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La “poesia” di BOB DYLAN

– S’intitola “64 Lyrics” la prima antologia di testi per canzoni inserita in una collana di liriche. I brani raccolti da Alessandro Carrera e Carlo Feltrinelli vanno dal primo album, “Bob Dylan” (1962), fino a “Shadow Kingdom” (2023). «Il numero 64 è elegante e simbolico», spiegano i due autori

È difficile fare una scelta fra le centinaia di canzoni di Bob Dylan. Chiunque segua Dylan ha le sue preferenze, ha buoni argomenti per difenderle, e potrebbe stilare una o molte liste differenti. E poi, a voler essere iperbolici, le migliori canzoni di Dylan sono tutte le canzoni di Dylan: le quattrocento comprese in Lyrics 1961-2020 (3 voll., Feltrinelli 2021). Nei fatti, il numero è ancora superiore. Le trasformazioni alle quali Dylan sottopone i suoi brani dal vivo danno vita a creature metamorfiche la cui rassomiglianza con l’originale può essere piuttosto vaga. In Dylan, una canzone minore può godere di una esecuzione che la rende nuova, così come una canzone maggiore può attraversare i suoi periodi di routine.

Alessandro Carrera e Carlo Feltrinelli ne hanno scelte “soltanto” 64, preferendo il testo, la poesia, al suono, alla musica. Tant’è che Bob Dylan 64 Lyrics (Crocetti editore) non lo troverete in libreria nello scaffale dedicato alla musica, ma fra la poesia. «Questa è al momento l’unica antologia di liriche scelte di Bob Dylan, autorizzata dal suo ufficio di New York, a essere proposta sul mercato internazionale, trovando posto in una collana di poesie, insieme ad autori di lingua inglese che vanno da Walt Whitman a Emily Dickinson, da Charles Wright a Anne Carson, da Jorie Graham a Dylan Thomas (e no, Robert Allen Zimmerman non scelse di cambiare legalmente il suo nome in Bob Dylan in omaggio al poeta gallese; è una bella leggenda e sarebbe ancora più bella se fosse vera, ma pare non lo sia)», sottolineano con una punta di orgoglio i due autori nella prefazione. «Che un’antologia di testi per canzoni appaia in una collana di poesia è cosa che non dovrebbe più turbare nessuno, e non solo perché Bob Dylan ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 2016. I tempi sono cambiati. E Dylan, rispetto alla poesia, vanta una doppia natura. È un poeta anche se non è un “poeta”, così come è un “poeta” anche se non è un poeta».

«Secondo gli standard della poesia scritta, Dylan non è un poeta: scrive versi per la voce e non per la pagina», aggiungono Carrera e Feltrinelli. «Ma la poesia non si fa confinare in una pagina, e la forza di quei versi scritti per la voce trascende la voce stessa. Dylan è una singolarità, un’urgenza del linguaggio che ha piegato la lingua inglese a espressioni che nessuno aveva ancora sospettato che potesse contenere».

Le 64 canzoni raccolte nel volume toccano ogni tappa della carriera di Bob Dylan, dagli esordi del primo album, Bob Dylan (1962), fino a Shadow Kingdom (2023). «Il numero 64 è elegante e simbolico», spiegano Carrera e Feltrinelli. «È il totale delle caselle della scacchiera, e negli anni Sessanta, tra il periodo del Greenwich Village e quello di Woodstock, Dylan amava giocare a scacchi. È il numero degli esagrammi dell’I Ching, l’antico sistema di divinazione cinese codificato in 64 figure che articolano le combinazioni di tre linee spezzate e tre linee intere. Dylan lo cita nella prima versione di Idiot Windregistrata a New York, esclusa da Blood on the Tracks (1975) a favore della versione registrata a Minneapolis, e infine riemersa in More Blood, More Tracks: The Botole Series Vol. 14 (2018). Ho gettato le monete, canta Dylan, e il responso dice che ci sarà un tuono sopra il pozzo. Nel simbolismo dell’I Ching il tuono (esagramma 51), avverte che un cambiamento è necessario. Il pozzo (esagramma 48) rappresenta invece ciò che non può cambiare, come un pozzo che non può essere spostato. Un responso ambivalente che rispecchia, a modo suo, l’intero. Dramma familiare e sociale di Blood on the Tracks, l’album nel quale l’America si è confrontata metaforicamente con il destino della presidenza Nixon e la fine delle utopie, personali e politiche, del decennio precedente».

Rispetto ai tre volumi di Lyrics sempre curati da Carrera e usciti da Feltrinelli quattro anni fa, resta il testo a fronte, ma spariscono le note per concentrarsi unicamente sulla lingua, il suono, la “poesia” tra virgolette.

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