sanremo Giovani e Festival. E, a partire dal 23 novembre, il direttore artistico Carlo Conti potrebbe cominciare a centellinare i nomi dei “big” in gara nel corso delle edizioni dei tg. D’altronde, il Festival è rimasto l’unico asso nella manica di una Rai che continua a inanellare flop e figuracce. E faticano a rimanere a galla perfino i telegiornali: persino il Tg 1, baluardo dagli ascolti solidi rimasto saldo anche in epoche complicate, sta vivendo una flessione in negativo.
Secondo una recente indagine di Studio Frasi che ha analizzato i dati Auditel del mese di settembre alla ripresa della stagione televisiva, il Tg1 rimane il più visto (fa una media di 3,8 milioni a sera) ma sta perdendo punti rispetto al rivale più agguerrito, il Tg 5, che tuttavia non è esente dalla crisi di ascolti generale che colpisce l’informazione televisiva. Il Tg La7 di Enrico Mentana ha registrato un -5,5% di share in meno rispetto all’anno scorso. E Studio Aperto di Italia 1, nato come contenitore informativo per un target giovane, è in piena emorragia proprio perché i ragazzi da tempo non guardano più il telegiornale. Perché ormai anche gli “over 50” sono digitali.
Non solo la GenZ e i Millennials preferiscono documentarsi su fonti nazionali o internazionali scegliendole direttamente nella marea di contenuti proposti sul web (sia da testate ufficiali che dalle contro-narrazioni non ufficiali ma autorevoli o sul campo) ma anche le fasce d’età più alte hanno imparato che possono raggiungere i fatti del giorno con più facilità e tempestività semplicemente collegandosi a internet tramite lo smartphone.
La Rai barcolla negli ascolti, tra programmi storici in netta difficoltà e novità mai decollate. Non soltanto per un ricambio generazionale dell’audience, ma per una serie di errori dei vertici dirigenziali che hanno assimilato la tv di Stato allo spirito commerciale di Mediaset. A parte un risicato vantaggio nel cosiddetto daytime (27,99% di share contro il 27,52% delle reti del Biscione, secondo i dati offerti dallo Studio Frasi), nella prima serata c’è il crollo: (28,29 vs 30,34). Rai2 e Rai3 si sono disciolte, superate da La7 che è la terza forza in campo dopo Rai e Canale5.
Anche programmi di punta cominciano a perdere colpi. Il sex symbol Stefano Di Martino, indicato come il nuovo “fenomeno” televisivo, è stato ridimensionato dal familiare e paffuto Gerry Scotti, la cui “Ruota della fortuna” gira con uno share più alto rispetto ai pacchi di “Affari Tuoi”. mentre Caterina Balivo è costretta a fare i conti con la concorrenza, viste le “batoste” negli ascolti da quando “La Volta Buona” si è scontrata con il ritorno di “Uomini e Donne”.
E che dire dei nuovi format? Malissimo: “Bella Mà di Sera” di Pierluigi Diaco è stato sospeso, mentre “Freeze – Chi sta fermo vince!” si ferma sotto il 3% di share e perde.
Insomma, la Rai non è mai stata così tanto sotto pressione tra crisi d’ascolto, format sbagliati e programmi storici in affanno. Il pubblico sembra aver trovato altrove il suo punto di riferimento, lasciando la tv di Stato a fare i conti con una stagione (finora) da incubo. Ecco allora arrivare come un sospirato salvagente dalla corazzata Sanremo per evitare di andare in fondo.
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