– Sull’onda del successo estivo nei festival italiani, la band milanese si prepara a scaldare l’autunno con un tour nei club di tutta Italia. Groove e ritmi dai mille sapori, con una particolare attenzione al cinema. «Crediamo di portare avanti una ricerca sonora che si sposta un po’ più verso la sperimentazione»
– I loro concerti sono esperienze totalizzanti e incontenibili, una dimensione incandescente e magica. «Il nostro è un progetto nato durante il periodo della pandemia. Sentivamo l’esigenza di fare una musica che facesse ballare, che favorisse la riconquista di quel potere che ha la musica di unire le persone»
Il gelato è un alimento piacevole in qualsiasi stagione, ma, secondo alcune opinioni, consumarlo nei mesi freddi può migliorare la salute e l’umore, grazie allo stimolo della serotonina. Un’occasione per prolungare la stagione estiva e gustarsi un buon gelato può essere il tour autunnale de Il Mago del Gelato.
Zenzero, stracciatella e anguria sono alcune delle specialità de Il Mago del Gelato. Un sorbetto dai mille sapori, morbido e cremoso dal cuore mediterraneo con l’aggiunta di un mix di jazz-funk, afrobeat, disco music e amore per le colonne sonore italiane anni ’60/’70. Sono gli ingredienti di una proposta rinfrescante e, nello stesso tempo, piccante che questa estate ha fatto ballare gli spettatori di alcuni fra i principali festival italiani, dal MiAmi a La Prima Estate, dal Locus al Mengo Fest. dallo Iart Ustica al Gaeta Jazz Festival.

Sull’onda del successo estivo, Il Mago del Gelato si prepara adesso a scaldare la stagione autunnale con un tour nei club di tutta Italia. Si comincia il 29 ottobre in Santeria Toscana 31, nella loro Milano, per poi proseguire il 6 novembre a Napoli al Duel Club, il 7 a Molfetta (BA) all’Eremo Club, l’8 a Lecce alle Officine Cantelmo, il 21 a Torino all’Hiroshima Mon Amour, il 22 a Genova al Teatro Verdi, il 4 dicembre a Roma al Largo Venue, il 6 a Pordenone al Capitol e infine il 12 a Bologna al TPO.
Gruppo nato nel 2021 nella periferia di Milano, precisamente in Via Padova, all’interno dello Studio La Sabbia, di fronte al bar da cui prendono il nome: Il Mago del Gelato. Un quartiere dove è tutto un pullulare di ristoranti cinesi, kebabbari, bar sudamericani, macellerie halal, minimarket bengalesi, dove il multiculturalismo non è uno slogan, ma vita quotidiana.

«Siamo quattro personalità musicali distinte, abbiamo mescolato i sound che ci affascinano di più», dicono Giovanni Doneda, Ferruccio Perrone, Pietro Gregori e Alessandro Paolone. «Da un lato, pescando da una radice ritmica tipicamente afrobeat, quindi tenendo come riferimento Fela Kuti, Tony Allen e tutto quel filone nato negli anni ’70 in Paesi come Nigeria e Ghana. Poi facendo nostra un’italianità che rimanda alle colonne sonore di certo cinema d’autore, dunque Piero Umiliani, Piccioni… In più abbiamo aggiunto una componente fusion giapponese con echi di gruppi degli anni ’70 come i Cassiopea, per fare un nome. Al centro di tutto c’è la parola groove, c’è il ritmo, c’è il desiderio di far ballare chi ci ascolta».
Ascoltando Chi È Nicola Felpieri? non è difficile notare la vicinanza con il pianeta Nu Genea, ma, parlando più di approccio che di sound in senso stretto, si può collocare Il Mago del Gelato in una scena più ampia che, restando in Italia, va dai C’mon Tigre ai Calibro 35 agli Studio Murena: tutta gente immersa in una ricerca musicale in cui il jazz ricopre un ruolo di primo piano in quanto genere intrinsecamente aperto all’ibridazione.
«Ultimamente all’interno del panorama musicale italiano si è delineato un cambiamento, sempre più spesso capita di sentire musica strumentale e sempre più di frequente emerge un gusto per la musica strumentale ballabile», osserva Giovanni. «I Nu Genea sono centrali in questo discorso e sicuramente siamo vicini a quel filone. Allo stesso tempo crediamo di portare avanti una ricerca sonora che si sposta un po’ più verso la sperimentazione, con meno paletti di genere e sapori leggermente diversi».
Il misterioso Nicola Felpieri del titolo vuole offrire degli spunti agli ascoltatori: «È il protagonista inconsapevole di tutte le vicende che legano le storie che possono attraversare la musica di questo album. Lo scopo era di offrire degli spunti agli ascoltatori con figure, immagini e parole molto evocative. Lasciare però molto spazio all’immaginazione di chi ci ascolta, così che ognuno possa costruirsi una sua storia. Ci piace associare la musica alle immagini e sicuramente siamo rimasti tutti quanti molto affascinati dal mondo delle colonne sonore. E lo spirito che sta dietro il legame tra un’immagine e un suono. Diciamo che era un aspetto che ci tenevamo a mettere in evidenza nella nostra musica».
Il Mago del Gelato è una band molto affiatata e coordinata, con una formazione rodata e completamente a proprio agio sul palco. Quelli de Il Mago Del Gelato non sono semplici concerti, ma esperienze totalizzanti e incontenibili, che sciolgono i cuori e i corpi di chi partecipa. Suonare dal vivo è una parte imprescindibile dell’identità della band: una dimensione incandescente e magica, uno scambio continuo di energie tra chi è sopra e chi è sotto il palco. Un rito collettivo e festoso in cui incontrarsi, conoscersi e scatenarsi.
«Il Mago del Gelato è un progetto nato durante il periodo della pandemia», spiegano. «Sentivamo proprio l’esigenza di fare una musica che facesse ballare, che favorisse la riconquista di quel potere che ha la musica di unire le persone».
