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La nostalgia “terapeutica” di NOEMI

– La rossa cantante romana torna in Sicilia con il tour teatrale fermandosi mercoledì 3 dicembre a Catania e l’indomani a Palermo. «In questi concerti mi piace fare un percorso all’interno di quella che è stata la mia carriera, però partendo da quest’anno»
– In scaletta la sanremese “Se t’innamori muori”, l’inedito “Bianca” e quella “Glicine” che segnò la fine di un incubo. «Ho sofferto di un disturbo neurologico chiamato derealizzazione. Di colpo non riuscivo più a mettere a fuoco la realtà che mi circondava», racconta
– Fra i momenti più intensi, l’interpretazione di “Generale” di De Gregori: «Viviamo in un’epoca in cui la sensazione di sicurezza che avevamo da adolescenti non c’è più. Il brano lo racconta in un modo non retorico. Parla con chi la guerra la fa davvero»

La nostalgia “terapeutica” di Noemi arriva in Sicilia – mercoledì 3 dicembre al Teatro Metropolitan e l’indomani, giovedì 4 dicembre al Teatro Golden di Palermo – per riempire di emozioni legate al passato. Tante emozioni e tante presenze, visto che i biglietti del concerto sono tutti esauriti. Le date siciliane sono al centro di un lungo tour di Noemi, con battesimo il 17 novembre a Firenze ed epilogo nella data speciale di Roma del 20 dicembre, al Palazzo dello Sport, per un evento a cui si aggiungeranno diversi ospiti.

La serie di date segue l’uscita del nuovo disco della rossa cantante capitolina, Nostalgia, titolo che racchiude l’essenza del nuovo album di Noemi. La nostalgia, appunto, che però non assume mai connotati tristi. È terapeutica, consolatoria, rappresenta quel posto caldo e accogliente in cui rifugiarsi prima di ripartire: «Per me la nostalgia è sempre un ricordo bello legato ai posti in cui uno si sente a casa», racconta la cantante. «È come mettersi un maglione caldo che ti regala una sensazione di sicurezza. Anche la scelta della copertina del disco rimanda a questo bagaglio emotivo: c’è il mio luogo del cuore che è il mare, la spiaggia, la passeggiata con il mio cane. Tutto è nei toni dell’arancione, un colore caldo che mi evoca la nostalgia, che vivo sempre come un sentimento piacevole». I colori caldi, tendenti all’arancione, sono dunque in contrasto con il freddo blu della malinconia, che per Noemi si lega a sensazioni di rimpianto e di rimorso. «La nostalgia se non è dentro te non esiste / e non vorrei che tu pensassi che sono triste», canta lei, rafforzando l’intento di dare valore al passato pur senza rimpiangerlo.

«In questo tour, che chiude l’anno, mi faceva piacere fare un percorso all’interno di quella che è stata la mia carriera, però partendo da quest’anno, perché si inizia con Se ti innamori muori. Poi l’idea era quello di raccontare questo disco che si chiama Nostalgia. Credo che a livello scenografico Ace, che è la direttrice artistica, mi abbia regalato delle ambientazioni incredibili e che sono in profonda connessione con quello che è il racconto delle canzoni, dei testi, ma anche con quella che è l’evoluzione musicale di tutto il concerto. Ci sarà anche il mio pianoforte. Io suono alcuni pezzi anche proprio piano e voce, in maniera così, perché è una cosa che mi emoziona tanto».

Un racconto musicale che attraversa passato e presente, con l’inserto del nuovo singolo Bianca scritta da Riccardo Zanotti e Etta. «È una canzone che trovo profondamente poetica, però anche molto ironica. Parla di questo disimpegno che c’è oggi: siamo molto concentrati su di noi. Quindi, anche nelle relazioni, questo “per sempre” fatica un po’ ad arrivare, fatica perché ci raccontiamo un sacco di bugie. Questa Bianca, che è la bugia bianca, è un nome finto che si può dare durante una sera, magari uno che chiacchiera e fa un po’ il simpatico».

In Se t’innamori muori, brano con cui quest’anno la cantante si è presentata per l’ottava volta al Festival di Sanremo, si narrano sacrifici e scelte legate all’innamoramento, non solo romantico ma anche materno. Quell’amore incondizionato a cui ci si abbandona senza paura né maschere. Un lavoro emotivamente profondo, che mostra un’artista in pieno riscatto dopo il periodo di crisi personale, superato nel 2021 proprio a Sanremo con Glicine. «Ho sofferto di un disturbo neurologico chiamato derealizzazione. Di colpo non riuscivo più a mettere a fuoco la realtà che mi circondava, mi sentivo come un fantasma in un mondo ovattato. Il corpo mi imponeva di guardarmi dentro e visto che non volevo riconoscere quello che andava male, a un certo punto si è bloccato».

Tra gli altri momenti intensi dello show, c’è la sua interpretazione di Generale di Francesco De Gregori, brano che Noemi sente oggi più attuale che mai. «Viviamo in un’epoca in cui la sensazione di sicurezza che avevamo da adolescenti non c’è più», spiega. «Tra la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, l’aumento della violenza nelle città. La pace non è garantita. Generale lo racconta in un modo che non è retorico. Parla con chi la guerra la fa davvero, con chi parte e con chi resta». 

Sul palco con lei una band selezionata con cura: Matteo Di Francesco alla batteria, Gabriele Greco al basso, Luciano Zanoni alle tastiere, Marco Rosafio e Davide Gobello alle chitarre, Simona Farris ai cori. «Ho cambiato alcuni musicisti rispetto all’estate non perché non fossero bravi, ma perché il teatro richiede un’attenzione diversa», tiene a precisare. «È un luogo intimo, dove ogni dettaglio vibra». 

  • E, dopo palazzetti e teatri, c’è nella lista dei desideri anche uno stadio?

«No, non ho un repertorio da stadio, anche se la mia Vuoto a perdere viene cantata sia dai tifosi del Paris Saint-Germain che da quelli del Napoli. Allo stadio vado a vedere la Roma, mentre la mia dimensione più bella è il teatro e il mio sogno piuttosto è fare una tournée con un’intera orchestra: trasformare la potenza della musica in un dialogo sinfonico con la sua voce, far vibrare le sale da concerto con arrangiamenti pensati per esaltare ogni sfumatura emotiva dei suoi brani». 

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