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La “Primavera” di LUCA CARBONI

– Il cantautore bolognese è tornato sul palco dopo una lunga assenza in seguito alla terribile diagnosi di un tumore ai polmoni. L’abbraccio dei fan e degli amici: duetti con Cesare Cremonini (al sax in “Mare Mare”), Jovanotti ed Elisa
– «Apro con questa canzone perché è rinascita e cambiamento. Quello che ho vissuto è stato drammatico al primo impatto, è stato un trauma ma ho reagito e ne sono uscito. Ora mi sento diverso e i valori che do alle cose sono differenti»

Più che un concerto, un abbraccio collettivo quello di ieri sera al Forum di Assago, dove Luca Carboni è tornato a esibirsi dal vivo dopo una lunga assenza dal palco. Era il marzo 2022 quando al cantautore bolognese crollò il mondo addosso per la terribile diagnosi di un tumore ai polmoni. Una forma grave che le cure e la chirurgia hanno però saputo risolvere, permettendo al cantautore bolognese di tornare sulle scene.

«Sto pensando alla vita ed è bellissimo essere qua» dice con un filo di fiato Luca Carboni appena si accendono le luci sul suo concerto milanese. E così comincia con Primavera, simbolo di rinascita artistica ma soprattutto umana. «Apro con questa canzone perché è rinascita e cambiamento. Quello che ho vissuto è stato drammatico al primo impatto, è stato un trauma ma ho reagito e ne sono uscito. Ora mi sento diverso e i valori che do alle cose sono differenti».

Lo show sfiora le tre ore, con una lunga carrellata di successi ed evergreen, da Farfallina e Silvia lo sai a Ci vuole un fisico bestiale e Inno Nazionale. Ogni tanto ha la voce che si rompe per l’emozione e la tensione, a sostenerlo una super band e la sua gente: ogni pausa punteggiata dai cori da stadio del pubblico, che intonava il nome dell’artista.

Da sinistra: Cesare Cremonini al sax, Jovanotti, Elisa e Luca Carboni

«Nei miei momenti difficili mi ripetevo che se fossi tornato su un palco sarei ripartito dalla primavera, dalla rinascita. Stasera parlo poco, do voce alla musica e ai disegni. Stasera canto anche canzoni particolari a partire da questa che ha compiuto quarant’anni ed è La Mamma». Caro Gesù ha una iconografia laica potente e diventa una denuncia ante-litteram con versi quali “le case in affitto che non esistono più”. La Mia Città è un portico accogliente come quelli di Bologna tinteggiati da un rosso cubano che richiama Che Guevara.

Un affetto sincero lo ha circondato e sostenuto per tutta la serata. Come quello dei colleghi saliti sul palco con lui: Cesare Cremonini, Elisa e Jovanotti, che gli sono stati vicini anche nei momenti più duri della malattia, dandogli «la spinta per tornare a cantare», come dice lui stesso. Con Jovanotti gioca sulle note di Mix1992 (Le storie d’amore / Puttane e spose) e nell’acustica O è Natale tutti i giorni, rievocando il loro storico tour Carboni–Jovanotti in concerto del 1992. Elisa, fresca dal concerto milanese della sera precedente, duetta con Carboni in una potente versione di Vieni a vivere con me. È la volta poi di Cesare Cremonini, che riprende quella San Luca con la quale aveva contribuito al ritorno dell’amico sulle scene, invitandolo in alcune date del suo tour estivo negli stadi. L’ex Lunapop infine debutta al sassofono sulle note di Mare Mare, che ha visto i quattro amici distribuirsi strofe e abbracci di fronte a un Forum Sold out. il finale è affidato a Ci vuole un fisico bestiale, condizione che Carboni ha dimostrato di conservare.

«Arrivare fino in fondo è stata una grande gioia, ero in ansia da mesi», ha confessato il cantautore bolognese al termine del live Rio Ari O, per cui sono arrivati appassionati della sua musica da ogni parte d’Italia.

Nell’incontro con la stampa Carboni ha spiegato che «i medici non mi avevano dato speranze, quindi ho vissuto un trauma profondo. Ho dovuto reagire e avendo avuto la possibilità di uscirne mi sento». Ha aggiunto che la musica, seppur importante, non è più l’unica cosa che conta, perché ora ci sono la pittura e la scrittura di un libro. Per il momento, quindi, non ci sono in cantiere progetti discografici, anche se «vorrei pensare a un disco particolare», dice Carboni a fine concerto. «Aggiungo che non ho scritto nulla sulla malattia, ma potrebbero esserci riferimenti. In concerto ho voluto fare un racconto senza preoccuparmi che i pezzi vecchi assomigliassero ai nuovi. È libertà. All’inizio sul palco ero terrorizzato, da tempo non avevo intorno tanto affetto e tante persone, a tratti temevo di non gestire la respirazione. È andata bene e mi sento pronto per la sfida». 

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